|
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||
|
| |||||||||||||||||||||||||||||||||||
| home | ambiente | antimafia | apache | artisti di strada | poesiazione | hackers | writers | amici | |||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
DOCUMENTI
PROCURA
DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL
TRIBUNALE DI
CALTANISSETTA Direzione
Distrettuale
Antimafia Nr.
2111/93/Mod. 21
Caltanissetta,
li’ 10.11.1993
PROCEDIMENTO
PENALE RELATIVO
ALLA STRAGE DI
CAPACI DEL 23
MAGGIO 1992 IN
DANNO DEL DR.
GIOVANNI
FALCONE, DELLA
D.SSA FRANCESCA
MORVILLO DEGLI
AGENTI DELLA
P.S. ANTONIO
MONTINARO, ROCCO
DI CILLO, VITO
SCHIFANI ED
ALTRI RICHIESTA
PER
L’APPLICAZIONE
DI MISURE
CAUTELARI -
artt. 272 e
segg. c.p.p. - AL
GIUDICE PER LE
INDAGINI
PRELIMINARI presso
il Tribunale di
CALTANISSETTA ---------------------------------- INDICE ------------- Indagati
............. Capi
d’imputazione
.......... A.
Premessa
.......... B.
Svolgimento dei
fatti
........... C.
La consulenza
tecnica sul tipo
di esplosivo e
sui congegni
d’innesco
....... D.
Il sopralluogo
del dicembre 92
e
l’individuazione
di un rustico
nella
disponibilità
di BATTAGLIA
Giovanni
......... E.
L’esame del
DNA sui
mozziconi di
sigaretta ...... F.
Spunti
investigativi
sviluppati nei
confronti di
uomini d’onore
riconducibili ai
corleonesi di
Salvatore RIINA
.......... F.1
Raffaele GANCI e
la famiglia
della Noce
........ F.2
Operazione
denominata
“GRANDE
FALCO” ....... F.3
La scomparsa di
D’ANGELO
Giovanni.
SENSALE Giuseppe
e FERRANTE
Giovan Battista
........ F.4
La conversazione
ambientale
intercettata tra
GIOE’ Antonino
e LA BARBERA
Gioacchino
....... G.
Le dichiarazioni
di “OMEGA” e
“ZETA”
............ H.
Conclusioni e
richieste del
P.M.
...................... I
PUBBLICI
MINISTERI ---------------------------------- dr.
Gianni TINEBRA
Procuratore
della
Repubblica, dr.
Francesco Paolo
GIORDANO
Procuratore
della Repubblica
Aggiunto, dr.
Carmelo PETRALIA,
d.ssa Ilda
BOCCASSINI e dr.
Fausto CARDELLA
Sostituti
Procuratori
della Repubblica VISTI --------- gli
atti del
procedimento
penale nr.
2111/93/mod.21
nei confronti
di: 1.
AGRIGENTO
Giuseppe
nato
a San Cipirello
(PA) 25.11.41
latitante; 2.
BAGARELLA
Leoluca
nato
a Corleone (PA)
il 03.02.42
latitante; 3.
BATTAGLIA
Giovanni
nato
a Capaci (PA) il
29.09.48 ivi
residente in via
Regina
Margherita nr.
12; 4.
BIONDINO
Salvatore
nato
a Palermo il
10.01.53
detenuto; 5.
BRUSCA Giovanni
nato
a S. Giuseppe
Jato (PA)
20.02.57
latitante; 6.
CANCEMI
Salvatore
nato
a Palermo il
19.03.42
detenuto; 7.
D’AGOSTINO
Vincenzo
nato
a Capaci (PA) il
01.04.29 ivi
residente in
p.za Matrice n.
30; 8.
DI MATTEO Mario
Santo
nato
ad Altofonte
(PA) il 07.12.54
detenuto; 9.
FERRANTE G.
Battista
nato
a Palermo il
10.03.58 ivi
residente in via
Villa Malta nr.
3/A; 10.
GANCI Calogero
nato
a Palermo il
22.03.60
detenuto; 11.
GANCI Domenico
nato
a Palermo il
20.06.58
detenuto; 12.
GANCI Raffaele
nato
a Palermo il
04.01.32
detenuto; 13.
LA BARBERA
Gioacchino
nato ad
Altofonte (PA)
il 23.11.59
detenuto; 14.
RAMPULLA Pietro
nato
a Mistretta (ME)
il 03.06.52
detenuto; 15.
RIINA Salvatore
nato
a Corleone (PA)
il 16.11.30
detenuto; 16.
SBEGLIA
Salvatore
nato
a Palermo il
25.11.39 ivi
residente in via
Bernabei n. 39; 17.
SCIARABBA Giusto
nato
a Palermo il
16.12.32
residente in San
Dalmazzo Grasso
(CN) via
Dalmazzo Grasso
nr. 8; 18.
TROIA Antonino
nato
a Capaci (PA) il
28.10.34
detenuto. sottoposti
ad indagine A)
In
ordine al
delitto p. e p.
dagli artt. 61
nr. 10, 81 cpv,
110, 112 nr. 1,
422 C.P. e 7
D.L. 13.05.91 nr.
152 convertito
in L. 12.07.1991
nr. 203, per
aver, in
concorso e
riunione tra
loro e con altri
soggetti non
ancora
identificati, in
numero superiore
a cinque, al
fine di
uccidere,
compiuto atti
tali da porre in
pericolo la
pubblica
incolumità’
e, segnatamente,
dopo aver
sottoposto ad
attenta
osservazione la
vittima
predestinata in
Roma e in
territorio di
Palermo,
partecipando a
numerose
riunioni
operative per la
elaborazione dei
particolari del
piano criminoso,
scegliendo
mediante
ripetute
ricognizioni il
posto più’
adatto
all’agguato,
effettuate le
prove del caso,
trasportando
quanto
necessario,
confezionando a
poscia
collocando in un
cunicolo
sottostante la
corsia lato
monte del tratto
autostradale
Punta Raisi -
Palermo, località’
Capaci, una
ingente carica
di materiale
esplosivo che
veniva fatta
brillare,
mediante un
dispositivo
telecomandato,
al passaggio del
corteo delle
autovetture
blindate di
servizio in uso
al dr. Giovanni
FALCONE e alla
sua scorta, da
cui conseguiva
direttamente la
morte del
predetto dr.
FALCONE,
direttore
generale degli
Affari Penali
presso il
Ministero di
Grazia e
Giustizia, della
di lui consorte
d.ssa Francesca
MORVILLO,
magistrato in
servizio presso
ufficio
giudiziario
compreso nel
Distretto della
Corte di Appello
di Palermo, e
degli agenti di
scorta Antonio
MONTINARO, Rocco
DI CILLO, Vito
SCHIFANI, nonchè
lesioni
personali di
varia entita’
in danno di
altre persone,
con le
aggravanti di
aver commesso il
fatto in danno
di pubblici
ufficiali a
causa
dell’adempimento
delle funzioni e
del servizio
rispettivo di
ciascuno di essi
e di aver agito
al fine di
agevolare
l’attività
dell’associazione
mafiosa
denominata
“Cosa
Nostra” di cui
essi coindagati
facevano parte.
In
Palermo,
localita’
Capaci fino al
23.05.92. B)
In ordine
al delitto p.e
p. dagli artt.
61 nr. 2, 110 e
112 nr. 1 C.P.,
1 e 2 della L.
02.10.67 nr. 895
e successive
modifiche e 7
D.L. 13.05.91 nr.
152 convertito
in L. 12.07.1991
nr. 203, per
aver, al fine di
commettere il
delitto sub A)
indicato, in
concorso tra
loro e con altri
soggetti non
ancora
identificati, in
numero superiore
a cinque,
illegalmente
detenuto il
materiale
esplosivo e il
congegno
micidiale
utilizzato per
il delitto sub
A) indicato, con
l’aggravante
di aver commesso
il fatto al fine
di agevolare
l’attivita’
dell’associazione
mafiosa
denominata
“Cosa
Nostra” di cui
essi coindagati
facevano parte.
Accertato
in Palermo,
localita’
Capaci, fino al
23.05.92. C)
In ordine
al delitto p.p.
dagli artt. 61
nr. 2, 110 C.P.,
1 e 4, primo e
secondo comma,
L. 02.10.67 nr.
895 e successive
modifiche, e 7
D.L. 13.05.91 nr.
152 convertito
in L. 12.07.1991
nr. 203, per
aver, al fine di
commettere il
delitto sub A)
indicato, in
concorso fra
loro e con altri
soggetti non
ancora
identificati,
illegalmente
portato in luogo
pubblico il
materiale
esplosivo e il
congegno
micidiale
utilizzati per
il delitto sub
A) indicato, con
le aggravanti di
avere commesso
il fatto in
piu’ di due
persone e in
luogo in cui era
concorso e
adunanza di
persone
nonche’ al
fine di
agevolare l’attivita’
dell’associazione
mafiosa
denominata
“Cosa
Nostra” di cui
essi coindagati
facevano parte.
Accertato
in Palermo,
localita’
Capaci il
23.05.92. OSSERVANO ------------------- -
A - PREMESSA
La
presente
richiesta di
applicazione di
misure cautelari
si fonda
sull’esito di
indagini
preliminari che
da oltre un anno
questa Procura
Distrettuale ha
attivato e
coordinato a
seguito
dell’attentato
del 23.05.92 nel
corso del quale,
in localita’
Capaci, persero
la vita il dr.
Giovanni
FALCONE, la
d.ssa Francesca
MORVILLO e gli
agenti della
Polizia di Stato
MONTINARO
Antonio, DI
CILLO Rocco,
SCHIFANI Vito.
La
complessa e
articolata
attivita’
investigativa
espletata ha
consentito la
raccolta di
indizi,
sufficienti e
concreti, in
ordine alla
ricostruzione
delle fasi
preparative ed
esecutive
dell’atto
criminale.
Tutti gli
elementi finora
acquisiti
dimostrano,
senza
possibilita’
di smentita, che
a deliberare ed
attuare
l’eliminazione
fisica del
Giudice FALCONE
- con
modalita’ e
luoghi
dell’evento di
cui si dira’
in seguito -
e’ stata
l’organizzazione
mafiosa
denominata “Cosa
Nostra” di
cui la Suprema
Corte di
Cassazione (con
sentenza nr.
80/92 del
30.01.92 le cui
motivazioni
s’intendono
qui interamente
riportate) ha
definitivamente
sancito - al
termine
dell’iter
processuale del
c.d.
maxiprocesso di
Palermo -
l’esistenza,
la struttura
unitaria e
verticistica, le
regole
comportamentali
degli adepti e
l’elevata
potenzialita’
criminale ( cfr.
Faldoni 26, 26/A
e 26/B per
sentenza di I
grado - Faldoni
26/C e 26/D per
sentenza di III
grado).
Giova fin
da ora
premettere che
la presente
richiesta
prendera’ in
esame, quasi
esclusivamente,
le posizioni di
coloro che sono
stati
individuati come
facenti parte
del commando
operativo che ha
organizzato ed
eseguito la
strage ed in
tale veste
incaricati di: -
individuare il
luogo piu’
idoneo per
l’esecuzione
dell’attentato; -
determinare le
basi di supporto
logistico,
utilizzate per
le riunioni
operative e per
l’occultamento
dei materiali
necessari al
compimento
dell’azione
delittuosa; -
reperire
l’esplosivo (e
congegno
d’innesco)
utilizzato per
l’evento; -
mettere a
disposizione gli
automezzi
necessari per
gli spostamenti
dei singoli
soggetti e per
il trasporto di
tutto il
materiale
necessario per
la buona
riuscita
dell’operazione; -
procurare i
telefoni
cellulari
utilizzati, da
un lato, per
comunicazioni di
tematiche
interne ai
membri del
commando e,
dall’altro,
per segnalare
gli spostamenti
del Giudice
FALCONE, sia
durante la
permanenza dello
stesso in Roma e
sia al momento
del suo arrivo
all’aeroporto
di Punta Raisi
il giorno
23.05.92;
Pertanto,
non
costituira’
oggetto di
esame, in questa
prima fase delle
indagini
preliminari: -
ne’
l’individuazione
delle
motivazioni che
indussero i
massimi vertici
di Cosa Nostra a
rendere
esecutivo,
proprio nel
maggio 92, il
disegno di
soppressione del
Giudice FALCONE; -
ne’ le
responsabilita’
dei mandanti
facenti parte
del governo di
Cosa Nostra (la
c.d.
“commissione”); -
né l’ipotesi
che tale
decisione sia
stato il frutto
di una
convergenza
d’interessi
tra parti
deviate delle
istituzioni e la
stessa Cosa
Nostra.
Su tali
spunti
investigativi le
indagini, da
tempo avviate,
continueranno il
loro corso
indipendentemente
dalle prime
risultanze
processuali
oggetto della
presente
richiesta, che
viene oggi
avanzata da
questa Procura
Distrettuale in
quanto,
essendosi
raccolti indizi
concreti a
carico degli
indagati in
epigrafe, vi è
il rischio,
concreto e
tangibile, che
le risultanze
dell’attività
istruttoria
esperita vengano
vanificate da
una
pubblicizzazione
anticipata di
notizie in
ordine
all’adozione
di provvedimenti
restrittivi per
fatti cui si
procede, con la
conseguente
possibilità che
soggetti non
detenuti si
rendano
irreperibili. NOTA
BENE L’enorme
quantità di
atti confluiti
nel presente
procedimento
penale, ha
imposto la
necessità di
adottare un
metodo di
fascicolazione
tale da
soddisfare le
esigenze di una
rapida e facile
consultazione
degli stessi. In
tale ottica si
è ritenuto di
suddividere
l’incartamento
processuale per singoli
argomenti
ulteriormente
articolati, ove
necessario, in sottoargomenti,
il tutto secondo
criteri di
ordine: -
cronologico,
per le
segnalazioni di
polizia
giudiziaria -
alfabetico,
per i verbali di
assunzione
informazioni;
per questi
ultimi si
evidenzia fin da
ora che, ove più
verbali siano
stati trasmessi
con singola
informativa, la
progressione
alfabetica sarà
in funzione del
primo nominativo
indicato. Si
rappresenta
altresì che,
per omogeneità
di trattazione,
alcuni atti (ad
es. verbali di
sommarie
informazioni
rese innanzi
alla P.G. e
verbali di
sequestro) sono
stati anche
inseriti in copia
in una o più
cartelle a
seconda
dell’argomento
trattato; il tal
caso la copia
stessa recherà
l’indicazione
della esatta
collocazione
dell’atto in
originale. Seguendo
tale schema, la
collocazione
fisica delle
carte andrà
pertanto
ricercata
secondo la
formula,
progressiva, del
Faldone (F),
della Cartella (C)
e del
Sottofascicolo (S),
al riguardo
evidenziandosi
che: -
per
l’elencazione
dei Faldoni
(F) è
stato adottato
un sistema
alfa-numerico
(es. 4/A/1, 4/B
ecc); -
per
l’elencazione
delle Cartelle
(C) è
stato adottato
un sistema
alfabetico; nei
casi in cui il
numero delle
cartelle per
singolo faldone
ha superato le
lettere
disponibili
dell’alfabeto
è stato
adottato per
quelle cartelle,
in via
eccezionale,
un’elencazione
numerica come ad
esempio nel
Faldone 12; -
per
l’elencazione
dei Sottofascicoli
(S) è
stato adottato
un sistema
numerico. il
tutto avendo
presente che su
ciascuna
copertina è
riportata, in
basso a destra,
la relativa
fascicolazione. Giova
segnalare che,
sempre per
uniformita’ di
trattazione, la
numerazione
alfa-numerica
dei faldoni
risponde a
criteri
(progressivi) di
argomenti
trattati.
