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I
PERSONAGGI
AIRONE
n.246 ottobre
2001
Alfonso
Alssandrini:
Una vita al
servizio delle
nostre foreste
By Antonio Lopez
"se
bruci un albero,
distruggi un
sogno,
i nostri boschi
continuano
a bruciare
per colpa della
gente
che non
vuole sognare"
da Gli Alberi
Monumentali d'Italia,
1990
L'Italia delle
foreste. Quella
degli alberi
monumentali, dei
boschi
letterali, delle
pinete
mediterranee,
dei parchi
nazionali, della
montagne
che uniscono
uomini e
territorio,
regalano armonia
e ci legano più
alla
natura, hanno
avuto un grande
amico. Un amico
che prima di
altri ha
compreso
il loro valore
ambientale,
sociale,
economico e
culturale. Un
maestro che ha
insegnato a
generazioni di
forestali, di
studiosi, di
amanti della
natura,
l'importanza di
restaurare un
monte ferito, di
scoprire con
occhi curiosi e
nuovi il
territorio, di
camminare alla
ricerca di
orizzonti, non
solo
ecologici ma di
emancipazione
culturale.
Parliamo di
Alfonso
Alessandrini,
direttore
generale per 15
anni
dell'Economia
montana e delle
foreste e del
Corpo forestale
dello Stato; un
"uomo al
servizio delle
foreste" - come
si definiva - e
tra i padri del
moderno
protezionismo,
amico di Airone
e suo prezioso
collaboratore,
che ci
ha lasciati per
un male
incurabile all'età
di 73 anni il 15
maggio del 2001.
Itinerari della
solitudine, un'antologia
di "frammenti" e
lavori raccolti
negli ultimi
cinque anni di
vita, appena
pubblicata,
diventa quasi un
testamento per
capirne il
pensiero, la
sensililità
umana e la
profonda
cultura dell'uomo,
che lasciata l'Amministrazione
forestale
nazionale ha
potuto con più
libertà pensare
ai temi che ne
hanno
caretterizzato
la vita
di studioso:
anche se negli
stessi anni è
stato presidente
del giovane
Parco
nazionale del
Gran Sasso-Monti
della Laga e
dello storico
Circeo.
"La solitudine
può essere una
grande compagna
quando si
cammina nei
monti,
nei boschi e si
ammira il
paesaggio
naturale.
È cattiva
compagna in città",
scrive
Alessandrini
nella premessa
di questa sua
ultima fatica. "Gli
itinerari della
solitudine sono
percorsi di
speranza, non di
sofferenza,
perché
consentono di
capire,
contemplando le
manifestazioni
della natura, il
cammino della
vita, la
gerarchia e il
valore degli
avvenimenti".
Sono veri, anche
quando sono
immaginari. E si
tingono di una
carica di
spiritualità.
Di forza
letteraria. "Chi
ama e vive la
natura, sente il
desiderio di
contemplare, non
di parlare.
Lungo i sentieri
è più facile
trovare
soluzioni ai
propri problemi
di lavoro e
privati, senza
discutere.
Le idee migliori
affiorano nel
silenzio. Quanto
più intensa è
la dimensione
ambientale degli
ecosistemi,
tanto più alta
è la soluzione
ai nostri
problemi". E chi
ha orercchie per
ascoltare.
Ascolti.
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