|
|
|
|||||||||||||||||||||||
| home | ambiente | antimafia | apache | artisti di strada | hackers | poesiazione | writers | amici | |||||||||||||||||||||||||
|
GRUPPO
CAPITANO ULTIMO
DOCUMENTO DI AZIONE E DI POESIA
Data: Martedi 16 OTTOBRE 2001 Tema: il mondo dei writers Ospite
relatore :
Deposito
37 "jake_lamotta"
<open> LA
CHAT <moderatorstaff>
Gianluca... <jake_lamotta>
si suppone che
io abbia un
discorso
introduttivo?
Eheheheh… alzi
la mano chi ha
letto quello che
ho già scritto
sul writing
perché credo
che sia più
dalle cose che
vi interessa
sapere che
bisogna partire
piuttosto che da
un generico
discorso sul
dipingere...perché
il 90% del
writing consiste
solo in quello
che vedi…per
questo dico
sempre che
anziché capire
bisognerebbe
guardarsi i
pezzi e vedere
cosa ti fanno
pensare ecco- <moderatorstaff>
io comincerei
dando la parola
a ultimo <ultimo>
io ringrazio
deposito per il
lavoro di
preparazione che
ha svolto e che
consente di
definire un'area
di pensiero e di
azione verso cui
ho sempre avuto
una grande
simpatia ed un
grande interesse
ho conosciuto
direttamente il
writing durante
le lunghe notti
che a Milano
trascorrevo
nelle periferie
nelle zone
cosiddette
degradate e mi
hanno fatto
compagnia i
disegni sui muri
grigi anzi, mi
hanno dato forza
ed entusiasmo
per questo
ringrazio
deposito e tutti
i writers ma
credo che sia
giusto dare la
parola a
deposito perché
ci racconti le
sue sensazioni e
la sua storia <jake_lamotta>
ok mi hai dato
uno spunto vedi,
le periferie
degradate…è
da lì che è
nato tutto a NY
alla fine degli
anni 60 io credo
che adesso non
si possa più
fare un discorso
sociale sul
writing perché
è ovunque,
soprattutto
negli ultimi6/7
anni la radice
non è più da
cercare nel
disagio
sociale…o
forse non lo era
nemmeno allora
il punto è che
disegnare è una
spinta che ti
viene…punto e
basta credo si
possa definire
un misto di
desiderio di
esprimersi e di
emergere "i
write for
fame", si
dice spesso.
Disegno per la
gloria. La mia
gloria personale
però! Cioè la
mia
soddisfazione di
fronte ai pezzi
fatti come dico
io…al fatto di
essere presente
su tante
superfici e in
tanti posti
diversi quella
è la mia
traccia, forse
solo io la
capisco, ma mi
basta mi
sentirei meno
vivo se non lo
facessi…sarebbe
come non
esistere finche
non lo metto
"nero su
bianco" non
penso sia molto
comprensibile la
cosa…ma per
dire, cosa
sarebbe un
musicista senza
poter suonare?
Credo il
concetto sia
simile… <moderatorstaff>
tash deve
lasciarci un
messaggio <tashunka>
vi porto i
saluti di
Barbara che
purtroppo ha un
impegno e non credo
riuscirà ad
esserci quindi
stasera valgo
doppio e le mie
domande…saranno
anche da parte
di barbara <moderatorstaff>
procedi pure <tashunka>
in effetti ci
siamo ritrovate
a pensare più o
meno alle stesse
cose
barbara per es.
