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AIRONE
n.
250, febbraio
2002
BENTORNATO
ORSO
Nel Parco
Adamello Brenta,
in Trentino, in
25 anni un
progetto di
reintroduzione
farà crescere
la popolazione
di orsi da 3-4 a
40-60
individui.
Decine di
animali arrivano
in Friuli dalla
Slovenia, altri
vivono
nel Parco d'Abruzzo.
Eppure, il
futuro di questa
specie in Italia
è ancora a
rischio. Vediamo
perchè
DI Antonio
Lopez
CARISOLO,
Trento. Un
timido sole d'inverno
illumina l'alveare
di Bragole,
al
limite del bosco
di abeti rossi,
nel Parco
naturale
Adamello Brenta.
"La
vede quella rete
elettrica",
allunga l'indice
Agostino Caula,
pensionato di
72 anni e
apicoltore per
diletto, "l'ho
dovuta
installare perché
mi ha fatto
visita Daniza,
una delle orse
liberate due
anni fa. Mi ha
distrutto
un'arnia,
rovesciata un'altra
e divorato miele
e api". Ma
nonostante il
danno, che i
rapidi
indennizzi (i
soldi arrivano
in due mesi)
operati dal
parco e dalla
provincia
autonoma rendono
meno amari, è
favorevole all'arrivo
degli orsi
sloveni. "Purché
non siano troppi",
puntulizza ,"e
poi, da quando
c'è la rete,
non ho avuto più
visite".
A un tiro di
schioppo di
distanza, nel
paese di
Montagne (32
licenze di
caccia su 300
anime),
appuntiamo un
secondo
racconto. Ci
riferisce
Modesto
Simoni, classe
1930, che
davanti a un
bicchiere di
rosso Marzemino,
ci
ricorda l'incontro
di qualche mese
fa: "Alle sette
di mattina ero
appostato
nel capanno, in
località La
Possa. Sono
scappati via due
caprioli ed è
arrivato l'orso,
mi ha girato
intorno e se ne
andato via
tranquillo. Che
bella
esperienza...".
Qui, in Val
Rendena, a un'ora
d'auto da
Trento,
nemmeno gli
allevatori di
miele e i
cacciatori si
oppongono agli
orsi.
Eppure, quello
che è in corso
dal 1986, nel più
grande parco
trentino (618
chilometri
quadrati di
montagne, dal
massiccio dell'Adamello-Presanella
all'intero
Gruppo del
Brenta), è il
progetto di
reintroduzione
di carnivori
più importante
d'Europa.
IL PROGETTO LIFE
URSUS
"Si chiama Life
Ursus e porterà
in 25 anni,
grazie ai
rilasci di una
decina
di orsi bruni
provenienti
dalle riserve
slovene di
Jelen-Sweznik e
Medved-Kocevje e
alla loro
riproduzione ,
da 3-4 a 40-60
il numero di
orsi
in Trentino. Un
popolazione
vitale che potrà
ricolonizzare le
nostre Alpi
centrali".
A parlare è
Antonello
Zulberti, 43
anni, dal 1995
presidente del
Parco
Adamello Brenta:
"Il progetto è
finanziato per
metà dall'Unione
europea e
per il resto dal
parco e dalla
Provincia di
Trento. Costo in
8 anni: 3
miliardi e 585
milioni di lire.
Il lavoro è
diretto da un
Ocomitato
operativo'
tecnicoscientifico,
costituito da
Piero Genovesi
dell'Infs
(Istituto
nazionale per la
fauna
selvatica),
Claudio Ferrari
direttore del
parco e Romano
Masè della
provincia. E
poiché il
territorio
interessato è
più grande di
quello del
parco, gli orsi
si sono spostati
in una area di
circa 5.000
chilometri
quadrati,
coinvolge sei
province
(Trento,
Bolzano,
Brescia,
Sondrio, Verona
e Belluno), tre
regioni
(Lombardia,
Veneto e
Trentino
Alto-Adige), i
parchi
confinanti
(Adamello
lombardo,
Stelvio e Alto
Garda-bresciano),
il Wwf, l'associazione
cacciatori
trentini e il
Servizio
forestale della
Slovenia".
