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VENTO E SOLE |
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Dal
libro
“NEW
GLOBAL” a
cura di D.Demichelis,
A.Ferrari,
R.Masto,
L.Scalettari
Zelig editore
IL SOGNO DI CHIMEL SI E' AVVERATO intervista
al capitano
ultimo By BARBARA CARAZZOLO GIORNALISTA DI FAMIGLIA CRISTIANA Fatto!
Il piccolo sogno
della bambina di
Chimel e dei
suoi amici
italiani si è
avverato. Alla
fine di dicembre
gli abitanti del
villaggio maya
dove è nata
Rigoberta Menchù,
Chimel, in
Guatemala,
avranno
la luce
elettrica nelle
loro case e
nella scuola,
avranno dei
frigoriferi per
i vaccini e per
le medicine,
avranno dei
computer, una
web-cam
e una
linea di
telefonia
cellulare per
collegarsi con
il
resto del
mondo. Ma,
soprattutto,
avranno la
certezza che il
mondo non si è
dimenticato di
loro, della loro
cultura
millenaria,
della loro
sopravvivenza
sofferta e
difficile, del
loro diritto di
uscire dalla
povertà
continuando
a vivere in
sintonia con le
tradizioni e nel
rispetto della
natura. Una
natura che, per
i maya , è
madre e sorella
da amare e
rispettare e non
merce da
depredare. Anche
per questo la
luce che arriverà
a Chimel sarà
portata
dall’energia
del sole. Oltre
che dalla forza
di un sogno. Un
sogno chiamato
“Progetto
Vento e Sole”,
nato appena un
anno fa nel
cuore di un
gruppo di
persone,
Rigoberta Menchù,
Gianni Minà,
Raoul Bova,
Michele Soavi,
ma anche Marzio,
Alessia, Mafalda
ed io che sto
scrivendo. E
dell’ingegner
Roberto Vigotti,
dell’Enel
Green Power, che
ha dedicato a
questo sogno
fondi e
competenze. E
poi della
Nazionale
Cantanti, che ha
devoluto
l’incasso di
una partita del
cuore; di
Tritemius e di
Bismark, che
hanno messo a
punto i
programmi
informatici
necessari ai
futuri
collegamenti in
internet;
di
Franco, che ha
portato il
progetto nelle
strade di
Grosseto in
occasione di
Festambiente; e
di Teresa, che
lo ha fatto
adottare dagli
studenti di una
scuola media
calabrese e lo
ha presentato al
Social Forum di
Firenze; e di
tantissimi
ragazzi e
ragazze che
hanno fatto “
passaparola”,
cene tra amici,
feste di piazza,
raccolte
estemporanee e
hanno parlato di
cultura maya, di
diritti umani,
di energia
pulita a tutti
coloro che hanno
voluto
ascoltare. Perché
questo era il
progetto
“Vento e
Sole”:
costruire a
Chimel un
impianto di
energia
elettrica non
inquinante e,
attraverso
Internet,
togliere il
villaggio
dall’isolamento
e instaurare
rapporti di
amicizia e di
collaborazione
con il popolo
maya. Valore
aggiunto
dell’iniziativa:
dimostrare che
con pochi soldi
(circa 300
milioni di
vecchie lire) e
un po’ di
buona volontà
si può
contribuire a
rendere vivo lo
slogan “un
mondo migliore
è possibile”.
Un
piccolo discorso
“new global”,
insomma, per chi
crede nel valore
dei sogni. E
questo sogno è
stato ispirato,
condiviso e
realizzato anche
da un “uomo
invisibile”
che non può
apparire
–perché
altrimenti la
mafia lo
ammazzerebbe -
ma che può
almeno parlare -
altrimenti la
cultura mafiosa
vincerà. Si
tratta del
“capitano
ultimo”, il
carabiniere noto
e stranoto per
aver arrestato
il boss Totò
Riina, (la sua
storia è stata
raccontata in un
bel libro da
Maurizio
Torrealta e
portata sullo
schermo da Raoul
Bova), che da
qualche anno si
occupa di tutela
ambientale,
purtroppo
lontano
dall’azione.
