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ALCUNI  DI  LORO

 

 

Timbrare il cartellino, 8 ore di lavoro, stress da traffico, il quiz show, le letterine… Tutto questo non fa parte della vita degli artisti di strada. Contatti umani, relazioni sociali, sorrisi dei bambini, classi sociali inesistenti, inesistenti i “lei non sa chi sono io”. Cosa spinge un uomo a vivere per strada? Ognuno ha un motivo diverso che l’ha spinto a questa scelta. Su una bella rosa di persone conosciute in questa elite, ecco una serie di amici del mondo, persone che “si fanno di gente” e di sorrisi.  

 

MARCEL 

“Vienimi a trovare a casa, adesso funziona anche il citofono!”

Queste le parole del portafortuna di piazza navona, l’uomo che si è inventato un modo per divertire la gente facendo ballare pupazzetti costruiti da lui, al centro di Piazza Navona. Segue un condensato di chiacchierate amichevoli fatte tra me lui. 

Da quanto fai questo lavoro?

Eh, sono sette anni, ormai. Non torno in Sicilia da un sacco di tempo, anche perché prima quando si sposavano i parenti, ora quando muoiono. Sono rimasto solo io, e poi i miei amici sono tutti qua, ormai. Sono tantissimi, gli amici, perché le persone che conosco qui non fanno solo un salto e vanno via, ma rimangono amici. E mi ricordo di tutti, dei bambini e dei nonnetti. Una volta una bambina mi ha chiesto se andavo a fare uno spettacolo per il suo compleanno. Mi ha fatto un sorriso a girocollo a cui non ho potuto resistere e sono andato. 

Chi è Marcel?

Io vengo da una famiglia normale, come tante, dalla mia terra mi sono staccato a fatica, ma i casi della vita mi hanno portato a girare il mondo e a conoscere le persone. Io prima vendevo giocattoli a grandi aziende. Erano bambole fatte a mano, la fattura era unica, tutti pezzi unici, si guadagnava bene, tantissimo. Ma  io mi sono sempre evoluto, finchè non mi è capitato di incappare in gente che cominciava a darmi fastidio, a chiedermi soldi per lasciarmi in pace. Il pizzo, insomma. Figurati se uno con lo spirito libero come me e per di più orgoglioso e siciliano va a cedere a ricatti di questo genere. Mi ci vedi? Sono anche riuscito a sfuggire a un agguato, ma li ho  fregati (e qui segue una bella risatina, n.d.r.).

Ho venduto tutto e mi sono messo a fare l’artista di strada. Si vive alla giornata, di quello che ti offre la  gente. I turisti, gli amici che vengono a vedermi, alla fine della giornata ho sempre il mio gruzzoletto.  

Il contatto con la gente è importante?

Molto, molto, però ultimamente è diventato anche pericoloso. Ogni tanto mi trovo davanti qualcuno che cerca di portarmi via tutto quello guadagnato in una giornata, e più di una volta mi ha salvato qualche amico della piazza. Sai, la piazza vive di vita propria, respira. Se un giorno sta bene, io ho pubblico, e i negozi e le pizzerie vicine fanno affari. A loro facciamo piacere.  

Capita di avere concorrenza? Concorrenza sleale?

Capita che ogni tanto qualcuno mette la musica più alta della mia, ma di solito queste persone vengono allontanate presto dai vigili. Non capita mai che qualcuno prenda il mio posto, perché questo è un lavoro libero, ma per farlo ci vuole la licenza.  

Raccontami una giornata tipo di Marcel

Beh, prima dovevo venire da Formello, adesso ho preso una casetta un po’ sgarrupata, erano 10 anni che tentavano di affittarla, ma era così messa male… io però l’ho vista e mi è sembrata bellissima, perché non vedevo i calcinacci e le porte rotte e le finestre mancanti. Io vedevo come sarebbe diventata. Ho tolto i calcinacci, ho ripittato tutti i muri, uno giallo, uno verde, uno rosa, sono belli i colori, vienila a vedere! Beh, non ho fatto tutto da solo. Mi ha aiutato il giocoliere per una cosa, il mimo per un’altra… Poi ho inventato un giornaletto. E il pomeriggio mi organizzo per farlo con gli amici. Si chiama PNN (sta per Piazza Navona News) in cui si raccontano tutte le cose che accadono nella piazza che respira. La piazza, in realtà è la mia casa. Dopo aver trafficato un po’ con il giornaletto vengo al punto rosso (il luogo in cui si trova Marcel è evidenziato da un tratto di vernice rossa per terra, n.d.r.) e preparo lo spettacolo. Solitamente fino a mezzanotte, a volte vado via prima. Quando piove si guadagna lo stesso, perché alle prime goccioline gli altri pensano a sbaraccare perché poi si bagnano, io penso “fra un po’ finisce”. E così capita che sono l’unico a rimanere nella piazza.  

Ti piace più la gente o più la libertà di fare quello che vuoi?