Perchè
riportare gli
orsi in
Trentino? "Qui
non si
riproducono da
almeno 10
anni e senza l'arrivo
di quelli
sloveni la
popolazione
locale, vecchia,
consanguinea e
incapace di
riprodursi, si
sarebbe estinta",
risponde lo
zoologo Andrea
Mustoni, 37
anni, capo del
progetto Life
Ursus, "perciò
a
partire dalla
primavera del
1999 (vedere
Airone nn.223 e
232) abbiamo
liberato animali
di età compresa
tra i 4 e i 6
anni, due maschi
e cinque
femmine, capaci
di rinsanguare
la stirpe. Altri
ne libereremo in
primavera e
nella successiva
del 2003, perché
l'Unione europea
ci ha finanziati
altri 4
anni".
LE CATTURE IN
SLOVENIA
Perchè i
rilasci
avvengono in
primavera?
"La prima
ragione",
continua
Mustoni, "è che
in quella
stagione gli
orsi si
catturano più
facilmente
perchè
frequentano i
carnai (dove
trovano carcasse
di bovini
macellati,
mais, granaglie,
frutta) nelle
riserve di
caccia slovene:
cosa che non
fanno
le femmine con i
piccoli dell'
anno precedente
e, perciò, non
corriamo il
rischio di
catturare una
madre che ha
figli a cui
provvedere.
Altra ragione
è che nei
boschi trentini
a maggio ci sono
pochi
escursionisti e
i
plantigradi
hanno tutto il
tempo, dopo il
rilascio, di
ambientarsi. Chi
opera la
cattura? "Un
team sloveno di
3-4 persone del
servizio
forestale,
diretto da Marco
Jonovich",
chiarisce lo
zoologo, e
siccome gli orsi
hanno
un odorato
finissimo, i
lacci si montano
più di un mese
prima in modo
che
perdano gli
odori dell'uomo.
Sono collegati
elettricamente e
trasmettono un
segnale radio
(un bip), che
cambia frequenza
appena scatta la
trappola".
Così scatta l'
operazione
cattura? "Sì.
Con un fucile a
siringa si
addormenta
l'animale con l'anestetico.
E, appena fa
effetto, si
controllia il
peso, la
temperatura, la
frequenza
cardiaca,
respiratoria e
le condizioni di
stato
generale",
puntualizza
Edoardo Lattuada,
il veterinario
del progetto,
"preleviamo
campioni di
sangue per
accertare la
presenza di
rabbia ed
encefalite da
zecche e lo
carichiamo
nella gabbia
cilindrica,
brevettata
per il
trasporto. Tutto
in circa mezz'
ora, mentre il
viaggio fino in
Trentino dura
sette ore, di
cui due per
espletare le
pratiche
doganali in
frontiera". Ogni
orso costa 20
milioni, meno di
quanto
costerebbe
abbatterlo
per sport in una
delle riserve
slovene. E
quelli che si
liberano sul
Brenta
sono in quota
dei 50-60 che
ogni anno si
sparano a
pagamento in
Slovenia.
CONTROLLI E
POLEMICHE
Daniza, liberata
nel maggio del
2000, è la più
irrequieta. Ha
un debole per
il miele e in
due anni di
scorribande (ha
passato due
notti anche in
un
parcheggio nella
periferia di
Riva del Garda)
si è resa
protagonista di
28
attacchi ad
alveari. Mentre
Joze, un maschio
di 140 chili, e
Kirka, di
appena 55,
alternano ai
campi di mais
qualche
scorpacciata nei
frutteti",
spiega la
biologa Barbara
Chiarenzi, uno
dei coordinatori
delle attività
di
monitoraggio che
coinvolgono una
trentina di
operatori, tra
guardiaparco,
forestali e
ricercatori
volontari. "I
danni
complessivi in
tre anni sono
stati di appena
31 milioni di
lire e tutto
procede per il
meglio",
aggiunge
la ricercatrice,
"ogni orso è
radiocollarato e
ha, per
sicurezza, due
marche
auricolari che
portano a tre le
sue frequenze di
identificazione.
