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ITALIA
DA VIVERE
Airone
n. 251
Marzo 2002
CHIANTI:
LA VITE E' BELLA
di Antonio
Lopez
"Dolce e
aristocratico,
dovunque si
posano gli
occhi, si
ristorano".
Sorride
il professor
Giovanni Valdrè,
etologo
settantenne
della World
commission on
protected dell'Iucn,
l'agenzia per l'ambiente
delle Nazioni
Unite, e
profondo
conoscitore di
questo mare di
colline tra
Firenze e Siena:
"La
citazione è di
Plinio, il
grande
naturalista dell'antichità;
ma va a
pennello per il
Chianti, un
paesaggio che,
nonostante la
meccanizzazione
dell'agricoltura
e gli
sconvolgimenti
sociali del
Novecento, ha
conservato
la sua antica
fisionomia, i
prodotti e la
buona qualità
dell'ambiente".
Eccola, davanti
ai nostri occhi,
la più toscana
delle campagne
di Toscana.
Un orizzonte di
vigneti e
oliveti, bordati
di file di
cipressi e
boschi di
querce, con una
verde catena di
monti (la vetta
è il San
Michele, 892
metri
sopra Greve) a
separarlo dal
corso dell'Arno.
Una terra
solcata come
vene in
una mano da rii
e fossi d'acqua,
piccoli e grandi
fiumi (l'Arbia,
la Greve,
il Pesa, il Leme:
c'è anche l'Ombrone
grossetano, che
qui nasce e poi
va
verso la
Maremma) e dove
la storia dell'uomo
sopravvive in
migliaia di
castelli,
chiese, casali,
mulini, villaggi
e borghetti
medievali. Qui
ancora
vissuti.
"Negli anni
Cinquanta si
contavano ben
4.000 casali: la
gran parte oggi
sono
diventate
aziende
agricole,
agriturismi,
alberghi di
campagna,
ristoranti,
seconde case per
la villeggiatura",
spiega Leonardo
Rombai, docente
del
Dipartimento di
studi storici e
geografici dell'Università
di Firenze. Con
lui tracciamo la
storia di questo
territorio
legato ieri alle
interminabili
guerre tra i
comuni e oggi,
ancor di più,
al suo prodotto
più prezioso e
noto nel mondo:
il vino. "Una
piccola regione
che si è
dilatata negli
anni",
chiarisce lo
studioso, "nasce
nel XIII secolo
quando
Castellina,
Gaiole e
Radda, tre
piccoli comuni
del contado
fiorentino,
fondano la Lega
del
Chianti per
difendersi e
difendere
Firenze dalle
incursioni di
Siena. Il
vino prodotto su
queste colline
assume prestigio
al punto che,
nel 1716, il
granduca di
Toscana Cosimo
III per
tutelarne il
nome fissa in un
bando i
confini di
produzione. La
lega dura fino
al 1774, quando
viene sciolta da
Leopoldo di
Lorena e diventa
una provincia
estesa alla
valle del Greve:
va
detto che a metà
dell'800, parte
del territorio
fiorentino passa
alla città
del palio.
Infine all'inizio
del O900, per
iniziativa di
alcuni
produttori
della Val di
Pesa, nella
regione del vino
entrano a far
parte anche i
comuni
di Tavernelle e
San Casciano".
Ma questo bel
paesaggio, che
ancor oggi ci
incanta,
discende da
secoli di
fatica
contadina. La
civiltà dei
poderi e delle
ville si resse
sul lavoro
dei mezzadri,
che dal Mille in
poi sono stati i
motori e gli
sfruttati di
questa
agricoltura. "Fatta
di piccole
proprietà e
promossa da
capitali
fiorentini e
senesi (famiglie
nobili,
ospedali,
organizzazioni
religiose) la
mezzadria durerà
fino alla metà
del O900. In
questo periodo
si disboscano le
colline, si
costruiscono
terrazzamenti e
colmate a monte
(all'avanguardia
per l'epoca,
grazie alla
regia dell'Accademia
dei Georgofili),
si regimano
le acque e si
bonificano le
paludi",
continua il
professor
Rombai, "si
impianta l'olivo
e la vite che
cavalcava il
poggio: i filari
seguivano
paralleli il
cinale perchè
così l'acqua
rimaneva nel
terreno. E la
vite non
era bassa ma
maritata
(intrecciata) in
alto all'olmo,
una eredità
etrusca,
per meglio
soleggiarla e
allontanarla
dall'umidità
del suolo: oggi
i
trattori
realizzano i
vigneti
tracciando
filari
perpendicolari
alla collina,
il terreno si
dilava e si
impoverisce in
fretta. In quell'economia
anche i
boschi erano
importanti per
allevare il
bestiame, non
mancavano campi
di
frumento, alberi
da frutta e
legumi per
integrare il
pranzo. Il vino
era
l'ombrello delle
cattive annate,
si vendeva per
tirare avanti".
