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ITALIA
DA VIVERE
Airone
n. 254
giugno 2002
TREBBIA
la valle dell'acqua
contesa
di Antonio
Lopez
C'è
una valle
incuneata nell'Appennino
di Piacenza che
ti sorprende per
la
sua selvaggia
bellezza. È
solcata dal
Trebbia, un
vibrante corso d'acqua,
sinuoso come un
serpente e
trasparente come
il cielo di
primavera, che
nasce
sul Monte
Lavagnola, in
Liguria.
Costeggia per un
tratto l'Oltrepò
lombardo
e attraversa l'Emilia
per sfociare nel
Po piacentino,
dopo 118
chilometri di
corso. Ha greti
ampi e bianchi
di sassi a valle
di Bobbio, la
sua capitale
turistica e
storica. Mentre
come in una
piccola Arizona,
a monte, sguazza
in
gole strette,
piccoli canyon e
ripide pareti. E
precipiti che a
volte
superano i 160
metri di
profondità,
come lo
strapiombo di
Brugnello, nome
del delizioso
borghetto
abbarbicato in
cima con la
chiesina dei
santi Cosma
e Damiano,
presso Marsaglia.
È una valle
ricca di piccole
e grandi
meraviglie, che
ai meandri e
alle
morene di San
Salvatore,
fulcro della
cosiddetta "finestra
tettonica" di
Bobbio (vedere
riquadro a pag.
21), alterna
gioielli
naturali come il
gigantesco
monolito della
Pietra
Parcellara, che
domina la valle
a sud di
Bobbiano. O come
le ofioliti del
Monte Capra o i
Sassi Neri e le
altre
emergenze
geologiche,
presenti in
tutto il
territorio. E
non mancano i
paesaggi aperti
sui crinali dei
monti, dove
boscaglie di
carpini,
ornielli e
faggi, fanno da
cornice in
primavera a
immensi pianori
e a orizzonti
bianchi
di narcisi.
Un osservatorio
geologico all'aperto.
"La rarità di
questo ambiente
è
costituita dai
meandri
incassati,
presenti tra
Bobbio e
Marsaglia",
chiarisce il
geologo Stefano
Segadelli,
consulente del
Servizio
geologico
della Regione
Emilia-Romagna, "le
anse, le curve
dei fiumi che
sono tipiche
in pianura, qui
si sono
conservate
perfettamente in
alta montagna
perché le
acque, nel corso
dei millenni,
hanno dovuto
incidere rocce
durissime, come
le ofioliti,
antiche di 100
milioni di anni.
Se, per esempio,
fossero state
di argilla la
morfologia si
sarebbe persa. E
questo spiega il
profondo
dislivello
presente tra l'alveo
del Trebbia e le
cime circostanti".
E la sola rarità?
"Un'altra
caratteristica",
risponde il
ricercatore, "è
la
stratificazione
rovesciata delle
formazioni
rocciose. Quelle
più antiche,
come le ofioliti
del Monte
Mangiapane o di
Pietra
Parcellara, i
materiali
verdastri detti
anche
serpentiniti
(sono ciò che
rimane del
fondale
dell'oceano,
detto
Liguro-piemontese,
presente prima
della formazione
degli
Appennini e oggi
scomparso), si
trovano in alto.
Mentre le
formazioni più
recenti, come le
successioni
torbitiche di 35
milioni di anni
o le arenarie
di 20 si trovano
in basso. La
spiegazione è
nelle spinte
tettoniche per
lo
scontro della
placca africana
con quella
europea,
iniziato 100
milioni di
anni fa. Che ha
dato origine
alla catena
appenninica e
all'accavallamento
di
queste
formazioni, che
l'incisione del
Trebbia consente
di osservare".