Esempio: -
i faldoni
contraddistinti
dal nr. “10”
contengono solo
ed
esclusivamente
gli atti
relativi alle
consulenze
tecniche; -
quelli recanti
la sigla “10/A”
sono relativi
alla consulenza
tecnica sulla
natura
dell’esplosivo
e del congegno
di innesco,
faldoni
ulteriormente
articolantisi
nel “10/A/1”,
“10/A/2”; -
quelli recanti
la sigla “10/B”
sono relativi
alla consulenza
tecnica sui
supporti
informatici del
dr. FALCONE,
ulteriormente
suddivisi, a
loro volta, nei
faldoni “10/B/1”,
“10/B/2”
e cosi’ via. Pertanto
se il
riferimento
all’atto
processuale
menzionato
sara’
costituito, ad
esempio, dalla
sigla “cfr. F.3
C.A. S.1”
il documento
andra’
ricercato nel
Faldone 3,
Cartella A,
Sottofascicolo
1. -
B - SVOLGIMENTO
DEI FATTI
Il giorno
23.05.92,
alle ore 18.00
circa, una
ingente carica
di esplosivo,
collocata sotto
la carreggiata
dell’autostrada
A29 direzione
Punta Raisi -
Palermo, al Km.
4, causava la
morte del dr. Giovanni
FALCONE, della
d.ssa Francesca
MORVILLO e degli
agenti della
P.S. MONTINARO
Antonio, DI
CILLO Rocco,
SCHIFANI Vito.
A causa
dell’esplosione
rimanevano
coinvolti, oltre
a quelli del
corteo, altri
autoveicoli in
transito sul
tratto
autostradale e
numerosi furono
i feriti
ricoverati
presso nosocomi
della città’
di Palermo.
L’istituto
Nazionale di
Geofisica
comunicava che -
secondo le
risultanze della
stazione di
Monte Cammarata
(AG),
determinate
dall’analisi
temporale dei
segnali
registrati - si
poteva stabilire
il momento
esatto
dell’avvenuta
esplosione nelle
ore
17, minuti 56,
secondi 48 del
23 maggio 92.
I primi
esami compiuti
nell’immediatezza
dei fatti
permettevano di
accertare che
l’esplosione
aveva provocato
sulla corsia
lato monte, al
Km. 4+733, un
cratere di
profondita’
pari a m. 3,5;
il lato di
corsia contiguo
al cratere, lato
mare, presentava
la rottura
dell’asfalto e
la
soprelevazione
dello stesso di
circa 1 m. per
un tratto di
lunghezza pari a
m. 4,7. Lo
stesso
squassamento
dell’asfalto
si riscontrava
sul sottostante
tratto di
terreno per
circa m. 13,10
ove trovasi
ubicata una
stradella
poderale
asfaltata;
quest’ultimo
tratto era
interessato, per
l’intera
lunghezza, da un
incavo della
profondita’ di
cm. 50 circa,
ove, in piu’
punti, si aveva
modo di notare
che affioravano
pietre annerite
e frammenti di
tubo di cemento
dello spessore
di 5 cm. circa.
Si
riteneva,
quindi, che nel
luogo ove si
riscontrava lo
squassamento del
terreno e
dell’asfalto,
vi fosse una
conduttura per
l’acqua ove,
presumibilmente,
era stata
collocata, nel
tratto
sottostante la
corsia lato
monte, la carica
esplosiva.
Si
appurava,
inoltre, che una
conduttura
d’acqua simile
si trovava a
circa 60 m.
dall’esplosione
in direzione
Trapani; una
canalizzazione
analoga si
riscontrava sul
tratto di
terreno
adiacente il
cratere
dell’esplosione.
Sulla
corsia a monte
si rinveniva
l’autovettura
Fiat Croma
Blindata su cui
viaggiavano il
dr. FALCONE, la
d.ssa MORVILLO e
l’autista
COSTANZA;
l’autovettura
presentava le
ruote anteriori
sul ciglio del
cratere
dell’esplosione
e risultava
completamente
distrutta nella
parte anteriore
del mezzo fino
alla meta’ del
vano motore.
Sul
tratto di
terreno
adiacente
l’autostrada,
lato mare, a m.
62 dal cratere
citato, in
direzione del
Km. 4+795,
venivano trovati
i resti
dell’autovettura
Fiat Croma
blindata a bordo
della quale si
trovavano i tre
agenti di scorta
deceduti.
L’autovettura
risultava
completamente
distrutta dagli
effetti
dell’esplosione;
della stessa
rimaneva
assemblata la
sola parte
inferiore della
scocca con le
ruote (tranne
quella anteriore
destra), la
parte del
cruscotto, il
volante, i
sedili anteriori
ed il cambio.
Il
contachilometri
presentava la
lancetta
orientata verso
il numero 160 ed
il contagiri
verso il numero
60 (cfr.
F.11 C.A.)
Il giorno
successivo
(24.05.92)
veniva rinvenuta
sull’autostrada
PA-TP,
nell’area di
parcheggio sita
a circa 500 m.
prima del
viadotto
Pozzillo, una
motocicletta
marca Cagiva
125, targata PA
134410,
risultava rubata
proprio il
giorno 23.05.92 (cfr.
F.2 C.B. S.1)
Sempre lo
stesso giorno,
personale della
Polizia
Scientifica e
dell’Arma dei
CC, perlustrava
la zona
adiacente le
pendici della
vicina montagna
ove,
presumibilmente,
si erano
appostate le
persone facenti
parte del
commando
operativo
incaricati di
azionare il
telecomando a
distanza.
Alla
predetta
localita’
(costa montagna
Raffo Rosso,
agro del comune
di Isola delle
Femmine) si
giunge
percorrendo la
SS 135,
proveniente da
Isola delle
Femmine in
direzione
Capaci, giunti
al Km. 277+750 e
svoltando in una
stradina
interpoderale
che si estende
da valle verso
monte. Dopo aver
percorso questa
stradina per
circa 400 m. si
giunge ad un
cancello in
metallo a due
battenti;
varcato il
cancello, dopo
aver percorso m.
63, a causa di
una frana che ha
invaso il manto
stradale
asfaltato
bisogna
proseguire a
piedi.
A circa
146 m. dalla
frana, sul lato
sinistro della
strada, sulla
scarpata
sottostante a
circa 4 m. dal
ciglio della
strada, il
personale
operante notava
un albero che
presentava rami
tagliati e a
circa 10 m.
dall’albero,
alla stessa
altezza della
scarpata, un
altro albero di
mandorlo.
Nel
tratto di
terreno
adiacente i due
alberi venivano
rinvenuti e
sequestrati
numerosi
mozziconi di
sigaretta.
La
stradina sopra
descritta e’
delimitata da un
muro in
calcestruzzo
dell’altezza
di circa 2 m.;
sopra il muro,
pressoche’
all’altezza
del centro dei
due alberi sopra
menzionati,
veniva rinvenuta
una pietra e nel
tratto di
terreno
retrostante il
muro (nella cui
parte interna si
innalza dal
suolo per 70 cm.)
venivano trovati
diversi
mozziconi di
sigaretta e 4
pacchetti di
sigarette marca
“MERIT
GIALLE” vuote.
In tutto, le
cicche rinvenute
e repertate
risultavano
essere 43 di
marca MERIT, 7
di marca MS e 1
di marca MURATTI
(cfr.
F.11 C.C).
Dalle
prime risultanze
e soprattutto
dai reperti
rinvenuti in
tale localita’,
gli organi
operanti
evidenziavano
che: -
la zona
individuata
consentiva una
perfetta
visuale, sia pur
dall’alto, del
tratto di
autostrada ove,
necessariamente,
dovevano
transitare
l’auto del dr.
FALCONE e quelle
della scorta; -
la presenza di
numerose cicche
di sigarette nel
tratto di
terreno
retrostante il
muretto, poteva
ragionevolmente
far presumere
che ivi si
fossero
appostate la o
le persone
incaricate di
azionare il
telecomando; -
la pietra
rinvenuta sul
muretto poteva
avere lo scopo
di curare
l’allineamento
di un
osservatore con
il punto ove era
stata collocata
la carica
esplosiva; -
la distanza che
intercorreva tra
il punto
presumibilmente
prescelto e il
cratere generato
dall’esplosione
veniva rilevata,
con buona
approssimazione,
in 500 - 600 m.
Nei
giorni
successivi
venivano
eseguite
ulteriori
perlustrazioni
nella zona
interessata
dall’esplosione;
in data
02.06.92, nel
tratto di
terreno a monte
del cratere,
esattamente a m.
62 dal centro
del cratere
medesimo e a m.
53 dal lato
sinistro del
vicino
sottopassaggio
dell’autostrada,
direzione
Palermo, si
rinveniva (cfr.
F.11 C.B volume
I pag. 23): -
una torcia a
pile
perfettamente
funzionante e in
ottime
condizioni in
materiale
plastico di
colore nero; -
un tubetto in
alluminio marca
“AREXONS”,
contenente
mastice per
montaggio da
edilizia ad
effetto
“ventosa”
(il tubo si
presentava nuovo
relativamente
alla confezione
esterna, occluso
da un tappo di
plastica di
colore bianco e
parzialmente
utilizzato); -
due guanti in
lattice di
colore bianco,
tipo per uso
chirurgico,
palesemente
adoperati; -
un sacchetto di
carta di colore
bianco con
manici in carta
reclamizzante
prodotti
farmaceutici.
Sulla
base delle
annotazioni
apposte sul
menzionato
sacchetto si
addiveniva
all’individuazione
della societa’
produttrice,
identificata
nella Srl MASTER
PHARMA sedente
in Parma.
Opportunamente
interpellata in
merito,
l’azienda
comunicava che
quel particolare
tipo di
sacchetto era
stato prodotto
nel febbraio 92
e successivamnte
trasmesso, in
quntita’
variabili, a
ciascuno dei 129
dipendenti
operatori
scientifici
operanti sul
territorio
nazionale.
Per
quanto
l’accertamento
sia stato esteso
a tutte le
ragioni,
particolare
attenzione e’
stta posta, per
ovvi motivi,
sugli
informatori
scientifici
operanti in
Palermo e
provincia.
Al
riguardo si
segnala che l’attivita’
istruttoria fin
qui espletata ha
consentito di
accertare che il
sacchetto di
carta -
distribuito
assieme ai
campioni
gratuiti di
medicinale
prodotto dalla
Master Pharma -
veniva
rilasciato
principalmente a
medici operanti
in strutture
pubbliche
ospedaliere e,
piu’ di rado,
a quelli
esercenti l’attivita’
presso cliniche
private (cfr.
F. 3/C)
Relativamente
al tubetto di
mastice e’
stato appurato
che la
societa’
produttrice del
manufatto si
identifica nella
“S.I.P.A.L.
AREXONS Spa”
di Milano la
quale, attivata
in proposito, ha
fatto sapere che
quel particolare
tipo di prodotto
e’ stato
confezionato nel
marzo 92 nella
quantita’ di
nr. 3.240 pezzi;
gli ulteriori
accertamenti
disposti da
questa Direzione
Distrettuale su
scala nazionale
per il tramite
di Nuclei di
Polizia
Tributaria della
Guardia di
Finanza, non
hanno consentito
i giungere
all’identificazione
documentale dei
destinatari
finali del
prodotto,
essendo questo
un articolo
principalmente
distribuito da
negozi al
dettaglio per i
quali e’
previsto
l’obbligo di
emissione del
solo scontrino
fiscale che,
come noto, non
prevede
l’indicazione
delle
generalita’
dell’acquirente
(
cfr. F. 3/B). -
C - LA
CONSULENZA
TECNICA SUL TIPO
DI ESPLOSIVO E IL
SISTEMA DI
INNESCO DELLA
CARICA
In data
01.06.92 veniva
affidato incrico
di consulenza
tecnica al fine
di accertare la
dinamica
dell’attentato,
la natura
dell’esplosivo,
il peso di
carica, il
sistema
d’innesco ecc.
I C.T.U.
rispondendo ai
quesiti, con
relazione del
06.10.92,
evidenziavano le
seguenti
circostanze (cfr.
F.10/A/2 C.A): 1.
L’esplosione
della carica
aveva provocato,
oltre alla
formazione del
cratere e alla
proiezione di
materiale, anche
una notevole
onda d’urto. 2.
La detonazione
si era
verificata
nell’istante
in cui la prima
autovettura del
convoglio ( Fiat
Croma blindata a
bordo della
quale si
trovavano i tre
agenti di scorta
deceduti) si
trovava a
transitare sul
punto di
scoppio. 3.
L’energia
sprigionata
dall’esplosivo
era stata di
livello
notevolmente
superiore alla
stretta esigenza
di determinare
un’interruzione
stradale. 4.
L’esame dei
reperti
permetteva di
identificare le
seguenti specie
esplosive
organiche:
* EGDN
=
ETILENEGLICOLETINITRATO
* NG
=
NITROGLICERINA
* DNT
=
DIDINITROTOLUENE
* TNT
=
TRINITROTOLUENE
(tritolo)
* RDX
= T4 (CICLOTRIMETILENTRINITROAMMINA)
con la
possibilita’
della presenza
di nitrato
ammonico.
I C.T.U.
indirizzavano
quindi, per le
specie sopra
evidenziate,
alla presenza
nella carica di
tritolo puro e
di una miscela
esplosivo per
uso civile di
tipo gelatinato
(tra cui quella,
eventuale, di
nitrato di
ammonio).
Ritenevano poi
che il “T4”
evidenziato in
tracce minime,
ma diffuse,
potesse derivare
da plastico,
contenente tale
esplosivo,
aggiunto alla
carica per
meglio
innescarla (in
funzione di
detonatore
secondrio) o per
collegarne le
varie sezioni.
Affermavano
inoltre che la
carica sistemata
nel tubo in
cemento
sottopasante
l’autostrada
era costituita
in prevalenza (cioe’
nel maggior
numero delle sue
frazioni,
essendo
sostanzialmente
una carica
cilindrica
allungata e
giocoforza
formata da
piu’ sezioni)
da tritolo
(compresso in
saponette o
blocchi). 5.
Un tratto
di cavo di
acciaio
rinvenuto sul
luogo della
strage avrebbe
potuto essere
l’estremita’,
verso monte e
fuoriuscente
dalla bocca del
tubo, di un cavo
avente lunghezza
pari alla
distanza
intercorrente
fra
l’imboccatura
del tubo stesso
e l’estremita’
verso valle
della carica.
Tale cavo
avrebbe potuto
costituire un
regolo per poter
posare nel punto
stabilito la
prima sezione di
carica
introdotta. 6.
La carica
impiegata
nell’attentato
aveva un peso
compreso tra i
500 e i 550 Kg;
di questi almeno
400 Kg. circa
dovevano essere
costituiti da
tritolo, il
resto era
verosimilmente
formato da
esplosivo per
uso civile della
categoria dei
gelatinati e da
qualche decina
di Kg. di
esplosivo
plastico. 7.
Per collocare la
carica nel
condotto veniva
ritenuta come
ipotesi piu’
probabile,
quella
dell’introduzione
diretta mediante
l’opera di 3 -
4 esecutori che
portano le 10 -
15 frazioni di
carica
all’interno
del tubo,
probabilmente
avvalendosi di
skate-board o
manufatti
similari. 8.
L’utilizzazione
di un sistema di
attivazione a
radiocomando; il
mancato
repertamento di
frammenti del
sistema di
attivazione
viene
giustificato in
quanto il
ricevitore con
relativa antenna
era stato
collocato
sull’ultima
frazione di
carica e quindi
completamente
distrutto
dall’esplosione. 9.
L’operazione
relativa al
caricamento del
condotto aveva
richiesto un
tempo valutato
attorno alle 4
ore.
Giustamente
i C.T.U.
ritengono, in
sede di analisi,
che
l’attentato di
cui trattasi sia
assimilabile a
quello di
un’azione
militare
denominata “imboscata”
ed evidenziano
come la stessa
non puo’
normalmente
essere condotta
da un solo
soggetto,
richiedendosi
per la sua
preparazione ed
esecuzione la
isponibilita’
di un idoneo
team di
operatori ben
addestrati e tra
loro integrati.
