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ITALIA
DA VIVERE
Airone
settembre
2000
Arcipelago
Toscano: Parco a
due facce
OCEANOMARE
di Antonio
Lopez
Sette isole da
sogno. E 60.000
ettari di
ambienti
acquatici
tutelati. Sono
le anime dell'area
protetta che
vanta il più
grande parco
marino d'Europa
Fu per colpa di
una dea
distratta, che
uscendo dalle
onde del Tirreno
fece
cadere in acqua
il suo diadema
con sette gemme.
Quella divina
era Venere, la
più bella dell'Olimpo.
E quelle gemme
diventarono per
incanto l'Arcipelago
Toscano,
meraviglia dell'Alto
Mediterraneo.
Così recita la
leggenda. E a
vederle dall'alto
le sette isole,
distese a forma
di semiluna,
quasi una
collana da
Livorno fino all'Argentario,
rivelano quel
fascino
mitologico e
quella forza
selvaggia della
natura.
Una energia che
si manifesta
negli scenari da
oceano di isole
sperdute e
disabitate, come
Montecristo: la
riserva più
integrale d'Europa.
Nell'imponenza
dei profili dell'Elba
e del Giglio, le
isole più
grandi.
Negli strapiombi
colorati di
fuoco a Capraia,
sulla punta
dello Zenobito.
Nei litorali
verdi di macchia
su di un mare di
cristallo, a
Giannutri. Negli
scrigni
rocciosi,
custodi di
centinaia di
specie
mineralogiche
all'Elba. E
nei fondali
azzurri, come a
Pianosa, a
Gorgona e a
Montecristo, tra
i più
integri del
Tirreno, dove
ondeggiano
praterie di
posidonia e
ventagli di
gorgonie: rifugi
per cernie
gigantesche,
capponi,
occhiate,
cavallucci
marini. E dove
in mare aperto,
come in una
piccola
California,
incrociano
delfini,
stenelle,
balenottere e
capodogli .
IL PARCO E I
MINERALI
Da poco più di
quattro anni, la
gran parte di
questo eden di
terra e mare è
diventato il
Parco nazionale
dell'Arcipelago
Toscano. "La sua
istituzione è
avvenuta il 22
luglio del 1996.
E comprende più
della metà del
territorio
delle isole,
17.887 ettari a
terra, e buona
parte dei loro
fondali: 56.766
ettari a mare
che
rappresentano la
più grande area
marina protetta
d'Europa",
spiega il
professor
Giuseppe Tanelli,
58 anni,
ordinario di
mineralogia all'Università
di Firenze e
presidente del
parco dalla sua
nascita.
Entra nel
merito: "La
storia geologica
delle isole è
affascinante. Ci
porta
indietro a 500
milioni di anni
fa, con l'Europa
che incontra l'Africa.
Qui
si salda il
confine, la
cerniera di due
mondi geologici
ben distinti.
Quello
alpino e
paleo-europeo,
rappresentato
dalla Sardegna e
dalla Corsica
fino a
Gorgona. E
quello
appenninico e
paleo-africano,
di cui la
Toscana
continentale è
figlia".
Così le isole
sono
geologicamente
diverse l'una
dall'altra?
"Capraia è nata
da eruzioni
vulcaniche,
quattro milioni
di anni fa:
basta
osservare la
punta dello
Zenobito, uno
spaccato del
vulcano, per
rendersene
conto. Pianosa,
una portaerei
naturale nel
Mediterraneo, è
l'ultima nata e
fino a due
milioni di anni
fa era simile
alle Bahams, con
scogli e
isolotti
come nelle
Antille".
Ma è l'Elba lo
scrigno più
prezioso. "Nella
parte orientale
dell'isola per
3.000 anni si è
estratto il
ferro: il primo
nel
Mediterraneo,
intorno al
IX-X secolo
avanti Cristo.
È stata la più
lunga attività
estrattiva del
mondo, durata
fino al 1980, e
oggi quest'area
è inserita
nella lista
provvisoria dell'Unesco
dei monumenti
geologici
dell'umanità.
