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FAMIGLIA CRISTIANA N. 14/2001

 AMBIENTE E NATURA

 Bracconieri nella rete

 

gli uomini del Noe perlustrano uno dei laghetti controllati nel corso dell’operazione

“Volo libero”.

 Cronaca di un’operazione del Noe nel Casertano

 

I Carabinieri hanno effettuato una battuta in un’area ricca di laghetti, in territorio della camorra, dove si pratica la caccia di frodo. E molti si chiedono che fare delle zone “liberate”:perché non ridarle alla gente?

di BARBARA CARAZZOLO - foto di Giancarlo Giuliani

 La partenza è fissata per le due di notte, appuntamento davanti alla stazione

dei Carabinieri di Mondragone. Thermos di caffè, stivali di gomma, torce,mappa dettagliata della zona e ordine di tenere le luci rigorosamente spente. Si va a caccia di bracconieri. Quelli con l’anima vigliacca del cecchino. Quelli che ogni primavera, a stagione venatoria chiusa, nella provincia di Caserta e lungo il litorale domizio, vanno a fare la guerra ad anatre marzaiole e altre specie acquatiche protette, come, per esempio, gli ormai rarissimi cavalieri d’Italia. E ci vanno con “cuor di leone”: ben nascosti dentro bunker di cemento armato incassati sottoterra davanti ai laghetti artificiali, talvolta affittati a caro prezzo (dai 15 ai 20 milioni di lire a stagione) da esponenti del clan dei casalesi, la camorra dura, quella che gestisce con pugno di ferro l’intero territorio; quella che non si muove foglia che lei non voglia. Figurarsi se si muove gente armata. Ci vanno con tutte le comodità, i bracconieri “cuor di leone”: richiami elettromagnetici che imitano il verso degli uccelli da abbattere. Illegali, naturalmente. Sagome finte o addirittura uccelli veri incatenati, per convincere gli animali a posarsi sull’acqua come comodi bersagli. Illegali anche questi. Fucili privi di “riduttore”, quindi in grado di sparare a ripetizione cinque colpi di seguito, senza bisogno di ricaricare. Illegali come sopra. Le auto civetta dei carabinieri si fermano dove comincia lo sterrato. Da qui in avanti si prosegue a piedi. Finalmente lo Stato ha deciso di reagire e sta partendo l’operazione “Volo libero”, pianificata dal Comando centrale del Noe, il Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri del colonnello Giuseppe Rositani, condotta dalle sezioni di Caserta e di Napoli e dalla compagnia di Mondragone, e coordinata dal sostituto procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Donato Ceglie, grande esperto di reati contro l’ambiente. Tutto è nato dalla segnalazione dei volontari della Lipu, la Lega italiana protezione uccelli, e dell’Osservatorio Zoomafia della Lav, la Lega antivivisezione, che partecipano all’azione come guardie venatorie.

Nel giro di qualche notte verranno controllate a campione alcune delle circa 300 “vasche” della zona, i laghetti artificiali scavati abusivamente dalla camorra per estrarre sabbia e interrare rifiuti tossici, oppure realizzati appositamente per questa caccia. Ma, soprattutto, verranno controllati i “puosti”, cioè i bunker che servono da appostamenti venatori e che, secondo alcuni pentiti del clan dei casalesi, sono spesso usati come rifugio provvisorio dai latitanti della camorra. Che, a quanto pare, non disdegnano qualche comodità.I “puosti” sono dei veri e propri “quartierini” scavati sottoterra sulle rive dei laghetti. Tetti di ferro dipinti di verde o coperti da teli mimetici li nascondono alla vista e lucchetti di acciaio a prova di scasso li proteggono da intrusioni non volute. Dentro, due stanze: una, con la feritoia dalla quale i bracconieri, comodamente seduti su vecchie poltroncine,

sparano. L’altra, ben piastrellata e isolata dall’umidità, arredata con letti a castello, cucinini da campo, armadietti, stufe e perfino scaffaletti di pronto soccorso.

  

armi e animali uccisi sequestrati.

  Sul lago, a pochi metri dai bunker, galleggiano le sagome dei richiami artificiali e nella luce dell’alba sembrano proprio animali veri. Dagli altoparlanti si diffonde nell’aria il verso registrato delle anatre.

 

 i richiami usati dai bracconieri

  Nel cielo passa uno stormo con la tipica formazione a V, e c’è qualcosa di commovente nel volteggiare incerto degli animali, sicuramente ignari del dispiegamento di forze e di tecnologia che li aspetta al varco. «Scusate ma non capisco », dice un giovane carabiniere alla sua prima uscita. «Che gusto c’è a sparare a bersagli praticamente immobili, attirati con l’inganno e attesi tranquillamente bevendo caffè?». «Per me è una malattia», ha risposto uno dei bracconieri fermati nel corso della notte, una cinquantina d’anni,

aria da uomo normale. «Lo so, sono in difetto. Ma agevolatemi, vedete di fare il possibile per non inguaiarmi ». I guai, invece, arriveranno. Soprattutto per quei due che, alla vista dei carabinieri, hanno tentato di fuggire abbandonando i fucili, le cartucce e le carcasse dei volatili già uccisi. Tra questi, anche due cavalieri d’Italia, uccelli trampolieri ormai in via di estinzione .