Determinanti
per il buon fine
di una imboscata
sono i seguenti
fattori: -
la sicurezza
delle
informazioni
relative sia
all’itinerario
seguito sia alla
data ed ora in
cui
l’obiettivo
transitera’; -
la scelta del
punto piu’
idoneo ove
attuare
l’imboscata in
relazione
all’itinerario
seguito
dall’obiettivo; -
la sicurezza,
senza margini di
errore, di
identificazione
dell’obiettivo; -
lo stazionamento
dei componenti
il comando
operativo nella
zona
dell’imboscata
prima dell’esecuuzione
della stessa per
un tempo
strettamente
indispensabile
all’operazione; -
la sicurezza e
la
tempestivita’
delle operazioni
nell’ambito
del commando
operativo. I
dati obiettivi
scaturiti sia
dall’elaborazione
effettuata dai
C.T.U. rispetto
all’esame dei
luoghi
interessati
all’esplosione
e sia
dall’esame dei
reperti ha
consentito di appurare
che: -
il tratto di
autostrada che
da Punta Raisi
conduce a
Palermo segue
l’andamento
della costa e
nel punto in cui
l’attentato ha
avuto luogo esce
da una curva,
con ampio
raggio, verso
sinistra; -
il Giudice
FALCONE
viaggiava a
bordo di una
vettura Fiat
Croma, scortata
da altre due
vetture dello
stesso tipo,
delle quali una
(colore blu)
precedeva e
l’altra
(colore azzurro)
seguiva. La
velocita’ di
trasferimento
era
sull’ordine di
158 Km/h come
risulta dalla
lancetta del
contahilometri
relativo alla
prima macchina
di scorta; si
deve pertanto
ritenere che la
distanza fra le
autovetture
fosse compresa
tra i 30 e 50
m.; -
la distanza tra
Punta Raisi
aeroporto e il
punto ove
l’attentato si
e’ verificato,
e’ pari a Km.
14,3;
considerando,
quindi, il tempo
necessario alle
autovetture per
raggiungere la
velocita’ di
158 Km/h e
quello relativo
all’assunzione
della formazione
in convoglio
delle tre
macchine, si
puo’
ragionevolmente
affermare che il
tempo reale
(impiegato dal
corteo di auto a
raggiungere lo
svincolo di
Capaci) sia
stato di circa 6
- 7 minuti; -
l’innescamento
della carica
e’ stato
effettuato con
miccia detonante
alla pentrite e
1 o 2 detonatori
elettrici, che
sono stato
attivati a
comando; -
il punto ove si
e’ posizionato
la parte del
commando
delegato ad
attivare il
telecomando e’
quello (sopra
descritto) dove
sono stati
trovati i
mozziconi di
sigarette.
Per
quanto attiene
alla fase
conclusiva
dell’operazione
i C.T.U.
ipotizzano che
il giorno
23.05.92 gli
eventi si siano
cosi’
succeduti: -
ore
17.43 arrivo
del Giudice
FALCONE a Punta
Raisi; un
operatore
comunica al team
l’avvenuto
arrivo; -
ore
17.51
(circa) partenza
del convoglio
dall’aeroporto
per Palermo;
l’operatore
comunica
l’avvenuta
partenza, la
formazione
acquisita dalle
autovetture, il
loro tipo,
colore, assetto
e posizione
della macchina
del Giudice; -
ore
17.55
transito del
convoglio in
prossimita’ di
due operatori
ubicati lungo
l’autostrada,
i quali
comunicano
l’avvenuto
passaggio, la
elocita’
approssimativa
di trasferimento
e le eventuali
variazioni della
formazione;
poco dopo
aver ricevuto le
comunicazioni di
ui sopra, colui
il quale doveva
azionare il
telecomando,
allorche’ la
prima
autovettura e’
a distanza
idonea dal
traguardo (egli
traguarda un
silos tramite
una pietra)
preme il
pulsante di
scoppio del
comando radio (ore
17.58).
Quest’ultima
ricostruzione
effettuata dai
C.T.U. si basa
non solo
sull’analisi
dei reperti
raccolti nella
zona coinvolta
dall’esplosione
(ad es.
contachilometri
della Fiat
Croma) ma
soprattutto
sulla base
dell’arco di
tempo compreso
fra il momento
in cui
l’aeromobile
che trasporta il
dr. FALCONE
atterra a Punta
Raisi (17.43) e
quello
dell’esplosione
rilevato
dall’istituto
di geofisica
(17.58)
Tali dati
collimano
perfettamente
con quelli
rilevati dalle
testimonianze
acquisite in
atti ( cfr. F.14
C.N ) che
hanno consentito
di poter
ricostruire, con
notevole margine
di precisione,
tutti gli
spostamenti del
dr. FALCONE
nella giornata
del 23.05.92,
che cosi’ si
riassumono: Sabato
23 maggio 92: -
ore
09.00: l’autista
COSTANZA
telefona al
Ministero al dr.
FALCONE il quale
gli comunica che
l’arrivo a
Punta Raisi e’
previsto per le
ore 17.45;
immediatamente
dopo, COSTANZA
comunica
l’orario
all’Ufficio
Scorte di
Palermo
(probabilmente
all’Isp.
COLELLA) -
mattinata:
il dr. FALCONE
e’ in ufficio; -
ore
13.45: il
dr. FALCONE
chiede di essere
accompagnato a
casa; qui
giunto, da’
appuntamento
alla scorta per
le ore 16.00
preannunciando
un passaggio al
Ministero e
quindi la
partenza per
l’aeroporto
anche se non
specifica quale; -
ore
13.00/14.00:
gli Agenti
CAPUZZA,
CERVELLO e CORBO
all’atto di
iniziare il
servizio
apprendono dal
collega
MONTINARO che il
dr. FALCONE
sarebbe giunto a
Palermo quel
pomeriggio; -
ore
15.30: la
C.A.I. inoltra
il piano di volo
all’Ente di
Controllo
Operazioni di
Volo; -
ore
15.40: il
piano del volo
classificato
I-SOBE DA21
(privo del
nominativo dei
passeggeri)
giunge
all’aeroporto
di Punta Raisi
con sigla
identificativa
“State-Flight”; -
ore
16.00/16.30:
il dr. FALCONE
con la scorta
(composta dagli
Agenti
MARCOTULLI,
PARIS, RUOCO,
VITTOR) passa
dal Ministero
ove viene
raggiunto dalla
moglie; si pone
alla guida del
mezzo blindato
accompagnato
dalla moglie
mentre gli
agenti di
tutela, su
proprio invito,
salgono a bordo
dei mezzi della
Polizia; il
corteo si dirige
alla volta di
Ciampino
percorrendo la
via Appia e
dando notizia
dello
spostamento alla
centrale
operativa di
Roma; -
ore
16.00/16.30:
le due auto di
scorta a Palermo
(con a bordo gli
Agenti DI CILLO,
SCHIFANI,
MONTINARO,
CAPUZZA,
CERVELLO e CORBO)
giungono a Punta
Raisi; -
ore
16.45:
COSTANZA preleva
l’auto
blindata,
parcheggita in
via Notarbartolo; -
ore
16.30/17.00:
giunti a
Ciampino
l’Agente
MARCOTULLI, con
il telefono
cellulare
installato sulla
Croma del
Giudice,
telefona all’Isp.
PINO
dell’Ufficio
Scorte di Roma e
gli comunica,
per la prima
volta, che la
personaita’
e’ in partenza
per Palermo.
Contemporaneamente
l’Isp. PINO
da’ incarico
al collega
PATERA di
trasmettere il
prescritto
fonogramma
all’Ufficio di
Gabinetto della
Questura di Roma
(ricevuto
dall’As.te
MESSINA) e di
telefonare
all’Ufficio
Scorte di
Palermo; -
ore
17.02: il
Falcon decolla
da Ciampino; -
ore
17.30:
COSTANZA arriva
a Punta Raisi; -
ore
17.43: il
Falcon atterra a
Punta Raisi. -
ore
17 56’
48’’
avviene
l’esplosione,
(orario rilevato
dall’Istituto
Nazionale di
Geofisica
stazione di
Monte Cammarata).
Ai C.T.U.
veniva affidato
ulteriore
incarico avente
lo scopo di
verificare - una
volta accertata
la dinamica
dell’attentato,
le modalita’
esecutive dello
stesso e il tipo
di esplosivo
utilizzato - se
le testimonianze
acquisite in
atti da parte di
oggetti che nei
giorni
precedenti la
strage avevano
notato presenze
sospette su quel
tratto di
autostrada,
potevano in
qualche modo
integrarsi con
le risultanze
della consulenza
di cui si e’
detto sopra.
Il
collegio dei
consulenti con
elaborato del
24.02.93 (cfr.
F.10/A/2 C.B),
in cui venivano
esaminate in
maniera
articolata e
minuziosa sia le
testimonianze di
cui si e’
detto e sia il
contenuto di
alcuni esposti
anonimi
pervenuti in
epoca successiva
ai fatti per cui
si procede,
rappresentava
che; *
i testi indicati
con il nr. 26 e
nr. 27
(circostanza del
22.05.92 ore
12.00) potevano
configurarsi con
la fase nr. 2
ovvero con la
misurazione
della
carreggiata
Punta Raisi -
Palermo e
l’individuazione
della zona del
cunicolo ove
sistemare le
sezioni di
carica,
cosicche’ la
detonazione
avesse centro
esattamente tra
le corsie (cio’
troverebbe
riscontro nello
spezzone di cavo
d’acciaio di
cui si e’
gia’ parlato e
che veniva
repertato nel
corso dei
sopralluoghi
effettuati sulla
zona
dell’esplosione).
In sostanza tali
dichiarazioni,
benche’
provenienti da
soggetti
diversi,
coincidono sia
nell’orario
che nelle
circostanze
osservate; ed
invero il primo
(nr. 26) nota un
furgone
“Ducato” di
colore bianco l
cui interno sono
collocati
cartelli per
deviazioni
stradali,
birilli e
attrezzi da
scavo; nota
altresi’ e due
persone in
prossimita’
della “saia”
che stendono un
cavo elettrico
di colore nero;
il secondo
(nr.27) rileva
un’interruzione
della corsia di
marcia normale
nella zona
dell’attentato
e delle persone
che sembrano
misurare la
carreggiata, da
un lato
all’altro,
servendosi di un
cavo elettrico
di colore nero; *
il teste nr.
29
(circostanza del
22.05.92 ore
14.15) riferisce
un episodio
sicuramente
riconducibile
allo scarico di
una parte
dell’esplosivo.
Altre
testimonianze
vengono
ricondotte dai
C.T.U. ad alcune
fasi preparative,
attuate nella
zona di Capaci
dal commando
operativo nei
giorni
precedenti la
strage, e che
cosi’ si
possono
riassumere: *
08.05.92
ore 08.30 -
19.30
i testi
indicati con i
numeri 7, 8A, 8B
e 8C notano
sull’autostrada
un’attivita’
riconducibile
per alcuni versi
a delle prove; *
14.05.92
ore 06.30
il teste
nr. 10 nota, in
prossimita’
dei luoghi
dell’esplosione,
un uomo che pota
un albero e
altri cinque con
attrezzature da
campagna che
scendono per la
scarpata;
attivita’
ricollegabile ad
una preparazione
del condotto e
ad un
miglioramento di
visibilita’
della zona; *
alcuni
giorni prima del
23.05.92 verso
le ore 20.30
il teste
nr. 17 nota sul
luogo
dell’attentato,
dei birilli che
comportano un
restringimento
della
carreggiata e
due persone
intente a
comunicare con
dei telefoni
cellulari; *
20.05.92 ore
03.30 - 04.00
il teste
nr. 3 nota,
nonostante
l’ora, due
persone intente
a fumare una
sigaretta nella
zona
dell’attentato; *
20.05.92
(orario
imprecisato)
il teste
nr. 18 nota due
persone intente
a lavorare nella
zona compresa
tra i due
guard-rail e
altri due uomini
sull’autostrada.
Dal sopralluogo
effettuato dopo
l’attentato
risultavano
potate, proprio
nel punto
indicato dal
teste, alcune
fronde che,
presumibilmente,
disturbavano la
visibilita’
del punto
dell’esplosione
dal luogo ove
era collocata
una pietra in
allineamento con
un silos ed il
condotto.
L’esame
globale di tali
testimonianze,
confrontato con
i dati oggettivi
emersi dagli
elaborati di
consulenza,
conferma che nei
giorni
precedenti la
strage era stata
posta in essere
un’intensa
attivita’ di
preparazione,
prodromica per
l’esito
sperato
dell’attentato.
(N.B. la
numerazione
attribuita ai
testi dai
consulenti
risponde a
precisi criteri
da questi ultimi
adottati in sede
di elaborato;
cio’ posto,
per risalire
all’identificazione
dei soggetti da
cui sono state
assunte le
informazioni
bisognera’
confrontare il
giorno e l’ora
della
circostanza
esaminata con il
prospetto
cronologico
riassuntivo (cfr. F.3/A
C.B S.4) di
tutte le
dichiarazioni
acquisite in
atti (cfr.
F.3/A C.B S.3).
Giova
sottolineare che
il dato piu’
significativo
emerso
dall’istruttoria
globalmente
espletata sul
punto ha
evidenziato,
senza alcuna
possibilita’
di smentita, che
durante l’arco
di tempo oggetto
di testimonianze
sul tratto
autostradale in
questione non
e’ stato
svolto alcun
tipo di lavoro
(ne’ in forma
diretta ne’ in
regime di
sub-appalto) da
parte
dell’ANAS,
dell’ENEL,
della S.I.P. e
della S.I.R.T.I.
tale da rendere
necessario
l’impiego di
uomini e mezzi
rilevto dalle
persone escusse (cfr.
F.3 Cartelle A,
B e C).
Puo’
quindi
incontrovertibilmente
affermarsi che
tale presenza
sia da porre in
relazione con
l’esecuzione
di attivita’
preparatorie ed
integranti
dell’attentato
criminale. -
D - IL
SOPRALLUOGO DEL
DICEMBRE 92 E
L’INDIVIDUAZIONE
DI UN RUSTICO
NELLA
DISPONIBILITA’
DI BATTAGLIA
GIOVANNI
Nei mesi
successivi ai
fatti per cui
e’ processo,
questa Procura
Distrettuale
riteneva
opportuno e
doveroo
procedere a un
secondo e piu’
minuzioso
sopralluogo
nella zona
coinvolta
dall’esplosione,
al preciso fine
di recuperare
ulteriori
reperti che
potevano essere
sfuggiti durante
le prime
ispezioni
eseguite
nell’immediatezza
dei fatti.
Cio’
avvenniva nella
prima decade del
dicembre 92 con
l’impiego di
numerosi agenti
e ufficiali di
P.G. della
Polizia di Stato
e all’Arma dei
Carabinieri,
coadiuvati nelle
operazioni da
esperti del
Federal Boureau
Investigation,
da funzionari
del Polizia
Scientifica di
Palermo e dai
C.T.U. (cfr.
F.2 C.D).
In tale
frangente, a
cura di questi
ultimi, ennero
pure effettuate
delle prove
simulate al fine
di individuare i
verosimili
sistemi di
attivazione
della carica
esplosiva.
Dal
relativo
elaborato (cfr.
F. 10/A/2 C.E)
emergeva che, in
ordine
all’esecuzione
di specifici
esperimenti: -
non era
possibile,
con
apparecchiature
di facile
reperibilita’
in commercio
(barriere di
raggi
infrarossi, di
microonde e di
ultrasuoni),
determinare lo
scoppio della
carica
allorche’
l’autovettura-obiettivo
fosse transitata
in
corrispondenza
di esse a
velocita’
superiore a 80
Km/h; cio’ in
quanto dette
apparecchiature,
a tali
velocita’,
sono
praticamente
insensibili alla
ricezione del
segnale; -
era
possibile
invece, con due
radio
commerciali
opportunamente
adattate,
determinare
l’esplosione
della carica al
momento voluto,
dislocando la ricevente
sul punto di
scoppio e la trasmittente
su quello in cui
era stato
ipotizzato che
l’attentatore
si fosse
posizionato.
