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GRUPPO
CAPITANO ULTIMO
DOCUMENTO
DI AZIONE E DI
POESIA Data:
Mercoledì, 4
luglio
2001 Ora:
9:30PM - 11:30PM
Tema: La lotta invisibile dei "senza Re".
“
Il gruppo
incontra l'
hacker che
combatte per la
libertà
della rete,
nella rete.
Valori e
proposte da un
mondo
sconosciuto -
libertà e
globalizzazione. Cerca
i dubbi, le
contraddizioni e
i sogni che
corrono dentro
al web. La
curiosità è un
crimine? O è un
crimine
controllare la
curiosità? ” Ospite
relatore:
Tritemius Hacker
autentico, che
riprende il nome
da un
personaggio del
XV secolo Johann
Heidenberg
di Tritenheim,
abate di
Spanheim,
<open>
PREMESSA From:
Eva Date:
Wed Jul 4, 2001
8:05 pm Vista
la mia
conoscenza
scarsa del mondo
della rete, ma
sto imparando,
esprimo soltanto
un parere molto
personale sul
fenomeno della
liberta' in
rete. La
curiosita' non
e' un crimine,
lo e' tutto
quello che crea
danni a terzi
quindi azioni a
scopo di lucro o
di
danneggiamento
per esempio. Se
e' vera
l'esistenza di
Echelon (e a
quanto pare lo
e') questo si e'
un fenomeno da
considerare
crimine, perche'
va contro tutte
le ns. liberta'
personali. E
questo strumento
ha causato
inoltre vantaggi
ad qualcuno e
danni economici
ad altri. Pero'
non ne sento
parlare se non
sporadicamente,
mentre invece se
un singolo
"buca"
un server ecco
che si grida al
crimine. E'
chiaro che
soprattutto
i principi
morali ti fanno
agire in un
senso o
nell'altro e
quindi come al
solito, invece
di
generalizzare,
valutiamo i casi
singolarmente e
le conseguenze
che ne sono
derivate. Dicono
che la
popolazione di
internet e'
composta dal 99%
di maniaci e
pervertiti e
l'1%
probabilmente di
poveretti...;-),
sappiamo
quanto
sia un pensiero
comune e, tutti
noi che siamo
qui
invece,
quanto sia
variegata la
popolazione,
quante belle
persone ci sono
e quanti sono
fuori come dei
balconcini
come poi
nella vita
reale, e quanto
la rete ti possa
dare in cultura
se sai vedere e
valutare, quanta
conoscenza a tua
disposizione se
hai voglia di
apprendere. Per
questa
possibilita' di
informazione la
rete a molti da
fastidio,
perche'
non e'
controllabile e
allora con tutte
le scuse del
mondo si cercano
di mettere dei
freni e delle
censure, a volte
con leggi che
apparentemente
sembra
servino a
tutelare
qualcos’
altro. Io
detesto ogni
forma di censura
e quindi sono
dalla parte dei
"puri"
che lottano per
la liberta'
senza cercare di
trarre vantaggi
o guadagni
personali.
All'inizio avevo
pensato di fare
la classica
domanda: perche'
fai questo? Ora
non mi serve
piu' la
risposta..:-)
Invece chiedero'
che cosa ha
visto in giro e
che cosa pensa
che ne sara'
degli hacker in
futuro, se anche
loro dovranno
cedere alle
regole del
profitto
economico che li
vede come nemici
da combattere
duramente. Eva. <open> Tritemius:
30/11/1999,
Seattle,
riunione del WTO
sui nuovi
mercati
mondiali. Le
comunicazioni-radio
della polizia
vengono
veicolate su
http://www.2600.com
da Emmanuel
Goldstein, uno
dei più noti
hacker
americani. Così
ha inizio il
popolo di
Seattle.
