|
|
AIRONE
n.
248
dicembre 2001
DIECI
ANNI NEL SEGNO
DEI PARCHI
ITALIANI
Per far crescere
l'Italia fatta
di natura nel
dicembre del
1991 si
approvava
la "Legge quadro
sulle aree
protette". Oggi
il suo bilancio
è positivo, ma
i
parchi sono al
bivio tra
sviluppo e
recessione
di Antonio
Lopez
L'ULTIMO nato ha
lanciato il
primo vagito,
dalle fitte
pagine della
Gazzetta
ufficiale, il 30
ottobre scorso. "Si
tratta del Parco
nazionale
dell'Appennino
Tosco-emiliano",
chiarisce all'ultimo
piano del
palazzone
romano di viale
Cristoforo
Colombo, Aldo
Cosentino,
direttore
generale del
Servizio
conservazione
natura del
ministero dell'Ambiente,
"sono 27.000
ettari circa di
monti e boschi
sul crinale
nelle province
di Reggio
Emilia,
Parma, Massa
Carrara e Lucca,
e includono i
due parchi
regionali dell'Alta
Val Parma e
Cedra e del
Gigante".
È un mattoncino
di natura che si
aggiunge a quell'Italia
più verde,
costituita dalle
21 aree protette
nazionali (Gran
Paradiso, Val
Grande,
Stelvio,
Dolomiti
Bellunesi,
Cinque Terre,
Foreste
Casentinesi,
Arcipelago
Toscano, Monti
Sibillini, Gran
Sasso-Laga,
Maiella,
Abruzzo, Circeo,
Vesuvio,
Cilento-Vallo di
Diano, Gargano,
Pollino,
Aspromonte,
Calabria,
Asinara,
Arcipelago della
Maddalena, Golfo
di
Orosei-Gennargentu),
che dalle
Alpi alla
Sardegna
proteggono 1
milione e 300
mila ettari di
montagne,
fiumi, laghi,
coste e isole,
pari a circa il
5 per cento di
territorio
nazionale.
Ed è il modo più
adatto per
festeggiare i 10
anni della Legge
quadro sulle
aree protette
(n. 394 del 6
dicembre 1991),
che ha permesso
di quadruplicare
il numero dei
parchi nazionali
(nel 1991 erano
di fatto 5), di
dare maggior
impulso a quelli
regionali (oggi
114) e di
superare la
sfida storica
del "10
per cento" di
Italia protetta.
Fu lanciata nell'ottobre
del 1980 a
Camerino
da Franco
Pedrotti,
direttore della
scuola di
specializzazione
sui parchi
della locale
università,
Gianluigi Ceruti,
dopo primo
firmatario della
legge
394/91, e da
Franco Tassi,
direttore del
Parco d'Abruzzo:
oggi, difatti,
oltre 3 milioni
e 200 mila
ettari di
territorio
patrio sono
costituiti da
parchi, riserve,
zone umide e
altri tipi di
aree protette.
parchi storici
al bivio
Ma la cronaca,
di questi ultimi
mesi, fornisce
un quadro più
preoccupante
che festoso. Il
clima politico
è cambiato, si
riduconi i
finanziamenti e
la
mannaia della
burocrazia si
abbatte,
impietosa, su
vecchie e nuove
aree
protette.
"Per mancanza di
fondi stiamo
chiudendo 10
centri visita e
mandando a casa
40 collaboratori",
denuncia Fulco
Pratesi,
presidente del
Parco d'Abruzzo,
2
milioni di
visitatori e
realtà capace
di trasmettere
ogni anno ai
suoi 24
comuni un
indotto
economico di 300
miliardi di
lire: nel 2002
festeggerà i
suoi 80 anni di
vita. "Il
governo
precedente ci
aveva garantito
per il 2000
un finanziamento
di 12 miliardi e
500 milioni; il
decreto era già
approvato
dalle Camere e
dalla Corte dei
Conti",
chiarisce
Pratesi, "poi
quello di
Silvio
Berlusconi, con
un nuovo decreto
ci ha tolto 1
miliardo e 300
milioni
(come ha fatto
con le riserve
naturali dello
Stato). Sono
soldi che
dovevano
arrivarci a
gennaio 2000,
sono passati
quasi due anni e
non sappiamo
quando
e quanto ne
incasseremo. Così
siamo costretti
a indebitarci
con le banche e
a pagare dei
salatissimi
interessi".