  

un bunker visto dall’esterno. In basso

 

I reati contestati: caccia  in periodo di chiusura, con mezzi non consentiti, con fucili privi di riduttore, praticata contro specie protette. Ma, anche, porto abusivo e inosservanza in materia di custodia di armi e tentativo di fuga. Le anatre, magari frollate a lungo, si possono mangiare. Ma i cavalieri d’Italia, e le cicogne, e gli aironi cinerini e tutti gli altri acquatici così belli e così indigesti? Si imbalsamano. C’è ancora chi trova “grazioso” arredare un angolo del salotto con i corpi freddi e impagliati di questi animali così eleganti in vita e così finti tra la finestra e la vetrinetta del tinello. Ma non è un’abitudine da sottovalutare: un esemplare di cavaliere d’Italia imbalsamato, ci dicono, può costare anche un milione di lire. Ed è, soprattutto, uno status-symbol da ostentare.

Che cosa accadrà quando l’operazione del Noe sarà conclusa? Cosa accadrà la prossima primavera, quando ricomincerà la migrazione degli uccelli acquatici? «Perché l’azione sia efficace, non deve restare un gesto saltuario», dice Rino Esposito della Lipu. «Occorrerà che tutti gli anni, in primavera, lo Stato torni a fare questi controlli, in modo che tra la gente si diffonda la consapevolezza che la legge esiste, che va rispettata, che questa non è terra di nessuno o, peggio ancora, terra di pochi. Già nel ’97 il Corpo Forestale dello Stato portò a termine un’operazione antibracconaggio nella zona: denunciò 50 bracconieri, sequestrò 50 fucili, seimila cartucce, cento richiami elettromagnetici». Poi, più nulla. Fino a oggi. «Una cosa è certa: tutti questi bunker sono abusivi », dice Ceglie. «Chiederemo il sequestro delle aree, e quelle demaniali, cioè dello Stato, verranno restituite

agli enti locali interessati.

 

il sostituto procuratore Donato Ceglie.

 

Su quelle appartenenti a privati, invece, oltre alla normativa relativa all’esercizio venatorio dovrà intervenire quella sull’assetto urbanistico, perché i proprietari hanno realizzato manufatti abusivi.

In teoria, i bunker andrebbero abbattuti». Ma se, invece di abbatterli, venissero confiscati? Se queste aree, invece di essere

sottoposte al rigoroso controllo-sfruttamento della camorra, tornassero ai cittadini? Se dalle feritoie di quei

bunker, invece delle canne dei fucili, spuntassero i binocoli della società civile, quella che i pochi animali rimasti

li vuole osservare, studiare, rispettare? «Sarebbe un bel segnale di voglia di ripristinare la legalità », commentano gli

stessi carabinieri presenti, e sono tutti giovani e ancora ricchi di ideali. «Io auspico che, quanto prima, in

provincia di Caserta alcuni di questi beni sequestrati possano diventare oggetto di gestione da parte delle associazioni

ambientaliste», commenta Donato Ceglie che, dopo aver seguito la vicenda scandalosa del villaggio Coppola (uno degli abusivismi edilizi più estesi e vergognosi dell’Italia intera, durato 30 anni, ma, ora, finalmente affrontato anche

in chiave di recupero e utilizzazione da parte dello Stato), vede con favore soluzioni di questo genere.

 

 

l’interno di uno dei bunker usati dai cacciatori di frodo, che ospitano anche camorristi

latitanti.

 

Certo non è facile gestire oasi naturali in territorio di camorra. Come garantire la sicurezza di quei coraggiosi che potrebbero impegnarcisi? La Lipu, per esempio, che già cura progetti di educazione ambientale alla foce del fiume Volturno, destinati agli studenti delle scuole superiori della zona, si dichiara disponibile a chiedere l’affidamento di alcune vasche. «La decisione spetta al ministero dell’Interno, ma una finalità ambientale dovrà vedere la supervisione e il coinvolgimento anche del ministero dell’Ambiente », commenta Ceglie. Non basta. Serve che tutta la società civile della zona creda in questo progetto. Risponderanno all’appello? «La camorra è massiccia, lavora in tutti gli ambiti, anche nel Palazzo», commenta monsignor Raffaele Nogaro,

vescovo di Caserta, da sempre al fianco di chi lotta contro le mafie e particolarmente attento alla sensibilità e agli ideali dei giovani. «Però, nella società civile si sta facendo strada un’attenzione nuova per la civiltà e la legalità. E i ragazzi, oggi, si interessano molto anche all’ambiente. Lo studiano, cercano di capirlo, lo vorrebbero preservare e difendere anche per imparare a rispettarlo e a recuperarlo. Da parte dello Stato ci vorrebbe davvero uno sforzo per creare situazioni nuove, di rottura rispetto al passato.Da qui potremmo ripartiretutti insieme».

  

Barbara Carazzolo   

 

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