Goldstein aveva
infatti ottenuto
un fax riservato
del FBI
indirizzato alle
multinazionali
e, veicolando su
internet le
comunicazioni
della polizia,
le aveva rese
disponibili per
tutti, anche per
chi non aveva
apparecchi
speciali. Pier:
Goldstein
convoglio' le
comunicazioni
radio delle
forze
dell'ordine su
internet, quindi
deduco che le
stesse non
avessero
adeguate misure
di protezione. A
2 anni di
distanza e'
cambiato
qualcosa, oppure
siamo ancora a
questi livelli? Tritemius:
Quel giorno la
polizia fu
impreparata Pier:
in Italia e' lo
stesso cosi'
facile penetrare
delle
comunicazioni
radio? Tritemius:
Il servizio
d'ordine di
Genova sara' ben
+ imponente e
organizzato. Non
e' facile
intercettare le
comunicazioni
delle forze
dell'ordine, ma
quelle erano in
chiaro.
Goldstein era in
possesso di un
fax riservato ke
l'Fbi aveva
diramato
avvertendo i
responsabili
delle
multinazionali
dei pericoli di
attentati
terroristici. Il
fax riservato fu
reso pubblico
sul sito di
Goldstein. Pier:
Penso che in
Italia non serva
usare internet
per ascoltare le
comunicazioni
radio delle
forze
dell'ordine. Con
un CB a banda
larga usando una
certa frequenza
vengono
intercettati
tranquillamente,
lo stato fa solo
pagare una
concessione
governativa e
l'unico vincolo
e' l'obbligo del
segreto. Tritemius:
Ma quel giorno
le comunicazioni
vennero mandate
in onda anche a
ki non aveva
nessuna
apparecchiatura
particolare. Eva:
che hai visto
nella tua
"vita"
di hacker e che
pensi del futuro
dei
"puri"?
Tritemius:
il computer è
uno strumento
per una nuova
forma d'arte e
di espressione.
All'inizio, nel
1983, i computer
erano trappole
inutili ma
affascinanti.
Negli anni '90,
arriva le rete.
La comunicazione
globale è nata
prima di
internet con le
banche dati (bbs)
e la rete FIDO.
In Italia,
internet è nata
grazie ad
appassionati,
poi è arrivata
Telecom. Sono
ottimista, è
uno strumento
potente che
permette di
conoscere
persone e di
esprimere idee. Tritemius:
Ho sempre visto
il computer come
uno strumento
per creare una
nuova forma di
arte e di
espressione, la
rete e' arrivata
dopo, ma
all'inizio nel
1993 i computer
erano delle
trappole
inutili, ma
emanavano un
fascino
incredibile. Poi
negli anni 90
arrivarono i
modem e la
possibilità di
comunicare con
altri. In
realta' la
comunicazione
globale inizio'
prima dell'era
di Internet con
le banche
dati (BBS) e la
rete Fido.
Internet in
Italia e' nato
grazie ad
anonimi
appassionati,
poi e' arrivata
la Telecom e la
storia la
sapete. Ah
dimenticavo i
puri, io sono
ottimista,
questo strumento
e' potente,
permette a tante
persone di
esprimere idee e
conoscere
persone. Tramite
questi strumenti
forse riusciremo
finalmente a
fare qualcosa di
buono. Purusha:
Perchè si
diventa hacker e
perchè
combattono la
globalizzazione?
Tritemius:
Il popolo degli
hacker e'
eterogeneo, le
motivazioni
possono essere
diverse
pero'
c'e' comune
a tutti: -
la volontà di
capire come
funzionano le
cose, senza
qualcuno che ti
dica cosa devi
sapere e cosa no -
la
globalizzazione
sta facendo di
tutto per
addormentare gli
individui, li
trasforma in
manichini. La
globalizzazione
e' l'antitesi
della voglia di
conoscere, della
libertà, della
curiosità',
insomma non si
puo' essere
hacker senza
essere contro la
globalizzazione. Terra:
Gli hacker hanno
delle regole? Se
sì, chi le fa? Tritemius:
Si ci sono delle
regole, le fanno
tutti e nessuno,
non c'e' un
governo o un G8
degli hacker.
Qualcuno
propone, gli
altri le
accolgono
o le
rifiutano, non
esistono regole
scritte, ma c'e'
qualcosa di
istintivo.
