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Il mistero del processo al capitano ultimo

 

 

TRIBUNALE DI MILANO

8^ Sezione Penale

GIUDICE  Dott. Brusa

 

PROCEDIMENTO PENALE NR. 87/02

 

Procedimento concluso il 10/02/2004 con l’ assoluzione dei giornalisti Attilio Bolzoni  e Saverio Lodato perché il fatto non costituisce reato.

   

 

Udienza del 18 novembre  2003

Dichiarazioni rese dal Procuratore

 Giancarlo CASELLI

  

…omissis…  

AVV. BERETTA Certamente. Allora , veniamo proprio al momento in cui Lei è arrivato a palermo. C’è stata la cattura di Totò Riina, cosa avviene? C’è una riunione tra magistrati, ufficiali di Polizia Giudiziaria, sul cosa fare, sui risultati dell’ operazione?

 CASELLI: Chiedo il permesso al signor Giudice di utilizzare documentazione , che forse è già in possesso dell’ Autorità Giudicante, non lo so, perché , quando..

 GIUDICE: sono documenti ufficiali?

 CASELLI: sono documenti ufficiali , si.

 GIUDICE:  va bene , viene autorizzato, ci sono osservazioni?

 AVV. MALAVENDA:  Caso mai popi chiediamo l’ acquisizione se fossero rilevanti.

 GIUDICE:  Va bene

 CASELLI: Quando si scopre che in questa cassa , nella quale aveva abitato RIINA, non c’è più nulla quando si fa la perquisizione di questa casa, noi magistrati di Palermo, io in qualità di  capo della Procura di Palermo , scriviamo una sorta di nota, per la precisione è una nota del 12 febbraio 1993, indirizzata, sono sostanzialmente identiche , ma formalmente sono due, l’ una al comandante della Regione Carabinieri Sicilia, generale Cancellieri , e l’ altra, nella stessa data al comandante del Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri ROS, generale Antonio Subranni, a Roma. E qui noi abbiamo fatto, dico noi perché è il risultato di una elaborazione collettiva, perché eravamo più magistrati ad occuparci di questa come di tutte le altre vicende,abbiamo fatto un po’ la storia di quello che , in base al nostro ricordo, era accaduto. I passaggi principali , col consenso del signor Giudice, da questo documento si evincono essere i seguenti:

il giorno 15 gennaio, nelle ore successive all’ arresto di Riina, vari ufficiali dell’ Arma, in particolare del ROS, manifestano a me , Procuratore e ad altri magistrati che i vari luoghi di interesse per le indagini, in particolare il complesso immobiliare di via Bernini, nel quale sarà poi localizzata la villa riferibile a RIINA, che in questi luoghi erano sotto costante e attento controllo e ci segnalano inoltre che era assolutamente indispensabile, per non pregiudicare ulteriori importanti acquisizioni, che dovevano consentire di disarticolare la struttura economica e quella operativa facente capo a Riina, evitare ogni intervento immediato o comunque affrettato.

