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Li
M'
in,
la bambina di
Chimel C’era una volta, lontano da qui, una
bambina di nome Li
M'
in, e
la sua storia
così speciale,
come una fiaba
vorrei
raccontare.
Viso
rotondo di luna
piena, parla
col vento,
sorride hai
fiori, capelli
lunghi lungo la
schiena, ed
un vestito di
mille colori. C’era
una volta,
lontano da qui,
una bambina di
nome Li
M'
in, e
la sua storia
così speciale,
come una fiaba
vorrei
raccontare. Viso
di luna, capelli
nel vento, storia
intrecciata di
gioie e dolori. L’arcobaleno
sorride contento Regala
a Li
M'
in
quella veste a
colori.
C’era
una volta,
lontano da qui,
una bambina di
nome Li
M'
in, e
la sua storia
così speciale,
come una fiaba
vorrei
raccontare. Brilla
la luna, e sogna
davvero, si
cheta il vento e
tutto tace, Li M' in ascolta guardando il cieloL’arcobaleno
che parla di
pace. C’era
una volta, e
adesso è qui,
una bambina di
nome Li
M'
in Habia una vez, y ahora esta aqui, una nina de nombre Li M' in
Eccola
Li
M'
in,
con il
suo nome strano,
e
il vestito
coloratissimo. A
Li
M'
in,
il vestito,
glielo aveva
regalato
l’arcobaleno proprio
nel giorno in
cui venne al
mondo, perché
Li
M'
in
nacque in un
giorno che
c’era
l’arcobaleno. L’
avete presente
un arcobaleno,
quando
attraversa il
cielo, con i
suoi colori… ci
sta poco lassù
in cima, e
appare
raramente, non
è facile
vederlo… ma
è bellissimo, e
restiamo tutti a
guardarlo
incantati! Poi,
quando scompare
dal cielo,
scende a
terra per
colorare i
fiori. Il
giorno in cui
nacque Li
M'
in
l’arcobaleno
dall’alto
guardò giù,
vide
la bimba, fu
felice che
nascesse in un
giorno in cui
c’era anche
lui, e
per questo volle
farle un regalo: si
posò sopra i
suoi abitini
bianchi e li
colorò
meravigliosamente, poi
le toccò il
cuore, e colorò
anche quello. Se
l’arcobaleno
colora il cuore
a un bimbo,
segna il
destino della
sua vita. Così,
Li
M'
in
appena nata,
ebbe subito due
bei regali, il
terzo regalo
glielo fecero i
genitori, e fu
il nome: gliene
misero due: uno
per chiamarla in
famiglia, Li
M'
in,
che è insolito, sembra
il suono di una
campanella ….Din
don, Li
M'
in…
e
vuol dire
domenica, e
un altro, più
comune, con il
quale tutti
potessero
chiamarla :
Rigoberta. Io
la chiamerò Li
M'
in. Li
M'
in
cresceva con la
sua famiglia a
Chimel, un
piccolo
villaggio del
Guatemala ma un giorno accadde qualcosa : il
villaggio
di Chimel, improvvisamente
fu imprigionato
da un velo
rosso. Il velo coprì tutto, non si vedeva più niente. Nessuno
sapeva
cos’era, né
perché avesse
avvolto il
paese. Qualcuno
pensò che forse
poteva essere
una nuvola fatta
di petali rossi, e
non si preoccupò
troppo, ma
qualcun altro
pensò che
potevano essere
anche gocce di
sangue, ed
ebbe paura, e la paura crebbe. La
gente si dava da
fare per
togliere quel
rosso, prima
agitarono le
mani per
cacciarlo, come
se fosse fumo, ma niente, il rosso restava lì. Poi
si misero a
tirare un lembo
di quel velo,