Su quest'isola
sono state
individuate
circa 200 specie
mineralogiche
diverse. I più
grandi
studiosi di
mineralogia,
dall'Illuminismo
in poi, hanno
frequentato e
studiato l'Elba.
Minerali come l'ilvaite,
da Ilva il nome
romano dell'isola,
sono presenti in
tutti i musei
del mondo. Poi
il versante
occidentale, la
terra del
granito, dove ci
sono dei filoni
che ospitano
minerali
policromi,
dalle tormaline,
alle
acquemarine, ai
berilli di una
bellezza
eccezionale. E
non c'è museo
al mondo che non
brami di avere
una elbaite o
una tormalina
elbana".
CONTARE I
DELFINI
Gorgona. Claudia
Lorenzini e
Tundra Tommasoni,
volontarie dell'associazione
Dorad, con altri
due
collaboratori,
escono di buon
mattino con la
piccola
barca a motore.
Dall'alto di
Punta Paratella,
altri due
volontari
osservano
il mare muniti
di grossi
binocoli. Scene
come queste si
ripetono in
estate
da due anni. "Organizziamo
campi di lavoro
per censire i
mammiferi
acquatici
dell'arcipelago.
Per farlo ci
ospitano nell'area
civile della
Colonia penale
dell'isola, dove
organizziamo dei
turni e
coinvolgiamo una
quarantina di
persone a
stagione",
racconta la
trentenne
Tommasoni,"a
settembre si
vedono
soprattutto
stenelle
striate, in
gruppi di 8-15
individui, e
qualche
tursiope. Mentre
a ottobre, a
poche miglia
dalla costa, c'è
il passaggio
delle
balenottere e
dei capodogli".
Ma il loro
lavoro non
finisce qui.
"Durante l'inverno
il risultato
delle nostre
ricerche lo
divulghiamo
nelle
scuole toscane,
per avvicinare
il maggior
numero di
persone alla
tutela e al
rispetto del
mare".
IL SANTUARIO
MARINO
Nel novembre
dello scorso con
un accordo tra
Italia, Francia
e Principato di
Monaco si è
costituito il
Santuario
internazionale
dei cetacei: 100
chilometri
quadrati di mare
compresi fra
Tolone, il nord
della Sardegna e
il
sud della
Toscana. "In
questo angolo di
mare le
concentrazioni
di delfini e
balene sono da
due a quattro
volte superiori
alla media del
Mediterraneo",
spiega lo
zoologo Fernando
Dini, ordinario
dell'Università
di Pisa, "perciò
è necessario
proteggerli.
Capodogli e
balenottere
seguono il
plancton,
stenelle e
tursiopi il
pesce azzurro da
predare. E le
loro rotte
attraversano l'arcipelago,
che è una parte
importante del
santuario".
"Abbiamo circa
60.000 ettari di
mare, con
livelli di
salvaguadia
diversi.
Da Montecristo,
che è riserva
integrale, a
Gorgona,
Capraia,
Giannutri e
Pianosa, nei cui
fondali c'è la
più ricca e
integra prateria
di posidonia
del Tirreno",
puntualizza
Tanelli. Ma per
proteggerli non
basta solo il
parco, c'è
bisogno di
maggiori
controlli.
PERICOLO
PETROLIERE
Il traffico
delle
petroliere. Sono
350 milioni le
tonnellate di
petrolio che
incrociano ogni
giorno nel
Mediterraneo. "Parte
di questa merce,
necessaria
e maledetta,
arriva nei porti
di Marsiglia,
Genova, Livorno,
Piombino, e ciò
mette a rischio
le nostre coste
e il nostro mare",
denuncia il
presidente
del parco. "Occorre
regolamentare
meglio il
traffico.
Occorre che le
navi
abbiano i doppi
scafi e siano
sicure, per
evitare rischi
all'ecosistema,
all'economia che
è imperniata
sul turismo".
