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GRUPPO
CAPITANO ULTIMO
Arakan Valley Natale 2001 Carissime amiche e amici, prendo l’occasione di queste feste natalizie per soddisfare il vostro desiderio di sapere qualcosa di piu’ sulla vita dei bambini da voi adottati. Scrivere a ciascuno di voi in modo specifico su ogni bambino mi e’ impossibile, quindi ho pensato di raccontare in generale come trascorre la giornata di un bambino Manobo. Ho scelto di descrivere una giornata di scuola, dal momento che questa occupa ben 10 mesi dell’anno (dall’inizio di giugno alla fine di marzo, escluso il sabato e la domenica). Dunque…La giornata inizia presto al mattino, la sveglia solitamente è tra le quattro e le cinque (dipende da quanti km devono fare a piedi per andare a scuola) al canto dei galli. Appena svegli prima di alzarsi si stiracchiano per vincere il freddo (di notte fa frescolino in Arakan) che è passato tra le pareti di bambu’ intrecciato e il tetto di paglia, buttano da parte uno straccetto che e’ servito da coperta e poi si alzano: In piedi continua lo stiracchiamento, arrotolano la stuoia, spesse volte rosicchiata dai topi (si, perche’ i topi sono di casa nelle loro capanne), che hanno steso la sera precedente sul pavimento rialzato fatto di canne di bambu’ sulla quale hanno dormito. In piedi tra il chiaro e scuro (solitamente si schiarisce tra le cinque e mezza e le sei) incominciano a sbrigare alcune faccende di casa. Se c’e’ una bambina aiuta la mamma ad accendere il fuoco, pulire per terra, preparare da mangiare o accudire i fratellini piu’ piccoli Se è un bambino aiuta il papa’ a prendere la legna e l’acqua, ed a portare al pascolo gli animali, (bufalo, cavallo, capre) se ne hanno. Sbrigate queste piccole faccende vanno alla sorgente o al fiume a lavarsi. Solitamente niente sapone, prendono un sasso ruvido e se lo strofinano sulla pelle cercando si togliere lo sporco che hanno addosso. Si lavano i propri vestiti con l’acqua, solitamente niente sapone o detergenti, li strizzano e poi se li rimettono addosso. Arrivati a casa incominciano a prepararsi per la scuola, tolgono i vestiti bagnati e li stendono (saranno asciutti per il pomeriggio) si mettono la divisa della scuola e guardano se la mamma ha preparato qualcosa da mangiare per la colazione. Se c’e’, solitamente patate dolci bollite, va bene, altrimenti preparano il cibo da portare a scuola per il pranzo, granoturco macinato grosso o riso bollito, solo raramente hanno qualcosa come companatico (pesce secco o salato, mezzo uovo bollito i anche solamente sale). Il tutto viene avvolto un una foglia di banana. Quindi preparano lo zainetto o una borsetta in plastica, inseriscono l’involucro con il cibo, un quaderno, una penna e una matita e sono pronti per andare a scuola. Partono per la scuola tra le sei e le sette (dipende quanto distano dalla scuola ) chiamandosi a vicenda mentre passano davanti alle capanne degli altri bambini. Solitamente vanno a scuola in gruppo: a piedi nudi con le scarpe in mano (per evitare che si consumino) su e giù per le colline attraversando torrenti senza ponti, sotto il sole o al pioggia. tra la polvere e il fango, percorrendo la strada che li separa dalla scuola, che spesse volte arriva anche fino a 6 km. Arrivati a scuola, con una mano si asciugano il sudore, indossano le scarpe e si mettono in fila per l’alza bandiera e l’inno nazionale: sono le 7,15. Dopo l’inno nazionale si fa una decina di minuti di ginnastica (dopo aver fatto magari già 6 km a piedi) si pulisce il giardino della scuola e le aule, dopo di che verso le 8 tutti dentro. Ciascuno con la propria sedia-banco che si è dovuto fare e portare da casa all’inizio dell’anno scolastico. In un aula di circa 50 mq ci devono stare 50 bambini e più, alcuni seduti