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EPOCA 28/
02/ 1981 ESCLUSIVO
- Pubblichiamo
in anteprima
un'intervista di
cui tutti
parleranno , Enzo
Biagi fa
il terzo grado a
Dalla Chiesa
GENERALE
PERCHE' SI PENTE
UN TERRORISTA
? E
una delle tante
domande alla
quali a risposto
l'alto ufficiale
durante
l'incontro
avvenuto negli
studi di
Telemond e che
sarà trasmesso
il 7 marzo da 23
stazioni
televisive. Come
combatte le BR ?
Chi è un
mafioso ? Perché
è stato ucciso
Mauro De Mauro ?
E vero che non
si fida dei
giudici ? Chi ha
contato di più
nella sua vita ?
BIAGI. Generale Dalla Chiesa , perché un giovane decide di diventare ufficiale dei carabinieri ? DALLA CHIESA. Perché crede e ha bisogno di continuare a credere . C'e' qualche altro mestiere che le sarebbe piaciuto fare ? Da piccolo il tranviere, poi mia madre voleva farmi intraprendere la carriera diplomatica , qualcuno mi suggeriva di fare il direttore d'orchestra . Quali sono i fatti che hanno contato di più nella sua vita ? Almeno
un paio: sotto
il profilo
militare quando
ufficiale
dell'Arma
durante la
resistenza, mi
trovai alla
testa di bande
di patrioti e
responsabile di
intere
popolazioni. Sotto il profilo umano, l'incontro con mia moglie . E suo padre , è per lei una figura che ha significato qualcosa? Certamente, e compreso tra i maestri ai quali mi sono ispirato. Lei è religioso ? Si credo in Dio, nell'Immenso, anche se su questa terra forse perché siamo piccini piccini , qualche volta diventa difficile credere. E ' praticante ? Anche. Nei limiti che posso . Ci sono stati momenti nei quali ha avuto paura ? Sì. Sono stati forse più frequenti di quanto non si pensi: come quando ho dovuto impiegare dei collaboratori, sapendo che andavano a rischiare la vita; come quando sono in ufficio e, sentendo il suono del telefono, guardo il Cristo perché non so mai che cosa può arrivare. Paura per se ? No, direi più rassegnazione. Io l'ho vista girare un giorno in galleria a Milano , ed era, almeno mi pareva, da solo , perché ? Giro da solo. Non vedo perché se ne meravigli . In definitiva la situazione me lo consente ho la coscienza di poterlo fare, penso che dia nello stesso tempo, a chi mi vede, la tranquillità, la sensazione che tutto è normale. Lei ha combattuto contro la mafia. Chi è un mafioso ? Facciamo un ritrattino ? Un mafioso è uno che lucra per avere prestigio e poi goderne in tutti i settori . E chi lucra è pure capace di uccidere. E, prima di uccidere, intendo assassinio anche come morte civile, è anche capace di usare delle espressioni come : <<paternamente, affettuosamente ti consiglio …>> Che cosa le è rimasto dentro di quella esperienza ? E' stata una grande esperienza, una soddisfazione, direi tutta interiore, per avere conosciuto da vicino risvolti, pieghe, di una società, di un mondo del quale è difficile, molto difficile dire <<conosco>>. Perché allora dichiarò <<il nostro rapporto alla magistratura non aveva avuto fortuna . Noi tuttavia siamo radicati nella nostra convinzione>>, quale convinzione ? Lei certamente si riferisce alla scomparsa del povero Mauro De Mauro, il giornalista palermitano, quando cioè gli investigatori concentrarono i loro sforzi su due distinte strade di investigazione. Dissi:<<Se avesse avuto più fortuna>>. Non ricordo a chi lo dissi, ma certamente lo