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ITALIA DA VIVERE

 

Airone n. 254  giugno 2002

FORESTE DI ROMAGNA
il respiro della terra

di Antonio Lopez

 
Abeti che sfidano il cielo. Faggi dell'età di Matusalemme che affondano le
robuste radici, verdeggianti di morbide cotiche di muschio, nella scura
terra di montagna. Poco lontani
altri loro fratelli, avvinghiati da serpenti di edera, troneggiano su
ruscelli e cascatelle d'acqua. Questa è Sasso Fratino, la selva più antica e
profonda del Crinale romagnolo, un angolo di bosco vecchio non manomesso da
secoli nell"alta valle del fiume Bidente, tra Campigna e Fangacci, a un tiro
di scoppio da Santa Sofia (Forlì). E rappresenta una viva testimonianza
della nostra storia ambientale, perché è stata nel 1959 la prima riserva
integrale istituita in Italia.
"La foresta si è conservata per l'asperità dei luoghi, che a ridosso del
ripido crinale non consentivano insediamenti", racconta un forestale
d"eccezione, Fabio Clauser, ex amministratore delle Foreste del Casentino,
che ha dedicato 60 delle sue 82 primavere alla tutela di questi boschi. Si
deve a lui e all'entomologo Mario Pavan l'istituzione di questa preziosa
area protetta, insignita per i suoi meriti ambientali nel 1985 e nel 1990
del Diploma Europeo da parte del Consiglio d"Europa e fiore all"occhiello,
oggi, del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e
Campigna, che dal 1993 salvaguarda 36.426 ettari di questo tratto di
Appennino tra la Toscana di Arezzo e Firenze e la Romagna di Forlì e Cesena.
"Quando venne istituita, Sasso Fratino era grande appena 113 ettari. Poi ha
conosciuto tre successivi ampliamenti, fino a coprire i 764 ettari di boschi
attuali tra i 650 metri di Campo della Sega e i 1.520 di Poggio Scali, nel
versante romagnolo del parco", chiarisce il vecchio forestale, "e oggi con
la vicina Riserva integrale della Pietra (la Pietra è uno spuntone di roccia
che spicca nella faggeta ducale), in Toscana, costituisce uno straordinario
manto vegetale di circa 900 ettari. Dove, sopra i 1.200 metri dominano la
faggeta pura e gli abeti bianchi, sotto - mano a mano che si scende - si
associano tassi, aceri montani, olmi, frassini, carpini e querce".
Il Crinale romagnolo, 18.200 ettari protetti tra i Passo del Muraglione e
quello dei Mandrioli, sopra i centri di San Benedetto in Alpe e Bagno di
Romagna, ha un'orografia varia. Ai manti arborei e ai pascoli di montagna,
si alternano emergenze geologiche, creste di roccia, dossi argillosi,
calanchi e un imponente invaso, realizzato per dissetare l'intera Romagna:
si tratta del Lago di Ridracoli, 33 milioni di metri cubi d'acqua trattenuti
da una diga ad arco alta 103 metri. E Sasso Fratino non è il solo gioiello
forestale.
"Nel versante romagnolo del parco ci sono altri 2.000 ettari di riserve
biogenetiche, costituite dalle foreste di Campigna e della Lama", spiega nel
centro visita di Santa Sofia il naturalista Nevio Agostini, "e almeno l'85
per cento del territorio dell'intera area protetta e copertoda boschi". Non
mancano veri e propri "patriarchi" vegetali, giganti della foresta che in
Romagna da secoli allignano le loro radici. Uno è il pioppo nero di San
Paolo in Alpe, alto 20 mentri e vecchio di 150 anni. Poi c"è la quercia del
Poggetto, di cinque metri e mezzo di diametro sulle colline di Santa Sofia.
O la roverella di Isola, in precario equilibrio su di una ripida scarpata
vicino il Bidente, che ha un'età di 400 anni, un'altezza di 25 metri e un
tronco di più di cinque metri di circonferenza. "Non contando le migliaia di
abeti e faggi secolari che crescono nel parco, possiamo parlare di circa 300
alberi monumentali censiti", spiega Filippo Baldassarre, guardia forestale
della stazione di Campigna, "nell'area protetta, inoltre, ci sono oltre
1.200 specie vegetali, di cui un centinaio sono protette, rare o minacciate.
E ben 156 di animali, con 42 di mammiferi, 96 di uccelli, 10 di rettili, 13
di anfibi e 10 di pesci. Ma l"aspetto che ci rende più orgogliosi è la
presenza del lupo, che qui vanta una delle popolazioni più vitali
dell"intero Appennino".
Un censimento mediante il metodo del wolf-howling, cioè dell"ululato indotto
con un registratore e un impianto di amplificazione, è stato compiuto nel
novembre scorso. A dirigere la ricerca è stato chiamato il biologo Giorgio
Boscagli, un vecchio amico di Airone, e tra i maggiori esperti di lupi in
Italia. "Siamo stati impegnati per 20 notti e abbiamo scandagliato non solo
il versante romagnolo del Parco delle Foreste Casentinesi, ma tutta l"area
protetta comprese le zone limitrofe per una superficie di 49.870 ettari",
spiega il ricercatore. Cosa avete scoperto? "Abbiamo indivuduato sei
branchi, di cui tre con cuccioli. In altri termini, possiamo prudentemente
parlare di una popolazione compresa tra 26 e 36 individui".
Come si spiegano questi numeri? "Le ragioni sono diverse", risponde
Boscagli, "una è in numero di prede selvatiche superiore a quello di altri
parchi appenninici. Qui ci sono migliaia di cervi, caprioli, cinghiali e il
lupo, quando può, li preferisce alle pecore, perchè con i domestici deve
fare i conti con i pastori e i guardiani. Poi  nell"area protetta abitano
pochissime persone: 1.452 abitanti in Toscana e appena 90 in Romagna. È un
ambiente protetto e ben sorvegliato da decenni e, soprattutto, la grande
copertura forestale lo rende meno visibile all"uomo". Per una volta non più
nemico.