per terra (chi non si e’ fatto ancora la sedia) L’insegnamento viene fatto in Tagalog (lingua nazionale) o nel dialetto locale delle maestre (cebuano o ilonggo) con qualche frase ogni tanto in inglese. Comunque per i bambini Manobo tutte queste lingue sono straniere, come sono stranieri i loro compagni di scuola non Manobo. Per questo i primi mesi di scuola sono veramente duri: si sentono proprio come pesci fuor d’acqua. Se riescono a sopravvivere ai primi mesi c’e’ buona possibilità che continuino la scuola, altrimenti si fermano e poi diventa difficile ritornarci. Comunque, imparino o no, la scuola continua e solitamente le maestre seguono i più interessati. Alle 9,45 ci si ferma per 15 minuti, i bambini escono dalla scuola per respirare un po’ d’aria. Chi non ha fatto colazione e incomincia a sentire lo stomaco a brontolare non resiste alla tentazione di aprire il fagottino del cibo portato da casa e incomincia a pranzare. Poi a mezzogiorno ci penserà. Alle dieci si ritorna in classe fino alle 11.30. La sosta di mezzogiorno è la più lunga, va dalle 11.30 fino all’una del pomeriggio. La parte più importante è il pranzo (per chi non l’ha mangiato prima) che comunque viene consumato al massimo in dieci minuti. Il resto del tempo viene usato dormicchiando sotto qualche albero o giocando. Alla
una del pomeriggio si ritorna in classe. Il pomeriggio e’ la parte più
dura. Il sonno comincia a farsi sentire specialmente per quelli che si sono
svegliati alle 4.30. Un altro breve riposo alle 2.30 dove i bambini
incominciano a scrutare il tempo. Se il tempo non promette bene e sono
distanti o hanno fiumi da attraversare, prendono lo zainetto, le scarpe in
mano e, molte volte senza dire niente alla maestra, via a casa sperando di
non prendere l’acqua e di non trovare il fiume in piena. Altrimenti se il
tempo è buono rimangono a scuola fino alle quattro. Arrivati a casa mettono lo zainetto in un posto possibilmente al sicuro dai topi, si tolgono subito la divisa, si rimettono i vestiti che avevano lavato in mattinata e nascondono le scarpe in un cantuccio della capanna sperando che non vengano portate in giro per il villaggio dal cane di casa. Dopo essersi riposati un po’, riprendono i lavori domestici, la bambina aiuta la mamma a preparare la cena, accudisce i fratelli piu’ piccoli mentre il bambino aiuta il padre a sistemare gli animali, prendere l’acqua e preparare la legna. Compiti di casa …..neanche a parlarne! Verso le sei, , quando inizia a far buio si mangia. Patate bollite, riso so granoturco bollito e se c’e’ un po’ di verdura o pesce salato (la carne e’ un lusso). Verso le sette quando e’ ormai buio tutti a letto, si stende la stuoia e si dorme. Se c’e’ un po’ di petrolio accendono la lampada se no aspettano che si spegne il fuoco dove hanno fatto da mangiare. Molte volte i bambini arrivano tardi e stanchi da scuola, si sdraiano sul pavimento di bambu’ e dormono fino al mattino saltando la cena. Questa e’ un po’ la vita dei bambini da voi adottati, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Cosa vogliono, cosa sperano, molte volte e’ difficile anche per loro capirlo. Non hanno molte scelte, non hanno molte possibilita’ pero’ una convinzione si sta adagio adagio formando dentro di loro e cioe’ che e’ importante studiare, e’ importante saper leggere e scrivere, e’ importante saper conversare con al lingua dei coloni, perche’ i coloni non impareranno mai la loro lingua. Soprattutto che e’ importante inserirsi nella societa’: chi si chiude in se stesso e’ perduto. Un compito duro e difficile per i bambini, ma speriamo che anche con il vostro aiuto abbiano un futuro piu’ roseo. Grazie ancora di tutto. Buon Natale e Buon Anno a tutti voi. Padre
Fausto Tintorio
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