Quest'anno ci
sono stati un
paio di allarmi,
per sversamenti
in mare. "Per
legge queste
pulizie debbono
essere
effettuatenei
porti, in modo
da
conferire i
reflui e
smaltirli",
ribatte Tanelli,
"invece, si
vedono in mare
aperto delle
macchie d'olio,
provenienti da
lavaggi illegali
dei serbatoi.
Sono operazioni
criminali che
vanno punite.
Creano danni
alla natura e
all'economia.
Per bonificare
un tratto di
costa della
sponda orientale
dell'Elba, nei
pressi di Mola,
una delle ultime
zone umide dell'arcipelago,
abbiamo speso
quest'anno 200
milioni di lire".
Cosa si può
fare? "Si
possono usare
satelliti,
telerilevamenti
per accertare
in tempo reale l'illegalità
e chiudere la
porta a questi
delinquenti".
IL RISCATTO DI
PIANOSA
Pianosa si ridà
un'anima e un
nuovo futuro.
Per 150 anni è
stata una
colonia
penale. Qui fu
esiliato dal
regime fascista
Sandro Pertini
e, in tempi più
recenti negli
anni drammatici
delle stragi di
mafia e
terrorismo, il
generale Carlo
Alberto Dalla
Chiesa istituì
l'Agrippa, la
sezione di
massima
sicurezza per i
condannati del
41bis. "Oggi l'isola
del diavolo,
considerata
prigione
disperata per
carcerati e
cercerieri,
apre le porte a
una comunità
di benedettini
della Fraternità
di Gesù. I
primi sono
arrivati all'inizio
di
maggio", ricorda
Nino Martino,
direttore del
parco, "e qui si
gioca una
delle grandi
sfide del parco.
Il 23 marzo è
stato firmato a
Roma un
protocollo tra
il Ministero
delle delle
finanze
(proprietario
dell'isola),
il Ministero di
grazia e
giustizia, la
Regione Toscana,
la Provincia di
Livorno, il
Comune di Campo
nell'Elba, nel
cui territorio
è inclusa
Pianosa.
È servito per
individuare le
linee di
sviluppo dell'ex
colonia penale.
Che
sono l'agricoltura
biologica, la
ricerca
scientifica e le
attività
turistiche
sostenibili e a
numero limitato
di presenze",
chiarisce il
dirigente.
NATURA E RICERCA
Una scommessa
non facile da
vincere. "Ci
sono 65.000
metri cubi di
edifici
che dovranno
essere
restaurati. C'è,
per esempio, il
sito di
catacombe
cristiane più
grande a nord di
Roma da
proteggere. Così
come i delicati
equilibri
ambientali,
terrestri e
marini. Ma l'isola
va ripopolata.
Con
attenzione, ma
va nuovamente
abitata",
chiarisce
Tanelli,"il
primo
insediamento sarà
fatto con i
monaci
benedettini di
Lanuvio, nei
Castelli
Romani, che già
da tempo
praticano l'agricoltura
biologica.
Saranno poi
coinvolte
cooperative di
giovani e
sperimentato il
turismo
sostenibile.
Solo
conoscendo le
bellezze di
Pianosa, la
gente si sentirà
motivata a
difenderla
e a conservarla
bella com'è.
Così da due
anni
consentiamo
visite guidate,
su prenotazione
e non più di
100 persone".
Non mancano i
progetti. "Con
l'Istituto
Agro-metereologico
del Cnr e
insieme
a decine di
università
statunitensi ed
europee", spiega
Tanelli, "vogliamo
realizzare a
Pianosa un
importante polo
didattico-scientifico
per lo studio
dei cambiamenti
climatici del
pianeta. E
misurare l'interazione
dell'anidride
carbonica fra
atmosfera e
superficie
terrestre, in un
ambiente
come questo
isolato ed
esente da
inquiamenti".
I PRIMI BILANCI
Nonostante il
parco funzioni
da quattro anni
i primi
risultati si
cominciano
a vedere. Si
sono finanziate
ricerche
scientifiche a
Pianosa,
programmi di
controllo e
prevenzione
della
popolazione dei
cinghiali all'Elba.
