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LA BAMBINA DI CHIMEL
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Dal libro    “L’informazione deviata”

a cura di D.Demichelis, A.Ferrari, R.Masto, L.Scalettari

Zelig editore

 

IL SOGNO DELLA BAMBINA DI CHIMEL

 

By  BARBARA CARAZZOLO  

GIORNALISTA DI FAMIGLIA CRISTIANA

  

La bambina di Chimel ha molti sogni: la pace, la giustizia, il riconoscimento dei diritti del popolo indios, il rispetto per la sua terra e le sue tradizioni. Per inseguire questi sogni ha combattuto molte battaglie, ha superato molto dolore, è caduta e si è rialzata molte volte. Per portare lontano la voce del suo popolo, lei che veniva da un piccolo villaggio del Guatemala, ha girato il mondo intero. Avvolta con semplicità nei suoi abiti coloratissimi (perché gli antenati maya volevano che le vesti delle donne somigliassero all’arcobaleno) è entrata nei severi palazzi del potere internazionale e ha denunciato, ha smascherato, ha chiesto. Nel 1992 ha vinto il premio Nobel per la pace. La bambina di Chimel si chiama Rigoberta Menchù e i suoi sogni sono i sogni di molti.

Il capitano Ultimo è un carabiniere italiano. In molti lo conoscono perché col suo gruppo di “carabinieri straccioni”(ha scelto i suoi uomini tra i più emarginati dell’Arma, quelli un po’ ribelli che non si piegano e non cercano la gloria e la carriera ma credono davvero nella lotta per la giustizia), ha arrestato il boss mafioso Totò Riina. Non a caso ha scelto di chiamarsi “ultimo”. Della vita e del suo mestiere ha un’idea romantica e idealista: bisogna vivere senza cercare il privilegio; bisogna essere quell oche si è senza farsi accecare dalle ambizioni; bisogna essere sempre dalla parte degli ultimi, dei semplici. Ha lavorato coi migliori magistrati antimafia come Ilda Bocassini poi, quando l’Arma ha sciolto il suo gruppo, è passato al nucleo ecologico perché “gli alberi sono le radici del cielo” e combattere per loro vuol dire combattere per li futuro dell’umanità. Forse non è un caso se, in un recente sondaggio tra i giovani, il “capitano Ultimo” è stato indicato come uno degli “eroi del nostro tempo” insieme, tra gli altri, a Nelson Mandela.

Raoul Bova è l’attore che ha portato sul piccolo schermo, in una fiction seguitissima, la storia del capitano Ultimo. E’ indiscutibilmente un bel ragazzo, fisico da ex campione di nuoto, occhi verdi, sorriso disarmante. Nel mondo dello spettacolo, spesso, tutto questo basta e avanza. Ma Bova è anche una persona di spessore che non si limita a guardare il suo ombelico credendolo “il centro del mondo”. E se sullo schermo cerca di raccontare “storie” non banali (nel suo ultimo lavoro è un San Francesco ieratico e sanguigno ben diverso dall’iconografia classica), nella vita privata è un uomo semplice, lontano dai protagonismi, capace di guardarsi intorno e di sognare. Come Rigoberta Menchù. Come il capitano Ultimo. E come loro ama gli alberi.

Gianni Minà è un “signor giornalista” autore di centinaia di programmi televisivi e radiofonici di successo. Il suo cuore è, da sempre, in America Latina. Al “continente desaparecido” ha dedicato libri, una rivista che siachiama appunto “Latinoamerica”, e centinaia di interviste con i personaggi più rappresentativi dei Paesi centro e sud americani: da Fidel Castro al sub-comandante Marcos, dal vescovo Samuel Ruiz a Gabriel Garcìa Màrquez, Eduardo Galeano, Jorge Amado.

E Rigoberta Menchù, la bambina di Chimel.

Di Rigoberta è un grande amico. Con Rigoberta ha condiviso momenti importanti della sua battaglia. Per amore di Rigoberta, forse, ha imparato ad amare gli alberi.

Poi c’è Michele Soavi, regista (ultimo lavoro proprio San Francesco). Di lui non penseresti mai, conoscendolo, che ha iniziato la sua storia professionale come aiuto di Dario Argento in quei film cupi e scuri che hanno spaventato un paio di generazioni di appassionati di film gialli. Lui è un sognatore nato, un visionario, un folletto capace di manovrare con lievità, nel suo lavoro ma anche nella sua vita, sia la luce sia l’ombra. Proprio come un albero, di quelli un po’ contorti che crescono contro il vento.