Stessa musica
nell'altro
ottuagenario
parco italiano,
il Gran
Paradiso, tra
Piemonte e Valle
d'Aosta. "Con
il contributo
statale
riusciamo, a
malapena,
a mandare avanti
l'ordinaria
amministrazione
e a stipendiare
gli 85
dipendenti, di
cui 62
guardiaparco",
spiega il suo
direttore
Michele Ottino,
"ma abbiamo da
curare 132
fabbricati e
casotti di
guardia, 7
centri visita,
2 giardini
botanici e 2
centri ricerca
faunistici. E
non possiamo
permetterci che
un solo
veterinario per
12.000
stambecchi e
camosci: solo
per citare
alcuni dei
nostri pazienti".
E la natura? "Abbiamo
salvato lo
stambecco dall'estinzione
e oggi ci fanno
visita il lupo e
il gipeto.
Ma i buoni
risultati non
valgono solo per
il
Gran Paradiso. I
parchi in Italia
hanno salvato
specie
fondamentali
come
l'orso, la
lince, la lontra
e le aquila. I
bilanci
ambientali, però,
interessano meno
di quelli
economici e così
per il prossimo
anno la Legge
finanziaria ci
ha ridotto
ulteriormente i
fondi".
È preoccupato
Enzo Valbonesi,
presidente del
Parco delle
Foreste
Casentinesi
e della
Federparchi, che
associa 120 tra
parchi nazionali
e regionali: "Sono
previsti 121
miliardi, gli
stessi della
precedente
Finanziaria, ma
i parchi
nazionali sono
aumentati da 20
a 26, compresi
quelli in fase
di istituzione.
Mentre per gli
investimenti
migliorativi, l'educazione
ambientale, i
progetti di
ricerca, c'è un
fondo
complessivo di
una ventina di
miliardi. È
ridicolo. È
meno di quanto
spende il solo
Lazio per le sue
aree protette
(150 miliardi
nei prossimi tre
anni)".
Arrivano i
commissari
A fronte di aree
protette
bisognose di
fondi, ve ne
sono altre che
non
riescono a
spenderli: come
il Cilento, il
Pollino e l'Aspromonte.
Che non
hanno
presidenti: Gran
Sasso-Monti
della Laga e
Maiella. Hanno
direttori
provvisori:
Gargano,
Arcipelago
Toscano, Cinque
Terre, Val
Grande. Sono
previste da 10
anni a mai
costituite: come
il Gennargentu,
in Sardegna.
Ancora da
istituire: Sila,
Val d'Agri-Lagonegrese,
Alta Murgia,
Costa
Teatina. E
commissariati
dal ministro
dell'Ambiente
Altero Matteoli
(Vedere
a pag. XX), come
il Cilento-Vallo
di Diano e il
Pollino.
Se per il parco
campano è
intervenuto a
fine ottobre il
Tar, che ha
bocciato
l'azione
ministeriale e
ha reisediato
alla sua
direzione
il presidente
Giuseppe Tarallo
e il consiglio
direttivo. Per
il Pollino la
crisi è ancora
aperta. Il
commissariamento
è del 6
novembre scorso
e a esercitare i
poteri
e le funzioni
del presidente
Mauro Tripepi,
del consiglio
direttivo e
giunta
esecutiva, è
stato chiamato
Francesco Fino,
ex deputato di
Alleanza
Nazionale. Il
motivo? Gli
avanzi di
gestione (oltre
29 miliardi a
fine 2000)
e le giacenze di
cassa (quasi 83
miliardi, nello
stesso anno), "denotano
il
cronicizzarsi di
una incapacità
di spendere e di
attuare la
programmazione".
