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ITALIA DA VIVERE

 

Airone n. 255  luglio 2002

Venzone, borgo rinato

di Antonio Lopez

 

 Nel 1976 fu distrutto dal terremoto.
Risorto più bello di prima il paese del
Tagliamento oggi vive di turismo e cultura.
E il suo futuro si chiama
Parco delle Prealpi Giulie


È un pugno di case in riva al Tagliamento, nel cuore del Friuli. Silenziosa.
Bianca. Con i tetti rossi e le vie di ciottoli di fiume, la doppia cinta di
mure antiche, il fossato, le chiese e i bellissimi palazzi medievali,
Venzone ti sorprende come un candido miraggio ai piedi della scura cortina
dei monti della Carnia e delle Prealpi Giulie, sulla via per il Tarvisio. E
ti accoglie con un sorriso. "Mandi", saluta Aldo Di Bernardo, 30 anni,
studente di ingegneria civile all'Università di Udine e guida turistica per
passione della locale Pro loco. "Vede", spiega, "i ciottoli sono quelli del
Tagliamento. I massi più grandi arrivano dalle cave di Cividale. Mentre la
pavimentazione delle strade si fa con le pietre della Carnia. Ma ciò che
oggi risplende al sole d'estate, case, palazzi, chiese e monumenti, è stato
ricostruito con le stesse pietre, così com'erano e dov'erano prima del
terremoto del 1976".
Venzone è un borgo antico. Lo scorso anno ha festeggiato i mille anni di
vita, perché il primo documento che lo cita è un diploma dell'Imperatore
Ottone III del 1001. E nella sua lunga esistenza ha conosciuto guerre e
carestie, vittorie e grandi ricchezze, perchè era un'importante dogana di
confine tra Venezia e l'Europa del nord-est. "Ma sono quelle due date di 26
anni fa a segnarne, più di altre, la sua storia", chiarisce Amedeo Pascolo,
43 anni, quinto sindaco dell'era del dopo-terremoto.

Era poco più
che un ragazzo, quando  avvenne la tragedia: "La prima scossa del 6 maggio
fu dell'undicesimo grado della scala Mercalli e causò la morte di 49
venzonesi. Poi mentre si riparavano le lesioni e ci leccavamo ancora le
ferite, una mattina di quattro mesi dopo, era il 15 settembre, due frustate
- una alle 5 e 20, l'altra alle 11 e un quarto -  fecero scempio della terra
e rasero al suolo il borgo", ricorda il primo cittadino. Ma ribatte pronto:
"Quella tragedia, però fu la nostra fortuna. E oggi che la ricostruzione è
completata, stiamo raccogliendo i frutti di quella straordinaria prova di
solidarietà nazionale e di impegno collettivo". Trenta miliardi di vecchie
lire spese bene, con il coinvolgimento diretto dei sindaci, e in decennio il
borgo e il suo municipio furono di nuovo in piedi. Mentre ce ne sono voluti
una ventina per il Duomo di Sant'Andrea: 8.000 pietre circa ricollocate come
in un gigantesco puzzle, tornato a splendere da sette anni.
"Abbiamo scelto la tecnica del restauro anastilotico, cioè reimpiegando e
ricollocando gli elementi originari e integrando quelli distrutti in modo
che si capisse il restauro", ricorda Miriam Calderari, assessore alla
ricostruzione di allora, oggi giovane pensionata impegnata nella Cgil.
"Perché era possibile farlo. Il nostro borgo era dal 1965 monumento
nazionale e, perciò, ogni palazzo era già identificato con schede tecniche e
foto. Una scelta costosa, ma la sola che ha consentito di non disperdere il
nostro valore monumentale e, soprattutto, lo spirito che ci lega al paese".