Intorno alle sue
idee di legalità
e di giustizia
è nato, un paio
di anni fa, un
gruppo
di amici
che si
ritrova nella
rete grazie ad
internet e che
al progetto
Vento e sole ha
dedicato tempo,
energie,
passione. A
loro è affidato
anche il
compito, sempre
attraverso
Internet, di
mantenere vivi i
collegamenti con
Chimel non
appena
l’energia del
sole lo
permetterà
e di
iniziare un
cammino di
amicizia e di
scambio, di
conoscenza e di
solidarietà con
gli abitanti di
quel villaggio
che sarà,
almeno
virtualmente, un
po’ meno
lontano, un
po’ meno
isolato. Un
volontariato, il
loro, che nasce
dalla voglia di
non essere
semplici
spettatori delle
miserie e delle
ingiustizie del
mondo, ma
artefici di una
società che se
vuole cambiare
in meglio ha
bisogno di
cittadini e non
di sudditi. “Il fatto che ci siano delle persone che si riuniscono e fanno riferimento a me all’inizio mi ha sorpreso”, dice Ultimo. “A quei ragazzi dico che non devono raggrupparsi dietro a nessuno, perché non esistono persone importanti, esistono idee importanti. Contano i valori e questi valori vanno cercati dentro sé stessi. Se poi questi ragazzi praticano principi che sono l’affermazione della legalità, se vogliono combattere contro le prevaricazioni e le divisioni io posso solo ammirarli e dire loro che ogni volta che aiutano uno che non ha niente, io sono insieme a loro. Sono uno di loro. E siamo tanti perché il bello di questo progetto è che Raoul Bova, Gianni Minà, il capitano Ultimo e tutti quelli che partecipano al progetto possono scomparire lasciando in mano ai ragazzi di Chimel, ai ragazzi italiani, a tutti coloro che vorranno l’opportunità di portare avanti questa amicizia. Questo è il senso della vera solidarietà, fatta non per affermare un’associazione, una struttura, una persona ma per far diventare normali dei grandi principi: il rispetto e l’amicizia dei popoli”. Questo
progetto è nato
da un sogno
condiviso da
molti ma
soprattutto da
Rigoberta Menchù… “Un sogno che è diventato una promessa di amicizia che non conosce barriere e che rende onore al coraggio e alla dignità di Rigoberta Menchù, un premio Nobel che ha saputo conservare la dolcezza, il coraggio e la dignità della bambina di Chimel. Su questo progetto Rigoberta si è spesa in prima persona e la sua Fondazione, in Guatemala, è il motore centrale di questa iniziativa e di altre che verranno: l’ampliamento della scuola, la ristrutturazione delle case secondo le tradizioni maya, un aiuto allo sviluppo della loro economia ma nel pieno rispetto della volontà di non perdere la loro identità”. In
effetti c’è
sempre il
rischio che
certi gesti di
solidarietà
soffochino
tradizioni
diverse dalle
nostre o che
sembrino un
obolo. “Si, c’è questo rischio. Ricordo sempre quello che mi diceva Ronnie Lupe, il capo degli Apache delle Bianche Montagne: bisogna stare attenti perché una mano che va vicino a un dito, se va troppo vicino lo chiude e sparisce il dito. Bisogna avere rispetto per chi è piccolo, per chi è fragile. Questo del rispetto è un problema che c’è in tutte le cose. C’è nella solidarietà. C’è nei rapporti tra le persone. La mancanza di rispetto è ‘eversiva’, è uno dei fattori di eversione maggiore e deve essere combattuta. I maya non hanno bisogno di un sussidio economico o che dall’alto cali un modello di sviluppo che non è il loro. Noi stiamo dando un contributo perché ripercorrano il loro passato per andare nel futuro”. E’
per questo che
l’energia che
arriverà a
Chimel sarà
prodotta dal
sole? “ Questa scelta è stata concordata con Rigoberta. Il sole e il vento sono elementi importanti nella cultura e nella religione maya, loro vengono dal sole e dal vento, sentono questi elementi come parte di loro stessi. E’ un approccio alla vita diverso dal nostro ma è anche un modo di produrre energia in modo pulito, non inquinante e dunque ha un valore preciso anche per noi occidentali. Utilizzare il massimo della tecnologia possibile partendo dagli elementi più naturali possibili. Quindi gli opposti che si incontrano, la semplicità con la complessità. E poi effettivamente ci è sembrato che sotto il profilo ambientale sia diverso l’impatto dell’energia solare da quello prodotto, per esempio, dall’energia nucleare. O no?” Tra
gli opposti che
si incontrano
c’è anche
l’uso di
internet, della
rete, per creare
solidarietà. “Si, è rivoluzionario. E’ innovativo. Internet e le nuove tecnologie sono per definizione innovative. In questo senso rivoluzionano i rapporti che esistono tra economia, persone, nazioni. Dovrebbe essere normale, addirittura squallidamente normale, utilizzare internet e le nuove tecnologie per aiutare chi ha bisogno, per abbattere le distanze tra i popoli, tra le categorie di persone. Invece è eversivo utilizzare queste opportunità per dividere, per separare, per distinguere. Così come è eversivo l’uso di queste tecnologie per commettere reati, per prevaricare, per umiliare. Perché la solidarietà è anche legalità, sono due concetti che camminano insieme. Io credo che la Rete sia un fattore molto positivo che non deve spaventare, che non deve essere criminalizzata anche se ci sono aspetti marginali di criminalità che vanno trattati esattamente come si tratta la criminalità nelle strade. La Rete è una risorsa che ci deve richiamare alla consapevolezza che della libertà non si deve avere paura. La libertà non è un limite ma un punto di forza e va difesa e tutelata. Su questi principi si basano le democrazie. Se entriamo in logiche diverse, si rischia davvero di prendere delle strade veramente negative. Se uno ruba, non è la rete che è criminale ma è quello che ha rubato che è un ladro. Io credo che nella rete, così come nelle strade, nascano delle poesie, nascano dei quadri,, nascano delle trgedie e nascano delle cose veramente belle, realisticamente belle. Si tratta di rimanere… di continuare a sognare…nelle strade…e su internet…”
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