Beh, tutte e due le cose. Io sto con la gente perché voglio entrare nelle persone, mi piace conoscere ragazzi, parlare con loro, e lo faccio perché mi piace farlo, nessuno mi impone niente, poi se voglio lavorare lavoro, se non voglio non lo faccio. E’ impagabile la libertà, e sono impagabili anche tutti gli amici a cui strappo i sorrisi ogni volta. E anche i turisti che si divertono fanno piacere. Le persone che mi conoscono hanno fondato un fan club e mi hanno cotruito un sito internet. Vai a vederlo, è www.marcel.it 

Il motto di Marcel? Una frase che sintetizza la tua vita?

Io lo distribuisco a chi vede i miei spettacoli. È “Sii sempre te stesso, e nessuno potrà dirti di farlo in modo sbagliato”.  Questa frase la direi a tutti quelli che si sforzano di essere contenti e non lo sono, a tutti quelli che hanno un vuoto dentro ma credono di essere felici, a chi usa la maschera di persona felice non solo con gli altri ma anche con se stesso, alla faccia del barboncino nero. 

E chi è il barboncino nero?

Un mio amico, un barbone che è lì nella piazza. Sono anni che siamo amici, lo conosco da tanto tempo, ma non so come si chiama. So solo che quando ho bisogno di una mano lui c’è sempre, e viceversa. L’ultima volta che gli ho chiesto come si chiamava mi ha risposto “l’ultima volta che ti ho risposto?”. Ormai ho capito che il nome non conta. Conta la persona. Stesso discorso per ciuffo, per statua e per tutti gli “inquilini” della piazza.  Io sono Marcel, mi conoscono come Marcel… certo meglio di “barboncino nero”….  Mi raccomando, quando esci dalla piazza chiudi la porta, che fa corrente.

 

Lupo solitario 

il mimo

Stare per strada è un’arte, una scelta di vita se si sceglie di fare l’attore per un pubblico che esiste e non esiste. E raramente si associa la cultura all’arte del mimo, anche perché si ha un concetto sbagliato di cultura e a volte troppo rigoroso. Lupo solitario è un mimo, o meglio, lo è stato finchè gli anni non gli sono andati contro. Ora, stanco, ha deciso di lasciare la strada. E “ripiega” sulla regia teatrale, meno faticosa, ma più borghese.

Una scelta forzata  - afferma il nostro artista, ora regista in un teatro di Milanostare per strada è faticoso, fare il mimo è faticoso. Fare il mimo per strada, puoi immaginare. Poi io vivo in una città come Milano, ove la gente sembra abbia dimenticato cosa vuol dire staccare la spina, tutti dediti a lavoro e solo a quello. Il compito diventa ancora più arduo.

Quale compito?

Quello di far sorridere la gente. Ora gli anni mi hanno costretto a una vita normale, ma se potessi tornerei per strada. Il freddo, il caldo, la pioggia, non sono cose che si sentono quando si è giovani..

Cosa ti ha spinto a fare il mimo?

per quanto mi riguarda direi……il piacere di sentirsi al centro dell'attenzione. Il piacere di riuscire a coinvolgere gente, far fare loro cose che poi bene o male gestisco io, anche perche' altrimenti......uno gettato lì  improvvisamente al ludibrio (degli amici soprattutto) non saprebbe che fare...e la soddisfazione dopo il suo imbarazzo e la vergogna del momento....vederlo considerato come...che so...un eroe agli occhi dei suoi accompagnatori...nonostante lui all'inizio non volesse...quasi obbligato!!! Questo mi piace....sentirmi dire poi....grazie!! Anche se solo con un applauso e non con la voce,....magari anche solo con un sorriso

Avevo in mente un’immagine diversa dei motivi che spingono una persona a questa vita.. chissà perché 

E’ sbagliato pensare che una persona agisca per veder sorridere gli altri e basta. In realtà il mio (e non solo il mio) è pure egoismo. Nel senso positivo del termine, però. Intendo… mi piace veder sorridere la gente e per questo motivo mi sforzo di raggiungere questo obiettivo. E’ una necessità mia vedere la gente felice, non lo faccio come azione fine a se stessa.  Credo che il discorso possa essere allargato a tutte le categorie di lavori e di beneficenze varie. Non esiste una persona che regala e basta. Esiste una persona che si sente felice nel regalare e quindi lo fa. Ma sempre per stare in pace con se stessa. Un discorso contorto ma che mi ha reso sereno pur non avendo nulla. Io non ho nulla da regalare in senso pratico, l’unica cosa che posso regalare è il sorriso. E lo regalo. Una cosa che faccio per me. Magari l’atto in se è utile anche a chi lo riceve, ma lì per lì non ci si pensa.  C’è chi è e chi ha. Io non ho granchè ma sono felice perché dentro sono appagato.  

Una filosofia non così contorta, in fondo… e adesso che non sei in strada? 

Adesso ho un po’ di ragazzi che vogliono imparare il mestiere di mimo, io quello che so lo metto a disposizione, facciamo degli spettacoli e mi prendo cura della regia. Milano è una città borghese, si sorride poco, ma non per questo non se ne ha voglia. 

E perché con i contatti che hai sei “lupo solitario” 

Perché il lupo solitario è un’immagine triste, io esorcizzo la tristezza così, assumendo un ruolo che non mi si confà. 

Hai chiuso con la strada? 

Dipende… se mi chiedi di fare uno spettacolo ora, io lo faccio….  Anche se adesso mi chiamano Massimo, il “lupo solitario” non lo lascerò mai

by Trinity   

 


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