E così il cerchio si chiude e il cerchio si riapre. Cosa ci fanno insieme queste persone così diverse? Un premio Nobel, un carabiniere, un attore, un giornalista, un regista e, con loro, un piccolo gruppo di persone qualunque, uno studente, un commercialista, un ingegnere, un giornalista “sconosciuto”? A me piace dire che mettono le gambe a un sogno, che cercano di far camminare l’idea che “un mondo diverso è possibile” anche qui e ora. Le idee, quando camminano sulle gambe delle persone, quando nascono nei loro cuori e usano Internet e la magia della Rete, possono andare davvero lontano. Possono arrivare anche nella regione del Chimel, sulle montagne del Guatemala, nel continente “desaparecido” dove è nata Rigoberta Menchù, quella bambina che non ha mai smesso di sognare.

 

Progetto Vento e Sole

 

Chi ha avuto l’idea per primo non lo so e non è importante. Ma c’è stato un “passaparola” da amico ad amico, ognuno ha aggiunto un pensiero, un dettaglio, un aiuto. In comune, all’inizio, c’era solo un senso di impotenza: diritti umani calpestati, inquinamento alle stelle, poveri sempre più poveri e sempre più numerosi perché le ragione economiche di pochi diventano la condanna di tanti e, nel frattempo, che mondo prepariamo ai nostri figli? Che aria respireranno, che cibi mangeranno, quali sogni potranno ancora sognare? E tra tanti rumori e tanti cattivi odori, chi è ancora capace di ascoltare la voce di un albero che cresce o il profumo del vento? E dove finiranno, tra qualche decina d’anni, i colori dell’arcobaleno di cui sono intessuti gli abiti delle donne maya? Tanti popoli stanno scomparendo, uccisi nel nome di una “civiltà superiore” che è tutta occidentale. Eppure, come dice Rigoberta Menchù, “quando qualcuno si vergogna delle proprie radici o si sente superiore alla cultura altrui, l’umanità fa un passo indietro”.

“Be’, l’umanità siamo anche noi”, ci dicevamo. Chi l’ha detto che la globalizzazione è una faccenda a senso unico? Perché funziona solo quando a muoverla sono gli interessi economici? Si possono globalizzare anche i diritti, anche le idee, anche la solidarietà.

Così è nato il progetto “Vento e Sole”. A scanso di equivoci bisogna dire subito che è un progetto piccolo, piccolo perché noi siamo piccoli: un gruppetto di amici che ha altri amici che però hanno altri amici  che a loro volta hanno altri amici. E quando tanti amici sognano lo stesso sogno…chissà cosa può accadere!

Il progetto si propone di portare energia elettrica pulita, eolica e solare, nel villaggio di Chimel, in Guatemala, dove è nata Rigoberta e dove vivono circa 100 famiglie di indios di origine maya. La loro religione di un tempo si basava proprio sul sole e sul vento e tuttora il loro rapporto con la natura e con le tradizioni è fortissimo. Talmente forte che, per molti popoli indios, in America Latina, opporsi alle escavazioni petrolifere o alla costruzione degli oleodotti che devastano il territorio e violentano la Madre Terra vuol dire combattere per la propria sopravvivenza. Sopravvivenza fisica, quando le ruspe minacciano i loro territori; sopravvivenza culturale, quando li petrolio vuol dire tradire il proprio modo di vivere e le proprie tradizioni. E perché mai, allora, l’intero mondo deve vedere nel petrolio l’unico modello di sviluppo possibile? Perché devono essere le industrie petrolifere a determinare la politica energetica del pianeta senza considerare la volontà dei popoli? Perché è così difficile imporre agli Stati occidentali la ratifica dei trattati internazionali che, per limitare l’effetto serra, prevedono misure di contenimento delle emissioni di anidride carbonica? Produrre energia a basso impatto ambientale è già possibile, ma i soldi per la ricerca in questo campo sono sempre pochi, pochissimi.

E’ anche per questo che Rigoberta Menchù, accettando di diventare presidente onorario del nostro piccolo comitato, ha messo a disposizione del progetto un terreno ereditato dalla sua famiglia.

“La violenza degli uomini che per secoli hanno decimato il mio popolo aveva allontano gli alberi dal villaggio e asciugato le acque del fiume. Ora gli alberi torneranno a Chimel”, dice.

E con la luce portata dal sole e dal vento si potranno alimentare i frigoriferi necessari per immagazzinare i prodotti agricoli sulla cui coltivazione si basa l’economia del villaggio; si potrà pompare acqua potabile; si potranno creare laboratori di artigianato e si potrà attrezzare la scuola e metterla in contatto con noi, col mondo.