Inoltre è
seguito da una
squadra che ne
rileva la
presenza ogni
giorno e in caso
di
pericolo (quando
si avvicina
troppo ai centri
urbani) allerta
quella
d'emergenza che
in casi
disperati può
anche
abbatterlo.
Eventualità,
mai
registrata, fino
a oggi. Il
radiocollare si
sfila dopo tre
anni dalla
liberazione, le
batterie hanno
quell'autonomia,
e l ' orso può
integrarsi
perfettamente
nell' ambiente.
Perplessità
sugli orsi le
manifesta il
biologo Fabio
Osti, 53 anni,
funzionario del
servizio parchi
della Provincia
di Trento e,
inspiegabilmente
tagliato fuori
dal Life Ursus,
visto che da 30
anni si
occupa del
platigrado di
cui è tra i
maggiori esperti
italiani: "Il
progetto
è ben studiato,
c'è stata anche
unOindagine Doxa
che ha appurato
che il 75
per cento degli
abitanti è
favorevole. Ma
hanno sbagliato
a scegliere i
luoghi e i tempi
dei rilasci,
prendendo
animali abituati
all'uomo: uno me
lo
sono trovato
davanti all'auto
una mattina e ho
dovuto scendere
per farlo
allontanare".
Perché
sbagliano? "Se
gli orsi sono
catturati sul
carnaio,
occorre farne
uno di
riferimento,
altrimenti
vagano. Si sono
liberati vicino
al lago di Tovel,
dove a giugno l'orso
non entra ma
esce dalla
valle: così
sono usciti
tutti e questo
può creare
problemi alle
persone. Poi i
rimborsi.
Hanno fatto un'assicurazione
che copre i
danni fino a
200.000 lire,
quelli
superiori li
paga la
provincia. Nei
fatti rispondo
io, che non so
neppure
dove siano gli
orsi". Scherza,
invece, un
grande alpinista
degli anni O50 e
O60, oggi guida
alpina e
scrittore,
Cesare Maestri,
che ci accoglie
a
Madonna di
Campiglio: "Avevo
consigliato di
dare il Viagra
ai nostri
vecchi,
ma non mi hanno
preso sul serio.
Io sono
decisamente
favorevole al
progetto,
fa parte dell'orgoglio
trentino, quello
di avere le più
belle montagne
del
mondo popolate
da orsi".
QUELLI DEL
NORD-EST
In Friuli gli
orsi bruni
arrivano da soli
e attraversano
il confine,
seguendo le
stesse piste
usate dagli
immigrati
clandestini. Lo
fanno nelle
valli del
Natisone, vicino
Taipana, a nord
di Gorizia e nel
Tarvisio
"Provengono per
dispersione
dalla Core area
slovena, 2.500
chilometri
quadrati
costituiti dalle
foreste del
monte Nevoso,
Lubiana, Piro,
Tarnova e
Kocevje, dove
vivono almeno
400 plantigradi:
una delle più
alte
concentrazioni
al mondo",
spiega Stefano
Filacorda dell'Università
di Udine
e coordinatore
di un progetto
Life sui grandi
carnivori, che
insieme al Wwf
mobilita 250
persone tra
forestali
regionali,
volontari e
cacciatori. "La
spinta degli
arrivi è stata
forte fino al
1998, ma negli
ultimi due anni
si
è affievolita.