Gli
stessi
consulenti,
esaminando in
seguito piu’
compiutamente
taluni reperti,
potevano
stabilire con
estrema certezza
che uno di
questi, e per
l’esattezza un
manufatto in
polipropilene,
non era altro
che uno dei
rulli di
appoggio (e
scorrimento)
montati sui
carrelli di
sostegno e
trasporto per
piccoli natanti
da diporto.
Questi rulli,
sui quali poggia
lo scafo della
barca, e
all’occorrenza
puo’
scorrervi, sono
ricoperti da una
struttura di
gomma dura,
nera, e
presentano, per
l’appunto,
struttura in
plastica bianca
(polipropilene)
uguale a quella
del reperto.
Di questo
si riusciva
inoltre ad
accertare la
fabbrica di
produzione,
identificata
nella “ELLEVI
di S. VITTORIO
DI GUALTIERI”
(con sede in
Guastalla Reggio
Calabria); si
accertava,
inoltre, che il
predetto rullo
proveniva da un
carrello di
sostegno barche,
prodotto dalla
societa’ una
decina di anni
or sono e
attualmente
sostituiti con
altro tipo. N.B.
MANCA LA
PAGINA NR. 36 perche’
considerato
idoneo a fungere
da base
logistica del
commando, a
quello nella
disponibilita’
di BATTAGLIA
Giovanni,
tant’e’ che
uno di questi
P.M.
partecipo’ in
prima persona al
controllo
dell’immobile.
In data
04.12.92 si
procedeva
infatti alla
perquisizione
della
costruzione in
muratura
e delle baracche
situate
all’interno di
un appezzamento
di terreno in
localita’
Capaci, di cui
era custode il
menzionato
BATTAGLIA
Giovanni;
nell’occasione
vennero anche
eseguiti dei
rilievi
fotografici
(della cui
utilita’ si
dira’ in
seguito) da
parte della
Polizia
Scientifica di
Palermo (cfr.
F.2 C.D S.5).
Il
BATTAGLIA era
gia’ stato
“attenzionato”
dagli organi
investigativi
sin
dall’immediatezza
dei fatti, per
essere da tempo
in stretti
rapporti con SENSALE
Giuseppe e TROIA
Antonino,
ritenuti
soggetti di
spicco di Cosa
Nostra
stabilmente
operanti in
Capaci (vedi al
proposito
l’adozione di
provvedimenti
restrittivi
adottati dall’A.G.
di Palermo a
seguito delle
dichiarazioni
rese da Alberto
LO CICERO; cfr.
F. 23/b/1 C.A).
I
legami
intrattenuti dal
BATTAGLIA con
SENSALE e TROIA,
venivano
evidenziati
dallo stesso
BATTAGLIA il
quale, escusso
in qualita’ di
persona
informata sui
fatti da
personale della
Squadra Mobile
di Palermo in
data 25.05.92,
dichiarava: -
di lavorare come
operaio presso
la ditta
“CALCE E
CALCESTRUZZI”
di SENSALE,
sedente in
Capaci corso
monsignor Siino; -
che ogni
mattina, dalle
ore 06.00 alle
ore 07.30, si
recava presso la
proprieta’ di
TROIA Antonino,
sita in Capaci
viale Quattro
Vanelle (quella
oggetto di
perquisizione
ndr) per ivi
governare alcuni
vitelli che
aveva acquistato
in societa’
con lo stesso
TROIA; -
che al termine
della giornata
lvorativa presso
la ditta dei
SENSALE (ore
18.00) si
recava,
quotidianamente,
nella
proprieta’ di
cui sopra per
dare da mangiare
agli animali,
trattenendosi di
norma sul posto
per circa
un’ora; -
che ogni sera,
dopo aver
cenato, si
recava quasi
sempre presso il
negozio di
mobili di TROIA
Antonino; -
che al momento
della strage si
trovava proprio
nel casolare per
accudire gli
animali e di
aver da li’
udito
l’esplosione
senza tuttavia
essersi
spaventato
piu’ di tanto,
ritenendo che il
boato fosse da
addebitare
all’attivita’
della vicina
cementeria.
Il fatto
che BATTAGLIA
avesse la piena
disponibilita’
dell’appezzamento
di cui sopra e
che in pratica
fungesse da
custode dello
stesso per conto
del TROIA
Antonino, trova
conferma
nell’esito
della richiamata
perquisizione
del dicembre 92;
ed invero, fu
possibile
accedere
all’interno
del recinto che
delimita la
proprieta’,
utilizzando
proprio le
chiavi possedute
dal BATTAGLIA,
nel frangente
invitato a
presenziare
all’atto
istruttorio.
Elemento
significativo
che emerge dalla
comparazione
dell’attivita’
esperita in
diversi periodi
di tempo, e’
costituito dal
fatto che il
BATTAGLIA, in
modo
continuativo e
stabile, in
epoca precedente,
concomitante
e successiva
alla strage di
cui trattasi
aveva la piena e
assoluta
disponibilita’
dell’appezzamento
di terreno e del
casolare
insistente in
Capaci via
Quattro Vanelle.
Veniva
inoltre
verificata, in
via documentale,
l’effettiva
esistenza di un
rapporto di
lavoro, per il
periodo 15.11.91
(data di
assunzione) -
19.10.92 (data
di licenziamento
per motivi di
cui si
sconoscono le
ragioni) tra il
BATTAGLIA e la
ditta “CALCE E
CALCESTRUZZI di
SENSALE
Giuseppe,
cosi’ come
emerge
dall’informativa
dei Carabinieri
di Carini del
26.01.93.
Corre
l’obbligo di
evidenziare che
la maggiore
attenzione da
questa Procura
Distrettuale
rivolta alla
casa rurale di
proprieta’ di
TROIA Antonino
(e risultata
essere, come
appena visto,
nella
disponibilita’
del BATTAGLIA)
e’ stata
dettata dalla
constatazione
che la stessa
e’ ubicata nel
punto, lato
montagna -
gia’
ampiamente
descritto - ove
si riteneva che
si fosse
collocata la
persona o le
persone deputate
ad azionare il
telecomando.
Si
rappresenta
inoltre che tra
la
documentazione
sequestra in
data 04.12.92
presso la
suddetta casa
rurale, sono
state rinvenute
delle bollette
ENEL intestate a
TROIA Antonino
le quali
dimostrano,
incontrovertibilmente,
la
riconducibilita’
a quest’ultimo
dell’immobile
in esame.
Concludeva
il collegio di
consulenza nel
ritenere
verosimile che
il rullo
repertato
(assieme ad
altri tre
presumibilmente
distrutti dallo
scoppio) fosse
servito agli
attentatori per
approntare una
sorta di
carrello che
facilitasse
l’introduzione
delle sezioni di
carica di
esplosivo nel
tubo di raccolta
acque irrigue
sottopassante
l’autostrada
A/29.
L’identificazione
di tale reperto
avallava
ulteriormente
l’ipotesi,
sostenuta dagli
stessi
consulenti in
sede di stesura
del primo
elaborato cui si
e’ fatto cenno
nelle pagine che
precedono,
secondo la quale
per il
caricamento del
condotto era
stato adoperato
uno skate-board
o un manufatto
similare.
In sede
di sopralluogo
vennero
altresi’
ispezionate: -
alcune
abitazioni
presenti nella
zona coinvolta
dall’esplosione; -
altre limitrofe
al luogo ove si
riteneva essersi
posizionato il
team incaricato
di azionare il
telecomando; -
altre ancora
ritenute idonee
ad occultare
l’esplosivo o
comunque
perche’
ritenute
utilizzate, in
ipotesi
residuale, come
base di appoggio
dagli stessi
uomini del
commando.
Tra le
abitazioni e gli
appezzamenti di
terreno
attenzionati da
questa Direzione
Distrettuale nel
sopralluogo di
cui trattasi,
maggiore
interesse veniva
rivolto, proprio
......... N.B.
MANCANO LE
PAGINE NR. 37,
38, 39
Sia pur
con breve cenno
e nella piena
consapevolezza
che trattasi di
segnalazioni
anonime, gli
scriventi
ritengono
doveroso in
questa sede, per
completezza di
esposizione, far
riferimento a
due missive
pervenute nei
giorni
immediatamente
successivi ai
fatti di Capaci.
Nella
prima si afferma
che circ 20 - 25
giorni prima dei
tragici fatti
era stata vista
una macchina di
grossa
cilindrata di
colore nero, con
quattro persone
a bordo
< .....
insieme a
Giovanni
BATTAGLIA di
Capaci che
stavano salendo
verso la
collinetta
seguiti a
distanza da un
certo TROIA
Antonino che ha
il negozio di
mobili in via
Vittorio
Emanuele a
Capaci .....>
Nella
seconda si
afferma che 20
giorni prima
della strage in
localita’
Quattro Vanelle
venivano viste
cinque persone
di cui quattro
salivano a bordo
di
un’autovettura
mentre il quinto
si allontanava a
piedi; l’auto
si dirigeva per
via Cracolici
verso la collina
e veniva
riconosciuta tra
le persone
salite a bordo
BATTAGLIA
Giovanni detto
“MARRAZZA”
mentre la
persona a piedi
veniva indicata
in TROIA
Antonino (per
gli atti finora
menzionati
relativamente al
BATTAGLIA cfr.
F.1 C.A). -
E - L’ESAME
DEL DNA SUI
MOZZICONI DI
SIGARETTA
Nel
prosieguo delle
indagini, mirate
a ricercare
quanti piu’
elementi
possibili per
addivenire
all’individuazione
delle persone
materialmente
incaricate di
perpetrare
l’attentato in
danno del dr.
FALCONE, si
procedeva ad
affidare
incarico di
onsulenza
tecnica per
ddivenire
all’individuazione
del D.N.A. (e la
successiva
riconducibilita’
a soggetti ben
determinati)
riscontrato sui
mozziconi
repertati.
I C.T.U.
in sede di
elaborato del
10.11.92 (cfr.
F.10 C.B) evidenziavano
che era stato
possibile
effettuare, a
causa
dell’estrema
esiguita’ e
del precario
stato di
conservazione
del materiale a
disposizione, la
“tipizzazione”
di una soltanto
delle regioni
variabili tra
quelle
comunemente
utilizzate in
criminalistica.
Individuavano
quindi i
seguenti
genotipi: a.
gruppo dei 14
mozziconi marca
“MERIT”;
* nr.1:
genotipo 1.2,4
* nr.3:
“
1.2,4
* nr.12:
“
1.1,2
* nr.13:
“
1.1,2
* nr.14:
“
1.1,2 b.
mozzicone marca
“MURATTI”;
* esito
negativo; c.
gruppo dei 7
mozziconi marca
“MS”;
* nr.1:
genotipi 1.2,4 d.
gruppo dei 29
mozziconi marca
“MERIT”
* nr.3:
genotipo 2,4
* nr.12:
“
2,4
* nr.13:
“
2,4
* nr.14:
“
1.1,2
* nr.15:
“
1.1,2
* nr.27:
“
1.2,4
* nr.29:
“
1.2,4
Tali
risultati hanno
indotto i C.T.U.
a formulare le
seguenti
ipotesi: -
che le sigarette
in reperto siano
state fumate
come minimo da
tre differenti
individui; -
che le sigarette
in reperto siano
state fumate da
piu’ di tre
individui,
alcuni dei quali
con lo stesso
genotipo: HLA.
Si
vedra’ in
seguito di
indagini in che
modo, tali dati,
coincidono in
parte con i
genotipi di
alcune delle
persone
sottoposte ad
indagine che
ebbero un ruolo
determinante
nell’attentato,
sin da ora
puo’ comunque
dirsi che il
genotipo
rinvenuto su
alcuni mozziconi
e’ compatibile
con altissimo
grado di
probabilita’
con il genotipo
di due degli
odierni
indagati. -
F - SPUNTI
INVESTIGATIVI
SVILUPPATI DA
QUESTA PROCURA
DISTRETTUALE NEL
CORSO DELLE
INDAGINI,
PARTENDO DAL
PRESUPPOSTO CHE
I MEMBRI DEL
COMMANDO
OPERATIVO
FOSSERO UOMINI
D’ONORE DI
COSA NOSTRA
RICONDUCIBILI A
VARIO TITOLO AL
GRUPPO DEI
CORLEONESI
CAPEGGIATO DAL
SALVATORE RIINA.
F.1 GANCI
RAFFAELE E LA
FAMIGLIA DELLA
NOCE
Prima
di entrare nel
merito dei
singoli spunti
investigativi
attivati per
addivenire
all’individuazione
dei responsabili
dell’attentato
criminale, ppare
doveroso fare
una necessaria,
sia pur breve
premessa, in
ordine al ruolo
che il Giudice
Giovanni FALCONE
ha assunto in
questi anni
nella lotta a
Cosa Nostra.
Il
magistrato ha
infatti
costituito il
piu’
qualificato
riferimento
istituzionale
che si e’ poto
come
irriducibile e
permanente
ostacolo, nel
pieno rispetto
della legge,
all’affermazione
del progetto
egemonico dei
corleonesi di
Salvatore RIINA
e dei suoi
alleati.
Il
Giudice Giovanni
FALCONE - come
e’ ampiamente
documentato da
un articolato
percorso
giudiziario
costituito e
cristallizzato,
oggettivamente,
nelle sentenze nr.
1395/83 del
06.06.83
Tribunale di
Palermo (proc.
penale SPATOLA
Rosario + 74 cfr.
F. 25/A/1 e
25/A/2) e nr.
80
del 30.01.92
della Suprema
Corte di
Cassazione
(c.d.
maxiprocesso cfr.
F.26/C e 26/D)
- ha voluto e
saputo
analizzare,
oltreche’
aggredire,
l’organizzazione
Cosa Nostra
sotto il profilo
essenzialmente
associativo,
superando quel
diffuso modello
operativo che
rimane
concentrato sui
singoli reati.
In quella
sede ha dato
organicita’
all’associazione,
ne ha definito
gli scopi, i
ruoli e le
tematiche
individuandone
altresì il
vertice, i
programmi e le
dinamiche
interne. Nella
sua linea di
contrasto,
facendone un uso
appropiato e
legalitario di
soggetti
collaboratori,
è riuscito ad
individuare il
gruppo dominante
di Cosa Nostra
ed il ruolo
fondamentale
ricoperto da Salvatore
RIINA e dai
suoi alleati. Negli
atti dei
procedimenti
penali sopra
menzionati
veniva, appunto,
definito
l’iter
attraverso il
quale le
famiglie c.d.
