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Il territorio dove i tribali cercano di sopravvivere.
PREFAZIONE DEL LIBRO "Il santuario profanato - I Manobo di Arakan"

"Quando nel 1980 noi tre missionari del Pime, Padre Tentorio, Padre
Alessandro Bauducci e il sottoscritto Padre Peter Geremia, fummo
trapiantati in questo angolo remoto delle Filippine, la Chiesa locale era agli inizi, si chiamava Prelatura.

Il vescovo con scarso clero e parecchi laici impegnanti avevano iniziato il movimento delle GKK o Comunità Cristiane di Base. Noi tre del Pime ci inserimmo nel movimento delle comunita' di base con particolare attenzione ai tribali ed eventualmente ai musulmani.

Ben presto sorsero comunita' di base tribali e una rete di organizzazione indigene. Ora abbiamo 199 comunita' di base tribali e gruppi musulmani che collaborano nell'affrontare i problemi comuni.
Il nostro scopo non e' di convertire questa gente, eccetto alcuni
tribali che sono gia' diventati cattolici, bensi' di inserirci nel
loro mondo e nella loro coltura per affrontare insieme la loro lotta per la sopravvivenza.

Che cosa significa questo concretamente? Non e' facile spiegarlo, ma la testimonianza di p. Tendorio e dei suoi collaboratori puo' avviare il lettore ad una specie di caccia al tesoro per scoprire valori preziosi come l'amore per la natura e l'impegno di solidarieta' con i poveri.


Questo tipo di impegno puo' entusiasmare e spaventare allo stesso
tempo. E' come riscoprire gradualmente il cammino della speranza e
della liberazione di queste comunita' emarginate. Ma c'e' pure un
prezzo da pagare, perche' il ritorno alla vita semplice sui monti con i tribali non presenta solo aspetti positivi, ma richiede impegno concreto nella loro lotta per la terra, per il cibo e contro malattie, per un tipo di educazione basata sulla loro cultura, per affrontare gli sfruttatori esterni che cercano in tanti modi di depredare le risorse naturali nei loro territori, per difendersi dalle influenze negative della criminalita' e dei tanti falsi valori del mondo moderno.

Tutto questo e' un susseguirsi di sfide e spesso
si incontrano resistenza e opposizione, perche' c'e' chi vuole
frenare o schiacciare i movimenti di solidarieta'.
Questa testimonianza accenna soltanto ad alcuni scontri tra le forze che lottano per la liberazione e le forse dell'oppressione. Le persone impegnate in questa lotta devono affrontare pressioni,
minacce e talvolta anche la morte.

Non si contano le vittime tra le comunita' indigene. Padre Tentorio ricorda quando gli spararono in casa.

Un nostro compagno, Padre Tullio Favali, fu ucciso nel 1985 e il processo e' ancora in corso. Una delle ragioni del suo assassinio e' il ns.impegno a fianco dei tribali, infatti il mandante del gruppo che uccise Padre Favali aveva tentato di appropriarsi delle terre dei tribali e aveva dovuto scontrarsi con la ns. opposizione.
Le organizzazioni indigene e le iniziative di solidarieta' possono
sembrare sforzi inutili. C'e' chi dice che le comunita' indigene si stanno sciogliendo come neve al sole, ma c'e' chi crede che le
comunita' che si impegnano per il bene comune e lottano per liberarsi dallo sfruttamento non spariranno mai e non sono composte da illusi."

  

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