Questa è la
storia di ieri.
Quella di oggi
ha due facce. La
prima è quella
della
disperazione
durata fino agli
anni O70,
causata dall'abbandono
delle
campagne e dal
crollo dei
prezzi per l'ingresso
nei mercati
mondiali del
vino. "I prezzi
bassi non si
potevano reggere
con un'agricoltura
basata per
gran parte sulla
mezzadria. Così
dal 1951 al 1970
la popolazione
chiantigiana
scese del 60 per
cento e il
nostro reddito
medio era la metà
di
quello nazionale",
puntualizza
Paolo Saturnini,
sindaco di Greve
in Chianti,
"eravamo
tagliati fuori
dalle grosse
arterie stradali
e ferroviarie,
perciò
il territorio si
è mantenuto
sano. Ed è
stata questa la
nostra
principale
risorsa per la
rinascita". La
seconda è
quella del
miracolo
economico degli
ultimi 20 anni,
della buona
politica
amministrativa,
del restauro dei
borghi
e delle
coloniche. Della
meccanizzazione
rispettosa nell'agricoltura:
più
del 50 per cento
dei crinali
montani sono
ancora coperti
di boschi e
molte
stradine che
collegano i
castelli
trasformati in
aziende non sono
asfaltate.
Della produzione
di qualità,
della nascita
dei consorzi per
il vino e
l'olio. In poche
parole, del
Chianti odierno.
"Siamo una delle
regioni più
ricche d'Europa.
Non abbiamo
disoccupazione.
Il
nostro
territorio
abbraccia 9
comuni, ha
25.000 abitanti
e un prodotto
interno, per la
sola economia
legata al vino,
all'olio e al
turismo, di
circa 800.000
euro (più di
1.500 miliardi
di lire)". A
parlare è
Giovanni
Ricasoli
Firidolfi, 37
anni,
imprenditore
agricolo di
Cacchiano, a
Gaiole. È
discendete di
quel Bettino
Ricasoli, il "barone
di ferro" più
volte ministro
del Regno d'Italia
che per legge
aveva
codificato, a
fine dell'800,
la
miscela di uve
(a bacca rossa,
sangiovese e
cannaiolo, e
bianca, malvasia
e
trebbiano) del
vino. È il
presidente della
Fondazione per
la tutela del
territorio del
Chianti Classico
e capitano
generale della
Lega del
Chianti,
rifondata nel
1970 da un
gruppo di
viticultori per
farne un'associazione
culturale. "Qualità
del vino e
bellezza del
paesaggio sono
valori
inscindibili. Il
nostro ambiente
è il valore
aggiunto che
rende preziosi i
prodotti e
attira il
turismo, perciò
vogliamo che
rimanga sano",
aggiunge il
barone.