che sembrava
leggerissimo, ma niente, il velo rosso non si spostava di un millimetro, restava lì. Provarono
anche con i
colori, a
ridipingere
tutto il paese
col le tinte, gli
alberi col verde
e il cielo con
l’azzurro… ma
tutto
rimaneva
terribilmente
rosso. Allora
la gente si
spaventò
davvero, non
sapevano più
che fare né
a chi
chiedere aiuto. Li
M'
in,
era ormai una
bambina
grandicella, i
doni
dell’arcobaleno
non li
ricordava, ma li
portava con se, e sentiva che forse per il suo paese avrebbe potuto far qualcosa. Una
notte, Li
M'
in,
sognò
che il cuore le
usciva dal
petto, si
alzava, portato
dal vento, si
apriva,
si
trasformava
in un piccolo
fiore colorato
dall’arcobaleno, volava,
aiutato
dal vento, danzava riscendeva
dolcemente….tornava
fiore… e
tornava cuore,
nel petto
di Li
M'
in…. Quando
si svegliò, al
mattino,
il velo
era ancora lì, ma
a lei era venuta
una buona idea;
parlare con il
vento: e
si mise a
chiamarlo a voce
alta: -Vento,
lo so che questa
non è la tua
stagione, ma
ti prego, vieni
a soffiare su
Chimel, e
aiutaci a
togliere questo
rosso che copre
tutto….per
favore
ascoltami
vento!!!” -
Si può sapere
chi sei e perché
strilli così
forte?!- -
Sono Li
M'
in,
una bimba di
Chimel, ma su
Chimel è caduto
questo velo,
aiutaci
a toglierlo, tu
sei così bravo
a spazzare via
tutto!!- Il
vento guardò
verso il
villaggio…
quel rosso non
gli piacque. -E’
un lavoro
difficile, non
so di che si
tratta, ma
di sicuro non
basta la mia
forza per
toglierlo!- -Per
favore vento,
sei l’unico
che può
aiutarci,
fallo!- -Guarda
ragazzina, che
io questo rosso
l’ho gia visto
su altri paesi, è
un brutto
presagio, e
nessuno mi ha
mai cercato per
chiedere aiuto, perché
non è affare
del vento
spazzarlo via!- -Io
invece penso che
solo tu puoi
farlo, e sai
perché nessuno
ti ha mai
chiamato? Perché
gli adulti, son
fatti così, non
gli viene mai in
mente di
parlare
col vento, o
col mare o con i
fiori…per
chiedergli
aiuto… provaci
per favore…e
anch’io farò
qualcosa per
te!- -Cosa
faresti tu per
me!? -Be,
sono una
bambina, e
conosco tante
storie, me le ha
raccontate il
nonno,
se
vuoi
ti
racconterò una
storia!- -E
va bene, mi
piacciono le
buone storie, e
mi piaci tu
bambina Li
M'
in, proverò
a fare qualcosa,
ma non
sarà facile,
forse riuscirò
appena ad
allontanarlo!- -Grazie
vento, grazie
davvero!-
Il vento soffiò con tutta la sua forza. Era
difficile
allontanare il
rosso, ma
continuò,
incoraggiato da Li
M'
in.
A
poco a poco si
cominciò a
vedere qualcosa
e riapparve
l’albero
grande. Le
capriole
d’aria
sollevavano il
velo, che
ricadeva a
terra,
più
lontano. I
brandelli si
sparpagliarono e
finalmente là
in fondo si
videro le
montagne. Parevano
blu a
prima vista… ma
poi, appena la
luce cambiò, e
gli occhi le
distinsero
meglio, ecco
che diventarono
verdi, ricche di
chiome
d’alberi. Il
fiume riprese a
sgorgare, e
l’acqua,
fresca
scese tra
i campi e si
srotolò sulla
terra, bagnando
gli orti e le
erbe medicinali.