Intanto gli
hacker veri,
quelli degni del
nome, non usano
le capacita' per
portare a segno
crimini, quindi
quando si parla
di hacker
vandali si dice
una
stupidaggine, si
cade nel
principio di non
contraddizione.
Gli hacker non
danneggiano i
sistemi, non
rubano, ma
creano senza
chiedere nulla
in cambio. Esiste
un sistema
operativo
gratuito creato
da volontari.
Linux non costa
nulla ed e'
piu’ efficace
di windows.
Linux e'
pubblico Windows
no. Ecco le
regole degli
hacker. Terra:
Cosa pensi del
diritto
d'autore? Tritemius:
Io sono un po'
più radicale
della media.
Esiste una
licenza di
distribuzione
del software che
rientra nel
diritto d'autore
ma consente a
tutti di
modificare e
distribuire il
software. Penso
che le idee
appartengano
all'umanità,
come il cielo e
l'aria. Di chi
è la bellezza?
Se uno si vuole
arricchire,
faccia
dell'altro. Tashunka:
Come vedi il
futuro? Quella
che combattete
è una lotta che
combattete anche
per chi come me
e altri non sa
sfruttare bene
il mezzo della
rete. Credo
tutti abbiano il
diritto di
beneficiarne
perchè può
essere utile, può
arrivare
lontano. Pensi
che la logica
dell'economia e
del denaro
sottometta alla
fine anche
questo? Tritemius:
La cultura e
l'etica degli
hacker sono
utili per
combattere
questo, paladini
siamo tanti, a
lottare siamo
tanti ma non lo
sappiamo, le
idee devono
circolare
libere, la gente
sente la tv e si
sente sola: non
è così,
bisogna
studiare, gli
hacker possono
dare una mano in
questo senso. Tashunka:
Si esagera il
contrasto, si
semplifica
hacker vandali o
polizia bene e
manifestanti
male, vogliono
farci credere
che quello per
cui lottate o
per cui lotta il
popolo di
Seattle non ci
riguarda, questo
è il male
peggiore,
perche' non si
prende
pienamente
coscienza che
riguarda tutti. Tritemius:
Il problema
della stampa e
della
comunicazione è
grande. Un
esempio: ora la
tv parla di
hacker
all'attacco
contro siti
istituzionali
italiani
anti-G8, finanze
e AIPA sono
sotto i
riflettori, ma
non è vero
niente. Ecco
la stampa libera
e affidabile (Aipa
e' l'agenzia che
si occupa
dell'informatica
nella pubblica
amministrazione) Piersus:
Quale differenza
c'è tra hacker
e hacker
vandali? Tritemius:
Semplice: gli
hacker vandali
non esistono,
esistono
criminali ma non
sono hacker,
tutto qui Terra:
Un hacker nasce
da solo? Tritemius:
Direi di sì,
non ci sono
scuole, ma
grande passione
e motivazione,
le scuole fanno
male, quello che
non so l'ho
imparato a
scuola. Nell'83
rimasi stregato
da un film,
"Wargames",
avevo già un
computer, ma
quel giorno
capii le
potenzialità
del mezzo e mi
misi in testa di
combinare
qualcosa del
genere. Terra:
Cosa rischia un
hacker? Tritemius:
Un po' troppo...
La sola
intrusione,
senza
danneggiare
nulla, senza
alterare nulla,
arriva fino a 3
anni. Piersus:
C'è anche la
frode
informatica, ma
credo riguardi
gli hacker
vandali, e le
pene sono
minori. Tashunka.
Mi ha colpito
quando hai detto
di vedere il
computer come
una nuova forma
di arte, sara'
che per me e'
cosi'
misterioso. Tritemius:
Eh, e'
meraviglioso
giocare con i
bit e byte,
scrivere
codici..., anche
“reversare”
un programma
(dico reversare
per non dire
crackare). Vi e'
anche una forma
di letteratura
che nasce da
questo mondo, il
cyberpunk. Una
visione
iper-realista
della realta,'
estetica della
tecnologia. Ma
voglio dire una
cosa, la
bellezza dei
computer puo'
nascere anche da
macchine di
basso costo, non
e' necessario
avere i
computers
che
spaccia la
pubblicita'.