In compenso c'è
una popolazione
stabile nella
regione di 5-15
animali (abbiamo
visto anche una
femmina con
piccoli), più
una quindicina
che si spostano
stagionalmente
tra Italia e
Slovenia".
E da 30 anni che
si segnalano
arrivi da Est,
ma sulle nostre
Alpi non
aumentano di
numero, perchè?
"Bastano due o
tre abbattimenti
sul confine per
stronacare
questo flusso,
come è avvenuto
lo scorso anno
vicino Caporetto.
Le valli slovene
di confine,
hanno
allevamenti
domestici, campi
di mais e
apiari, che
subiscono i
danni maggiori
del loro
passaggio. Gli
sloveni non
hanno un
economia che
possa rimborsare
queste perdite e
preferiscono
tenere
sotto controllo
gli orsi nelle
foreste
centrali, fatte
di riserve di
caccia
a pagamento". C'è
una soluzione? "Oggi
no. Forse con l'entrata
della
Slovenia nell'
Unione europea
nel 2003, c'è
da augurarsi che
arrivino i
finanziamenti
utili per
consentire ai
plantigradi di
colonizzare
tutte le
Alpi".
box 1
CHI SONO GLI
ORSI LIBERATI
- Masun, 4 anni
e mezzo per più
di 100 chili di
peso. È stato
rilasciato nel
maggio 1999, è
girovago e si è
liberato dal
collare nell'
agosto 2000.
- Joze, 4 anni
per 140 chili.
È stato
rilasciato il 22
maggio 2000, è
tranquillo e si
è stabilito
nella valle del
lago di Tovel.
- Irma, 4 anni
per 113 chili.
Liberata il 23
maggio del 2000,
timida di
carattere, è
stata trovata l'anno
dopo sepolta da
una valanga
nella Val di
Non.
- Vida, 4 anni
per 70 chili.
Introdotta nel
maggio 2001 è
la maratoneta
del
gruppo, per i
suoi frequenti
spostamenti nel
Trentino.
Investita da un'auto
sull'autostrada
del Brennero,
nel luglio
scorso, è
tornata alla sua
normalità.
- Kirka, 4 anni
circa per 55
chili. Arrivata
in Trentino
subito dopo
Masun,
non ha mai
creato problemi:
è la pigrona
del gruppo.
- Daniza, 4 anni
circa per 110
chili.
Rilasciata il 18
maggio del 2000
(in
alto) è una
buona
camminatrice e
spazia per
boschi anche a
quote basse.
- Jurka, 4 anni
per 90 chili.
Liberata nel
maggio 2001, ha
pelo molto
lucido
ed è stata
vista in
compagnia di
Masun.
Box 2
Dove osservarli
e studiarli
Ci sono due aree
faunistiche dove
il plantigrado
è custodito e
studiato.
- Area
faunistica di
Spormaggiore,
Trento. È un
complesso di
7.000 metri
quadrati con un
bosco misto di
faggi e abeti
nell' alta Val
di Non che
ospita
tre orse brune:
Cleo e Clea di
circa 4 anni e
la loro nonna di
oltre 30. Il
suo centro
visita è nel
paese è ha sale
attrezzate per
la didattica e
la
conoscenza dell'
Ursus arctos.
Centro orso,
tel. 0461.
653622 o 653637.
Parco
naturale
Adamello Brenta,
Strembo
(Trento), tel.
0461. 804637,
www.parcoadamellobrenta.tn.it.
- Centro orso
marsica a
Villavallelonga,
Frosinone.
Comprende un'area
faunistica di
15.000 metri
quadrati con due
orsi marsicani e
un centro
visita dedicato
al carnivoro. I
due orsi sono
Sandrino di 20
anni, raccolto
ferito all'età
di un anno, e
Yoga di 10,
proveniente
dalla Camosciara.
Parco
d'Abruzzo, tel.
0863.910715, www.pna.it:
Centro orso
della Marsica,
tel.
0863.949261.
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