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AIRONE n. 256  agosto 2002
 

JOHANNESBURG:  ULTIMA OCCASIONE


di
Antonio Lopez

 

A Johannesburg, in Sudafrica, dal 26 agosto al 4 settembre si svolge il
Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile. Dieci anni dopo il Summit di
Rio de Janeiro i grandi della Terra, 147 capi di Stato e di Governo e 191 Paesi rappresentati, si incontrano per approvare una nuova Dichiarazione e
ribadire l'impegno per migliorare le condizioni di vita dei popoli e per
rispettare l'ambiente. Airone vi anticipa i contenuti e i possibili
risultati


Testo
L'appuntamento è al Sandton Convention Centre di Johannesburg, in Sudafrica.
Dall'altra parte del Pianeta. Qui nella patria di Nelson Mandela, il
"vecchio leone" sudafricano che ha sconfitto l'apartheid. Nel Paese dei
grandi spazi e dei luminosi orizzonti, popolati di antilopi, rinoceronti e
ghepardi, arrivaranno dai quattro angoli della Terra in migliaia tra
presidenti e capi di Stato, ministri e delegati governativi di oltre 190
Paesi e rappresentanti di organismi e associazioni nazionali e
internazionali accreditate. E per dieci giorni dibatteranno di povertà, di
obiettivi di sviluppo, di siccità e desertificazione, di energia e
inquinamento, di salute e biodiversità degli ambienti naturali. E, speriamo,
trovino accordi efficaci per tracciare un nuovo e più concreto itinerario di
ecosostenibilità per il nostro mondo. La condizione indispensabile per dare
un futuro all'umanità e all'ambiente in cui vive.

PRIMA DEL VERTICE
Ma a differenza di 10 anni fa, prima del Summit delle Terra di Rio de
Janeiro, in Brasile, in questa vigilia c'è meno ottimismo. E alberga quasi
la preoccupazione che anche questa possa essere un'occasione mancata.
"Siamo preoccupati perché tutte e quattro le PrepCom, gli incontri
preparatori per il Vertice di Johannesburg sono state un mezzo fallimento.
E, in particolare, le ultime due di quest'anno", parla chiaro Gianfranco
Bologna, portavoce del Wwf Italia, presente a Rio nel 1992 e in delegazione
con il Wwf internazionale nella città sudafricana. "A marzo scorso a
Monterrey, in Messico, nella prima Conferenza Onu sui finanziamenti per lo
sviluppo c'erano la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale e
l'Organizzazione mondiale per il commercio. Si doveva decidere di temi
nodali come l'eliminazione del debito dei Paesi poveri, dei sistemi
innovativi e dei finanziamenti per le tecnologie pulite. Tutte proposte
rimaste al palo, perchè la finanza di fronte a queste scelte usa sempre le
vecchie regole del capitalismo. È convinta che lo sviluppo si possa avere
solo puntando su tecnologie che usano combustibili fossili (carbone,
petrolio e loro derivati) e cerca di lasciare le cose come stanno", continua
il dirigente ambientalista. "Così è stato anche a giugno a Baly, in
Indonesia, dove sotto la regia dell'ex ministro dell'Ambiente indonesiano
Emil Salim, si è stilato un Piano d'Azione per il Vertice troppo generico,
che affronta i problemi senza dare tempi e metodi di soluzione concreti. E
così rischia di non essere applicato. E, infine, si sperava di arrivare a
Johannesburg con il Trattato di Kyoto sulla riduzione dei gas serra,
ratificato da tutti i Paesi firmatari e così non è stato: ad oggi lo hanno
fatto in 74 ed è presumibile che l'obiettivo si centrerà a fine anno" .

L'AGENDA DI KOFI ANNAN
Lo stesso Kofì Annan, segretario generale delle Nazioni Unite, ammette i
fallimeti del dopo Rio: dove si firmarono due Convenzioni (clima e
biodiversità), si approvò l'Agenda 21 (un ampio documento per favorire in
questo secolo lo sviluppo sostenibile) e si approvò la Dichiarazione di Rio,
con principi innovativi come quello precauzionale, a cui i Paesi si
sarebbero dovuti ispirare. E Annan lo denuncia nel documento "Implementing
Agenda 21" e lo scrive chiaro nell'ultimo rapporto del Worldwatch Institute,
indicando le principali emergenze a cui il Vertice di Johannesburg deve dare
risposte concrete: "Occorrono strategie più efficaci per favorire lo
sviluppo sostenibile. Dobbiamo intensificare la lotta alla povertà e
valutare i rischi della globalizzazione e del mercato globale. Dare nuova
energia ai trattati e agli altri accordi internazionali per conservare la
biodiversità, proteggere le foreste, stare in guardia rispetto al
cambiamento climatico, arrestare la desertificazione. Dovremo reinventare il
modo di governale le nazioni e il Pianeta. E avere bisogno di una più forte
collaborazione tra governi, organizzazioni non governative, mondo della
ricerca scientifica e privati".
 