Tutto si puo'
fare con poco e
quello che conta
siamo sempre noi
e il nostro
cuore di
silicio; Tashunka:
Pensavo fosse un
mondo per
addetti ai
lavori, con
termini
sconosciuti,
invece ci sono
idee e c'è una
cultura dietro e
dietro lo
schermo c'è
sempre un uomo. Tritemius:
Gli addetti ai
lavori sono
nostri nemici.
Nell' hacking c'è
di tutto:
possono esserci
grandi
programmatori
che non sono
hacker e grandi
hacker che non
sanno
programmare. E'
una cultura
democratica e
aristocratica
insieme. Sii te
stesso, sarai
giudicato per
quello.
Lasciateci solo
scoprire come va
il mondo. Terra:
Non ti viene mai
il dubbio che
quelli degli
hacker siano
obiettivi non
realisticamente
praticabili? Tritemius:
Sì! Sono
obiettivi
assolutamente
folli, l'Utopia.
Ma una volta
Internet non
c'era, adesso c'è;
il luogo che non
c'è, non esiste
prima di essere
creato dal
nulla, siamo qui
per questo, o
no? Piersus:
Come l'isola che
non c'è nella
favola di Peter
Pan Tritemius:
La sindrome di
Peter Pan aiuta,
ma li’ il
pirata era un
altro… Nino:
Venerdì e
sabato scorsi,
ho assistito
alla lezione di
Gianluca Pomante,
uno dei teorici
più accaniti
della cultura
hacker.
Sottoscrivo
quanto detto dal
relatore al
100%. La cultura
hacker ci salverà
dal pericolo
della
tecnocrazia, il
vero hacker non
considera tesoro
geloso e di
casta il proprio
sapere ma lo
diffonde, perchè
solo diffondendo
il sapere è
possibile una
democrazia sana
e una vita
civile in cui le
leggi hanno
davvero senso. Malkavian:
La recente legge
sui siti web è
una legge
censoria? Tritemius:
Chiaro,
è una
legge confusa e
inattuabile, la
pieghi come vuoi
ed è
pericolosissima,
creata per
garantire la
serietà e
l'affidabilità
delle
informazioni
sulla rete. Malkavian:
Internet ha una
crescita priva
di controllo?
Chiunque può
diffondere
materiale
pericoloso per
un utente non
ben allenato a
discriminare. Tritemius:
No, non credo. Malkavian:
La legge fa
acqua, ma non
serve un qualche
controllo? Tritemius:
La libertà non
è pericolosa,
pericolosa è la
repressione. Malkavian:
(esempio delle
istruzioni in
rete per
fabbricare
bombe) Tritemius:
Anche senza
internet è
possibile
ottenere certe
informazioni. Io
non ho mai
trovato
informazioni per
caso. Non è
facile capire
chi è in grado
di discriminare
e chi no. Malkavian:
(alcune
informazioni
anche sui siti
cc.dd. per
hacker) Tritemius:
Meno controllo
c'è, meglio è.
Il problema è
quello di
trovare un buon
controllore, già
ci pensava
Platone, no? Malkavian:
Un controllo
esterno, magari
degli hacker
veri!... è
utopico? Tritemius:
Ritorna
l'Utopia. Malkavian:
Cosa spinge un
hacker a bucare
siti o invece
un hacker non è
più uno che li
protegge i siti
o che si impegna
solo a
programmare... Tritemius:
Dipende, una
cosa non esclude
l'altra, ci
possono essere
buoni esperti di
sicurezza che
magari non sono
hacker. Purusha:
Cosa è la rete
per Tritemius? Tritemius:
Libertà,
comunicazione,
ma anche
divertimento; ho
conosciuto tante
persone, e non
è vero che è
alienante,
conosci le
persone qui poi
vuoi vederle
negli occhi,
quelli che vedi
tutti i giorni
sono fantasmi.