Nel pomeriggio di quello stesso giorno il Capitano De Caprio adduce le medesime motivazioni  per richiedere pressantemente che non venga eseguita perquisizione, da parte del capitano Menicucci dell’ Arma Territoriale e dei suoi dipendenti, perquisizione alla quale aveva comunicato l’ intenzione di partecipare il sostituto  procuratore della Repubblica dottor Patronaggio, presente negli uffici   della Regione Sicilia. Di fronte alla motivata opposizione del capitano De Caprio, fu deciso, di intesa anche col capitano Menicucci, il dottor Patronaggio e il procuratore Aggiunto Aliquò di non procedere alla perquisizione. Nei giorni successivi, fino al 20 gennaio, non ci viene segnalato nulla, ne a me , né ai procuratori aggiunti dottor Spallitta , dottor Aliquò, né  ai sostituti  procuratori  incaricati delle indagini. In particolare non ci viene segnalata la necessità , o anche solo l’ opportunità  di rivedere le decisioni prese subito dopo l’ arresto di Riina.  Questo né da parte degli ufficiali  del ROS né da parte degli ufficiali dell’ Arma Territoriale. Anzi , la sera del 20 gennaio viene segnalato al procuratore aggiunto dottor Aliquò e ai sostituti procuratori  dottor Pignatone e dottor Lo Voi, la segnalazione viene fatta dal colonnello Cagnazzo e dal maggiore Balsamo e dal capitano Menicucci e dal capitano De Caprio, viene segnalata l’ esigenza di effettuare al più presto una perquisizione in un altro dei luoghi di interesse per l’ inchiesta, per deviare l’ attenzione dall’ obiettivo reale delle indagini, perché alcuni giornalisti erano arrivati assai vicini a questo luogo vero, oggetto delle indagini, e invece bisognava ancora poterlo tenere sotto controllo. E di fatti la mattina successiva viene eseguito, ai sensi dell’ articolo 41 TULPS, una perquisizione domiciliare in uno dei luoghi, altro diverso però da quello, diciamo così, principale . Luogo, qui sta scritto:” uno dei luoghi  indicati dal noto collaboratore di giustizia  Di Maggio Baldassarre”. Nei cinque giorni successivamente intercorsi nessuna segnalazione di rilievo. Soltanto la sera del 26 gennaio, durante una riunione con il dottor Aliquò e altri magistrati della Procura, alcuni ufficiali dell’ Arma di Palermo, alla presenza del responsabile della Sezione Anticrimine di Palermo, affermano, seppur in termini non di certezza, sta scritto in questa relazione che mi avevano predisposto i colleghi, dato che essi non seguivano direttamente le indagini, questo profilo  delle indagini , viene affermato , in termini non di certezza,  che ogni attività di controllo del complesso immobiliare era forse cessata da tempo, aggiungendo inoltre che fino a quel momento non era stata individuata con precisione la singola unità immobiliare, ma soltanto il complesso entro cui ricadeva la villa ancora da localizzare. La mattina del 27 gennaio viene depositata presso la Procura una nota numero 11062/285-b o 8, mi sembra più b che 8, del ROS del 26 gennaio , in cui per la prima volta viene indicato l’ indirizzo di via Bernini 54 e si precisa che erano state fatte riprese filmate, che avevano consentito di riscontrare l’ uscita dal complesso immobiliare della moglie di Riina con un certo DI MARCO Vincenzo, dello stesso RIINA  insieme a Biondino Salvatore, e c’ erano relazioni di servizio illustrative di queste riprese filmate. Non veniva specificato neanche in detta nota  se le riprese filmate e più in generale  l’ attività di controllo  fossero stati interrotti il pomeriggio del 15 gennaio né se fosse stata identificata la singola unità immobiliare riferibile al Riina. Salto alcuni punti, che non mi sembrano… ma naturalmente questo documento è a disposizione del signore Giudice o di quanti altri lo ritengano, se non è ancora agli atti non lo so. Soltanto la mattina del 30 gennaio, nel corso di una ulteriore riunione con tutti i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia, il colonnello Mori e il Capitano De Caprio riferiscono che il servizio di osservazione e controllo del complesso di via Bernini era cessato già nel pomeriggio del 15, che aveva riguardato soltanto il cancello esterno dell’ intero complesso e che ancora non era stata individuata la villa. Veniva precisato che il servizio di osservazione e controllo era stato sospeso perché la permanenza di personale adeguatamente attrezzato nei pressi del cancello di via Bernini sarebbe stata notata con grave rischio del personale. Nulla veniva detto, sta scritto in questa nostra relazione, sul perché la sospensione non fosse stata tempestivamente comunicata alla Procura, a quest6o Ufficio.  Allora d’ intesa con gli ufficiali dell’ Arma si concorda di eseguire perquisizione domiciliare in tutte le ville di via bernini 54, i cui proprietari non erano ancora stati compiutamente identificati, ma poi si deve accelerare l’ emissione di questi provvedimenti e la loro esecuzione, l’ esecuzione avverrà nella mattinata del 2 febbraio, perché c’è un lancio di agenzia la sera del 1.02, l’ ANSA di Palermo fa un lancio, nel quale si dice  che i carabinieri del ROS avrebbero individuato il covo di Riina in un complesso  residenziale di via Bernini, dove sorgono numerose ville e in un rapporto alla magistratura i carabinieri avrebbero segnalato i nomi di alcune persone che con Riina avrebbero avuto in qualche modo rapporti. Ricordo che i carabinieri e i miei colleghi della procura vennero a casa mia, perché era ormai.. se non era notte era sicuramente serata tardissima, molto inoltrata, e a casa mia, quella specie di bunker nel quale vivevo a Palermo, vennero predisposti questi provvedimenti ed eseguiti la mattina successiva. Quando si eseguì la perquisizione però si constata che la villa di Riina è stata svuotata.