I TEMI A CONFRONTO
La sfida è immensa. "Il primo grande problema da affrontare è quello della
povertà nel mondo e di ciò che ne consegue: l'aumento delle malattie, in
primo luogo dell'Aids (36 milioni di persone ne sono affette),
l'analfabetismo, l'indebitamento con i Paesi ricchi", spiega Luisa Arezzo,
responsabile dell'Ufficio internazionale di Legambiente. E aggiunge: "800
milioni di persone non hanno cibo sufficiente per sopravvivere, a più di un
miliardo manca l'acqua potabile e sono almeno 11 milioni i bambini, sotto i
cinque anni, che muoiono ogni anno per fame e mancanza di cure per malattie
diarroiche, respiratorie e malaria".
Cosa si può fare? "Kofì Annan ha sollecitato le nazioni donatrici a
raddoppiare i finanziamenti per l'assistenza, portandoli a 100 miliardi di
dollari l'anno (200.000 miliardi circa delle vecchie lire).
Rappresenterebbero lo 0,5 per cento del Pnl (prodotto nazionale lordo) degli
Stati industrializzati, come ha stimato il presidente della Banca Mondiale,
James Wolfensohn", risponde Arezzo.
Ma ci sono altri problemi. "La mancanza di acqua dipende da vari fattori. Da
quelli ambientali (dal cambiamento climatico all'aumento della
desertificazione) a quelli umani di speculazione, come da noi, in Sicilia",
puntualizza Gianfranco Bologna, "e c'è anche il rischio che i grandi gruppi
industriali che vendono acque minerali e bibite, come già avviene negli
Stati Uniti e Canada, privatizzino molte delle fonti d'acqua disponibili".
Così, anche per bere e coltivare, si innescherebbe un meccanismo perverso
come quello per il debito del Terzo mondo. "I Paesi poveri, stretti nella
morsa di 2.500 miliardi di dollari da pagare, per sopravvivere firmano altri
crediti, i cosiddetti Programmi di aggiustamento strutturale, con il Fondo
Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, e si indebitano ancora. E
diventano più poveri".

IL TEMPO DELLE SCELTE
Tutti, però, concordono su di un aspetto chiave. "Pochi obiettivi, ma chiari
e realizzabili", rilancia Arezzo, "per esempio, occorre dimezzare entro il
2015 il numero delle persone che non hanno accesso all'acqua. Dimezzare il
miliardo e duecento milioni di coloro che vivono con meno di un dollaro al
giorno". E spingere sull'eco-sviluppo. "A Genova, mentre in piazza ci si
bastonava, per gli otto grandi del G8 abbiamo stilato un progetto per
approvvigionare, nei prossimi 10 anni, 2 miliardi di persone con tecnologie
a energie rinnovabili. Basterebbe questo per fare un grande passo avanti",
ribatte Bologna.
Non mancano, però, segnali incoraggiati. I tre Stati che hanno organizzato i
vertici mondiali, Svezia (Stoccolma, nel 1972), Brasile e Sudafrica, stanno
preparando una loro proposta per rilanciare iniziative più concrete. Sempre
in Brasile un progetto italiano, coordinato dall'Ambasciata, sta riducendo
gli incendi in Amazzonia (Airone n.245). "Operiamo in un territorio grande
come l'Italia, mobilitando con i sindaci 3 milioni di persone", spiega
l'ambasciatore Vincenzo Petrone, " e siamo riusciti a ridurre fino all'80 per
cento gli incendi, spendendo pochi soldi e formando migliaia di operatori
locali". Un segnale incoraggiante per un Pianeta dove, come diceva David
Maria Turoldo, "O tutti insieme ci salveremo, o tutti insieme ci perderemo".
La sfida è aperta.


Approfondimenti

LE PRIORITA' DEL SUMMIT
Questi sono i temi principali da affrontare nei 10 giorni del Summit di
Johannesburg sullo sviluppo sostenibile.
1. Povertà. Va combattuta.  Sono circa 3 miliardi i poveri della Terra: 1,2
miliardi vivono con meno di 1 dollaro al giorno, altri 1,6 miliardi con meno
di 2.
2. Modelli di produzione e di consumi sostenibili. Vanno scelti. Secondo il
Wwf un terzo delle ricchezze naturali della Terra sono state distrutte negli
ultimi 30 anni.
 3. Energia e cambiamenti climatici. Occorre dimezzare le emissioni di
biossido di carbonio nel mondo entro la metà di questo secolo.
4. Commercio e ambiente. Le regole del commercio internazionale devono
rispettare i principi della sostenibilità ambientale.
5. Foreste. Occorre proteggere l'integrità degli ecosistemi forestali, che
continanuo a essere distrutti. 6. Fiumi e laghi. Le specie animali e
vegetali che popolano gli ecosistemi di acqua dolce si sono dimezzate in 30
anni. Inoltre per mancanza d'acqua, muoiono ogni giorno dalle 14.000 alle
30.000 persone.
7. Oceani. Un miliardo di persone si nutrono quasi esclusivamente di
alimenti marini. Negli oceani però vengono scaricati milioni e milioni di
tonnellate di veleni e i due terzi delle grandi aree di pesca sono
supersfruttamente.
8. Inquinamento chimico. Sono 80.000 le sostanze chimiche inventate e
diffuse dall'uomo e ogni anno vi si aggiungono altre 1.000 nuove. Il loro
impatto si riscontra in tutto il Pianeta.


ECOECONOMIA E SALUTE DELLA TERRA
Due libri e tre indirizzi Internet ci aiutano ad approfondire i temi di
Johannesburg. L'uno è Eco-economy (Editori Riuniti, pag. 380, euro 20,00) di
Lester Brown. Il fondatore del Worldwatch Istitute ci spiega come si può
ristrutturare l'economia globale per renderla più compatibile con gli
ecosistemi della Terra. L'altro è State of the World 2002 (Edizioni
Ambiente, pag.325, euro 21,50), il rapporto del Worldwatch Istitute che
quest'anno è dedicato al Summit. Info: johannesburgsummit.org, Wwf.it e  legambiente.com.


  

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