La rete è
scelta,
possibilità di
scegliere quello
che fa per noi
al di là dei
condizionamenti
che la sorte ci
ha riservato. Tritemius:
Hacker è colui
che codifica ciò
che non è
ancora
codificato, che
passa il giorno
a dire cose
improbabili e a
fare cose
impossibili. Malkavian:
Tritemius, che
ne pensi del
destino della
rete? Pensi che
i mercati, che
la
globalizzazione,
che gli
interessi
economici le
porteranno via
quel manto di
libertà che
l'ha
contraddistinta
e per cui gli
hacker lottano? Tritemius:
La tendenza è
quella, sono
sempre meno gli
spazi liberi,
gli accessi
facilitati e
gratuiti, siamo
qui per quello,
vediamo cosa si
può fare, ma
innanzitutto
cerchiamo di
mantenere la
libertà di
parola, si può
fare con freenet
forse un nuovo
progetto per
garantire la
privacy e
combattere la
censura. Piersus:
Perchè alcuni
siti (ad es.
siti
pornografici) ti
obbligano a
scaricare loro
programmi e a
connetterti in
chissà quale
parte del mondo?
E' così
vantaggioso? Tritemius:
Sì, è
vantaggioso per
chi li gestisce
! Piersus:
Come il vecchio
144 e l'attuale
166 allora. Tritemius:
Già, Pier. Nino:
Allora parlare
di controllo è
pericoloso,
piuttosto si
parla di
autoregolamentazione
da parte di
tutti gli
operatori di
internet in modo
che internet
viaggi su binari
fondati sui
principi
universali a
tutela della
dignità umana,
è l'unica
strada da
percorrere tale
da evitare
rischi di
involuzioni
autoritarie.
L'unico problema
è la mancanza
di cultura
specifica da
parte degli
operatori... e
per questo gente
come Tritemius
è benemerita! Tritemius:
Benemerita mi
sembra ok. Tritemius:
Mi sembra che la
serata sia stata
positiva, alcuni
hanno capito la
differenza tra
hacker e pirati,
abbiamo parlato
del ruolo degli
hacker di fronte
al problema
globalizzazione
e abbiamo capito
che i mezzi
tecnici non sono
nulla senza
un'anima
visionaria,
poetica e
radicalmente
libertaria.
Lasciate le
vostre
impressioni
nella ml, ci si
vede
prossimamente da
queste parti! <
end > MAILING
LIST MESSAGE From:
"Pier"
Date:
Thu Jul 5, 2001
2:43 pm Devo
dire che la chat
pianificata
sugli hacker è
stata veramente
interessante e
di questo devo
ringraziare
Tritemius. Sino
a ieri ero
scettico sulla
parola "hacker",
dall'informazione
ricevuta
soprattutto dai
mezzi di
informazione,
consideravo tali
individui, come
una mina vagante
nel mondo web,
una mina che
ogni tanto
esplodeva a loro
piacere per
danneggiare i
grandi siti.
Ieri ho capito
che costoro,
sono una piccola
parte del mondo
"hacker",
parte che i veri
hacker rifiutano
a loro volta. Ho
capito che i
veri hacker sono
coloro che non
vogliono
distruggere, ma
vogliono
solamente creare
nel mondo web
una nuova
dimensione
artistica e che
non usano le
proprie capacità
e
"potenzialità"
per distruggere,
ma bensì per
cercare di
portare a
conoscenza di
tutto il popolo
web, quanto di
più nascosto
via sia. La cosa
che più mi ha
fatto piacere è
che i veri
hacker non
speculano sul
loro operato,
non chiedono
nulla in cambio,
per loro il
tutto è gratis,
cosa che
personalmente mi
trova
favorevole. In
sostanza vorrei
che
effettivamente
tutti i siti
fossero liberi,
senza
restrizioni. Non
si obbliga la
gente a
costruire siti e
i costruttori di
essi non
dovrebbero
chiedere nulla
in cambio, come
molti fanno. Il
web dovrebbe
essere libertà,
comunicazione e
divertimento, ma
spesso questo
non avviene. Pier From:
"Terra"
Date:
Thu Jul 5, 2001
5:54 pm Allora
è proprio una
fiaba vera!!!!