Recuperati
sentieri e
antichi
tracciati per
280 chilometri,
in gran parte
delle isole.
Inaugurata la
sede a
Portoferraio e
aperti centri
visita: le case
del parco
a Rio nell'Elba
e a Marciana, e
una prossima a
Capraia. Messe
in cantiere
opere per
consentire
immersioni
guidate alla
conoscenza dei
fondali a
Giannutri e
Capraia.
Restaurati
antichi edifici,
come la tonnara
all'Enfola,
sull'isola d'Elba,
e recuperate
importanti aree
archeologiche
come i Bagni
di Agrippa, a
Pianosa. E,
soprattutto, si
sono svolte
mille iniziative
per
educare e
avvicinare
grandi e piccoli
a questa natura
marina.
LA SFIDA DEL
TURISMO
Una natura che
non smette di
stupire. "Ad
agosto, mentre
inauguravamo la
casa del parco
di Marciana,
abbiamo visto al
largo tre
capodogli",
rivela il
direttore
Martino, "quest'anno,
inoltre, per la
prima volta il
gabbiano
corso si è
riprodotto anche
a Pianosa, con
una decina di
coppie. E, da
quando abbiamo
vietato l'accesso
nei suoi siti
riproduttivi, ha
consolidato
la sua presenza
sia a Capraia
che al Giglio.
La sua
popolazione
nell'arcipelago
è di 400-500
coppie, dopo
quella della
Corsica è la più
importante del
Mediterraneo". E
non solo.
"Vogliamo
tutelare anche i
giardini, i
piccoli parchi
cittadini e gli
alberi
monumentali,
come il pino
domestico della
chiesetta di
Monserrato o i
tanti
lecci e castagni
vicino a Marcia",
spiega il
botanico Guido
Moggi, "o gli
alberi di frutti
ormai
dimenticati,
perché anche
questi sono una
risorsa per
il parco.
Ricordano il
legame con la
sua gente. Che
è antico e va
salvaguardato".
Tanti progetti e
risultati. Ma i
problemi da
risolvere sono
ancora tanti.
Istituire un
parco naturale
sull'Elba, una
delle capitali
del turismo
europeo, con 2
milioni di
arrivi a
stagione e un
volume di affari
per oltre
1.200 miliardi,
non è stato
facile. "All'inizio
c'erano i
conflitti.
Migliaia di
persone hanno
manifestato a
Roma, Firenze e
all'Elba perché
temevano di
veder
compromesso la
loro economia. E
sono stati
accumulati ben
11 ricorsi al
Tar (Tribunale
amministrativo
regionale) da
parte di enti
locali e
associazioni
produttive. Ma
è acqua passata",
ricorda Tanelli.
"Oggi la realtà
è cambiata. Le
iniziative del
parco aiutano a
dilatare la
stagione
turistica sull'isola.
Il turismo ha
portato
ricchezza a
queste
terre. Il cui
grande
patrimonio è
costituito da ciò
che la natura ha
donato;
e da ciò che
l'uomo con il
suo lavoro ha
prodotto. E
questo
patrimonio non
può essere
intaccato". Si
possono
utilizzare gli
interessi, ma il
capitale
va lasciato
intatto.
Box 1
LA FAUNA DELL'
ARCIPELAGO:
Un raro gabbiano
tra delfini e
giganti del mare
Il simbolo del
parco è il
gabbiano corso (Larus
audouinii). Ha
il becco
color corallo,
pesca il pesce
in mare aperto
ed è tra gli
uccelli più
rari
del
Mediterraneo:
circa 2.000
coppie in tutto,
la gran parte in
Corsica. Tra
Capraia, Pianosa
e Giglio, ne
nidificano quasi
500.
- Cetacei.
Capodogli,
balenottere
comuni, delfini,
stenelle striate
e
tursiopi,
con un pizzico
di fortuna si
possono ammirare
al largo della
Gorgona o della
stessa isola d'Elba.
- Tartarughe.