dissi di un nostro rapporto, perché ritengo ancora oggi che molte cose mi diano ragione. Se quel nostro rapporto avesse avuto più fortuna molto probabilmente le stesse vite del dottor Scaglione , Procuratore della Repubblica di Palermo di un bravo funzionario di PS e di un nostro ufficiale dell'Arma, non sarebbero state compromesse, in via definitiva, voglio dire che tra i primi nomi indicati nel rapporto, c'era quello del Boss mafioso Gerlando Alberti che, unitamente ad altri troviamo poi nel famoso rapporto dei 114. Quasi tutti arrestati contemporaneamente in ogni parte d'Italia, mentre io ero al comando della Legione di Palermo. Perché è morto Mauro De Mauro , secondo lei ? Secondo me perché aveva appreso molto sui traffici della droga e si riprometteva di fare uno scoop giornalistico. Quante volte lei si è sentito sconfitto ? Quando avevo ragione e ho dovuto sacrificarla . Dicono che le sue inchieste sono minuziose, precise, che lei si fiderebbe poco dei giudici. A proposito di una sentenza di Genova, lei ha detto <<una giustizia che assolve !>> Se
minuzioso è
inteso per
scrupolo, sta
bene . Bisogna
essere
scrupolosi e
bisogna
pretendere che
lo siano anche
gli ufficiali di
polizia
giudiziaria che
lavorano alle
tue dipendenze. Per raccogliere una messe di dati, di notizie che aiutino il magistrato e perché egli possa essere confortato laddove deve condannare e anche laddove deve assolvere per insufficienza di prove . Perché quando lo scrupolo si spinge a scartare le circostanze fortuite e esaltare le circostanze sintomatiche, si può sempre arrivare ad una insufficienza di prove. Per quanto riguarda la seconda parte della sua domanda le dirò che io ho sempre considerato la magistratura un' altare. Come cittadino posso anche ammettere che il sacerdote sbagli la liturgia. Come comandante di uomini devo sempre considerare le fatiche, le amarezze, i sacrifici e i rischi che hanno affrontato. In un discorso, riferendosi alla battaglia che i carabinieri conducono contro il terrorismo, lei ha accennato, riferisco tra virgolette alla lotta con i denti, <<alla rabbia del resistere alla gioia di dare, di donare senza chiedere, alla rinuncia per tutta la vita agli affetti più cari>> Lei
si riferisce al
discorso
celebrativo che
io tenni il 5
giugno scorso in
occasione della
festa dell'Arma
. Lei non deve
dimenticare che
nei mesi
precedenti erano
stati
barbaramente
assassinati il
maresciallo
Battaglini e il
Carabiniere
Tosa, il Tenente
Colonnello
Tuttobene,
l'appuntato Casu
e che erano
stati feriti
altrettanto
barbaramente il
Tenente
Colonnello
Ramundo, il
Maresciallo Bea
. Io dopo questi gravissimi fatti non ho avvertito la minima flessione in nessun reparto e tantomeno in quelli più direttamente interessati. Non ho udito neanche un gemito uscire dalle sale operatorie .E ho visto esaltarsi la dignità sulla pelle delle vedove. Io ritengo che fosse doveroso in quella circostanza di fronte ad una prova così virile ed edificante, dare un riconoscimento a quegli uomini. Senta generale, lei ha mai incontrato Curcio o altri terroristi ? Curcio non l'ho mai incontrato. Qualche altro si. Veniamo all'argomento che preme , chi è un terrorista ? Io
vorrei azzardare
una distinzione
iniziale tra
terrorista ed
eversore. Terrorista
può essere
anche un caso
isolato, un
anarchico.