ha notato che
nelle interviste
rilasciate dai
writers
spesso
viene fuori il
fatto che
l'illegalità
del writing sia
anche una
delle cose che
piacciono cioè…come
se ci fosse un
piacere
nell'illegalità
del dipingere
così, l'altra
cosa su cui
volevo sentire
Gianluca…perché
è quello che
forse più mi
sfugge è in
certo senso la
differenza o il
passaggio tra
tag e
graffito…cioè…certi
graffiti sono
pezzi d'arte non
riesco a dire lo
stesso delle
firme-tags…spero
di non essere
stata troppo
confusa! <moderatorstaff>
prima di
rispondere a
queste domande
la parola a
ultimo <ultimo>
scusate volevo
solo completare
l'introduzione
chiedendo a
deposito di
raccontare il
suo personale
ingresso nel
mondo del
writing il suo
percorso
soggettivo – <jake_lamotta>
beh purtroppo il
mio inizio non
assomiglia ad
un’illuminazione…molto
banalmente,
qualche amico si
era
interessato…non
so come, se devo
essere
sincero…e io
mi sono
interessato di
conseguenza sono
passati otto
anni credo e da
allora, bene o
male, ho sempre
dipinto con una
certa costanza
il che significa
tanti
bozzetti…tanti
davvero…tante
riviste
studiate, tante
foto passate
sotto gli occhi
tanti tentativi,
tanto
accanimento
sulle lettere
sta tutto lì,
le lettere sono
una vera
ossessione…infatti
la grafica mi
piace un
sacco…perché
dopotutto lo
studio che ci
sta dietro è
uguale. Tash, le
2 cose che hai
detto sono
legate da un
filo
comune…Ovvero…il
fatto
dell'illegalità
e delle tags
sono un aspetto
importante.
Sinceramente,
penso che in
pochi casi il
writing sia
davvero arte per
il resto, il
writing è
writing! il
che vuol
dire…che
difficilmente lo
concepirei come
inquadrato solo
in una cornice
legale proprio
perché è una
cornice.
Disegnare è una
cosa così
soggettiva che
inquadrarla in
questo modo mi
terrorizza.
Diventerebbe una
galleria d'arte
e la cosa non mi
piace molto
senza l'azione
sarei meno
soddisfatto di
disegnare,
credo il che
magari non vale
per tutti, però
insomma...
quindi il fatto
delle tags sta
proprio nel
fatto che è
un'espressione
del tutto
anarchica le
tags sono un
aspetto
complementare
del dipingere di
base con i pezzi
centrano fino ad
un certo punto anche
se la maggior
parte di quelle
che vedete sono
dei veri
scarabocchi...
c'è tanta gente
che se le studia
di brutto per
farle so che può
sembrare strano!
Ma se per dire
vai in giro a
Praga vedi tante
tags assurde,
che ti fanno
dire: mio dio
come ti sei
pensato un giro
di lettere così
sinuoso?? Adesso
come adesso il
fenomeno tags è
degenerato…tanta
gente fa tags ma
non dipinge e ci
sono tanti
ragazzini in
giro che
spaccano tutto
di tags e basta ma
quello non è
writing per me.
Come non lo sono
le tele con
sopra i pezzi...
sono due
estremi opposti. <moderatorstaff>
ora passiamo ad
anto <Trinity0>
si
Gianluca…volevo
chiederti una
cosa non hai mai
pensato che
quello che per
te è libertà
di espressione,
per un altro è
privazione di
libertà? <jake_lamotta>
sì sì io i
miei limiti me
li do…e faccio
in modo da
"arginare"
la privazione
altrui ma sono
sempre limiti
dati da te…hai
provato a
chiedere in
giro…se guardi
Milano o Roma è
difficile
pensare che un
writer abbia
un'etica ma per
me è così,
voglio dire…ci
sono cose che
non toccherò
mai però non è
che la cosa sia
ben
definibile…so
che quello che
per me è una
bella storia per
altri può
essere un danno
ma spesso è una
questione di
facciata più
che altro nel
senso…quelli
che si indignano
sono spesso i
"cittadini
modello"
che sono spinti
più dalla
frustrazione che
dall'indignazione…non
so se mi spiego
forse fossi al
posto loro farei
lo stesso :-) <moderatorstaff>
domande Teresa? <terra>
sì io ero
curiosa di
conoscere il
meccanismo che
accompagna
l'arte del
writer,
Deposito…come
concepisci un
disegno, quanto
impieghi, come
scegli il luogo
adatto, il tempo
adatto, se sei
solo in
"azione",
se torni mai sul
luogo del