E' bello sapere
che un sogno o
una poesia
possono filtrare
attraverso un
processore e
raggiungere
altri sogni e
altre poesie. E'
giusto
soprattutto
ricordarsi di
restituire
un'anima alle
cose di cui ci
serviamo, la
nostra anima. E
un'anima dev'essere
libera. Credo
che la libertà
non sia mai
dannosa, se a
fronte della
libertà di fare
male c'è una
libertà uguale
e contraria.
Credo, inoltre,
che la libertà
sia per sua
natura curiosa:
di sè, dei
propri limiti,
dei pericoli che
la circondano,
delle strade che
può percorrere.
A mio avviso, la
curiosità è
un'enorme
risorsa, una
sorta di motore
universale a cui
dobbiamo persino
i dettagli del
nostro vivere
quotidiano. Essa
parte dall'uomo
per tornare
all'uomo, come
una novella
odissea, un
lungo viaggio
oltre i confini
conosciuti che
riporta alle
proprie radici,
per difenderle o
riconquistarle.
Chiunque abbia a
cuore il destino
dell'uomo, non
può non
avvertire la
necessità di
restituirgli la
scintilla della
curiosità. Ben
vengano gli
hackers, allora,
con le loro
utopie: non
hanno
dimenticato ciò
che l'uomo si
chiede da sempre
e il suo bisogno
di avere delle
risposte
dinamiche. Non
credo sia
corretto ridurre
la questione al
disapprovarne o
meno le gesta:
meglio sarebbe
interrogarsi
sulla creatività
soffocata e sui
percorsi
alternativi che
la rete potrebbe
offrire per
recuperarne le
potenzialità.
Tra le tante
considerazioni
interessanti
espresse da
Tritemius,
quella che mi ha
più colpito è
quella che io
stessa ho potuto
sperimentare
grazie a questo
gruppo: "la
rete è libertà,
comunicazione,
ma anche
divertimento, ho
conosciuto tante
persone e non è
vero che è
alienante,
conosci le
persone qui, poi
le vuoi vedere
negli occhi,
quelli che vedi
tutti i giorni
sono fantasmi.
La rete è
scelta,
possibilità di
scegliere quello
che fa per noi
al di là dei
condizionamenti
che la sorte ci
ha
riservato".
Trovo sia
assolutamente
vero e aggiungo
che riuscire a
dare un volto
agli amici della
rete è una
delle magie più
belle. Terra From:
Eva 0345 Date:
Fri Jul 6, 2001
6:37 pm Ben
vengano gli
hackers, allora,
con le loro
utopie: non
hanno
dimenticato ciò
che l'uomo si
chiede da sempre
e il suo bisogno
di avere delle
risposte
dinamiche. Non
credo sia
corretto ridurre
la questione al
disapprovarne o
meno le gesta:
meglio sarebbe
interrogarsi
sulla creatività
soffocata e sui
percorsi
alternativi che
la rete potrebbe
offrire per
recuperarne le
potenzialità.
Ecco Terra, come
al solito sei
riuscita a
cogliere
l'essenza. La
superficialita'
regna sovrana ed
e' sempre molto
+ facile
convogliare
l'attenzione su
problemi di poco
conto ma di
effetto,
anziche'
fermarsi a
riflettere sul
vero nodo di
fondo. Come
dicevamo ieri
sera, anche il
riflettere e' un
esercizio della
mente, se non lo
si fa mai ci si
abbrutisce, ma
se si comincia
poi non credo si
riesca a
fermarsi. E qui
torna il
discorso della
curiosita', la
voglia di
conoscere e di
capire, le ns.
riflessione
assieme a quelle
di altri per
arrivare ad
unire mille
pensieri, mille
idee. E come si
fa a non amare
la liberta'di
fare, di dire e
soprattutto di
condividere. In
questi giorni ho
mille pensieri,
il mio cervello
frulla in
continuazione,
magari i
pensieri su
questi argomenti
si affacciano
mentre sto
facendo
tutt'alta cosa,
ma questo mi
piace davvero
tanto. E ieri
avevo davanti
agli occhi i
discorsi della
chat sulla
liberta' nella
rete e quella
sulla
globalizzazione.