Ogni anno,
grazie all'intervento
delle
capitanerie di
porto,
si salvano da
morte certa un
paio di
tartarughe
marine (Caretta
caretta).
- Carnivori. È
la martora (Martes
martes) la
signora dei
boschi maturi
dell'Elba.
Formidabile
predatrice di
topi e uccelli
è l'unico
mustelide
dell'Arcipelago.
Se ne stimano
30-50 esemplari.
- Falchi. La
specie più
rappresentativa
è il Falco
pellegrino
(Falco
peregrinus),
capace di
toccare in
picchiata i 200
km/ora. Nidifica
nel parco
in 30 coppie.
- Ungulati.
Portati dall'uomo,
il muflone e il
cinghiale
frequentano i
boschi di
latifogliedell'Elba.
Del primo si
stimano un
centinaio di
capi (di
cui una ventina
a Capraia), del
secondo almeno
2.000.
- Capra di
Montecristo.
Merita
particolari
attenzioni perché
è stimata in
appena 300
individui. La
Capra aegagrus
vive sulla
disabitata isola
di
Montecristo, è
riconoscibile
per le
corna a
scimitarra.
Box 2
Arcipelago da
vivere
I SENTIERI DI
NAPOLEONE
Sette isole
(Elba, Capraia,
Gorgona,
Montecristo,
Giglio, Pianosa
e
Giannutri) e una
quarantina di
isolotti e
scogli. Questo
è l'Arcipelago
Toscano e di
questo
straordinario
patrimonio
ambientale il
parco nazionale,
istituito nel
1996, ne
protegge 17.887
ettari a terra e
56.776 in mare.
L'isola più
grande è l'Elba,
la più piccola
è Gorgona;
mentre la vetta
è il
monte Capanne,
alto 1.019
metri.
- Il parco. La
sede è a
Portoferraio (Livorno),
Elba, in via
Guerrazzi 1,
tel.
0565.919411, fax
0565.919428,
e-mail: parco@elbalink.it.
- I comuni.
Capoliveri,
Capraia, Giglio,
Livorno,
Marciana,
Marciana Marina,
Marina di Campo,
Porto Azzurro,
Portoferraio,
Rio nell'Elba e
Rio Marina.
Province:
Grosseto e
Livorno.
- Internet. www.islepark.it
- Centri visita.
A Rio nell'Elba
e Marciana. In
allestimento a
Giannutri,
Capraia e
Pianosa.
- Sentieri
natura. La rete
del parco è di
circa 280
chilometri. L'itinerario
principali è la
Gte (Grande
traversata
elbana) che all'Elba,
da Pomonte e
fino a Cavo,
segue la dorsale
dell'isola per
antichi
sentieri. È uno
straordinario
tracciato
panoramico che
risale monti
(Capanne,
Calamita,
Castello,
Serra),
attraversa
boschi e si
collega alle
spiagge e ai più
suggestivi paesi
dell'isola.
Altri sentieri
curati dal parco
sono al Giglio,
a Giannutri e a
Capraia.
- Come arrivare.
A Portoferraio
(Elba), linee di
traghetto e
aliscafo da
Piombino e
Livorno: da qui
partono imbarchi
per gli altri
porti dell'isola
e
per il Giglio,
Capraia,
Giannutri e
Pianosa. A
Capraia
traghetti da
Livorno
e Portoferraio.
A Giglio Porto,
traghetti da
Porto Santo
Stefano
(Grosseto).
- Musei. A Rio
Marina: Museo
minerario elbano,
tel.
0565.962747;
Parco
minerario Isola
d'Elba, tel.
0565. 962088. A
Rio nell'Elba,
Museo minerali
elbani, tel.
0565.93294. A
Marciana, Museo
archeologico del
Pretorio, tel.
0565. 901215. A
Portoferraio:
Museo
archeologico
Fortezza della
Liguella,
tel. 0565.
937370; Museo
napoleonico
Palazzina dei
Mulini, tel.
0565.915846;
Museo
napoleonico
villa di San
Martino, tel.
0565.914688.
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