Certamente non
iscritto in un
processo che
abbia alle sue
spalle un
retroterra
culturale e
davanti una
strategia da
condurre in
porto. L'eversore
invece lo vedo
inserito non
solo in una
retroterra,
chiamiamolo
ideologico, ma
anche innestato
in una strategia
che con la
violenza, vuole
affrontare,
distruggere le
istituzioni
dello Stato. Chi sono i terroristi che ha incontrato ? Ho conosciuto Peci e Barbone : perché mi hanno mandato a chiamare. Sono loro che hanno convocato lei ? Non è che mi sia fatto convocare, ma la chiamata di Pecci è stata certamente un fatto anomalo, un fatto assolutamente nuovo che mi ha spinto a soppesare per alcuni giorni la sua richiesta; poi, dietro alle insistenze … Si può fare una specie di radiografia dei terroristi per vedere se si tratta di figli del sottoproletariato, di delusi del '68 , dei rampolli della borghesia o dei virgulti di una pseudocultura cattolico- marxista ? Se si dovesse fare quella radiografia che lei chiede piccola o grande che sia verrebbero ad emergere più marcatamente delle ombre per quanto riguarda gli ultimi tre gruppi da lei indicati. Lei ha qualche dato, qualche statistica in proposito ? Posso
dire che ho
compiuto
un'analisi in
questo senso, di
carattere
sociologico, nel
periodo in cui
fui a capo di
quel particolare
organismo
preposto dal
settembre '68 al
dicembre 1979
alla lotta
contro il
terrorismo. In
quell'arco di
tempo (una
quindicina di
mesi) vennero
arrestati 197
eversori. Di questi 197 eversori soltanto 11 risultavano disoccupati . Oltre 70 erano docenti o studenti universitari. Poi c'erano 33 operai, 9 casalinghe, 19 impiegati, 5 laureati…Insomma un'immagine dell'eversione forse un po’ diversa da quella che normalmente uno si fa . Il '68 è stato o no una fabbrica di terroristi ? Sono molti quelli che provengono dal mondo universitario ? Ritengo
che il '68 non
sia stato né
una fabbrica né
l'unica matrice
del terrorismo.
E certo però
che molti
docenti
universitari
degli anni
successivi, sono
nati,
provenivano dal
'68 e
indubbiamente
abbiamo avuto
dei docenti che
hanno insegnato,
hanno prodotto
compendi imposti
ai
loro studenti
col consenso
anche se tacito,
della scala
gerarchica. E in
quelli si
insegnava la
guerriglia, si
insegnava a
rubare e mentre
questo accadeva,
le aule magna
delle università
di Stato
venivano usate
dagli apologeti
della forza,
della violenza
,per istigare
contro le
istituzioni
dello Stato che
concedeva le
aule.
La stampa ha delle responsabilità ? Su questo tema ? Penso
di si. Penso di
si senza voler
fare il polemico
a tutti i costi
. Penso di si da un punto di vista professionale. Nel senso che, così come un corteo è preceduto da un megafono altrimenti dietro non sentirebbero, altrettanto l'eversore, i gruppi eversivi si propongono di ottenere dalla stampa quella cassa di risonanza che, da soli, per la loro organizzazione logistica e strutturale, non riuscirebbero ad ottenere sull'intero territorio del paese . Lei fece accerchiare l'università della Calabria . Ripeterebbe oggi quella operazione ? E quali risultati diede ? Accerchiare
per modo di dire
perché se si
considera che in
poche ore si
risolsero 25
perquisizioni
che si
riferivano
all'abitato di
Cosenza,
all'abitato di
Renda e
all'intero
complesso
universitario,
io credo che non
si possa parlare
di
accerchiamento.