Il legame antico
tra uomo e
paesaggio, tra
uomo e il suo
fiume, si legge
facilmente
visitando la Val
Trebbia. Ci sono
ancora interi
paesi con case
fatte di pietra
raccolta dal
fiume, il
materiale più a
buon mercato. E
borghi, come
Marsaglia
Vecchia, rimasti
intatti come 500
anni fa. Ci sono
mulini ad acqua,
alcuni
spettacolari
come quello a
doppia ruota di
Ottone,
altri più
semplici negli
altri comuni: un
censimento della
locale Comunità
montana ne ha
censiti una
decina solo nei
dintorni di
Bobbio. Ma ciò
che
colpisce di più
è lo
spopolamento di
questa valle.
"Bobbio negli
anni Quaranta
contava 10.000
abitanti. Oggi
ce ne sono 3.851
e, in tutta la
valle, sono
appena 8.994 le
persone
residenti",
riferisce
Francesco Mozzi,
47 anni,
responsabile del
Centro culturale
comunale, "così
è avvenuto
anche per gli
altri centri.
Travo ha 2.050
abitanti. Coli
1.108.
Ottone 757.
Corte
Brugnatella 853.
Cerignale 230 e
Zerba appena 145".
Eppure
nonostante ciò,
ogni borgo ha un
suo depuratore
in funzione e
che fa in modo
che il Trebbia
si conservi
pulito. "Qui la
Provincia di
Piacenza ha
attuato,
una decina di
anni fa, uno dei
primi progetti
nella Regione,
per depurare le
acque di scarico
dei centri
abitati. L'acqua
e l'ambiente
sano,
indispensabili
alla buona
qualità della
vita che si è
mantenuta nei
nostri
borghi, sono le
risorse più
importanti per
il nostro futuro",
aggiunge
l'operatore
culturale, "molta
gente sta
tornando. Altri
hanno qui una
seconda casa per
i fine
settimana, perché
il Trebbia è un
po' la spiaggia
dei milanesi.
Qui si vive di
turismo,
commercio e
agricoltura.
Abbiamo oltre
40.000 presenze
l'anno e la
stagione
turistica inizia
da Pasqua e con
i fine
settimana dura
fino ai mesi
estivi". Nell'asse
Rivergaro-Ottone,
ci sono 6
aziende
agrituristiche,
5 campeggi,
alcuni da 2.000
posti, numerosi
ostelli
e buoni
alberghi. E le
risorse da
sfruttare sono
tante perché
anche la
cultura gioca il
suo ruolo.
"Bobbio è la
città di San
Colombano, il
monaco irlandese
(qui sepolto)
che
nel VI secolo
dopo Cristo, in
quel allora
presidio
longobardo,
iniziò
l'attività
monastica che
portò l'abbazia
a diventare nel
Medioevo,
insieme a
Cassino, la
capitale della
cultura italiana",
prosegue Mozzi, "nella
sua
antica
biblioteca,
grazie all'opera
degli amanuensi,
si contava ben
700
codici, tra cui
l'Editto di
Rotari, la prima
legislazione
longobarda, e
molti classici
greci e romani".
Oggi con il
Ponte Vecchio,
le antiche
chiese, due
musei (quello
dell'abbazia di
San Colombano e
quello della
città), una
Scuola
internazionale
di
perfezionamento
musicale, una di
cinema
diretta dal
regista Marco
Bellocchio, il
Festival di
musica irlandese
è una
piccola capitale
d'arte italiana.
Il Trebbia
conteso. "Ma
questo non basta
a salvaguardare
la valle e la
sua
risorsa
primaria: il
fiume", sbotta
Carlo Cerri del
coordinamento
ambientale
per la Val
Trebbia, qui
trasferitori da
Piacenza da più
di 20 anni. "Le
locali
amministrazioni
non hanno voluto
il parco
regionalee in
compenso
hanno fatto
realizzato un
viadotto nel
fiume, come
quello tra
Perino e
Bobbio, lungo
poco più di tre
chilometri che
è costato 60
miliardi di
vecchie lire. E
oggi chiedono il
raddoppio
stradale per
rendere più
veloci i
collegamenti di
una valle che si
è spopolata. Il
fiume non va
ingannato.