 GIUDICE: Mi scusi Dottore, se interrompo. Quel documento di cui ha in parte letto e in parte commentato, è la nota?

 CASELLI: Protocollo numero 340/93 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, 12 febbraio ’93.  Uno è indirizzato al comandante della Regione carabinieri Sicilia generale cancellieri e l’ altro è indirizzato al comandante del ROS Antonio Subranni.

 GIUDICE: Grazie era solo ai fini di lasciare traccia nelle trascrizioni del..

 CASELLI : Se il signor Giudice mi consente, ci sono anche le risposte che pervengono.

GIUDICE: si , certamente.

 CASELLI: con il che chiudo il cerchio delle cose che so, perché quello che so è  un fatto che è stato esposto. C’è innanzitutto la risposta del ROS e poi dei Carabinieri. Sì. La risposta del ROS  perviene in data 18 febbraio 1993, è indirizzata al signor comandante del ROS Roma, il quale evidentemente poi la trasmette a me. Io ho questa fotocopia, mi manca la lettera di trasmissione a me, ma se la possiedo , evidentemente… ah, sì sì, c’è una nota di trasmissione, eccola qua. Il 13 marzo ’93, no.. qua  sto facendo confusione. Scusatemi.

 GIUDICE: prego, prego..

 CASELLI:   il 17 febbraio ’93  il generale  Subranni mi trasmette  il rapporto redatto dal personale del ROS  . come è possibile però che è del 17, mentre il rapporto del ROS  è… Comunque io lo ricevoi.. consegnato al procuratore  sottoscritto il 24 febbraio alle ore 16 e 45 . Qui c’è scritto :” trasmetto il rapporto redatto dal personale del ROS”. Soltanto che constato soltanto adesso  che la lettera  del generale Subranni  è datata 17, io ho un rapporto  datato 18, presume che sia  questo il rapporto, ma a questo punto non.. Questo rapporto di risposta però alla nostra, chiamiamola  così, richiesta di informativa, c’è un punto 1 che posso omettere e un punto 2 che dice: “ Per una leale intelligenza dei fatti è opportuno in premessa evidenziare che la perquisizione al manufatto esistente sul cosiddetto fondo gelsomino, come possibile luogo frequentato da Riina, fu in effetti – e la perquisizione , diciamo così,  per distogliere l’ attenzione questa del fondo gelsomino- fu in effetti resa necessaria dalle insistenti asserzioni di molti giornalisti, secondo cui il covo del latitante era stato individuato. La perquisizione dunque fu eseguita al fine di stornare l’ attenzione sulla prosecuzione delle indagini e consentirne un futuro più ampio sviluppo. Per quanto concerne la dinamica delle attività relative alla cattura del Riina e successivo fascicolo dell’ operazione è doveroso precisare: a seguito  delle indicazioni fornite da Di Maggio, i militari individuavano un possibile domicilio in via Bernini 54, all’ interno di un complesso abitativo articolato su più appartamenti. In particolare Di Maggio aveva indicato come possibile favoreggiatore di Riina tal Pino Sansone, e all’ interno di questo complesso individuano un’ utenza telefonica- c’è anche il numero – subito sottoposta ad intercettazione su autorizzazione della competente Autorità Giudiziaria.  Il  14 gennaio l’ attività di osservazione consente di documentare la frequentazione del complesso da parte di Bagarella Antonina e di Di Marco Vincenzo – Bagarella Antonina è la moglie di Riina.  In data 15 gennaio da questo civico 54 escono Biondino Salvatore e Riina Salvatore su una citroen  targata ecc eccetera, vengono fermati e tratti in arresto. Nelle ore successive all’ arresto, in effetti, tutti gli ufficiali dipendenti da questo ROS presenti in Palermo, lo scrivente, ed è il generale Mori, il maggiore Mauro Obinu, il capitano Adinolfi, il capitano De Caprio suggerivano la necessità, dettata da una logica investigativa di agevole comprensione, di fare apparire l’ arresto come un’ azione episodica, in modo da consentire la successiva osservazione e analisi della struttura associativa esistente introno ai fratelli Sansone e permettere un’ intelligente e doveroso sfruttamento del successo ottenuto con la cattura di Riina. A tale proposito veniva ritenuto contrario allo scopo qualunque  intervento sull’ obiettivo localizzato nel civico 54 di via Bernini. Tale attività, per motivi di opportunità operativa e anche di sicurezza, veniva sospesa in attesa di una successiva attivazione, allorché le condizioni ambientali lo avessero consentito in termini di mimetismo. Quando cioè, dopo alcuni giorni, vi fosse stata la ragionevole certezza che il dispiegamento sul territorio di un pertinente dispositivo di osservazione e pedinamento, non avrebbe allarmato eventuali osservatori di cosa nostra, certamente attivati dopo la cattura di Riina, atteso per altro che l’ utenza del Sansone continuava , con altre, ad essere tenuta sotto controllo. Appariva scontato, per un sempre più incisivo prosieguo dell’ azione di contrasto al gruppo corleonese, come l’ interesse superiore  fosse quello di