E come spara il
colore delle
idee che
appartengono a
tutti contro il
grigio della
brevettabilita'
della vita, solo
per fare un
esempio. Ecco
che appare la +
grande utopia
dell'uomo: tutti
uguali, tutto
condiviso per il
bene di tutti.
Finche' non
saremo solo
energia pura,
senza stomaco
cervello e
sesso, purtroppo
restera' utopia,
ma solo il fatto
di sapere e
vedere che ci
sono persone che
ci credono (ci
sono anche io),
mi fa sorridere
alla vita e
guardare il
prossimo e il
futuro con un
tot di fiducia e
speranza) Tra le
tante
considerazioni
interessanti
espresse da
Tritemius,
quella che mi ha
più colpito è
quella che io
stessa ho potuto
sperimentare
grazie a questo
gruppo: "la
rete è libertà,
comunicazione,
ma anche
divertimento, ho
conosciuto tante
persone e non è
vero che è
alienante,
conosci le
persone qui, poi
le vuoi vedere
negli occhi,
quelli che vedi
tutti i giorni
sono fantasmi.
La rete è
scelta,
possibilità di
scegliere quello
che fa per noi
al di là dei
condizionamenti
che la sorte ci
ha
riservato".
Trovo sia
assolutamente
vero e aggiungo
che riuscire a
dare un volto
agli amici della
rete è una
delle magie più
belle. Questa
e' davvero una
delle cose +
belle, e ti
assicuro che
conosco molto
meno alcune
persone qua a
…., che
consideravo
"amici",
rispetto ad
alcune persone
che conosco in
rete. Ci
sono amici in
rete che mi
hanno dato 1000
volte di + di
loro.
Eva From:
Tashunka3 Date:
Sunday, July 08,
2001 12:39 AM Subject:
chat hacker Che
dire della chat
sui "senza
re" ? Che
sono rimasta
piacevolmente
sorpresa...e che
mi dispiace
molto per chi
non c'era! Credo
sia stata una
bella occasione
per saperne di
più, per
conoscere e
capire un mondo
che per me, come
per molti altri
credo, era quasi
sconosciuto e
l'abbiamo
conosciuto nel
modo migliore,
non attraverso
terze persone,
ma direttamente
da qualcuno che
ne fa parte, che
lo vive in prima
persona e che ha
avuto la
pazienza di
farci capire e
di spiegarci ma
anche credo il
coraggio di
mettersi in
gioco e di
esprimersi in
prima persona.
Credo che questo
sia importante,
almeno per me è
stata
un'ulteriore
testimonianza
che dietro l'hacking
( si dice così?!
) ci sono delle
idee e dei
valori profondi,
perché se non
si hanno
convinzioni
profonde
difficilmente si
accetta di
mettere in
discussione le
proprie idee. Io
avevo
sinceramente le
idee un po'
confuse...non
pensavo male nè
bene degli
hacker...come
tanti del resto,
non sapevo e non
potevo capire.
Forse pensavo
che si trattasse
di un mondo per
"addetti ai
lavori", ma
molto
chiaramente
Tritemius mi ha
e ci ha spiegato
cos'è hacker e
che l'hacking è
"una
cultura
democratica e
aristocratica
insieme, senza
patenti e senza
licenze e
diplomi...sii te
stesso e sarai
giudicato per
quello".
Quello che più
mi piace
sottolineare è
il fatto che
dietro lo
schermo del
computer c'è
comunque un
uomo...quello
che forse più
ho cercato di
capire sono la
sua sensibilità
e le sue
ragioni. Ora
credo di potermi
fare un'idea
sugli hacker. Ed
è una bella
idea. Sono
rimasta colpita
dalla splendida
Utopia
di Tritemius,
dal fatto che
"il luogo
che non c'è non
esiste prima di
essere creato
dal nulla, siamo
qui per questo
no? " ,
dalla sua voglia
di conoscere e
"capire
come funziona,
senza che ci sia
qualcuno che ti
dica cosa devi
sapere e cosa
no", dalla
sua voglia di
libertà e dalla
sua voglia di
poter scegliere.
E' anche la mia
voglia di
conoscere e di
capire, di
libertà e di
poter scegliere.