“vincenti”
avevano
conseguito una
posizione
dominante
rispetto a tutte
le famiglie
appartenenti a
Cosa Nostra,
distrutte o
fortemente
ridimensionate a
conclusione
della guerra di
mafia che sancì
l’affermazione
da parte dei
corleonesi e dei
loro alleati. Successivamente,
l’egemonia di
tale gruppo
aveva raggiunto
dimensioni
assolute
attraverso
l’eliminazione
fisica dei
soggetti
appartenenti
alle famiglie
alleate che
menifestavano
dissensi interni
o cercavano
spazi di
autonomia
(esemplari gli
omicidi in
pregiudizio di
Giuseppe GRECO
detto
“Scarpuzzedda”
, Mario
PRESTIFILIPPO,
Vincenzo PUCCIO
ed altri). In
tale ambito il
gruppo
corleonese
diretto da
Salvatore RIINA
manteneva
rapporti
privilegiati con
varie famiglie
mafiose tra le
quali quella del
quartiere
“NOCE” di
Palermo,
riconducibili a GANCI
Raffaele. E’
bene ricordare
che VITALE
Leonardo, nel
riferire fatti e
circostanze a
lui note
nell’ambito di
Cosa Nostra, nel
far
cenno
agli esiti di
una riunione
presieduta da
Salvatore RIINA
e in cui si
doveva stabilire
a quale famiglia
(Altarello o
Noce) sarebbe
spettata la
tangente imposta
all’impresa
PILO che stava
iniziando i
lavori edilizi
nel fondo
Capofranco, alla
presenza di
Raffaele SPINA,
Giuseppe CALO’,
Ciro CUCCIO,
Vincenzo ANSELMO,
Salvatore D’ALESSANDO
e lo stesso
VITALE, il RIINA
stesso nel
decidere di
privilegiare la
famiglia della
Noce, affermò
testulmente
“” ... io
la Noce ce
l’ho nel
cuore....”” Questa
Procura
Distrettuale,
quindi,
elaborando le
tematiche
affrontate nei
procedimenti
penali istruiti
dal Giudice
FALCONE e di cui
si è appena
fatto cenno,
riteneva che la
famiglia del
quartiere Noce
avesse
attivamente
partecipato alla
preparazione e
all’esecuzione
del’attentato
in danno del
magistrato. Le
indagini
venivano
delegate, a
partire dal
novembre 92, al Raggrupamento
Operativo
Speciale dei
Carabinieri. L’attività
investigativa
realizzata da
tale organo di
P.G. ha
rappresentato, a
parere di questa
Direzione
Distrettuale, il
momento più
significativo
delle
investigazioni
in corso e ha
costituito
valido esempio
di metodologia
d’imdagine che
ha ampiamente
dimostrato,
qualora vi
fossero dei
dubbi, che
soltanto uno
studio mirato
dei personaggi
sul territorio
in cui operano,
può consentire
l’acquisizione
di validi
elementi di
prova, in ordine
al reato
associativo,
tali da poter
definire le
modalità
comportamentali
- con
l’ausilio dei
mezzi tecnici a
disposizione
oggi consetiti
dal nuovo codice
di procedura
penale -
attraverso le
quali
l’associazione
esiste e si
manifesta. Ed
invero, la
tradizionale
omertà che
regna nei
quartieri di
Palermo, il
controllo del
territorio
espresso dalle
strutture
mafiose, hanno
sino ad oggi
condizionato
l’attività
ivestigativa,
imponendo una
sempre più
selettiva e
diffusa ricerca
di soggetti
collaboratori
che
all’interno
fornissero
elementi di
prova su realtà
associative
particolarmente
impermeabili. I
comportamenti
sociali dei
soggetti
costituiscono
prova più
oggettiva
dell’esistenza
e della
dialettica di un
consorzio di più
persone. L’esame
di quei
comportamenti
consente di
definire,
dall’esterno,
i ruoli e le
tematiche
trattate dalle
realtà
associative
esaminate. L’analisi
dei circuiti
comportamentali
costuisce, in
conclusione, un
tipo di prova
che può integrare
ed
ampliare
le dichiarazioni
dei soggetti
collaboranti e
al tempo stesso
costituire riscontro
qualificato
circa la loro
attendibilita’. Ebbene,
l’attivita’
di contrasto
esperita dal
R.O.S. si e’
mossa proprio in
tale direzione
ed ha permesso
di acquisire
elementi di
prova poi
rivelatisi
essere di
fondamentale
importanza in
ordine al
riscontro delle
dichiarazioni
rese da un
collaboratore di
giustizia che
per ragioni di
cautela
processuale
verra’
convenzionalmente
indicato in
questa sede con
l’appellativo
di “OMEGA”. Preliminarmente,
si ritiene di
dover
sottolineare che
i numerosi ed
importantisimi
elementi
probatori
acquisiti dal
reparto
dell’Arma,
costituiscono il
frutto della
perfetta
conoscenza del
fenomeno mafioso
e delle
elevatissime
capacita’
professionali
degli operatori
che, per lunghi
mesi, hanno
realizzato
specifica
attivita’ di
contrasto
dinamico proprio
sul territorio
della Noce con
la
predisposizione
di supporti documentali
(svariate decine
di relazioni di
servizio), audio
( registrazione
di conversazioni
ambientali
carpite con
l’ausilio di
microspie
installate nei
luoghi di
ritrovo dei
soggetti
attenzionati) e video
(piu’ di 2.000
ore di riprese
filmate) in cui
sono stati
consacrati alla
famiglia GANCI e
dei soggetti a
loro
collegabili. L’attivita’
globalmente
esperita veniva
consacrata dal
R.O.S. Reparto
Criminalita’
Organizzata 1^
Sezione
nell’informativa
nr. 11062/288-1
in data 21.07.93
al cui integrale
contenuto si
rimanda (cfr.
Faldoni 24/C/1,
24/C/2, 24/C/3,
24/C/4, 24/C/5 e
24/C/6) in
questa sede
limitandosi
l’esposizione
dei fatti alla
sola elencazione
delle
circostanze
piu’ salienti
emerse nel corso
delle indagini e
che di seguito
si riportano: -
GANCI Raffaele non
dimorava nel
luogo di
residenza
anagrafica (via
Mariano Accardo
54) e benche’
libero cambiava
di sovente il
luogo di mora; -
lo stesso
frequentava, sia
pur
saltuariamente,
l’appartamento
sito in Monreale
via Corpo di
Guardia nr. 18; -
nello stesso
civico risiedeva
il figlio Domenico;
SPINA
Caterina,
vedova di
ANZELMO Rosario,
unitamente al
figlio ANZELMO
Francesco Paolo; -
GANCI Raffaele
emergeva come
soggetto al
centro di una
rete associativa
in contatto con
vari personaggi
con i quali
effettuava una
serie di
frequentazioni e
incontri
caratterizzati
tutti da
un’attenta
compartimentazione
e dal
mantenimento, da
parte dei
soggetti
interessati, di
un elevato grado
di anonimato; -
emergeva che
GANCI Raffaele,
pur non
comparendo
formalmente
nella relativa
documentazione
ufficiale, aveva
interessi
diretti nella
societa’ “CAMPOREALE
COSTRUZIONI Srl”
di CORSO
Salvatore; -
all’interno
del cantiere
edile sito in
p.zza Principe
di Campo Reale
venivano
documentati
incontri tra GANCI
Domenico, GANCI
Stefano, GANCI
Raffaele, CORSO
Salvatore,
ANZELMO
Francesco Paolo,
BENIGNO Amedeo,
MEOLA Vincenzo,
RIZZUTO Eugenio
(fratello di
Aurelio, tratto
in arresto il
10.06.93
perche’
responsabile del
reato di
favoreggiamento
nei confronti
dei latitanti
GANCI Raffaele,
GANCI Calogero e
ANZELMO
Francesco Paolo)
CANCEMI
Salvatore,
TUMMINIA
Salvatore,
CIMINELLO
Francesco e
CIMINELLO
Giuseppe; -
venivano
documentate
frequentazioni
compartimentate
che dal cantiere
di p.zza
Camporeale
proseguivano in
via Tommaso
Marcellini dove
hanno sede
alcune
societa’ della
famiglia
Ciminello e da
cui piu’ volte
veniva visto
uscire Raffaele
GANCI; -
in via
Marcellini
veniva rilevata
la presenza di
CASTAGNA
Giuseppe,
imprenditore
edile, che
veniva notato
accedere insieme
a CIMINELLO
Francesco,
all’interno
della Cassa
Rurale e
Artigiana di
Monreale agenzia
di Boccadifalco;
la stessa
agenzia che nel
sopra citato
processo
“SPATOLA
Rosario + 74”
era emersa nel
corso degli
accertamenti
bancari sulle
consistenze
finanziarie
(tutte
riconducibili al
traffico di
droga) di
Rosario
INZERILLO,
Filippo PIRAINO
e Vittorio
MANGANO; -
CIMINELLO
Francesco
risultava essere
il referente di
una serie di
cantieri edili
economicamente
rilevanti,
compresi nel
territorio che
si estende da
via Pezzingoli
del comune di
Monreale a via
San Lorenzo del
comune di
Palermo; -
venivano
documentati
incontri
costanti presso
il “panificio
Arnetta” tra SEIDITA
Giovanni,
MANGANO
Vittorio, GULLO
Domenico, BONURA
Antonino, UTRO
Domenico, PRIOLO
Vito, ARNETTA
Francesca e
ARNETTA Sergio; -
venivano
individuate
altre basi
logistiche
costituite: *
dal negozio di
abbigliamento
“La
Nuvoletta”
gestita da
SACCONE Carmela
ma, di fatto,
nella
disponibilita’
della famiglia
GANCI; *
dal supermercato
“Famila”
dove Calogero
GANCI si
incontrava con SAIDITA
Girolamo; *
dal bar
“Merilyn”
dove lo stesso
Calogero si
incontrava con ANZELMO
Francesco Paolo,
SEIDITA
Girolamo, GANCI
Stefano, ANSELMO
Francesco Paolo,
CACICIA
Salvatore,
BENIGNO Amedeo,
GIORDANO
Giuseppe,
SAPIENZA
Alessandro,
RIZZUTO Eugenio
e CANGEMI Aldo; *
dalla macelleria
di via
Perpignano nr.
336 gestita da
PRIOLO Vito, ove
GANCI Raffaele
si incontrava
con TUMMINIA
Salvatore,
CANGEMI Aldo,
PRIOLO
Salvatore,
PASTORELLO
Angelo e GUDDO
Michele
(come si
vedra’ in
seguito quando
verranno
esaminate le
dichiarazioni
rese da OMEGA,
questi e’ il
proprietario
dell’appartamento
dove si sono
svolte numerose
riunioni di
esponenti di
vertice di Cosa
Nostra alla
presenza di
Salvatore RIINA,
ivi compresa
quella nel corso
della quale, su
volonta’ dello
stesso RIINA, i
convenuti
brindarono con
bottiglie di
champagne alla
morte del
Giudice Giovanni
FALCONE.
A seguito
delle complesse
e articolate
indagini di cui
trattasi, veniva
pertanto
compiutamente
definito il
circuito
societario in
cui convergevano
e confluivano
gli interessi
economici della
famiglia GANCI.
Altro
elemento di
particolare
rilievo emerso
dalle indagini
e’ costituito
dall’avvenuta
identificazione
della
metodologia
utilizzata da
Cosa Nostra nel
settore delle
opere edilizie e
costituita dalla
creazione di una
serie articolata
e complessa di
societa’ messe
tra loro in
relazione sia da
fattori
storici
(presenza di
soggetti
collegati tra
loro da vincoli
di parentela) e
sia da fattori
dinamici
(frequentazioni
documentate nel
corso dei
servizi di
osservazione,
come per esempio
la presenza di
Raffaele GANCI
nel cantiere di
CORSO
Salvatore).
Attraverso
le vicende di
seguito
riportate si
rileva come nel
corso degli
anni, di fatto,
il sistema
societrio legato
agli appalti
edili in Palermo
sia rimasto
immutato e come
soggetti
indagati e
condannati
nell’ambito
del
maxi-processo
abbiano potuto
tranquillamente
trasferire ai
figli o ai
fratelli
l’esecuzione
delle stesse
attivita’
imprenditoriali.
In cio’
consiste la
immutabilita’
e la capacita’
di riproporsi di
Cosa Nostra.
In
particolare
emergevano le
connessioni tra
gruppi societari
legati a GANCI
Raffaele
(S.I.E. -
CAMPOREALE
COSTRUZIONI), GANCI
Calogero e BENIGNO
Amedeo
(NEW MIXER e
SICILIMPIANTI),
TROIA Mariano (AR.PRE.),
CIMINELLO
Francesco e CIMINELLO
Giuseppe
(COOP.
SBANCAMENTO
EDILI LAMPO;
RITA COSTRUZIONI
Srl), CASTAGNA
Giuseppe
(S.C.A.G.I. Spa),
ANZELMO
Francesco
Paolo e RIZZUTO
Eugenio (PA.CAM.).
Le
eloquenti
connessioni
rilevate
attraverso le
collocazioni
trasversali di
soggetti nelle
vicende
societarie dei
vari gruppi - in
prevalenza
legati da
vincoli di
parentela -
trovano
rispondenza
nelle
frequentazioni
degli stessi
soggetti o di
loro dipendenti,
all’interno
degli obbiettivi
sopra menzionati
e posti sotto
osservazione dal
R.O.S. In
questa logica
assumono
rilevanza le
frequentazioni
in cantiere
edili di
soggetti come GANCI
Stefano e GANCI
Raffaele che
non hanno
competenze
tecniche nella
specifica
attività, ma
che dispongono
di quelle realtà
imprenditoriali
facenti capo a
persone di loro
totale fiducia
che amministrano
e gestiscono i
patrimoni della
struttura
mafiosa. In
tale contesto
emerge proprio
la figura di
CORSO Salvatore,
uomo di fiducia
di Raffaele
GANCI, il cui
cantiere ha
costituito punto
d’incontro
della struttura
facente capo
allo stesso
GANCI e, come si
dirà in
seguito, luogo
ove il GANCI
medesimo era
solito
incontrarsi con
i massimi
esponenti di
Cosa Nostra tra
i quali BIONDINO
Salvatore. Fin
da ora può però
affermarsi che
quanto riferito
da OMEGA trova
puntuale e
circostanziato
riscontro
nell’attività
dinamica
realizzata dal
R.O.S. che ha
avuto il merito
e la notevole
capacità di
individuare
importanti
luoghi di
rapporto dagli
associati Cosa
Nostra. Altri
due dati di
notevole
interesse emersi
nel contesto
dell’ipotesi
investigativa in
esame sono
costituiti: 1.
dal fatto che
GANCI Domenico
veniva osservato
in più
occasioni dagli
operanti a bordo
dell’autovettura
Fiat Uno di
colore bianco
targata PA
B53576 risultata
intestata alla
società “RUISI G. B.
DI UTRO
MARIANO” con
sede in Palermo
via Principe di
Panagonia nr. 2
(cfr.
informativa nr.
11062-288 in
data 07.11.93
del R.O.S.
Reparto
Crimo.Or. con
allegato
relazione di
servizio e
videocassetta
dell’attività
compiuta in data
23.02.93 F.24/C/6
C.E); come
si dirà in
seguito, tale
circostanza
costituirà
unlteriore
riscontro alle
dichiarazioni,
eseguite con
telefoni
cellulari, dai
Calogero e
Domenico GANCI,
il giornp della
starge di
Capaci; 2.
dalla
evidenziazione
degli stretti
rapporti
intercorrenti
tra i membri
della famiglia
GANCI e Salvatore
RIINA; ciò
lo si ricava,
tra l’altro,
dal contenuto
della relazione
di servizio
datata 07.10.92
nel corso della
quale si
rappresenta che
GANCI Domenico
viene visto
accedere in uno
stabile ubicato
nella stessa via
in cui, pochi
mesi dopo,
veniva tratto in
arresto
Salvatore RIINA
(cfr. relazione
di servizio
allegata
all’informativa
del R.O.S in
data 02.11.93 F.24/C/6
C.D). F.2 L’OPERAZIONE
“GRANDE
FALCO” Nel
febbraio 1993 -
partendo dal
presupposto che
sul territorio
di Capaci
direttamente
coinvolto
nell’esplosione
e comunque che
qualcuno degli
abitanti della
zona, anche in
considerazione
degli esiti
delle consulenze
tecniche che
avevano
evideziato
la necessità di
una fase
preparatoria
alla strage,
avesse potuto
notare delle
circostanze
sospette non
riferite all’A.G.
per timore di
ritorsioni - si
è proceduto
all’identificazione
di tutte le
persone aventi
la disponibilità,
a qualunque
titolo, di
terreni e
fabbricati
insistenti nel
teatro della
strage al pari
di colore che,
sul posto, vivo
e/o lavorano
stabilmente. L’operazione
di controllo,
denominata “GRANDE
FALCO”, è
stata portata a
termine dagli
organi operanti,
in diverse fasi;
sono state
eseguite
perquisizioni
locali e sono
state assunte a
sommarie
informazioni le
persone ritenute
a conoscenza dei
fatti. Tale
mezzo di ricerca
delle prove è
stato poi
integrato con la
successiva
convocazione
innanzi al P.M.
dgli stessi
soggetti
contemporaneamente
all’esecuzione
di attività
intercettazione
(cfr.
Faldoni dal nr.
20 al nr.