Si schierano
contro la scelta
del ministro:
Federparchi,
Legambiente e
Wwf
Italia. E non si
da per vinto
Tripepi: "È una
decisione
politica. Prima
che
il ministero
acquisisse i
nostri
chiarimenti il
commissario in
pectore ne
dava notizie
alla stampa. I
numerosi
progetti di
conservazione
sulla fauna e
la flora del
parco, di
economia
sociale, di
incentivi all'agricoltura
biologica, la
stabilizzazione
di 375
lavoratori
socialmente
utili,
dimostrano che
abbiamo
lavorato. Molti
soldi li abbiamo
impegnati in
programmi
triennali,
coinvolgendo i
56 comuni del
parco. Ci
appelleremo al
Tar per far
valere le nostre
ragioni".
Il modello
gargano
Richiama al
buonsenso Ermete
Realacci,
presidente di
Legambiente e
deputato
della
Margherita: "I
parchi,
soprattutto
quelli del sud,
sono visti come
province o
comuni, non lo
sono anche perchè
non hanno i
mezzi e gli
uomini
per esserlo. Però
se avessero un
direttore
amministrativo,
necessario non
solo per gestire
i finanziamenti
che lo Stato e
le regioni
assegnano, ma
anche per
incrociarli con
quelli che si
attingono dall'Europa,
sarebbe un
vantaggio. D'altra
parte sono anche
dei progetti
territoriali.
Dove il
rigore della
conservazione
della natura
deve convivere
con la capacità
di
utilizzare le
risorse
culturali e
umane, per
costruire una
economia più
forte. Più
pulita". C'è
bisogno di
consenso? "E per
ottenerlo ci
vogliono
persone esperte
e apprezzate.
Pensiamo ai
progressi
compiuti dal
Parco del
Gargano, grazie
all'esperienza
di
amministratore
pubblico del suo
presidente
Matteo Fusilli".
I parchi
regionali
Luci e ombre
anche sulle 428
aree protette
regionali. Per
la prima volta
il
Wwf Italia ha
compiuto un
check up su 114
parchi, 224
riserve e altre
90
aree protette e
questo è il
responso di
Franco Ferroni,
suo responsabile
nazionale: "La
metà non hanno
fondi a
sufficienza,
mancano di
personale e se
ce l'hanno è
precario (non ci
sono assunzioni
nel 66 per cento
dei casi).
Non si
coordinano tra
di loro e così
un parco, una
riserva
diventano isole
nel territorio,
perchè non
esistono
progetti di
conservazione
che le
uniscano.
Fanalino di coda
è la Sardegna,
che pur avendo
il più alto
indice
di biodiversità
d'Italia, ha una
sola area
protetta che
possa dirsi
tale: la
nostra oasi di
Monte Arcosu".
E c'è chi punta
tutto sulla
comunicazione,
come
Maurilio
Cipparone,
presidente dell'Agenzia
regionale per i
parchi del
Lazio, la sola
operante
in Italia. "Non
abbiamo fatto
abbastanza per
far capire
quanto siano
importanti i
parchi. L'acqua
che si beve nel
Lazio arriva
tutta dalle sue
aree protette e
per mantenerla
pulita c'è
bisogno di una
buon governo del
territorio. E se
questo non si
capisce, è
grave. Perchè l'acqua
pulita non
c'è più. Per
far capire che
se a Roma ci
fosse la foresta
del Circeo, con
i
suoi 10 milioni
di alberi, si
risolverebbero i
problemi del
clima e della
pulizia dell'aria".