Credo che la sua
lotta sia anche
la mia. E di
tanti altri.
Ognuno la fa coi
propri mezzi (
io ho qualche
difficoltà a
vedere una forma
d'arte nel
computer .Quella
che conta è
l'idea di libertà
che c'è dietro.
Che non ha
prezzo e che non
può essere
fermata.
Leggendo le
altre mail ho
visto che la mia
impressione
positiva è
anche la
vostra.Gli
hacker sono
tutti così o
siamo stati
molto fortunati
ad incontrare
una bella
persona? Tutte
e due le cose
credo... Tashunka3 From:
"bismark" Ciò
che dice
Tritiemus è
vero.....conoscersi
senza essersi
mai visti..
scambiarsi le
proprie idee
senza alcun
preconcetto è
la cosa piu'
bella che poteva
regalarci
internet. Gli
"hacker"
come li chiama
qualcuno si
esprimono con la
passione che
nasce da
dentro...capire,conoscere,approfondire,mai
fermarsi... Ne
conosco di
diversi
cattivi,buoni,smanettoni...
ma tutti sono
spinti dalla
passione che ti
scorre dentro le
vene che senza
non potresti
vivere.... Io
non sono hacker,
non sono
cattivo, non
sono buono ..
sono solo io ;) bismark
From:
Deposito 37 Date:
domenica 8
luglio 2001
21.43 Subject:
[capitanoultimo]
(unknown) Ho
trovato il tempo
per dare una
(breve) occhiata
ai post più
recenti ed ho
notato di non
essere arrivato
in tempo per
beccarmi il
confronto
sull'argomento
hackers...peccato
xchè è
qualcosa che mi
incuriosisce
molto...e xchè
alla fine di
hackers se ne
parla fin
troppo, ma poi
quanti sono
quelli che più
che divertirsi a
piazzarti un
trojan sul piccì
non fanno? Mi
pare si
identifichi la
figura dell'hacker
con quella della
mina
vagante(isolato
e pericoloso per
tutti), ma alla
fine non mi
sembra le cose
stiano davvero
così! Di ste
cose io non ne
so quasi un
accidente, ma
parlo da writer
e credo di
sapere cosa
significa...chi
pensa agli spray
pensa alle
facciate dei
palazzi
ricoperte di
scarabocchi
incomprensibili
e ad una massa
di ragazzini che
non hanno un
c***o di meglio
da fare il
sabato sera..beh
io ho quasi 24
anni, dipingo da
almeno 8 e credo
che niente possa
rendere meno
giustizia agli
sforzi ed ai
sacrifici che si
affrontano
quando dipingi
per davvero...a
tutti i soldi
spesi in spray,
a tutte le fughe
che ti sei
fatto, a tutte
le persone che
hai perso per
strada, a tutte
le notti insonni
e a tutte le ore
che hai passato
nascosto chissàdove
in attesa del
momento giusto.
E poi senti
parlare di
graffiti (NO! Il
nostro è
writing!) come
di quella cosa
che gagni fanno
per sporcare un
pò in giro.
Bleah...una
subcultura
travisata per
quattro (no
forse molti di
più) imbecilli.
Hacker, è così
che ti senti
quando il tuo
lavoro è
confuso con
quello dei
"lamers"?
Se sì, beh hai
tutta la mia
comprensione...ma
"keep on
burning",
quello che fanno
i pochi validi
forse in questo
modo è ancora
più bello agli
occhi di chi sa
capire...Certo
che è curioso
trovarsi a
parlare di
questi argomenti
su un sito
ispirato alle
vicende di un
carabiniere :
no scherzo, sennò
non starei
scrivendo.
Comunque tutto
il mio rispetto
ai ragazzi di
Bismark.it...vi
tengo come
homepage anche
se tre quarti
del sito mi sono
del tutto
incomprensibili...ma
chissà, forse
poco alla volta
ci capirò
qualcosa (sono
uno curioso..).
Sorry, il post
è venuto fuori
un pò lunghetto
e non so a
quanti intereserà
questo
soliloquio... Deposito37
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