Approfondimenti:

DOVE SI TROVANO. I boschi del Crinale Romagnolo si estendono nel Parco
nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna e coprono il
versante montano tra San Benedetto in Alpe e Bagno di Romagna, in provincia
di Forlì-Cesena. Si raggiungono da una delle cinque statali
che salgono all"Appennino ai passi del Muraglione, dei Tre Faggi,  della
Calla,  dei Mandrioli e dello Spino.
LA CITAZIONE. "... Mi piacerebbe vedere i grandi progressi del
rimboschimento in quella montagna... ora potrei apprezzare con un un poco
più di conoscenza del Suo grande lavoro... io sono obbligato nei confronti
del Suo insegnamento... di come è bello conoscere un bosco in modo veramente
giusto per apprezzarlo e valutarlo..."
lettera del Granduca Leopoldo II di Toscana scritta all"ispettore forestale
Carlo Siemoni, 22 luglio 1862.
APPUNTI DI NATURA. Fitte faggete con isolati esemplari di acero di monte e
sorbo degli uccellatori scendono dal crinale verso le selvagge valli della
Romagna, dove al faggio si mescolano grandi abeti bianchi, rari esemplari di
tasso e agrifoglio e varie latifoglie come olmo montano, acero riccio,
frassino maggiore, tiglio nostrano. Nel sottobosco si succedono fioriture di
colombina, bucaneve, scilla, anemone dei boschi, dentarie, mercorella,
geranio nodoso, sigillo di Salomone a foglie verticillate, acetosella e
quelle più rare di giglio martagone e balsamina gialla. Lungo i corsi
d"acqua vegetano salici e ontani e fioriscono la calta palustre e i
farfaracci. Dove gli affioramenti rocciosi interrompono le formazioni
boscate compaiono esemplari di sorbo montano e macchie dorate di
maggiociondolo alpino. All"ombra dei boschi vivono cervo, capriolo, daino e
cinghiale, insieme a molti uccelli tra i quali l"astore e l"aquila reale;
negli angoli più umidi si nascondono geotritone, salamadra pezzata e
salamandrina dagli occhiali. Il predatore più importante è però il lupo,
tornato a vivere stabilmente in questi splendidi boschi oggi tutelati dal
Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, che riunisce il versante
romagnolo a quello toscano, con le abetine di Camaldoli e la  suggestiva
selva della Verna.