Uno spirito
e un'attenzione alla qualità della vita e al rispetto dell'ambiente, come è
scritto sulle guide turistiche, che 10 anni fa premiò Venzone con il
riconoscimento dato da Airone e dalla Comunità Europea di Villaggio ideale
d'Italia.
Oggi con 2.306 abitanti (comprese le frazioni di Carnia, Pioverno e Portis);
una natalità incoraggiante per un paese di montagna, nascono 20-22 bimbi
l'anno e negli ultimi due la cicogna ha portato ben sei coppie di gemellini;
un tasso di disoccupazione sotto il 3 per cento, strutture sanitarie
all'avanguardia e discoteche per i più giovani nel raggio di una manciata di
chilometri; e ben 23 associazioni di volontari operanti, Venzone guarda
sicura al suo futuro. E vive di turismo e cultura. "Organizziamo iniziative
per 120 giorni l'anno", spiega il ferroviere Giacomo Valenti, 52 anni,
assessore alla cultura. "Mostre di pittura e scultura, rassegne di libri e
sagre, feste come quella della zucca - che attira 30.000 persone in ottobre
- o di Santa Lucia, a dicembre, sono i nostri principali appuntamenti".
Il turismo non è solo di passaggio. "Lo scorso anno ci hanno visitato,
escluso quelli della sagra di ottobre, 75.000 turisti e ci sono stati 18.000
pernottamenti", precisa Di Bernardo, "la metà sono stranieri. Gli austriaci,
per esempio, si fermano a Venzone per visitare le Dolomiti, la Marmolada, la
Slovenia sciistica di Kranjska Gora oppure il mare di Lignano Sabbiadoro,
mete raggiungibili in qualche ora".
Ma c'è un'altra carta da giocare. Venzone è anche la porta di ingresso del
Parco reginale delle Prealpi Giulie, istituito nel 1996. "Un parco voluto
dai venzonesi, che lo proposero alla Regione Friuli e che muove i suoi primi
passi", spiega uno dei suoi vecchi sostenitori Maurizio Tondolo della
cooperativa Utopie Concrete, specializzata in editoria ed educazione
ambientale. "Nell'area protetta di 10.000 ettari ci sono appena 5
residenti", spiega il coordinatore Stefano Santi, "ma in sei mesi abbiamo
avuto 2.000 visitatori. Costituiscono una piccola economia che ci aiuta a
difendere la nostra natura". Una natura alla grande per  Stefano Filacorda,
ricercatore dell'Università di Udine, e Fulvio Genero, faunista del parco.
"Un migliaio di specie vegetali altrettanti di caprioli, 50 camosci, 70
stambecchi, e, soprattutto, 3 linci e almeno un paio di orsi". Perchè
Venzone è anche questo.

Approfondimenti:
VENZONE IN CIFRE. Abitanti: 2.306 (di cui 400 nel centro storico); da 0-14
anni 269, oltre i 65 anni 441 n Alunni: scuole materne 46, elementari 102,
medie 58 Ristoranti: 9. Alberghi: 3 con 164 posti letto. Locande: 1 con 10
posti letto. Agriturismi: 2 con 22 posti letto.
COME ARRIVARE. Venzone dista 35 chilometri da Udine e circa 65 dai confini
con l'Austria e la Slovenia. Si arriva in autostada (A23 Palmanova-Tarvisio,
casello di Gemona-Osoppo) o in treno: stazione della linea ferrovieria
Udine-Carnia-Tarvisio.
DA NON PERDERE. Meritano una visita il ricostruito duomo medievale di
Sant'Andrea, 8.000 pietre ricollocate dov'erano prima del tragico evento; la
cripta delle Mummie, conservatesi naturalmete da 5 secoli; e il Palazzo
Orgnani-Martina con il Museo della Terra e il Centro documentazione sul
terremoto.
DA FARE. L'ufficio turistico organizza escursioni con guida nel borgo e nel
Parco delle Prealpi Giulie. E nel mulino Cocconi, di Ospedaletto di Gemona,
la cooperativa Utopie Concrete (tel. 0432 972316-961860) tiene corsi di
didattica ambientale.
COSA ASSAGGIARE. Ottimi i vini, dei vicini Colli Orientali, d'abbinare al
prosciutto di San Daniele. Durante la "festa della zucca", quarto weekend di
ottobre, si preparano fino a 40 pietanze a base di questo ortaggio; mentre a
dicembre, per Santa Lucia il piatto forte è la trippa, preparata in 13 modi.
un po' di storia Venzone nasce come statio romano sulla Via Julia Augusta,
che da Aquileia saliva ai mercati dell'Europa nord-orientale. Nel 1247
diventa comune e vive il suo massimo splendore (che durerà fino alla
scoperta dell'America) come dogana dei traffici commerciali con l'Est. Nel
1866 far parte del Regno d'Italia e nel 1965 è dichiarata Monumento
nazionale.
PER SAPERNE DI PIU'. Ufficio turistico ProVenzone: tel. 0432 985034, e-mail:
plvenzon@proxima.conecta.it, Sito web: www.venzone.org Comune: tel. 0432
985266 Ente Parco Naturale delle Prealpi Giulie, tel.  0432 53534-53129,
e-mail: info@parcoprealpigiulie.org Sito web: www.parcoprealpigiulie.org 

  

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