Su 70.000 ettari
di territorio
8.500 sono
vignati e ben
7.209 sono
iscritti
all'albo del
vino chianti
classico, quello
prodotto nel
territorio
storico e
che rispetta un
particolare
disciplinare di
qualità. Sono
600 le aziende
agricole
aderenti al
Consorzio del
marchio storico
chianti
classico,
producono
250.000
ettolitri di
vino l'anno e più
del 70 per cento
ha anche
il marchio gallo
nero. "Produciamo
24 milioni di
bottiglie l'anno
e il 70
per cento è
venduto all'estero,
soprattutto in
Gemania e Stati
Uniti",
spiega Emanuela
Stucchi Prinetti,
presidentessa
del consorzio, "aver
puntato
sulla qualità
ci ha permesso
in 10 anni di
aumentare il
fatturato di 5
volte. Oggi
abbiamo aziende
biologiche,
facciamo ricerca
con le università
di Pisa e
Firenze per
migliorare i
nostri vitigni
e, nel comune di
Greve,
con
finanziamenti
europei stiamo
recuperando i
muretti a secco
e il
paesaggio
agricolo
tradizionale. E
presto il
paesaggio del
Chianti sarà
inserito nel
patrimonio
mondiale dell'Unesco".
E allora, in
alto i calici.
box
DOVE SI TROVA
L'area del
Chianti, tra
Firenze e Siena,
si estende per
70.000 ettari
nei
comuni di
Castellina,
Gaiole, Greve e
Radda in Chianti
e comprende
parte di
quelli di
Barberino Val d'Elsa,
Poggibonsi,
Castelnuovo
Berardenga, San
Casciano e
Tavernelle Val
di Pesa. Il suo
chianti di
qualità si
chiama
"classico", l'altro
e il resto
prodotto in
Toscana "chianti".
L'ORIGINE DEL
GALLO NERO
La
rappresentazione
allegorica del
Chianti (a lato)
in un dipinto di
Giorgio
Vasari, posto
nel soffitto del
Salone dei
Cinquecento di
Palazzo Vecchio
a
Firenze. Sullo
sfondo sono
raffigurate
Castellina,
Radda e la
fortezza di
Brolio (è in
territorio di
Gaiole). In
basso, a
sinistra: il "gallo
nero",
simbolo della
Lega del Chianti
sorta nei tre
comuni nel 1250
e ripreso dal
Consorzio
vinicolo del
chianti
classico.
IL MANIERO SI FA
AZIENDA
Il castello dove
probabilmente
intorno al 1507
nacque Giovanni
da
Verrazzano, lo
scopritore della
baia oggi di New
York, è un
esempio di
azienda vinicola
chiantigiana.
Dove, oltre a
produrre e
vendere il vino,
si
accolgono i
turisti (10.000
presenze l'anno)
in salette per l'assaggio
e si
accompagnano
nella visita al
maniero
(prenotazioni:
tel 055.854243).
Questi i suoi
ambienti
principali: 1 la
cappella
gentilizia,
2 la torre deve
nacque l'esploratore,
3 la villa del
signore,
4 la vinsantaia
dove come nel
O300 si produce
il vinsanto,
5 l'abitazione
del fattore, 6
la cantina con
le botti di
rovere per
l'invecchiamento,
7 gli ambienti
dove si lavora l'uva
, 8 la cantina
per
l'imbottigliamento,
9 la saletta per
la degustazione.
L'ITINERARIO
Facile
escursione a
piedi nel
Chianti
fiorentino per
strade di
origine
etrusca (come il
tratto della
Volterra a
Fiesole),
villaggi
medievali, come
Cintoia e
incantevoli
angoli di
natura. Una
occasione per
visitare un
antico
paesaggio
agrario, con
insediamenti
contadini sui
fianchi delle
colline e in
prossimità di
sorgenti
d'acqua, da cui
si irradiano
vigneti, oliveti
e
sentieri per i
vicini borghetti.
Informazioni
tecniche
Lunghezza: 9 km
circa (anello).
Tempo di
Percorrenza:
3-4 ore.
Dislivello: 360
m in salita.
Segnavia Cai: nn.
18 e 00 (tacche
bianco-rosse);
evitare le piste
Enel segnate di
rosso, portano
ai tralicci.