Per quanto
riguarda i
risultati essi
sono ancora al
vaglio della
magistratura che
allora soppesò
e diede
l'autorizzazione
preventiva per
quelle 25
perquisizioni. Ripeterei l'operazione se la magistratura confermasse di essere d'accordo . Perché il terrorismo è così "italiano" ? Non è italiano soltanto, perché lo hanno anche altri paesi . Noi aggiungiamo un condimento che è l'emotività : è una specie di droga che ci portiamo dentro, una droga leggera, ma c'è . Lei pensa che la centrale, il cervello del terrorismo sia l'estero ? E' un argomento che è stato sottoposto a valutazione ben più autorevoli della mia. E quindi mi astengo dal rispondere se non per dire che, quando esistono delle potenze o dei mondi contrapposti sarebbe assurdo pensare che i relativi servizi non siano impegnati nella ricerca di un teatro in cui determinate strategie economico e militare non abbiano da essere raggiunte. Si è parlato ad un certo momento e con insistenza del grande vecchio. Lei come lo immagina ? Potrebbe anche esistere, però io, con le conoscenze che ho acquisito, non sono in condizioni di farmene oggi un'immagine né di prestarne una a lei . C'è una figura misteriosa, inafferrabile : Mario Moretti . Ritiene davvero che sia il capo dell'eversione ? E perché non ce la fate a prenderlo ? E'
certamente un
capo, del fronte
esterno, ma oggi
condizionato dal
fronte interno
(che sarebbe il
carcerario) e
della stessa
accidentalità
del terreno sul
quale muove . Mi auguro che la fortuna qualche volta non l'assista ! Perché qualcuno si "pente" ? Come giudica questo fenomeno che si sta tanto intensificando ? Ci sono le norme politico- legislative che hanno certamente contribuito molto a rendere più attuale il fenomeno del pentimento . Ma non dobbiamo dimenticare che sotto un profilo psicologico, tutto nacque con la confessione di Patrizio Peci. E ciò che più stupisce, ciò che più emerge in un contesto del genere, è quasi il riaffiorare di valori che sembra siano stati a lungo compromessi, contenuti. Fino a porre le forze dell'ordine - e la stessa giustizia - nelle condizioni di prevenire molti omicidi, molti ferimenti, molte altre rapine. E questo, credo, debba essere valutato nella misura più esatta. Lei pensa dunque che Peci abbia parlato per una <<crisi di coscienza>> ? Una crisi di coscienza che lo ha visto di fronte ad una valutazione, direi onesta, di quello che in quel momento era la disarticolazione che noi avevamo creato in seno all'organizzazione eversiva. Senta
generale, dicono
che una delle
sue qualità più
spiccate è il
segreto. E' vero
che neppure i
suoi figli
conoscono il suo
numero di
telefono diretto
? E' proprio così. E le pesa sapere i rischi che corrono i suoi famigliari ? Molto. Lei crede che i brigatisti che confessano siano sinceri ? Io
non ho motivi né
ho avuto motivi
per pensare
diversamente.
C'è
qualcuno di
quelli che lei
ha conosciuto
che l'ha
impressionata
favorevolmente,
da un punto di
vista umano ?
Per esempio,
Peci, che
impressione le
ha fatto ?
Entrambi
quelli che ho
avuto occasione
di contattare,
sia Peci, sia
Barbone, mi
hanno
impressionato
sotto il profilo
umano.
In
che senso ? Per
lealtà nel
parlare…?
Per
una progressione
nella
liberazione di
qualche cosa che
dentro premeva.
Questa gente
parte con un
volantinaggio,
una volta
reclutata. Parte
andando a
rilevare le
targhe di
qualche auto.
Parte perché
gli viene
ordinato di fare
l'inchiesta nei
confronti di una
persona. Tutti
comportamenti
che non
costituiscono
reato, se non
inquadrati in
un'associazione.
Ma quando a uno,
ad un certo
momento, si
richiede di fare
l'autista per
andare a
compiere qualche
cosa, ed assiste
materialmente e
funge da
trasporto per
queste persone,
già è
coinvolto.
Allora lo si usa
immediatamente
per sparare. La
seconda volta
deve sparare e
colpire. La
terza finisce
… Insomma è
un progredire
nel quale
qualcuno, ad un
certo momento,
può desiderare
di liberarsi. Di
salvare. Di
espiare. Di
salvare altre
vite umane che
potrebbero
essere
coinvolte.
Senta
generale, non ne
parliamo da un
punto di vista
processuale ma
da un punto di
vista
psicologico: che
differenza c'è
fra un Curcio e
un Toni Negri ?
Beh,
Curcio andava.
Negri invece
mandava… ad
espropriare. E
nello stesso
tempo cercava il
finanziamento
dal Centro
nazionale delle
ricerche !