Nell'ultima
piena dell'ottobre
2000, quando l'acqua
ha superato le
arcate
del Ponte
Vecchio, si sono
riversati 13.000
metri cubi d'acqua.
A nord di
Bobbio il
Trebbia si è
scavato il
tragitto e non
ha creato danni.
Che ci
sono stati a
valle, dove le
costruzione nell'alveo
sono troppe".
Approfondimenti:
DOVE SI TROVA.
La valle del
Trebbia nasce
sui monti di
Genova e termina
presso Piacenza,
dove il fiume
sfocia nel Po.
Vi si arriva
facilmente
da Milano, in
poco più di un'ora
d'auto,
lasciando l'autostrada
A1 per
prendere la
statale n. 45
che sale a
Bobbio e Ottone
e fino a
Torriglia, in
Liguria.
LA CITAZIONE. "È
l'imbrunire... /
Gli alberi sono
brulli... / I
due che
senza volto
segano / legna,
presso la
carbonaia... /
La Trebbia... /
La sua
ghiaia
rossosoriana...
/ Il clima / è
aspro... / D'in
alto - a piombo
- i
due costoni /
sull'acqua
scabra... / L'asfalto
(Giorgio
Caproni, "Di
un luogo
preciso,
descritto per
enumerazione",
1983)
ITINERARIO. Un'escursione
in mountain
bike, che da
Bobbio sale sui
versanti
del monte Aserei
(1.432 m), ci
consente di
ammirare borghi
e pievi antiche,
percorrere vie
medievali e
stradine di
crinale;
scoprire
torbiere, boschi
di
faggi e prati di
narcisi. L'itinerario
si sviluppa su
di un anello di
circa
26 chilometri,
raggiunge i
1.151 metri del
bivio di Santa
Barbara, e per
essere
affrontato (4-5
ore) necessita
di un buon
allenamento,
viveri e
scorte d'acqua.
Da Bobbio si
attraversa il
Trebbia sul
lungo Ponte
Vecchio,
mirabile
costruzione
rinascimentale
chiamata anche
Ponte Gobbo o
del Diavolo (11
archi per 280
metri di
lunghezza), per
girare a destra
sulla stradina
che
costeggia la
riva destra del
fiume. Giunti in
località
Canneto (282 m),
prima delle
Terme, si
arrampica a
sinistra per
Coli (639 m) su
di una bella
strada
panoramica.
Dalla piazza
principale del
borgo si sale,
tra campi
bordati di siepi
e prati di
tarassaco, in
direzione dell'Aserei,
avendo come
riferimento a
destra il Lesima,
la cui vetta si
riconosce per il
grande
radar a forma di
palla.
Dopo una decina
di tornanti,
sempre in
salita, si
supera la bella
chiesa
della Parrocchia
di Peli, e
giunti nel
caseggiato di
Agnelli si devia
a
sinistra per l'Aserei.
La strada
arrampica tra
boschetti di
roverella, con
cespugli di
biancospino e
ginesta, per
entrare in un
altopiano secco
fino a
raggiungere la
Sella dei
Generali. All'incrocio
si prende a
sinistra per
Pradovera, si
costeggiano i
prati montani
dell'Aserei,
fioriti a giugno
di
narcisi, fino al
Bivio di Santa
Barbara (1.151
m); dove
troneggia la
gigantesca
statua della
protettrice
degli artiglieri
e dei pompieri,
eretta
dall'artista
Luigi Drestano
nel 1936.
Costeggiato uno
stagno si
imbocca lo
sterrato che
scende al
Santuario di
Sant'Agostino
(1.010 m),
percorrendo un
tratto della Via
Romea che da
Pavia scendeva a
Bobbio e,
attraverso
questo
vallo
appenninico,
raggiungeva La
Spezia e poi l'Urbe:
la chiesetta è
circondata da un
boschetto di
pino nero, ha un
fresco loggiato,
una fontana
e si presta per
una sosta
ristoratrice.