Il percorso Si
parte da Mugnana
(270 m),
riconoscibile
per il castello
medievale con le
alte mura e la
grande torre
(qui fu siglato
il patto che
farà nascere
nel 1198 la Lega
Toscana), e si
segue la strada
per Cintoia
fino al km
3+200. Da qui si
gira a destra
sulla pista che
sale nel bosco
misto (pini,
lecci e
castagni) e, a
un trivio, si
prende ancora a
destra per
raggiungere il
crinale (521 m)
tra le valli dei
rio Sezzate e
della Greve (a
destra). Si
segue la dorsale
verso sinistra
(evitando le
deviazioni per
Casotto e
Cintoia) fino a
un'area
mineraria, da
cui si raggiunge
la Casa al
Monte (617 m) in
suggestiva
posizione
panoramica di
fronte al monte
Collegalle (670
m). Quindi si
segue il crinale
in direzione
sud-est, al
bivio non si
sale al monte
Collegalle ma si
scende a
sinistra al rio
Sezzate.
Arrivati alla
presa di
captazione della
sorgente
dell'acqua
minerale Cintoia,
si passa in alto
alla casa
Venagrossa (560
m) per scendere
alle case della
Panca (487 m):
evitando le
deviazioni per
il poggio e le
case Rugliana.
Si prosegue a
sinistra sulla
strada asfaltata
(segnavia 00)
con i cipressi,
si supera il
valico (487 m,
bar) e, dopo
circa un
chilometro
d'asfalto, si
curva a destra
su di una pista
(segnavia 18)
per il castello
di Cintoia e il
suo borgo
medievale: da
vedere il vicino
molino e la
cascata
con un salto di
20 metri.
Dal villaggio si
scende (segnavia
18/P) al ponte
sul rio e, senza
attraversarlo,
dopo la sbarra
che vieta
l'accesso ai
veicoli per il
castello
si prende a
destra una
stradina che
scende a valle
(a destra la
chiesa di
Santa Maria).
Ora seguendo il
segnavia Cai 18
si raggiunge
prima il bel
casale di
Filicaia (276 m)
e dopo il
castello
ghibellino di
Sezzate (287 m)
e il suo borgo
tardo medievale:
da qui a
sinistra, sotto
l'alto muro a
est,
si scende in
breve a Mugnana
dopo aver
attraversato su
di un ponticello
il rio Sezzate.
LA CITAZIONE
Coperto di
quercie in parte
il Chianti, li
monti suoi
petrosi sono
ridotti a
terrazze,
disfatte le rupi
colle mine e coi
picconi, la
terra portata
coi
corbelli nelle
aiuole a
spianarle, ivi
sono piantate le
viti basse a
dare il
miglior vino a
Toscana
(Leopoldo II,
Memorie, 1765)
APPUNTI DI
NATURA
Boschi di cerro,
roverella e
castagno suoi
monti; alberi di
leccio e
arbusteti di
erica arborea e
ginestre nei
versanti più
soleggiati e nei
pascoli
abbandonati,
siepi e
vegetazione
riparia lungo i
fiumi Greve e
Arbia, sono le
piante più
diffuse nelle
aree naturali
del Chianti.
L'alternanza di
questi ambienti
a spazi più
aperti e di
crinale
favorisce la
presenza dei
rapaci di passo
(biancone,
pecchiaiolo,
poiana) e di
uccelli
legati alla
campagna
collinare:
upupa,
tottavilla,
averla piccola,
succiacapre e
ghiandaia; tra i
più rari è
presente la
magnanina. I
corsi
d'acqua
mantengono buone
popolazioni di
pesci e di
anfibi, tra
questi ultimi
si segnalano il
tritone alpestre
delle Apuane, la
rana italica, la
salamandrina
dagli occhiali e
l'ululone dal
ventre giallo.
COME E' PROTETTO
Nel Chianti
Classico ci sono
una riserva
provinciale e un
Sir. La prima
protegge la
cipresseta del
Bosco di Santa
Agnese, 271
ettari nel
comune di
Castellina in
Chianti. Il
secondo è il
Sito d'importanza
regionale Monti
del
Chianti (Legge
regionale n. 56
del 2000) che
tutela il
paesaggio di
8.000
ettari di alte
colline. Di
quest'ultimo è
stato chiesto
all'Unione
Europea
anche il
riconoscimento
di Sito di
importanza
comunitaria
(approvazione
del
Consiglio
regionale n. 342
del 10.11.98),
in applicazione
della Direttiva
n.
43 del 1992.
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