lasciare muovere, per un periodo di media durata, i fratelli Sansone, al fine di poter successivamente verificare sotto l’ aspetto dinamico i loro contatti e lo svolgersi delle attività legate agli stessi e al loro circuito societario. Questo nell’ intento di acquisire ulteriori e originali elementi di investigazione per smantellare l’ intera struttura. Contrariamente a tale programma, in ragione di una inopinata fuga di notizie sui luoghi e sui personaggi di interesse, venivano eseguite le perquisizioni del 2 febbraio 93. A mio parere, in ragione delle considerazioni esposte, l’ accelerazione dei tempi di intervento sui Sansone ha nociuto  all’ iniziale piano di contrasto a struttura criminale individuata, poiché sebbene forzati dalle circostanze anzidette, nonché dal ritmo frenetico delle attività e dall’ incalzare incontrollabile delle più disparate notizie stampa e televisive, le investigazioni avrebbero dovuto essere improntate sulla distanza. Con tale  spirito ed in tale prospettiva il lavoro eseguito, in unione con l’ Arma territoriale, era stato inizialmente strutturato. E solo le successive e necessarie varianti sui tempi di realizzazione e sulle modalità pratiche di sviluppo, sulla cui professionalità d’ attuazione garantisco di persona, ha provocato l’ equivoco. Anche la mancata esplicita comunicazione all’ Autorità Giudiziaria competente della sospensione dei servizi  di sorveglianza su via Bernini va inserita in questo quadro , poiché chi ha operato ha sicuramente inteso di potersi muovere, una volta fissate le linee programmate con gli obiettivi da perseguire, in uno spazio di autonomia decisionale consentito”. C’è anche la risposta dell’ Arma territoriale, che è del 9 marzo ’93  a firma del generale Giorgio Cancellieri, indirizzata direttamente a me procuratore capo della Repubblica, prima dell’ evento, dopo l’ evento. C’è notizia anche qui del fatto che la curiosità porta i giornalisti protesi alla ricerca del covo di Riina in prossimità del numero civico, per cui si ritiene necessario, di concerto con la magistratura, di effettuare, cosa che avvenne il mattino seguente, la perquisizione di un altro luogo già individuato per distogliere l’ attenzione dei giornalisti. Qui si dice che: “ Per quanto concerne l’ obiettivo di via Bernini, in assenza di specifiche disposizioni di codesta Autorità Giudiziaria e visto che lo stesso era stato lasciato in esclusiva pertinenza del ROS, noi non siamo stati in grado di segnalare elementi di novità”. Ninetta, c’è finalmente una mia nota del 9 Marzo ’93  in cui ringrazio per le precisiazioni offerte e dico: “ con riferimento alle note , rilevo, come risulti confermato, che l’ adozione di un piano di contrasto della struttura criminale individuata intorno a Riina da attuare nei tempi ritenuti congrui per consentire il massimo sviluppo delle indagini, fu poi seguita dall’ iniziativa di sospendere i servizi di sorveglianza in via Bernini non comunicata, per le ragioni esposte nella nota del colonnello Mori, ai magistrati di questo  ufficio”. Ciò premesso c’ è una raccomandazione per quanto riguarda il futuro  perché ci sia un migliore coordinamento. Devo , se posso, ancora aggiungere una considerazione. Che io avevo, come ho già detto, per una decina s’ anni, come giudice istruttore, operato a Torino sul versante dell’ antiterrorismo , quotidianamente  per anni e anni in strettissima collaborazione con più ufficiali di Polizia giudiziaria di qualunque corpo dello Stato, con i Carabinieri e i carabinieri di dalla Chiesa in modo particolarissimo e tra questi anche l’ oggi generale Mori, non mi ricordo quale fosse il suo grado di allora. E avevo e ho nei confronti del Generale Mori e nei confronti di tutti gli ufficiali, sulla base della mia esperienza professionale, il massimo di fiducia possibile. Per quanto riguarda poi la mia esperienza  come giudice istruttore  sul versante del terrorismo, ripetutamente era capitato di individuare dei covi e di far stazionare i carabinieri all’ interno di questi covi , nella speranza che ci fossero degli sviluppi operativi promettenti, per cercare di sviluppare al massimo le potenzialità che all’ inizio dell’ indagine si offriva, fino all’ episodio, purtroppo tragico, di Robiano della Meridia, un paese dell’ interland milanese, quando i carabinieri che sono dentro questo covo dovranno ingaggiare conflitto a fuoco con  un brigatista di nome Ognibene e un maresciallo dei carabinieri, il maresciallo Varitano, rimane purtroppo ucciso, Ognibene ferito, e c’è , per il coraggio e per  lo spirito anche proprio il sacrificio, in questo come in tanti altri casi dimostrato dai carabinieri dell’ Arma , questo terribile equivoco. Io non posso non ricordare anche questi fatti, perché inquadrano la mia esperienza professionale, inquadrano il mio rapporto con l’ Arma dei Carabinieri.