Che
differenza c'è
fra terrorismo
di destra e
terrorismo di
sinistra ?
Per
me nessuna
differenza . C'è
una differenza
in questo senso
: che, mentre
nel terrorismo
di destra noi
troviamo un
retroterra
culturale quasi
dai contenuti
asmatici, non
bene assimilato,
tanto che porta
a una
pericolosità
forse più
avvertita,
quella della
estemporaneità
e
dell'immediatezza,
in quello di
sinistra c'è
invece un filone
ideologico. C'è
un qualche cosa
che viene
coltivato, viene
intensamente
anche insegnato.
E quindi si
propone come
strategia di
usare la
violenza contro
le istituzioni
dello Stato .
Dicono
di lei che è
poco portato a
collaborare. Che
tende ad agire
da solo. E'
vero ?
No.
Non è vero. E'
vero nella
misura, in cui
preferisco
lavorare con
chi, da persona
responsabile,
ama il suo
lavoro ed ama
soprattutto il
suo riserbo.
Qual
è stato il
momento più
difficile della
sua carriera ?
Quando
ho visto pagare
in silenzio, da
parte della mia
famiglia,
quattro
trasferimenti di
sede in uno
stesso anno.
Come
affronta la
sconfitta ?
Quand'ero
più giovane,
con rabbia. Da
qualche anno,
invece, con
maggiore serenità
e anche andando
ad analizzare
gli errori
compiuti. Però
mi è capitato,
mi capita
talvolta, di
mettermi
tranquillo, in
riva ad un
fiume, ad
attendere.
Hanno
scritto che
quando
considererà
esaurito il
fenomeno del
terrorismo, lei
se ne andrà ?
Prima
di tutto non
vedo il perché.
Poi, me ne
dovrei andare
troppo presto. E
poi perché ?
Non si vive di
solo terrorismo,
no ?
Ha
dei rimpianti ?
C'è qualche
cosa che avrebbe
voluto fare e
che non ha
potuto fare ?
Non
ho rimpianti.
Avrei voluto
soltanto che il
mio lavoro non
fosse costato
tanto ai miei
affetti.
Chi
sono i suoi
amici ?
Personalmente
amo i miei
giovani. Li amo
perché sono
semplici, sono
di pasta buona,
hanno gli occhi
puliti e ne sono
spesso
ricambiato. Ma
amo anche i
contadini di
<<terre
lontane>>,
amo soprattutto
i
<<miei>>
carabinieri ! Di
oggi, di ieri,
di ogni ordine,
di ogni grado,
anche quelli che
non sono più. E
dico miei, nel
senso usato nel
suo testamento
morale
dall'amico
generale
Galvaligi.
Ha
mai provato ad
immaginare la
sua vita senza
divisa ?
E'
una domanda che
potrebbe
apparire
cattiva.
Ma
non ho queste
intenzioni…
Bene,
io, in divisa,
ho vissuto tutta
la mia vita, con
l'unico scopo di
servire lo
Stato, le sue
istituzioni, la
collettività
che mi circonda.
Penso però che
non mi abbia mai
fatto
dimenticare di
essere un
cittadino come
tutti gli altri.
Ma, volevo dire, come può supporre la sua esistenza il giorno che non sarà più in servizio ? Beh, potrò coltivare gli hobbies più tranquillamente e avrò anche tempo da destinare ad una lettura che fino ad oggi è stata un po’ frammentaria e soprattutto incentrata sull'attualità. Quali sono le accusa che l'hanno particolarmente ferita ? Quelle che, nate da problemi contingenti, relativi al mio incarico o al mio lavoro, sono state poi strumentalizzate e sono scese così in basso da ledere la mia dignità di uomo, la mia dignità di soldato, la mia fede di vecchio democratico. Lei parlava di hobbies . Ne ha ? Si, quello dei francobolli e, quando ho tempo, quello dei campi, della terra. Quando ha un'ora libera, come la passa ? Mi piace discorrere. Amo soprattutto essere un uomo come tutti gli altri. Si parla di un gruppo di 60 uomini (ma c'è chi dice 200) e lei fedelissimi, devotissimi, che vivono al di fuori delle caserme che si muovono in mezzo alla gente, direi quasi misteriosamente. In
tema di
devozione,
arrivato al
grado che
rivesto, potrei
presumere di più
di 60 o di 200 !