20/C/compresi). Tra
gli obiettivi
interessati
assumeva
particolare
rilevanza la
ditta “S.I.A. Srl”
risultata avere
la disponibilità
di ampi immobili
adibiti ad
allevamenti
agricolo, siti
in Isola delle
Femmine in
località
adiacente al
cunicolo
all’interno
del quale è
stato collocato
l’esplosivo. La
stessa è
risultata avere
come
amministratore
unico ROMEO
Salvatore
nativo di
Altofonte, che
gestisce la
società
unitamente al
fratello Nicolò
(ROMEO Salvatore
risulterà poi
essere il
proprietario di
un appartamento
sito in
Altofonte locato
a GIOE’
Antonino prima
che questi
venisse tratto
di arresto su
provvedimento
dell’A.G. di
Palermo ). In
tale opera di
monitoraggio
veniva inoltre
coinvolto il
mobilificio “Srl
BOBILUXOR”
il cui
amministratore
unico, LONGO Erasmo,
e’ padre di LONGO
Gaetano (gia’
sindaco di
Capaci, ucciso
nel 1978 e
sospettato di
appartenere a
sodalizi
mafiosi) e di LONGO
Michele
(coniugato con Maria
Rita DI CARLO
figlia di Giulio,
noto boss della
famiglia di
Altofonte
attualmente
detenuto. F.
3 LA
SCOMPARSA DI
D’ANGELO
GIOVANNI,
L’OBIETTIVO
SENSALE GIUSEPPE
E
L’IDENTIFICAZIONE
DI FERRANTE
GIOVAN BATTISTA
A seguito
della scomparsa
di D’ANGELO
Giovanni
(operaio alle
dipendenze di
SENSALE Giuseppe
nella NAF.EDIL
Srl) avvenuta il
19.10.92
- e cioe’ in
contemporanea
con
l’emissione,
da parte dell’A.G.
di Palermo, del
provvedimento
restrittivo a
carico degli
asseriti
responsabili
dell’omicidio
dell’On. Salvo
LIMA fra i quali
CUSIMANO
Giovanni
persona molto
vicina allo
stesso
D’ANGELO e
tratto in
arresto a
distanza di sole
24 ore dalla
scomparsa di
quest’ultimo -
questa Direzione
Distrettuale,
ritenendo che la
“sparizione”
(la prima dopo
la soppressione
in Palermo di
uomini delle
istituzioni)
potesse essere
collegata ai
fatti per cui si
procede,
attivava mirate
investigazioni
finalizzate a
determinarne le
ragioni.
Di
particolare
interesse
appariva il
legame tra il
D’ANGELO e
SENSALE Giuseppe
e il fatto che
fosse stato
proprio QUEST’ULTIMO
ad accompagnare
per l’ultima
volta la vittima
nella sua
abitazione,
verso le ore
18.30 del
19.10.92.
Le
indagini
venivano
delegate alla
“Direzione
Centrale Polizia
Criminiale di
Palermo Gruppo
Investigativo
“Falcone-Borsellino”
organo della
Polizia di
Stato, alle
dirette
dipendenze del
dr. Arnaldo LA
BARBERA,
appositamente
costituito per
condurre le
investigazioni
sulle due
stragi. Tale
struttura
investigativa,
presente fin
dalle prime
indagini, ha
costituito
valido e
costante
supporto su cui
si è basata
tutta
l’attività
condotta da
questa Procura;
senza il
contributo
determinante, di
tale gruppo di
lavoro e
l’enorme
professionalità
trasfusa nelle
singole attività
delegate, non
sarebbe stato
possibile
ottenere oggi i
risultati su cui
si fonda la
presente
richiesta. Tale
organo
investigativo ha
seguito, e
segue, tutti gli
spunti
d’indagine
attivati per
addivenire
all’individuazione
dei responsabili
della strage .
E’ pertanto
questa l’unica
struttura ad
avere sia la
visione globale
e sia la
completa
conoscenza di
tutti gli
accertamenti
disposti da
quest’Ufficio. Nell’ambito
delle
investigazioni e
al fine di
acquisire utili
elementi
probatori questo
Ufficio, con
decreto nr.
38/93 R.INT.
del’1.02.93,
disponeva
l’intercettazione
dei colloqui
intrattenuti nel
carcere di Badu
e Carros (Nuoro)
da CUSIMANO
Giovanni con i
propri familiari
e, in
particolare ,
con il figlio
COSIMO. Il
contenuto delle
conversazioni si
rilevava di
estremo
interesse per le
indagini in
corso ed
infatti, dalle
stesse parole di
CUSIMANO,
evidentemente
sicuro di non
essere ascoltato
da orecchie
indiscrete, si
appurava che: -
il D’ANGELO
era stato
effettivamente
ucciso proprio
la sera della
sua scomparsa,
attinto da colpi
d’arma da
fuoco sotto la
sua abitazione e
da li’ portato
via a bordo di
un’autovettura
di grossa
cilindrata; -
egli CUSIMANO
doveva essere
eliminato
qualora non
fosse stato
tratto in
arresto
perche’ ai
vertici di Cosa
Nostra si era
deciso di
sostituirlo con
altra persona di
fiducia dei
corleonesi; -
D’ANGELO era
stato soppresso
perche’,
avvicinato per
essere indotto a
tradire il
CUSIMANO, aveva
rifiutato di
prestarsi a tale
ruolo, cosi’
divenendo
scomodo
testimone; -
egli CUSIMANO
aveva avuto un
attrito con tale
FERRANTE
Giovanni
(che avrebbe
dovuto prendere
il suo posto
nella zona di
Partanna
Mondello) a
seguito del
quale era stata
deliberata la
sua stessa
eliminazione; -
sussistevano
stretti legami
tra il
D’ANGELO
Giovanni ed il
cognato RUSSO
Giovanni; -
il FERRANTE era
stato coinvolto
in altro
episodio
afferente una
partita di armi
che dallo stesso
FERRANTE
sarebbero state
consegnate e
diverse tra
D’ANGELO
Guido, CONTINO
Tommaso
(rispettivamente
fratello e
cognato dello
scomparso) e
SPINA Antonino (cfr.
informativa
Squadra Mobile
di Palermo in
F.16).
Gli
accertamenti
immediatamente
esperiti dalla
Polizia di Stato
consentivano di
identificare il
suddetto
FERRANTE in FERRANTE
Giovan Battista
(nato a Palermo
il 10.03.58);
questi, immune
da precedenti
penali,
risultava essere
titolare di una
societa’ di
sbancamento
terra nonche’
socio
dell’impresa
denominata “AUTOTRASPORTI
ALIMENTARI”,
unitamente a GIOE’
Giuseppina,
moglie di BIONDINO
Salvatore tratto
in arresto in
data 15.01.93
assieme a RIINA
Salvatore.
Si
esaminera’
piu’ avanti il
ruolo assunto
dal FERRANTE
nell’attentato
di Capaci.
A seguito
del menzionato
arresto di RIINA
e BIONDINO,
venivano
eseguite
perquisizioni
sulla persona e
presso i locali
nella
disponibilita’
dei due a
seguito delle
quali venivano
rinvenuti
appunti vari,
copiosa
documentazione e
delle agende.
Elementi
di connessione
tra il materiale
cartaceo
sequestrato ai
suddetti ed i
fatti per cui si
procede venivano
riscontrati: -
nelle agende
telefoniche in
uso al BIONDINO
nelle quali
risultavano
annotate le
utenze, fisse e
cellulari, dei
telefoni in uso
al FERRANTE
Giovan Battista; -
in un biglietto
manoscritto,
rinvenuto allo
stesso BIONDINO,
del seguente
tenore <
fatto diga
(SENSALE non ha
preso il lavoro)>
A carico
del FERRANTE
Giovan Battista
veniva
altresi’
accertata
l’esistenza di
frequentazioni
tra lo stesso e
SENSALE
Giuseppe,
accertate
nell’ambito
delle
investigazioni
attivate a
carico di
quest’ultimo;
si acclarava
infatti che, in
data 20.01.93,
il FERRANTE, a
bordo
dell’autovettura
Mercedes 190 di
colore grigio
targata PA
A11548, usciva
dalla cava dei
SENSALE e si
recava presso
l’impresa
edile SAGECO
sita in Palermo
via Ugo la Malfa
nr. 155 per poi
far rientro alla
cava da cui era
partito.
Altri
contatti tra i
due emergevano
dall’analisi
dei tabulati
relativi ai
telefoni
cellulari in uso
al SENSALE, in
particolare da
quello
identificato con
il prefisso
0337/881532, sul
quale
risultavano
registrate delle
telefonate
dirette ad
utenze nella
disponibilita’
di FERRANTE.
Conferma
di tali
consolidati
rapporti si
avevano anche
dai servizi
d’intercettazione
telefonica
(sempre a carico
del SENSALE)
nell’ambito
dei quali in
data 04.03.93
alle ore 11.04,
sull’utenza nr.
091/867109
(intestata alla
Spa CALCE E
CALCESTRUZZI di
Capaci) veniva
registrata una
conversazione
tra il SENSALE e
tale BAGNATO,
impiegato presso
una
concessionaria
Mercedes di
Palermo, nel
corso della
quale il SENSALE
rappresentava
ll’interlocutore
che una delle
due autovetture
da lui
acquistate
doveva essere
intestata a
FERRANTE Giovan
Battista.
Come
detto in
precedenza, a
seguito delle
dichiarazioni
rese dal
collaboratore di
giustizia LO
CICERO Alberto,
il G.I.P. di
Palermo, su
richiesta del
P.M. di quella
città’
emetteva nr. 17
ordinanze di
custodia
cautelare a
carico, fra gli
altri, di
SENSALE
Giuseppe, TROIA
Antonino e
BIONDINO
Girolamo.
Nel corso
delle
perquisizioni
effettuate nei
confronti di
quest’ultimo
veniva rinvenuta
una foto
riproducente lo
stesso in
compagnia di
altri soggetti
tra cui FERRANTE
Giovan Battista.
L’esame
delle agende
telefoniche
rinvenute nella
diponibilita’
di SENSALE e
TROIA permetteva
di appurare che
i due avevano
annotato sulle
stesse i numeri
delle utenze
telefoniche in
uso al FERRANTE.
A carico
di
quest’ultimo
si evidenzia
infine che il
menzionato LO
CICERO,
nell’interrogatorio
reso all’A.G.
di
Palermo il
28.02.93,
visionando un
album
fotografico,
riconosceva in
FERRANTE Giovan
Battista la
persona che
faceva da
staffetta a
BIONDINO
Salvatore quando
quest’ultimo
accompagnava
Salvatore RIINA
presso
l’abitazione
di TROIA Tullio
Mariano (per
tutto quanto
appena esposto
circa i contatti
tra FERRANTE e
SENSALE cfr.
informativa del
Gruppo CC
Palermo I del
27.05.93 F.22/B/1
C.8) -
F. 4 - LA
CONVERSAZIONE
AMBIENTALE
INTERCORSA TRA
GIOE’ ANTONINO
E LA BARBERA
GIOACCHINO
Nel marzo
93, la Direzione
Investigativa
Antimafia aveva
in corso
complessa
attivita’
investigativa,
coordinata dalla
Procura
Distrettuale di
Palermo, a
carico di alcuni
uomini d’onore
della famiglia
di Altofonte tra
i quali GIOE’
Antonino e LA
BARBERA
Gioacchino.
Veniva in
particolare
individuato, nel
corso dei
servizi di
osservazione, un
appartamento
sito in Palermo
nello stabile di
via G. Ughetti
al civico 17,
frequentato sia
da GIOE’ che
da LA BARBERA.
La D.D.A.
di Palermo
disponeva
l’esecuzione
di
intercettazioni
ambientali
nell’immobile
cosi’
individuato e
l’attivita’
di ascolto
consentiva di
intercettare,
sin dalle prime
battute,
dialoghi di
estremo
interesse per
l’attivita’
investigativa
cola’ in
corso.
Tra le
numerose
conversazioni
veniva in
particolare
esaminata quella
intercorsa tra
LA BARBERA
Gioacchino e
GIOE’ Antonino
nella notte tra
l’8
e il 9 marzo durante
la quale gli
interlocutori,
parlando ndi un
luogo sito in
prossimita’ di
Capci, facevano
chiaramente
riferimento alla
strage in danno
del Giudice
FALCONE.
In
particolare
veniva
pronunciata la
frase: <<
... in sustanza
..... ti ricordi
u carruzzere
vicinu unni
aspittai ddocu,
ddocu a Capaci
unni ci fici
l’attentatuni,
avia
l’officina
..... >>
GIOE’
Antonino e LA
BARBERA
Gioacchino
venivano
successivamente
tratti in
arresto a
seguito di una
ordinanza di
custodia
cautelare emessa
dal G.I.P. di
Palermo.
La
Procura di
quella città’
e la D.I.A.
comunicavano
tempestivamente
a
quest’Ufficio,
nel maggio 93,
che a seguito
del riscontro
dei nastri era
stata
evidenziata la
frase sopra
riportata e che,
pertanto,
prendeva corpo
l’ipotesi che
LA BARBERA e
GIOE’ avessero
preso parte alla
fase
preparatoria e/o
esecutiva
dell’attentato
o che, in
ipotesi
residuale,
fossero comunque
a conoscenza di
fatti e
circostanze allo
stesso
riconducibili.
A seguito
di tali
informazioni
questa Procura
Distrettuale
delegava
immediatamente
la D.I.A.
all’esecuzione
di indagini
sullo spunto
investigativo
cosi’
scaturito (per
gli atti
relativi vedi F.
22/B/1).
In breve
tempo tale
organo
investigativo
comunicava che
dall’esame dei
tabulati del
telefono
cellulare in uso
a LA BARBERA
Gioacchino, il
giorno 23.05.92
emergevano delle
telefonate di
estremo
interesse per le
indagini, in
quanto
temporalmente
coincidenti con
l’orario di
arrivo del
magistrato a
Punta Raisi; in
particolare:
* ore
17.02
LA
BARBERA
Gioacchino
riceve una
telefonata dal
cellulare nr.
0336/890387
intestato a
“RUISI G.G. DI
UTRO MARIANO Sas
Palermo”;
durata secondi
(sec.) 8; *
ore 17.05
LA
BARBERA riceve
una telefonata
dal cellulare nr.
0337/967725
intestato a
“FERRANTE
Giovan Battista,
via villa malta
nr. 3/A”;
durata sec. 11; *
ore
17.48
LA
BARBERA riceve
ancora una
telefonata dal
cellulare nr.
0337/967725,
intestato a
FERRANTE Giovan
Battista; durata
sec. 10; *
ore
17.49
LA
BARBERA chiama
il cellulare nr.
0336/890473
intestato a
“DI MATTEO
Mario Santo, via
del Fante nr.
26/A, Altofonte”;
durata sec. 325; *
ore 18.39
LA
BARBERA riceve
una telefonata
dal cellulare nr.
0336/890473
intestato a DI
MATTEO Mario
Santo; durata
sec. 25; *
ore
19.16
LA
BARBERA chiama
il nr.
091/6640204
intestato a
“LA BARBERA
Giovanni
extrabar,
pasticceria, via
Roma 4 Altofonte”;
durata sec. 120; *
ore
19.49
LA
BARBERA chiama
il cellulare nr.
0336/890473
intestato a DI
MATTEO Mario
Santo; durata
sec. 23; *
ore 19.53
LA
BARBERA riceve
una telefonata
dal cellulare nr.
0336/890473
intestato a DI
MATTEO Mario
Santo; durata
sec. 10; *
ore
19.55
LA
BARBERA riceve
una telefonata
dal cellulare nr.
0336/890473
intestato a DI
MATTEO Mario
Santo; durata
sec. 37; *
ore
20.06
LA
BARBERA chiama
il cellulare nr.
0336/890473
intestato a DI
MATTEO Mario
Santo; durata
sec. 42; *
ore
20.15
LA
BARBERA chiama
il cellulare nr.
0336/890473
intestato a DI
MATTEO Mario
Santo; durata
sec. 5; *
ore
21.03
LA
BARBERA riceve
una telefonata
dal cellulare nr.
0336/890473
intestato a DI
MATTEO Mario
Santo; durata
sec. 8.