Il
vento era
esausto, il
rosso non era
del tutto
sparito, si
vedeva ancora, appoggiato
su qualche
valle, ma così
spezzato si era
indebolito… Dal
paese
cominciarono
a sentirsi le
grida di gioia… suonarono
anche le
campane.. Din
don, din don, Li
M'
in,
din don… Allora
Li
M'
in
tirò un bacio
al vento,
e iniziò
a raccontare una
storia. -C’era
una volta… il
mio nonno… il
mio nonno era un
viaggiatore, lo
chiamavano “Cardellino”, lo
chiamavano così
perchè veniva
dal
paese di“Cardellino” che
è pieno di
cardellini, quegli
uccellini che
cantano, e
volano, di ramo
in ramo, senza
fermarsi mai. Il
nonno da giovane
era bello, aveva
i calzoni rossi,
la giacchetta
nera,
portava
il cappello con
le tese larghe, era
sempre di buon
umore e
cantava… come
un cardellino. Un
giorno il nonno
partì dal suo
paese per
cercare
qualcosa… un
tesoro forse… Camminò
tanto, fino a
che arrivò qui,
e quel tesoro lo
trovò davvero! Non
era un tesoro di
monete d’oro, né
un tesoro di
pietre preziose, e
nemmeno un
tesoro di
banconote… Trovò
un tesoro molto
più grande di
questi: trovò
una fanciulla
dolce, bella,
con la
luna
sul viso,
e
di lei si
innamorò
perdutamente. E
promise che
insieme a lei
avrebbe fondato
il villaggio di
Chimel. Si
sposarono,
e
per far festa,
quel giorno il
vento
si riempì
di polline, i
rami
dell’albero
cominciarono a
germogliare e
ricoprirsi di
foglioline
verdi, sempre
di più, a
grappoli, una
canzone riempì
l’aria.
adagiato
sopra un verde
cuscino,
un
villaggio che
cento case avrà,
cento
campi ricoperti
di mais.
Lo
costruirete voi,
si chiamerà
Chimel,
ci
saranno fiori di
tutti i colori.
Si
troveranno qui,
da universi
lontani,
cento
famiglie unite
per vivere
insieme,
ognuno
porterà una
zolla di terra
un
po’ di rosso,
giallo, bianco e
nero.
Lo
costruirete voi,
si chiamerà
Chimel,
ci
saranno fiori di
tutti i colori,
passerà
il tempo
poi,
e
un giorno nascerà
una
bambina di nome Li
M'
in. Al vento la storia piacque proprio tanto.Non immaginava che fosse stato il nonno, con tanto amore,a costruire il paese.
E senza che la bambina chiedesse niente, soffiò su uno dei brandelli di velo rosso per allontanarlo di più. -Li
M'
in
raccontami
ancora, dimmi
che cosa accadde
dopo che il
villaggio fu
costruito.- -Dopo
che il villaggio
fu costruito, un
giorno nacqui
io, e
siccome il nonno
ormai era
diventato un
po’
vecchietto,
e
sapeva mille
storie,
ogni sera
si sedeva
accanto a me, e
me ne raccontava
una.- -Racconta
anche a me,
una
storia di quelle
del nonno…. ti
prometto che ti
aiuterò, ogni
volta che ci sarà
bisogno, a
tenere lontano
quel velo
rosso… …sai
le parole
gettate al
vento, non sono
buttate via.- -Va
bene, sono
contenta che tu
mi voglia
aiutare, e sono
contenta anche
di farti
conoscere le
storie buone del
nonno.- Si
alzò un po’
di brezza e il
racconto di Li
M'
in,
si sparse
nell’aria. -Racconterò
una storia Maya,
la storia del
coniglio e del
topo! Sapete
perché il
coniglio ha la
coda come un
batuffolo di
cotone, e
il topo invece
ce l’ha liscia
come una
cordicella?! Tanto
tempo fa, quando
il mondo era
stato appena
creato, sulla
terra c’erano
due bambini, uno
si chiamava Jun
Aj Pu, e
l’altro Ix
B’alam Key. Questi
due bambini un
giorno, vennero
mandati dai loro
nonni a
sorvegliare un
campo di
granturco, il
primo campo di
granturco che
esisteva sulla
terra! Dovevano
sorvegliarlo,
perché di notte
venivano gli
animali, e si mangiavano tutto il granturco e bisognava stare bene attenti. I
nonni, dissero
ai
bambini,
di spaventare
gli animali e
cacciarli via, e
soprattutto si
raccomandarono
perché, durante
la notte, non si
addormentassero. Così
i due bambini
andarono al
campo e si
misero ad
aspettare la
notte. Il
sole calò
dietro la
montagna, Jun
Aj Pu e Ix B’alam
Key
sbadigliarono, passò
un ora e
continuarono a
sbadigliare come
leoni da circo. Poi
apparve la luna,
e come ogni sera
cantò la sua
ninna nanna.