E vi sembra
poco?
box 1
L'intervista ad
Altero Matteoli
PARCHI PIU'
GODIBILI PAROLA
DI MINISTRO
Con il ministro
dell'Ambiente,
Altero Matteoli,
tiriamo un primo
bilancio
sui parchi
nazionali (22
istituiti e 4
ancora sulla
carta).
Gli ultimi
devono ancora
nascere, i nuovi
decollano a
fatica e alcuni
li ha
anche
commissariati,
perchè?
Chiariamo un
concetto. I
parchi non
decollano anche
perché per i
cittadini
sono una cosa
astratta; di cui
si vedono i
vincoli, i
divieti e non i
vantaggi futuri.
Si possono
finanziare
quanto si vuole,
ma se non c'è
accordo con le
comunità
locali, con i
sindaci, non
funzionano. Per
molto
tempo si è
chiusa alla
gente la
possibilità di
godere di luoghi
meravigliosi, io
voglio aprirli
ai cittadini e
farne dei "veicoli"
per
aiutare le
piccole economie
del posto Farò
una riunione con
tutti i
presidenti dei
parchi per
trovare una
linea comune su
questi temi.
Si è istituito
quello dell'Appennino
Tosco-Emiliano e
gli altri a
quando?
Abbiamo
sbloccato quelli
dell'Alta Murgia,
in Puglia, dove
anche il comune
di Altamura (che
prima si era
opposto) ora
vuol far parte
dell'area
protetta; e dell'Asinara,
in Sardegna,
dove partiremo
con l'isola e il
mare
prospicente e in
seguito vedremo
di inserire
Stintino. Stiamo
procedendo nel
confronto con le
regioni
Basilicata e
Calabria per
istituire i
parchi della
Val d'Agri e
della Sila. Ci
siamo bloccati
invece per
quelli della
Costa
Teatina, perchè
la Regione
Abruzzo si è
opposta e ha
fatto ricorso
alla
Corte
Costituzionale,
e del
Gennargentu, in
Sardegna, perché
non lo vogliono
i suoi abitanti.
Posso istituirlo
per legge, non
lo faccio perchè
preferisco
un parco (anche
piccolo) che
parti bene
anzicché uno
che nessuno
vuole.
E per i
presidenti e
direttori
provvisori e
commissariati?
Ho nominato il
nuovo presidente
per la
Maddalena,
Gianfranco
Cualbu, e così,
nei prossimi
giorni, farò
per la Maiella e
il Gran Sasso.
Per il Cilento
aspetto di
leggere la
sentenza del Tar
che ha
reinsediato il
presidente
Giuseppe
Tarallo.
E nell'arco di
un mese,
inoltre, la
ricostituita
commissione
(quella
precedente si
era
delegittimata)
estenderà l'albo
dei direttori.
Così potrò
nominare quelli
definitivi.
box 2
AREE PROTETTE D'ITALIA
Parchi nazionali
22
Riserve naturali
dello Stato
143
Riserve marine
statali
16
Aree istituite
dallo Stato
181
Parchi naturali
regionali
114
Riserve naturali
regionali
224
Altre aree
naturali
protette
90
Aree istituite
dalle regioni
428
- parchi e
riserve in rete
Questi i
principali
indirizzi
internet per
saperne di più
sulle aree
protette
italiane.
Ministero dell'Ambiente
www.minambiente.it
Federparchi,
(Federazione
italiana parchi
e riserve
naturali). È
l'associazione
degli enti di
gestione di
parchi
nazionali,
parchi e riserve
regionali e
locali. Il suo
portale collega
i siti
di gran parte di
questi: www.parks.it
Italy naturenet
È il gruppo di
ricerca del Cnr
e fornisce la
lista e i dati
essenziali di
ogni area
protetta
italiana:
pegaso.bio.uniroma1.it
Wwf Italia Dal
portale cliccare
le fineste "l'Italia
dei Parchi"e "le
Oasi":
www.wwf.it
|
|