Venivano
pertanto
attivati
immediati
servizi di
controllo nei
confronti di
FERRANTE Giovan
Battista,
giustamente
considerato
dalla P.G. quale
membro del
commando che
aveva operato a
Capaci.
Veniva
altresi’
avviata dalla
D.I.A.
un’articolata
attivita’
estrinsecantesi,
da un lato,
nell’esecuzione
di soggetti
attenzionati e,
dall’altro,
nell’elaborazione
dei dati
scaturiti
dall’esame dei
numerosi
tabulati dei
telefoni
cellulari
individuati.
Anche in
questo caso
l’Ufficio non
può che
sottolineare le
capacità
professionali
dimostrate dagli
appartenenti
alla D.I.A. che
hanno profuso
notevoli energie
nel tentativo di
addivenire
all’identificazione
degli autori del
delitto, energie
in cui va anche
considerata
l’estrema
rapidità con la
quale si è
proceduto
all’esame di
ingente
documentazione.
Professionalità
e rapidità
della D.I.A.
hanno consentito
a questa A.G. -
nel momento in
cui la persona
indicata come
ZETA ha fornito
le prime
dichiarazioni -
di avere a
disposizione
tutti i
riscontri
necessari, pio
divenuti parte
integrante della
presente
richiesta; si
richiamano a
riguardo le
informative, in
data 06.11.93 e
08.11.93
(cfr. F. 22/b/1
Cartelle,
rispettivamente,
34 e 33).
In
particolare,
l’informativa
datata 08.11.93
(alla cui
integrale
lettura si
rimanda) esprime
notevoli punti
di interesse in
quanto conferma
che:
-
BRUSCA Giovanni
aveva nella sua
disponibilità
un telefono
cellulare
intestato
a
DI Matteo Mario
Santo;
-
GANCI Calogero,
al pari del
BRUSCA,
disponeva di un
telefono
cellulare
intestato
a terzi;
-
L’esistenza di
consolidati e
frequenti
rapporti tra:
*
FERRANTE Giovan
Battista e LA
BARBERA
Gioacchino;
*
FERRANTE Giovan
Battista e la
famiglia GANCI
* GIOE’
Antonino e LA
BARBERA
Gioacchino
Quanto
sopra si pone
quale riscontro,
oggettivo e
circostanziato,
delle
dichiarazioni
rese da ZETA e
OMEGA, di cui si
dirà in
seguito. LE
DICHIARAZIONI DI
OMEGA E ZETA
IL
24.10.93 un
soggetto, che di
seguito si
indicherà come
“ZETA”,
iniziava a
collaborare con
l’A.G. e
rendeva
dichiarazioni in
ordine alla
strage di capaci
(cfr
F.1
C.B).
Zeta
ammetteva di
aver partecipato
ad una fase
dell’esecuzione
del delitto ed
indicava come
correi Raffaele
GANCI, Salvatore
CANCEMI,
Giovanni BRUSCA,
Leoluca
BAGARELLA,
Giuseppe
AGRIGENTO,
Gioacchino LA
BARBERA,
Salvatore
BIONDINO, Salvatore
RIINA,
Antonino
Troia
e
Pietro
RAMPULLA
(che riconosceva
in fotografia)
oltre ad Antonino
GIOE’,
deceduto.
Pressoché
nello stesso
tempo altro
detenuto che si
indicherà come
“OMEGA”,
maturava
l’intenzione
di di
collaborare con
l’A.G.,
rendendo
anch’egli
dichiarazioni
sulla strage (cfr.
F.1 C.C).
Anche
OMEGA ammetteva
di aver avuto
conoscenza del
delitto fin
dalla fase
ideativa, almeno
da un certo
momento in poi e
confessava di
conoscere alcuni
episodi
rilevanti della
fase esecutiva.
Chiamava
in correità Raffaele
GANCI ed i figli
Raffaele GANCI e
i figli Domenico
e Calogero,
ebbero il
compito di
tenere i
contatti
telefonici con SCIARABBA
Giusto - uomo
che a Roma
doveva seguire i
movimenti del
magistrato e
segnalarne
tempestivamente
la partenza per
Palermo -
sorvegliare,
quindi
l’uscita
dell’autovettura
blindata del dr.
Falcone dal
garage ove era
riposta,
informandone il
gruppo
propriamente
operativo. Il
LA BARBERA ebbe
il compito di
segnalare al
commando
l’arrivo a
Punta Raisi del
Falcon con i
magistrati. GANCI
Raffaele,
ancora,
unitamente a
BIONDINO
Salvatore e,
verosimilmente a
CANCEMI
Salvatore,
effettuò il
sopralluogo per
individuare il
sito più idoneo
all’appostamento. Il
telecomando fu
procurato da SBEGLIA
Salvatore su
incarico di
GANCI Raffaele
(per gli atti
relativi a
SBEGLIA cfr. F.1 C.D). RAMPULLA
Pietro ebbe
il compito di
sistemare l’
esplosivo e di
curare la parte
più
propriamente
“tecnica”
del delitto.
AGRIGENTO
Giuseppe,
procurò una
parte dell’
esplosivo che DI
MATTEO Mario
Santo,
unitamente
al BRUSCA,
al BAGARELLA, al
GIOE’, al
RAMPULLA, al LA
BARBERA
prima travasò i
due bidoni, poi
trasportò in un
casolare nei
pressi del luogo
del delitto.
Il DI
MATTEO, inoltre,
partecipò
attivamente, con
il LA BARBERA,
il BRUSCA
ed il GIOE’ a
provare l’
efficienza del
dispositivo che
avrebbe
provocato la
strage,
sperimentandolo
sull’
autostrada.
TROIA
Antonino e
BATTAGLIA
Giovanni
fornirono il
supporto
logistico in
loco.
I ruoli
così
schematicamente
evidenziati sono
quelli che
emergono dalle
dichiarazioni di
ZETA e OMEGA.
Naturalmente,
non si esclude
che altri
abbiano
partecipato al
delitto, nè
che
ciascuna delle
persone nominate
possa aver
svolto altri
compiti.
Ciò che
sottolinea è
che le notizie
fin qui raccolte
sono sicuramente
sufficienti
all’emissione
delle misure
cautelari che si
intende
chiedere.
In
ossequio al
dettato
dell’art. 192
c.p.p. ed ai
principi
interpretativi
in tema di
valutazione
delle prove,
suggeriti dalla
Suprema Corte di
Cassazione, le
dichiarazioni di
ZETA e di OMEGA
vengono stimate
idonee a
suffragare la
presente
richiesta poiché
presentano una
attendibilità
intrinseca, una
attendibilità
estrinseca e
trovano conferma
sui riscontri
oggettivi e
investigativi o
quanto meno son
con questi
compatibili.
Attendibilità
intrinseca.
Sia ZETA
che OMEGA hanno
ammesso di aver
partecipato al
delitto. Hanno
confessato di
aver contribuito
a provocare la
morte del
Giudice Giovanni
FALCONE, del
Giudice
Francesca
MORVILLO, degli
uomini dello
Stato che ne
componevano la
scorta.
Per chi
è cresciuto in
ambiente
mafioso, per chi
è impregnato
della mentalità
mafiosa, per chi
da sempre ha
dovuto
uniformare la
propria condotta
e la propria
vita alle regole
di comportamento
mafioso, di cui
la punizione del
trasgressore che
sovente è
vendetta, è uno
dei cardini, non
deve essere
stato facile, ne
agevole,
confessare a
magistrati di
aver ucciso
magistrati,
confessare a
uomini dello
Stato di aver
ucciso uomini
dello Stato.
Confessare
a un giudice di
aver ucciso un
mafioso e poi
chiedergli
protezione e
benefici
processuali,
è una
cosa; confessare
ad un giudice di
aver ucciso un
giudice anzi “il”
giudice
antimafia, e poi
affidargli la
propria
esistenza dev’essere
stata altra
cosa.
E’
stato chiedere
qualche cosa
che, nel loro
mondo, sarebbe
stato
impensabile
perché foriera
di morte sicura.
Calogero e
Domenico,
Giovanni BRUSCA,
Leoluca
BAGARELLA,
Salvatore
BIONDINO,
Salvatore RIINA,
nonchè Pietro
RAMPULLA (che
riconosceva in
fotografia), Giusto
SCIARABBA,
Salvatore
SBEGLIA, e
Giovan Battista
FERRANTE.
OMEGA
forniva, altresì,
precise
indicazione
sulla penale
responsabilità
di alcuni
componenti della
“commissione
provinciale”
palermitana di
Cosa Nostra, la
cui valutazione
però, come
anticipato in
premessa, esula
dalla presente
richiesta.
Le
dichiarazioni di
ZETA e di OMEGA
danno un quadro
sufficientemente
dettagliato,
ancorché in
alcune parti
lacunoso, delle
fasi
preparatorie ed
esecutive del
delitto nonchè
del ruolo di
ciascun
compartecipe,
quadro che così
può
riassumersi,
rimandando per
il dettaglio ai
rispettivi
verbali
d’interrogatorio.
La
decisione fu
presa da Salvatore
RIINA e dai
suoi più fidati
e vicini uomini,
nel quadro di
una strategia
complessa che
vedeva nella
soppressione del
Giudice FALCONE,
l’acerrimo,
irriducibile,
efficace nemico,
il suo momento
saliente.
L’organizzazione
del delitto di
cui i capi
mandamento erano
quantomeno
informati, fu
affidata a Salvatore
BIONDINO. (SALTA
LE PAGINE
71-72-73)
Tale
confessione
segna il
“punto di non
ritorno” verso
l’organizzazione
mafiosa un
punto di non
ritorno
psicologico
prima e più
ancora che di
fatto.
Si è
consapevoli che
le dichiarazioni
di ZETA e di
OMEGA
costituiscono un
punto iniziale
delle indagini,
solido ma
abbisognevole di
notevoli
approfondimenti
investigativi.
Molti
aspetti del
delitto restano
in ombra e
devono essere
scandagliati;
dal movente, ai
mandanti, alla
fase
propriamente
esecutiva, come
si notava,
ancora lacunosa.
Si è
consapevoli,
altresì, che
sia ZETA che,
soprattutto
OMEGA, con tutta
probabilità non
hanno ancora
rivelato tutte
le informazioni
in loro
possesso.
Questo
potrebbe essere
dovuto al non
aver ancora del
tutto completato
il processo di
maturazione del
rispettivo
proposito di
collaborare, ma
anche alla
limitata attività
investigativa
che, in poco
tempo, è stato
possibile
realizzare.
Ulteriore
indagine ed
appropriate
domande
potrebbero
ancora far
affiorare alla
memoria
particolari del
fatto che non è
stato possibile
richiamare.
ZETA e
OMEGA
riferiscono, poi
fatti vissuti
personalmente,
distinguendoli
da quelli
appresi da altri
partecipanti. In
questo secondo
caso indicano
compiutamente le
fonti.
Ciò
depone
indubbiamente a
favore della
serietà dei
collaboratori e,
in definitiva,
della loro
attendibilità. Attendibilità
estrinseca
Le
dichiarazioni di
ZETA e di OMEGA
si incrociano
perfettamente e
collimano con le
risultanze
investigative. Occorre
considerare, però,
che ZETA
e OMEGA
hanno vissuto e
conosciuto,
ciascuno, solo
una parte
dell’azione,
anche se taluni
episodi o il
ruolo di talune
persone erano
noti ad
entrambi. In
questi casi le
loro rispettive
dichiarazioni si
incrociano. Si
consideri che
ZETA e OMEGA non
si sono mai
incontrati dopo
l’arresto, e
non hanno ancora
avuto la
possibilità di
concordare o
“aggiustare”
le loro
dichiarazioni. Il
primo, più
evidente
riscontro
incrociato è
costituito
dall’accusa di
ZETA
e OMEGA
di aver
partecipato al
delitto. OMEGA
lo ammette. ZETA
afferma di aver
saputo da
GIOE’ che
OMEGA,
unitamente a
GANCI Raffaele,
effettuò il
sopralluogo per
la scelta del
sito più idoneo
all’appostamento. OMEGA
invero nega il
ruolo. Però si
consideri che
l’imprecisione
può essere ben
spiegata, allo
stato degli
atti. Il
sopralluogo fu
effettuato da
GANCI e da
BIONDINO che
partirono dalla
villetta di
Capaci,
descritta ed
individuata da
OMEGA. OMEGA era
presente quando
i due si
allontanarono
per portare a
compimento tale
incarico. Senza
escludere che in
questa fase
della
collaborazione
OMEGA possa,
comprensibilmente,
attribuire a se
medesimo un
ruolo riduttivo,
deve rilevarsi
che la discrasia
in primo luogo,
è solo
parziale, in
quanto anche
OMEGA conferma
che GANCI
effettuò il
sopralluogo.
Inoltre
si deve tener
conto che ZETA
riferisce cose
apprese da
GIOE’ e che
l’equivoco è
ben possibile,
tenuto conto che
OMEGA era pur
sempre presente
nelle
circostanze di
tempo e di luogo
in cui GANCI e
BIONDINO
effettuarono il
sopralluogo.
Sul ruolo
svolto da GANCI
vi è una
significativa
fondamentale
coincidenza tra
le dichiarazioni
di ZETA e quelle
di OMEGA,
entrambi
affermano che fu
GANCI Raffaele
con l’ausilio
dei figli
Domenico e
Calogero a
segnalare la
partenza
dell’autovettura
blindata del
Giudice FALCONE.
Tale
fatto, affermato
da entrambe le
fonti, trova
riscontro
oggettivo nel
fatto che una
delle macellerie
di GANCI
Raffaele è
ubicata in via
F. Lo Iacono, a
poche decine di
metri
dall’ingresso
posteriore dello
stabile ove
abitavano i
coniugi FALCONE,
là dove si
accede al garage
ove veniva
rimessa
l’autovettura
blindata (cfr.
informativa del
R.O.S. in data
21.07.93
richiamata e
dichiarazioni
dell’autista
COSTANZA in F.14 C.N S.2).
E’
plausibile,
quindi, che
proprio ai GANCI
sia stato
affidato tale
incarico.
Secondo
ZETA, Calogero
GANCI fu
incaricato di
seguire
l’autovettura
blindata per
accertarsi
che si
dirigesse
proprio a Punta
Raisi.
Anche
tale fatto è
plausibile:
infatti non
poteva bastare
che
l’autovettura
venisse portata
fuori dal garage
per qualsiasi
scopo (lavaggio,
riparazioni
ecc.). Era
necessario essere
certi che si
dirigesse
all’aeroporto,
per dare la
certezza
dell’imminente
arrivo del dr.
FALCONE.
La moto
“CAGIVA”
rubata di cui si
è fatto cenno
nella parte
espositiva,
potrebbe essere
quella usata da
Calogero GANCI.
Il mezzo
era idoneo per
effettuare il
pedinamento,
l’uso del
casco impediva
di essere
riconosciuti da
chicchessia.
ZETA
afferma che
Calogero GANCI
usava andare in
motocicletta.
A dire di
OMEGA erano i
GANCI che
tenevano i
contatti con
SCIARABBA,
l’uomo
incaricato di
spiare i
movimenti del
magistrato a
Roma.
L’esame
dei telefoni
cellulari
eventualmente in
uso allo
SCIARABBA ed ai
GANCI potrà
dare riscontro
certo alle
affermazioni di
OMEGA intanto
non può non
rilevarsi che
quanto egli
afferma è
logico e
credibile.
SCIARABBA
avrebbe potuto
dare la notizia
della partenza
del giudice da
Roma solo ai
GANCI perché,
logicamente,
solo essi
avrebbero avuto
la possibilità
di riscontrarla
subito,
verificando
l’uscita
dell’autovettura
blindata dal
garage.
Peraltro
dall’informativa
del R.O.S. in
data 09.11.93
risulta che
SCIARABBA Giusto
è uomo
d’onore della
famiglia della
Noce, la stessa
cui appartengono
i GANCI (cfr.
F.1 C.F).
Secondo
ZETA, Giovanni
BRUSCA fece
parte del gruppo
appostato sulla
montagna.