Dorme
il sole, ora
riposa anche tu.
Dorme il
fiore, ora
riposa anche tu.
Dorme il
fiume, ora
riposa anche tu.
Dorme il
vento, ora
riposa anche tu.
Dormi
bimbo, sogna e
riposa anche tu. I
bambini si
addormentarono, e
quando
arrivarono gli
animali non se
ne accorsero
proprio. Arrivarono
cervi, conigli,
maiali, topi,
galline uccelli
e coccodrilli. Era
tutto un crunch,
crunch, mastica,
mastica i cicchi
di granturco, mentre
i bambini
dormivano come
ghiri! Quando
al mattino si
svegliarono non
c’era più una
sola pannocchia, gli
animali si erano
mangiati tutto! I
bambini
tornarono a casa
piangendo, preoccupati
di quello che
avrebbero detto
i nonni. I
nonni sorrisero
per la debolezza
dei bimbi, gli
proposero di
tornare a
sorvegliare il
campo, e
con una magia
fecero crescere
di nuovo le
piante di
granturco. Quella
sera i bambini
tornarono al
campo, il
sole calò, la
luna, dopo poco,
apparve e
cominciò a
cantare la ninna
nanna, ma
i bimbi per
essere certi di
non
addormentarsi, si
misero a ballare
sulla melodia
della luna…. Poco
dopo la
mezzanotte un
tumulto di
leoni, tigri,
conigli, topi,
galline, arrivò
nel campo di
granturco… ma
questa volta i
bimbi erano
svegli, presero
due rami e
cominciarono a
gridare e a
spaventare gli
animali. Gli
animali
scapparono di
corsa. Il
coniglio passò
vicino a Jun Aj
Pu, il
bambino gli
afferrò la
coda, che
era grande,
lunga e
spugnosa… il coniglio tirò con tutte le sue forze… fino
a quando la coda
non si staccò e
rimase nelle
mani del
bambino, mentre
al coniglio restò
solo un
batuffolo. Ix
B’alam Key
invece, aveva
preso al volo un
topino, gli
stava scappando
dalle mani quando
anche lui
l’afferrò per
la coda, che
era lunga e
pelosa, come
quella del
coniglio. Ma
il topino dette
uno strattone più
forte e liberò
la coda…. così
nelle mani di Ix
B’alam Key, ci
restò un grosso
ciuffo di peli, e
attaccata al
topino una
specie di
cordicella. Ecco
perchè il
coniglio e il
topino hanno le
code così
buffe… …e
questi erano i
racconti del mio
nonno! Il
vento era
confuso, era
addolcito, era
felice. -
Li
M'
in
cara, bambina di
Chimel, tu non
sei come gli
atri bambini, qualcuno ti deve aver fatto un dono speciale… deve
averti toccato
il cuore!- -Ma che dici vento, io sono come tutti, forse ho solo la stramberia di fermarmi a parlare con te… e
di raccontarti
le mie fiabe…- -Continuerai
a raccontarmele,
e io le porterò
in ogni angolo
della terra, perché
altri le
ascoltino, farò
volare la tua
voce lontano, e
soffiando dirò
che c’è una
bambina a Chimel, capace
di togliere i
veli rossi di
paura, capace
di ricordare le
fiabe del nonno,
e con il cuore colorato d’arcobaleno. Li
M'
in,
bambina di
Chimel, per
tutti Rigoberta
Menchù,
premio Nobel per
la pace 1992, continua
da ogni angolo
del mondo ad
affidare le sue
parole al
vento… …perché
sa che le parole
al vento non
sono buttate via
, ma arrivano
lontano!
Elisabetta Salvatori |
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