  

omissis

 Avv. MALAVENDA: Sì però lei comprende che, avendo dei fatti precisi, dedotti da un teste, che la riguardano direttamente, io ho il diritto e il dovere di chiederle se lei ne ha memoria, indipendentemente dalla sua relazione. Volevo sapere un’ altra cosa.

  

CASELLI: Quello che .. se posso  non mi è stato chiesto.. è che se  c’è una persona della quale  io  ho una stima assolutamente incondizionata è proprio il capitano  De Caprio, ecco.  Per cui… non .. assolutamente  una stima incondizionata , questo ci tenevo a dirlo, ma proprio incondizionata.

 

Avv MALAVENDA: non ho motivo di dubitarne. Però vorrei sapere se lei ha avuto modo di comprendere quali soggetti decisero di non controllare più via Bernini  e se in particolare su questa decisione abbe peso la valutazione del capitano De Caprio.

 

CASELLI: Col permesso del signor giudice  rileggo la nostra nota del 12 febbraio  93 là dove sta scritto: “ il giorno 15 gennaio 93 nelle ore successive all’ arresto del Riina, vari ufficiali dell’ Arma, in particolare del ROS, ebbero a manifestare  a me e ad altri magistrati del mio ufficio che  i vari luoghi di interesse per le indagini, in particolare il complesso immobiliare, erano sotto costante e attento controllo, che è assolutamente indispensabile, per non pregiudicare ulteriori e importanti acquisizioni che dovevano consentire di disarticolare la struttura economica e quella operativa facente capo a Riina, indispensabile evitare ogni intervento immediato o comunque affrettato. Nel pomeriggio dello stesso giorno, 15 gennaio , il capitano De Caprio addusse le medesime ragioni per richiedere pressantemente che non venisse eseguita perquisizione nel complesso immobiliare, da cui era stato visto uscir il Riina. Perquisizione che avrebbe dovuto essere eseguita dal capitano Menicucci e personale del Nucleo Operativo del Gruppo primo carabinieri di Palermo. Perquisizione alla quale aveva comunicato la sua intenzione di partecipare il sostituto procuratore dott. Patronaggio, presente negli uffici della Regione Sicilia. Di fronte alla motivata opposizione del capitano De Caprio, fu deciso, di intesa anche con il capitano Menicucci, il dottor Patronaggio e il procuratore aggiunto dottor Aliquò di non procedere alla perquisizione”.