OMEGA
afferma di aver
appreso che
proprio BRUSCA
Giovanni azionò
il telecomando.
ZETA
indica come
artificiere una
persona, che
riconosce nella
foto di RAMPULLA
Piero
(domiciliato
Caltagirone e
nativo di
Mistretta).
OMEGA afferma di
aver visto in
occasione di uno
degli incontri
operativi nella
villetta di
Capaci una
persona che
veniva chiamata
“Pietro”,
che parlava con
accento
siciliano ma non
palermitano e
che riconosce
con ogni
probabilità
nella foto di
RAMPULLA Pietro.
OMEGA
afferma che FERRANTE
Giovan Battista ha
partecipato
all’esecuzione
della strage, e
lo indica come
uomo d’onore
del mandamento
di San Lorenzo,
della medesima
famiglia di
BIONDINO
Salvatore del
quale è uomo di
fiducia.
Tali
accuse sono
credibili. Il
mandamento di
San Lorenzo, del
quale il
BIONDINO,
secondo le
dichiarazioni di
OMEGA è il
reggente in
sostituzione di
GAMBINO Giacomo
Giuseppe, ha
“competenza”
sul territorio
di Capaci.
E’,
plausibile,
quindi - alla
stregua delle
note regole di
Cosa Nostra -
che persone di
quel territorio
abbiano
cooperato. Nel
caso di FERRANTE
poi, essendo
egli uomo di
fiducia di
BIONDINO,
organizzatore
della fase
esecutiva del
delitto, appare
evidente che lo
stesso si sia
avvalso di uno
dei suoi più
stretti
collaboratori.
Del resto
la posizione di
spicco del
FERRANTE
nell’ambito di
Cosa Nostra,
trova conferma
in atti
dall’esito
delle indagini
disposte da
questo Ufficio e
di cui si è già
parlato.
Vanno,
quindi, qui
richiamate le
parti della
presente
richiesta ove si
è fatto cenno
alla persona del
FERRANTE.
OMEGA
indica una
villetta nel
territorio di
Capaci nella
quale sarebbero
tenute alcune
riunioni
operative.
Tale
villetta esiste,
presenta le
caratteristiche
descritte da
OMEGA ed è
stata
individuata a
mezzo di filmato
mostratto ad
OMEGA stesso. La
villetta è
risultata essere
di proprietà di
D’AGOSTINO
Vincenzo
(vedi atti
relativi in F.1.
C.G)
Per le
risultanze
processuali fin
qui acquisite e,
soprattutto, dal
contenuto delle
dichiarazioni di
OMEGA sul punto,
non può
dubitarsi che il
D’AGOSTINO
fosse al
corrente di
quanto si stava
per verificare a
Capaci, nella
sua abitazione
(scelta con
accortezza in
quanto lontana
dal centro
abitato e in
posizione tale
da permettervi
l’accesso
esclusivamente
da un piccolo
cancelletto), si
sono effettuate
più riunioni
operative cui
hanno preso
parte alcuni tra
i massimi
vertici di Cosa
Nostra quali Leoluca
BAGARELLA,
Giovanni BRUSCA,
Raffaele GANCI,
Salvatore
BIONDINO, riunioni,
queste, tenutesi
in pieno giorno.
OMEGA
riconosce nelle
foto di BATTAGLIA
Giovanni e TROIA
Antonino,
due delle
persone da lui
notate nella
villetta di
Capaci, il
primo, in
particolare è
quello che
veniva chiamato
“ZU GIOVANNI”.
Formidabile
il riscontro
offerto da ZETA
e dalle
indagini.
ZETA
afferma di aver
contribuito a
trasportare
l’esplosivo in
un casolare
nella campagna
di Capaci. Di
aver trovato due
persone, una
delle quali
riconosce negli
album
fotografici
visionati, in
TROIA Antonino.
Il
casolare esiste,
con le
caratteristiche
descritte da
ZETA. Non solo
è stato
individuato a
mezzo di
videoriprese ma
era stato già
oggetto di
attenzione e di
perquisizione
durante il
sopralluogo
disposto da
questo ufficio.
In quella
occasione era
emerso che il
casolare
insisteva in
territorio di
proprietà di
TROIA Antonino e
che custode era
appunto
BATTAGLIA
Giovanni.
Si
rimanda alla
parte espositiva
che riguarda
appunto la
posizione
dell’indagato
BATTAGLIA.
Le
dichiarazioni di
ZETA, quindi,
trovano
riscontro e
inoppugnabile
conferma
sull’esito
delle indagini
preliminari.
Secondo
ZETA fu LA
BARBERA
Gioacchino a
comunicare con
telefono
cellulare al
gruppo di BRUSCA
la partenza del
dr. FALCONE da
Punta Raisi.
Secondo ZETA,
tale
comunicazione fu
fatta al
cellulare di DI
MATTEO Mario
Santo che,
in quel periodo,
lo aveva
consegnato
proprio al
BRUSCA Giovanni
su richiesta di
quest’ultimo.
BRUSCA
Giovanni è
colui che azionò
il telecomando.
Ebbene,
dai tabulati in
atti emerge una
telefonata in
partenza
dall’apparecchio
di LA BARBERA
per quello del
DI MATTEO, in
coincidenza con
la partenza del
corteo di
macchine da
Punta Raisi (cfr.
informativa
della D.I.A. in
data 08.11.93 F.22/B/1
C.33). Tale
telefonata dura
esattamente il
tempo che i
C.T.U. hanno
stimato
necessario per
percorrere il
tratto di
autostrada
dall’aeroporto
al punto della
strage, alla
velocità
ricavata sui
tachimetri di
una delle
autovettura
coinvolte
nell’esplosione.
Sul punto
ci si riporta
alla parte
espositiva dove
è stato
esaminato
l’esito delle
consulenze
tecniche nonchè
la ricostruzione
degli
spostamenti del
Giudice FALCONE
nella giornata
del 23.05.92.
E’
logico che LA
BARBERA abbia
seguito il
corteo per
accertarsi che
non lasciasse
l’autostrada
prima del punto
previsto,
mantenendo
aperta la
comunicazione
con il BRUSCA
che, sulla
montagna,
attendeva il
sopraggiunge
delle
autovetture.
Il
collegio di
consulenza ha
indicato nel
luogo sulla
montagna, ove
furono ritrovate
le cicche di
sigarette, il
punto nel quale,
presumibilmente,
si erano
appostati gli
attentatori.
ZETA, ed
anche OMEGA,
confermano che
è proprio
quello il luogo
nel quale
Giovanni BRUSCA
azionò il
telecomando “...con
le sue mani..”
Zeta
descrive la
“polvere”
ossia
l’esplosivo
che travasò dai
sacchi nei
bidoni e che poi
trasportò nel
casale di TROIA
Antonino.
Riconosce tale
polvere in due
campioni di
nitrato di
ammonio
esibitigli dai
consulenti
tecnici e
descrive le
modalità di
caricamento del
condotto.
Circa la
compatibilità
di quanto
afferma ZETA con
le risultanze
tecnico-peritali,
conviene
richiamare
l’elaborato in
data 01.11.93
dei consulenti
tecnici VASSALE
e CABRINO (cfr
F.10/A/2 C.F).
E’
opportuno
evidenziare però
che ZETA non ha
partecipato alla
fase del
caricamento, ma
lo riferisce così
come lo ha
appreso dal
GIOE’. Questo
può spiegare
talune
imprecisioni o
incongruenze.
Inoltre è certo
che ZETA ha
partecipato solo
a un segmento
dell’azione
complessiva. Ad
esempio, mentre
non può
escludersi la
presenza tra
l’esplosivo di
nitrato di
ammonio (vedi
parte espositiva
sul punto e
relazione dei
consulenti in
data 01.11.93),
è certo che
altri tipi di
esplosivo
composero la
carica collocata
a Capaci.
OMEGA da
una indiretta
conferma quando
dice di aver
notato 6 o 7
bidoncini di
plastica che, a
dire del GANCI,
contenevano
l’esplosivo
destinato
all’attentato.
Tali
bidoni erano più
piccoli e
comunque diversi
da quelli
descritti da
ZETA, situati in
un luogo
(villetta di
Capaci) diverso
da quello ove
erano stati
trasportati
quelli notati da
ZETA (casale di
TROIA); è
pertanto
ragionevole
presumere che
contenessero
esplosivo
diverso dal
nitrato di
ammonio
maneggiato da
ZETA.
L’uso
del telecomando
descritto da
ZETA, le modalità
delle prove
sull’autostrada
con l’ausilio
di un cubo per
flash, la
velocità alla
quale il DI
MATTEO doveva
condurre
l’auto durante
la prova (160
Km/h circa)
collimano con
quanto accertato
dai C.T.U. i
quali hanno
ipotizzato
proprio un
esperimento
simile a quello
descritto da
ZETA e trovano
conferma nella
velocità
effettivamente
tenuta dal
corteo al
momento
dell’esplosione.
ZETA ha
riconosciuto il
tubetto di
mastice che fu
trovato sul
luogo della
strage nelle
circostanze di
tempo e di luogo
già evidenziate
nella fase
espositiva.
Secondo i C.T.U.
che si fondano
anche sulle
caratteristiche
del collante,
tale mastice fu
usato
presumibilmente
per incollare
l’antenna
all’esterno
del condotto
dentro il quale
era stato messo
l’esplosivo.
Alla
stregua delle
dichiarazioni di
ZETA è
verosimile che,
avendo la
disponibilità
di quel mastice,
gli attentatori
lo abbiano usato
pure per
costruire la
scatola
necessari per
l’esperimento
descritto da
ZETA.
Altra
circostanza
riferita da
ZETA, che trova
puntuale
riscontro negli
accertamenti fin
qui esperiti (e
di cui si è
fatto cenno
nella parte
espositiva), è
quella relativa
all’utilizzo
per il
caricamento del
condotto di un
manufatto dotato
di rotelle.
E difatti
i C.T.U.
evidenziano,
nella prima
consulenza
dell’ottobre
92, che per
l’esecuzione
di tale
esecuzione
potesse essere
stato impiegato
uno skate-board
o “un
manufatto
similare”.
Nell’ulteriore
elaborato,
scaturito a
seguito delle
operazioni di
sopralluogo del
dicembre 92, gli
stessi facevano
altresì
menzione del
reperto, cui si
è ampiamente
detto,
costituito da
una ruota per
carrelli adibiti
al trasporto di
natanti.
ZETA non
poteva certo
conoscere tali
risultanze
processuali; si
è limitato a
riferire un
episodio appreso
dal GIOE’ ma
questa apparente
semplice
“coincidenza”
dimostra, per
l’ennesima
volta, la piena
corrispondenza
tra le
dichiarazioni
rese da ZETA e
OMEGA e gli
esiti delle
indagini
preliminari fin
qui svolte.
Da ultimo
va rilevato che
le affermazioni
di OMEGA circa
il luogo nel
quale BIONDINO
Salvatore
avrebbe
comunicato la
decisione di
sopprimere il
Giudice FALCONE
(cantiere di
p.zza Principe
di Campo Reale),
era già stato
individuato dai
Carabinieri del
R.O.S. che lo
avevano
segnalato come
luogo ove
avvenivano
incontri di
esponenti
mafiosi. CONCLUSIONI
E RICHIESTE DEL
P.M.
Le
considerazioni
esposte
evidenziano
l’esistenza di
numerosi, gravi,
concreti indizi
di colpevolezza
che impongono
l’emissione
del
provvedimento
restrittivo
della libertà
personale.
Per
coloro che sono
ancora in libertà
sussiste anche
un concreto
pericolo di fuga
atteso che non
può escludersi
che trapelino
notizie del loro
coinvolgimento
in un delitto
tanto grave
(vedasi a
riguardo
l’informativa
del gruppo
investigativo
“Falcone -
Borsellino” in
data 08.11.93 - cfr. F. 1
C.E).
Essi
possono
usufruire,
verosimilmente
di notevole
disponibilità
economiche e del
supporto
dell’organizzazione
criminosa che
consentirebbero
loro di rendersi
facilmente
irreperibili.
Tali
esigenze
sussistono anche
nei confronti
degli indagati
attualmente
detenuti, poiché
non può
escludersi che
vicende
processuali, che
questo Ufficio
non è in grado
di conoscere e
prevedere,
possano, in un
tempo più o
meno prossimo,
restituire
taluno di essi,
se pur
temporaneamente,
alla libertà.
La gravità
infine del
delitto, la
pericolosità di
ciascuno degli
indagati
desumibile sia
dai precedenti
specifici, sia
dal ruolo svolto
nel caso in
esame, sia dalla
stessa
appartenenza
all’organizzazione
mafiosa
denominata Cosa
Nostra, è
ulteriore
elemento che
rafforza la
necessità di
disporre nei
loro confronti
la misura
cautelare della
custodia in
carcere,
apparendo questa
l’unica idonea
a tutelare le
cennate
esigenze. Tutto
ciò premesso,
visto l’art.
291 c.p.p. C
H I E D O N O L’applicazione
della custodia
cautelare in
carcere nei
confronti di: 1.
AGRIGENTO
Giuseppe
nato
a San Cipirello
(PA) 25.11.41
latitante; 2.
BAGARELLA
Leoluca
nato
a Corleone (PA)
il 03.02.42
latitante; 3.
BATTAGLIA
Giovanni
nato
a Capaci (PA) il
29.09.48 ivi
residente
in
Regina
Margherita nr.
12; 4.
BIONDINO
Salvatore
nato
a Palermo il
10.01.53
detenuto; 5.
BRUSCA
Giovanni
nato
S. Giuseppe Jato
(PA) 20.02.57
latitante; 6.
CANCEMI
Salvatore
nato
al Palermo il
19.03.42
detenuto; 7.
D’AGOSTINO
Vincenzo
nato
a Capaci (PA) il
01.04.29 ivi
residente
in
p.za
Matrice n. 30; 8.
DI
MATTEO Mario
Santo
nato
ad Altofonte
(PA) il 07.12.54
detenuto; 9.
FERRANTE
Giovan Battista
nato
a Palermo il
10.03.58 ivi
residente in
via
Villa
Malta nr. 3/A; 10.GANCI
Calogero
nato
a Palermo il
22.03.60
detenuto; 11.GANCI
Domenico
nato
a Palermo il
20.06.58
detenuto; 12.GANCI
Raffaele
nato
a Palermo il
04.01.32
detenuto; 13.LA
BARBERA
Gioacchino
nato
ad Altofonte il
23.11.59
detenuto; 14.RAMPULLA
Pietro
nato
Mistretta (ME)
il 03.06.52
detenuto; 15.RIINA
Salvatore
nato
a Corleone (PA)
il 16.11.
detenuto; 16.SBEGLIA
Salvatore
nato
a Palermo il
25.11.
ivi
residente in
via
Bernabei
n. 39 17.SCIARABBA
Giusto
nato
a Palermo il
16.12.
residente
in San
Dalmazzo
(CN) via
Dalmazzo
Grasso
nr. 8; 18.TROIA
Antonino
nato
a Capaci (PA) il
28.10.
detenuto. C
H I E D O N O che
il G.I.P. voglia
differire
l’esercizio
del diritto ai
colloqui con il
difensore e con
i familiari per
il termine
massimo previsto
dalla legge. Si
allegano alla
presente
richiesta tutti
gli atti
menzionati nel
corso della
stessa. Manda
alla Segreteria
per gli
adempimenti di
competenza. IL
PUBBLICO
MINISTERO
-
dr. Gianni
Tinebra Proc.
della Rep. - -
dr. Francesco
Paolo Giordano
Proc. Rep. Agg.
- -
dr. Carmelo
Petralia Sost. - -
d.ssa Ilda
Boccassini Sost.
- -
dr. Fausto
Cardella Sost. -
|
| |||||||||||||||||||||||||||||||||
| home | ambiente | antimafia | apache | artisti di strada | hackers | poesiazione | writers | amici | |||||||||||||||||||||||||||||||||||
| info@capitanoultimo.it | |||||||||||||||||||||||||||||||||||