Sempre in
discesa sulla
via giubilare si
raggiunge la
località
Fontana e,
dopo una
pizzeria
(segnavia Via
Romea), si gira
a sinistra per
Bobbio.
Infine tra
vigneti e verdi
campi, si
guadagna la riva
del fiume, poi a
sinistra il
Ponte Vecchio e,
infine, la bella
cittadina di San
Colombano.
COME È
PROTETTA. In Val
Trebbia non ci
sono aree
naturali
protette. È
rimasta ancora
sulla carta la
vecchia proposta
di un Parco
regionale
dell'Alta Val
Trebbia,
corredata da uno
studio
preliminare
sugli ambienti
di
maggior pregio,
fatto dall'amministrazione
provinciale di
Piacenza nel
settembre 1994.
Sono in vigore i
vincoli
idrogeologici e
paesaggistici
previsti dalla
normativa
vigente.
GEOLOGIA. La
finestra
tettonica di
Bobbio è un
libro aperto
sulla storia
geologica del
nostro
Appennino.
Permette di
ammirarne la
sequenza delle
formazioni di
epoche diverse e
che si sono
formate a
partire dal
Cretacico
superiore (tra
gli 80 e i 100
milioni di anni
fa), quando le
placche
africana ed
europea hanno
iniziato a
convergere l'una
contro l'altra,
dando
poi origine alla
catena
appenninica: la
gigantesca
cicatrice che
rivela il
luogo della
collisione.
Nella sequenza,
a lato, è
raccontata
schematicamente
l'origine della "finestra".
1 Le formazioni
di età diversa:
le antiche, come
le ofioliti,
rocce magmatiche
del Cretacico
che sono
presenti in Val
Trebbia
e Val Perino. Le
medio-recenti di
successione
torbitica,
vecchie di 35
milioni di anni,
che si osservano
sull'Aveto. Le
recenti, come le
arenarie
di San Salvatore
di 20 milioni di
anni. 2 Le
spinte
tangenziali
dello
scontro
tettonico fanno
scorrere le
diverse
formazioni e
quelle più
antiche
vanno in
superficie.
3 L'erosione del
fiume Trebbia
crea nei
millenni questo
curioso spaccato
geologico.
OSSERVAZIONI
NATURALISTICHE.
Oltre all'interesse
geologico
(complessi
ofiolitici,
flysch dell'Aveto,
arenarie di San
Salvatore)
questa valle
vanta
una ricca
presenza di
specie botaniche
e faunistiche. I
suoi monti sono
ammantati di
alberi amanti
dei terreni
caldi e
asciutti, come l'ornilello,
il carpino nero,
la roverella. Ci
sono
rimboschimenti
di pino nero e
abete
rosso. Nei prati
di altura e
lungo i declivi
fioriscono
specie protette,
come la genziana
di Koch, il
tulipano
montano, la
scilla e una
quarantina di
orchidee.
E sulle pareti
di serpentina
vegetano
saxifraghe e
sempervivum.
Buona è la
popolazione di
uccelli, con una
ottantina di
specie censite,
tra cui
l'aquila reale,
la poiana e il
gheppio: mentre
è accertata la
nidificazione
del falco
pecchiaiolo, del
lodolaio e del
biancone. Tra
gli ungulati non
mancano
caprioli, cervi
e cinghiali.
Prede per il
lupo, segnalato
in Val
Boreca e a nord
di Ottone, dove
nel 1990 ci
furono 42
predazioni
di
bestiame
attribuite a
canidi.
CONTATTI UTILI.
Indicazioni per
visitare la Val
Trebbia si
possono avere
allo Iat
(Informazioni
accoglienza
turistica) di
Bobbio (tel.
0523 962815).
Questi gli altri
contatti utili
della cittadina:
Centro culturale
polivalente
(tel. 0523
962804), presso
la Biblioteca
comunale. Musei
dell'Abbazia di
San Colombano
(tel. 0523
932484) e della
Città (tel.
0523
962804).
Internet www.valtrebbia.org
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