 

Internet

 Il progetto Vento e Sole, infatti, ha anche un altro obiettivo ancora più importante del produrre energia pulita: produrre amicizia, conoscenza, scambio di saperi e di pensieri. Grazie a Internet, attraverso una chat e una mailing list, ci saranno dei collegamenti tra Chimel e noi, tra ragazzi guatemaltechi e quelli italiani. Sarà uno scambio costante che offrirà a tutti la possibilità di diventare amici, al di là delle barriere culturali e territoriali, perché crediamo davvero che attraverso la conoscenza si superino i pregiudizi e ci si arricchisca reciprocamente. “Il mio popolo è custode di saperi millenari”, dice Rigoberta. “Noi, per esempio, possiamo aiutarvi a ritrovare l’armonia con la natura, vi possiamo svelare i segreti delle piante e dei fiori che sono alla base della nostra medicina, vi possiamo aiutare a riacquistare quella parte di orecchio e di cuore che serve ad ascoltare il rumore di un albero che cresce.  Vi racconteremo le nostre idee, la nostra storia, le battaglie che abbiamo dovuto sostenere e quelle che ancora siamo costretti a combattere.”

Questa è la globalizzazione che ci piace.

Sempre grazie ad Internet, poi, attraverso una webcam puntata sui lavori, sarà possibile controllare in tempo reale i progressi del progetto, le tappe raggiunte, gli effetti ottenuti mentre una pagina Web, aggiornata tutti i mesi, consentirà di tenere sotto controllo le entrate, le uscite e tutta la parte economica del progetto, all’insegna della massima trasparenza.

Basterà cliccare su www.capitanoultimo.it per trovare tutto quanto: mailing list, chat, webcam e resoconto.

La realizzazione tecnica dell’impianto è affidata all’Enel Green Power, la società dell’Enel che si occupa di energie alternative. La società ha già devoluto all’iniziativa l’equivalente dei fondi che sarebbero stati destinati ai “regali di rappresentanza” dello scorso Natale e, visto che siamo ai ringraziamenti, un grazie speciale anche ai ragazzi che hanno fornito il supporto informatico necessario ai collegamenti in Rete: www.panservice.it, www.bismarck.it e Tritemius. A tao Due Film, invece, la riconoscenza per aver prodotto gratis lo spot pubblicitario dell’iniziativa. A chi lo manderà in onda, entità per ora sconosciuta, un grazie in anticipo!

 

Il gruppo

  

Quando le idee mettono le gambe arrivano lontano. E, infatti, intorno alle idee del capitano Ultimo si è formato, sempre attraverso Internet, un gruppo di lavoro fatto da ragazze e ragazzi provenienti dagli ambienti culturali e professionali più disparati, accomunati dalla voglia di discutere e lavorare per diffondere solidarietà e legalità. Loro si sono assunti il compito di  gestire le chat programmate tra Italia e Guatemala, di curare la mailing list, di raccogliere e ordinare tutto il materiale relativo all’iniziativa e, infine, di “raccontare” il progetto e soprattutto l’idea che lo anima, ovunque sia possibile: nelle scuole, nelle comitive di amici, tra colleghi di lavoro, negli spazi Internet che frequentano abitualmente. Anche loro porteranno in giro il sogno della bambina di Chimel.

Questi ragazzi sono animati da una grande passione civile: in questi mesi di lavoro e di incontri via Internet, per esempio, hanno realizzato una serie di iniziative per portare nella vita quotidiana l’impegno a favore della legalità. Sono passati, insomma, “dal dire al fare”. Uno dei progetti più belli è un documento, realizzato dagli avvocati che fanno parte del gruppo, che raccoglie e spiega in concreto le leggi che favoriscono la partecipazione attiva dei cittadini nella tutela del loro territorio, da quella sulla trasparenza degli atti amministrativi alle convenzioni europee. Il documento è stato poi utilizzato in concretamente per chiedere informazioni, generalmente sulle discariche e sulla raccolta dei rifiuti, ad alcune amministrazioni e tutto l’incartamento, domande e risposte, è stato messo in Rete a disposizione di chiunque voglia utilizzarlo come base per fare la stessa cosa sul proprio territorio.

E ‘ passato un po’ di tempo da quando, un amico tira l’altro, il progetto ha preso forma. Il 20 maggio la squadra di calcio della Nazionale cantanti ha dedicato parte dei proventi di una sua partita contro la Nazionale giornalisti al progetto “Vento e Sole”. Tra il pubblico anche lei, la bambina di Chimel, quella piccola grande donna india vestita con i colori dell’arcobaleno che non perderà mai la capacità di sognare e che di sé dice semplicemente: “Mi considero uno di quegli esseri umani che tentano di dare un po’ della loro vita perché il mondo migliori”.

 

 - GRUPPO "CAPITANO ULTIMO" - 

 

 

VENTO e SOLE

Il progetto
Hanno aderito
Il comitato
Immagini

 

Il  resoconto

 

FREE WEB by

Bismark
Panservice
Tritemius

 

PARTECIPANO

Enel Green Power

Nazionale Cantanti




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