IL MULINO DEL PARCO. Questa è una storia  di un mulino che a Fiumicello,
frazione di  Premilcuore, da una decina d'anni ha ripreso come una volta a
macinare frumento, castagne secche e granturco. "Per una trentina d"anni,
dopo secoli di attività, lo abbiamo chiuso per cercar fortuna altrove",
spiega il suo proprietario, Domenico Mengozzi, "ma la passione per questo
lavoro mi ha portato a restaurarlo e, oggi che sono in pensione, a farne una
specie di museo". Il mulino ad acqua della famiglia Mengozzi è una
costruzione, su tre piani, che sfrutta la caduta dell"acqua presa dal fiume
e raccolta in una riserva, il bottaccio. Aperta la saracinesca a
ghigliottina si mettono in funzione le pale della turbina di rovere, che
appoggia sulla banchina e fa girare la macina di pietra. Nella tramoggia ci
sono le granaglie che il mugnaio, lentamente fa cadere nella macina, e
divenute farina le raccoglie nel matriccio.
ITINERARIO. L'itinerario si svolge nel cuore del Crinale Romagnolo, nel
Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, e collega il Giardino della flora
appenninica Valbonella (inaugurato nel 1983 conta oggi 650 specie botaniche)
al mulino ad acqua della famiglia Mengozzi, restaurato e funzionante,
visitato ogni anno da migliaia di studenti. Il tragitto è lungo circa 10
chilometri, si svolge a piedi con un dislivello in salita di 462 metri e
necessita per il suo compimento di 5 ore circa di cammino.
Si parte dall"area attrezzata del giardino di Valbonella (729 m), che merita
una visita e vicino cui si lascia una prima auto: l"area botanica si
raggiunge facilmente da Corniolo, borgo montano a 12 chilometri da Santa
Sofia, lungo la statale n. 310 che sale al Passo della Calla. Si segue la
sterrata che costeggia l' area faunistica fino al fabbricato di Valdonasso di
Sotto. Si imbocca, a destra, una stradina forestale (segnavia Cai 265) e
dopo una serie di tornanti si sale alla casa di Valdonasso di Sopra (876 m)
e al Passo di Valdonasso. Dal qui, a sinistra, si prende la mulattiera
(segnavia n. 301, Gran Circuito della Romagna) per arrivare al Passo della
Braccina (957 m), poi su una strada forestale piena di tornanti si sale al
Monte dell"Avorgnolo (1.165 m) e al Lavacchio. Si raggiunge un boschetto di
pini e, sul sentiero di crinale, si aggira il Monte Ritoio (1.193 m) per
ammirare i panorami sulla foresta di Campigna e sulla Riserva integrale di
Sasso Fratino.
Si scende, a sinistra deviazione per Monte Cavallo di Sopra, a destra sulla
pista forestale (1.029 m, Cai 307) che serpeggiando conduce ai ruderi di
Casa Pian di Mezzano (952 m). Si segue poi la mulattiera medievale, che in
antico collegava la valle del fiume Rabbi a quella del Bidente, e in un
continuo alternarsi di radure e foreste si giunge al Fosso della Docciola.
Superato il rio si raggiunge il mulino Mengozzi (627 m): dove, alpiccolo
parcheggio prenderemo una seconda auto per tornare al nostro punto di partenza.  
COME SONO PROTETTE. Le foreste romagnole fanno parte del Parco nazionale
delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, Z 0575 503029
(Pratovecchio), 0543 971375 (Santa Sofia). Internet www.parks.it/
parco.nazionale.for.casentinesi

  

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