Ma, a parte
l'immodestia,
lei si riferisce
certamente ad un
periodo che non
è più. Cioè si riferisce al periodo che ho detto prima. Quando nacque quell'organismo, voluto dal ministero degli Interni nell'agosto- settembre 1978 per la lotta al terrorismo, ebbi effettivamente a disposizione 220- 230 persone che venivano da ogni parte d'Italia. In mezzo a loro vi erano certamente alcune decine (20 o 30) provenienti dal famoso nucleo che era stato creato a Torino nel '74- 75 e alla cui esperienza e alla cui cultura attinsi a piene mani. Ma questi 220 elementi, tra i quali anche una quarantina di bravi appartenenti al corpo della Ps, ivi comprese delle validissime assistenti e ispettrici, direi anche coraggiose, vissero una parentesi talmente intensa, talmente inserita nella realtà, che, direi, non avevano una ragione geografica. Non avevano un affetto a cui dedicarsi. Non avevano un terreno a cui ancorarsi ed effettivamente li ho portati a vivere (così come ai tempi delle squadriglie in Sicilia si viveva accanto alla realtà del banditismo) la realtà dell'eversore, cioè mimetizzati, inseriti in modo diverso nella società. E questi uomini, questo gruppo di valorosi, perché tali sono stati hanno condotto a dei risultati che certamente erano nelle attese, soprattutto in un momento delicato, di transizione dei nostri servizi e di una opinione pubblica che non poteva non essere esasperata. Questi uomini si ritrovavano a Milano, magari provenienti da Bari o da Catanzaro; oppure quelli di Genova, di Torino dovevano catapultarsi a Roma o a Catania; questo amalgama è durato pochi mesi : ma già dai primi tempi ha dato la sensazione di essere un magma umano veramente efficiente, entusiasta. Non è che abbia speculato sul loro entusiasmo. Certamente l'ho usato molto. A loro sono molto grato e sono orgoglioso di averli avuti alle mie dipendenze. Quando i risultati venivano raggiunti, non ho mai dimenticato però che parte del merito andava sempre alla struttura dell'Arma. La struttura territoriale che effettivamente mi è stata sempre vicina dando un contributo del massimo rilievo; non soltanto quei 220, quindi, devono essere portati in superficie. E' certo, tuttavia, che quando ci lasciammo, nel dicembre '79, ci siamo sentiti uniti da una esperienza irripetibile; e da una medaglietta che io feci coniare per tutti, in metallo piuttosto vile. Lei crede che un terrorista pentito un giorno possa rientrare nella vita normalmente ? Io penso di si. Soprattutto se lo Stato lo aiuta a dimenticare e a farsi dimenticare. La chiamano il <<piemontese di ferro>>. Perché ?
La capisco ! C'è qualche definizione che le piace di più ? Non è che mi piaccia …Mi chiamano <<UFO>>, ma non come una sigla che sta per <<ufficiale fuori ordinanza>> ! Proprio come Ufo ! Che cosa pensa di dovere ai suoi collaboratori ? Tutto. Quando racconterà la sua vita ai suoi nipotini, che cosa dirà ? Beh,
ai bambini si
raccontano le
favole, le belle
favole. E le
racconterò
anch'io ai miei
nipotini. Ma se
si riferisce
alla mia vita,
io penso che la
mia vita non sia
stata una
favola, non sia
stata una favola
! E se è, come
è, una
esperienza
duramente
vissuta, ambisco
solo raccontarla
ai giovani della
mia Arma. (
Di origini
emiliane il
generale è nato
a Saluzzo (TO)
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