 

Avv MALAVENDA:  non è la perquisizione, è il controllo del covo. Io ho attentamente ascoltato quello che lei ha letto leggendo la relazione, ma non ho bisogno di insegnarle che il teste deve richiamare la sua memoria e consultare i documenti a supporto e non viceversa.

 

GIUDICE Mi sembra che il testimone , per la verità, sia stato abbastanza chiaro, dicendo che lui, quello che ha a memoria è quello che è condensato nei documenti con i quali ha iniziato la sua deposizione. Quindi o ci sono circostanze diverse, ma sulle quali la risposta è implicita del testimone, nel senso che ci dice : “ io ho questo ricordo, quello che è qui scritto”.. quindi..  

 

Avv MALAVENDA: Lei ha ritenuto soddisfacenti le spiegazioni  inoltratele dai due soggetti a cui aveva scritto?

 

CASELLI : Per quanto personalmente mi riguarda , in considerazione della stima professionalmente maturata in tanti anni di lavoro comune nei confronti degli ufficiali dell’ Arma , e in particolare , De Caprio l’ ho conosciuto successivamente, non avevo nessun motivo per dubitare che le cose che loro dicevano fossero esattamente quelle accadute.

 

Avv. MALAVENDA: Dottor Caselli , la mia domanda non è questa,. Non sto mettendo in dubbio che quanto le è stato raccontato è vero. Le sto chiedendo: alla luce della sua esperienza , mi permetterei di dire notevolissima, le ragioni addotte  successivamente per  la smobilitazione da via Bernini,  per molti giorni, durante i quali , lei ci ha detto , il covo è stato svuotato, lei  le ha ritenute operativamente  e investigativamente  soddisfacenti  oppure  no?

 

CASELLI: Questo è un giudizio , signor giudice. Io ho preso atto di queste  dichiarazioni, ho risposto  addirittura ringraziando per questa precisazione, pregando  che per il futuro ci fosse  più coordinamento. Questo è il mio… di più non credo di avere  il titolo ne il ruolo per aggiungere.

 …omissis…  

 

Avv. MALAVENDA: Senta io credo  che qualcuno  però le abbia riferito  delle modalità esatte  attraverso le quali  si è arrivati alla cattura  di Riina  oppure no?

 

CASELLI: Le modalità esatte attraverso le quali si è arrivati  alla cattura di Riina , per come le ho vissute io sono quelle che ho esposto.

 

Avv. MALAVENDA: Si esatto, siccome lei…

 

CASELLI: Successivamente al suicidio del maresciallo Lombardo, emergerà  che alcune indicazioni  erano pervenute  anche da quella via. . Nel dettaglio non le conosco, perché sono cose emerse successivamente e anche un po’ drammaticamente. Per quanto mi riguarda ripeto il racconto che ho fatto. Il generale Delfino mi chiama a Torino, mi dice che Baldassarre Di Maggio ha offerto uno spunto di lavoro promettente, lo comunico ai colleghi di Palermo, lo comunico al  generale Mori e questo spunto di lavoro si rivelerà effettivamente produttivo non soltanto promettente. Se poi ci fu il convergere di altre indicazioni, è possibile. Io questo ho conosciuto, questo ho, sia pure attraverso il collega Aliquò, gestito, di questo ho parlato.

 

 .. omissis ..

  

PM: La seconda domanda è questa : a parte  la risposta formale, il carteggio formale intercorso tra lei e l’ allora colonnello Mori, vi fu anche una spiegazione verbale che andava al di là della formalità del documento su quanto era successo? Prima o dopo aver ricevuto la risposta formale?

 

CASELLI: un discorso articolato molto sviluppato in verità non vi fu mai. In diverse occasioni degli accenni e ogni volta il concetto era, devo dire, non modificato e mi sembra corretto che non lo sia mai stato. Quello che è nel rapporto del ROS del 18 febbraio ’93, c’è la parola equivoco e poi la mancata esplicita comunicazione all’ Autorità Giudiziaria competente della sospensione del servizio di sorveglianza va inquadrato in questo contesto, questo.

 PM:  quindi in forme verbali il concetto era l’ equivoco..

 CASELLI:  Rammarico da parte nostra, rammarico anche da parte dei carabinieri per quello che era successo nel modo in cui è stato ricostruito attraverso i chiarimenti forniti dei documenti che ho letto.

 

..omissis..

 

 

 

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