delitto, se
senti mai le
critiche della
gente comune ai
tuoi disegni,
cose così…insomma
come funziona
per te? <moderatorstaff>
prego deposito <jake_lamotta>
mmhhh…i
bozzetti mi
vengono a
ispirazione del
momento il che
significa che a
volte DEVO
prepararne uno
per tempo…e di
conseguenza non
riesco a
combinare
niente! beh se
dopo mezz'ora
sono fermo alla
prima lettera in
genera lascio
perdere…per il
resto direi che
il bozzetto
cambia
molto a seconda
del posto e del
tempo che ci
posso
mettere…il
posto, beh
faccio in modo
che venga lui da
me! <terra>
scegli prima il
posto o il
disegno? <jake_lamotta>
cioè mi capita
che sono in giro
per
i fatti
miei e dico: che
bel posto
quello… <terra>
cioè il posto
ti ispira un
disegno o
viceversa <jake_lamotta>
bah in genere ho
le mie idee e
quando vedo un
posto dico: ok
quello fa al
caso mio ma può
anche succedere
di chiedermi: lì
cosa ci potrei
fare? E poi…sì
torno sempre sul
luogo del
delitto! Se no
la foto chi la
fa? la
foto è
importante…un
po’
la mandi in giro
alle
riviste…un po’
te le riguardi
tempo dopo…un
po’
vedi la pila di
foto e sai che
tutta roba
tua…sembra
puerile ma è
così! Non mi
piace nn avere
le foto…mi
lascia la
sensazione di
aver fatto
fatica per nulla
soprattutto se
so che il pezzo
sparisce in
fretta il
che è
un'ipotesi
frequente. Ho
dimenticato
qualcosa? <terra>
quindi il tuo
disegno non
finisce mentre
dipingi <jake_lamotta>
no direi che è
un ciclo
continuo il
nuovo pezzo
inizia dove è
finito l'altro
cioè guardo
quello che ho
fatto e capisco
cosa non mi
piace e va
cambiato <nahdaste>
la cosa più
bella è che la
galleria d'arte
in cui esponi è
la strada la tua
cornice il muro
che sarà pur
sempre un
confine ma è
comunque libero
perché è di
tutti e nessuno
potrà mai
ingabbiare il
tuo dipinto E
quando dipingi
sui treni magari
pensa...mai
visto un disegno
muoversi! Per
quanto riguarda
quello che hai
scritto nella
mail concordo
con te quando
dici che è
meglio in fin
dei conti non
riuscire ad
etichettare il
fenomeno. Quando
dai una
definizione e
fissi limiti
precisi è come
mettere una
recinzione ed
allora diventa
scontato
...formale anche
quello Ed invece
è bello pensare
che non sarà
così ed è
bello magari
aver paura di
essere beccati
ed è bello
tornare a casa
stanco ma
sentire di
essere riusciti
ad esprimersi in
modo libero
anche
fregandosene se
c'è chi
sostiene che
sono solo
scarabocchi - <jake_lamotta>
guarda… beh
forse chi dice
che sono
scarabocchi non
ha sempre torto il
problema è che
da quando è un
fenomeno
mediatico,
beh…gli
scarabocchi
superano la
media! però noi
si va avanti,
bene o male alla
fine la cosa
bella è vedere
quanta gente
arriva e
sparisce…mentre
tu continui ad
essere là fuori
e continui a
tornare a casa
la notte
pensando: per
stasera missione
compiuta so che
di per sé la
superficie è un
confine…ma
finché sei tu
che scegli tempo
e modo, beh… "sky's
the limit"- <etferrero>
Sentirsi
protagonisti
dell'ombra e
della sera
influisce ancor
più nelle
vostre decisioni
di realizzazioni
delle pitture
murali? <jake_lamotta>
padroni
dell'ombra…sì
è in definitiva
un motore molto
potente…la
notte è troppo
irreale in certi
angoli di mondo,
davvero sei tu e
poca altra gente
e ti puoi
muovere come
vuoi, se ne sei
capace…è una
cosa un po’
strana a dire il
vero certe volte
fai delle
cose…beh sa
molto di special
ops, davvero <etferrero>
Apprezzi i tuoi
affreschi. Nello
stesso modo,
come
l'interessamento
per la tua città? <jake_lamotta>
uh? <etferrero>
I tuoi affreschi
identificano il
tuo modo di
essere ma, nello
stesso periodo
di tempo e
spazio, anche la
tua città? <jake_lamotta>
beh a modo loro,
sì quando ci
fai l'occhio
cominci a capire
più o meno da
dove viene un
pezzo quando lo
vedi un writer
di Roma o di
Milano, di
Torino o Napoli,
lo vedi subito
in un certo
senso…ogni
posto ha una
specie di
"marchi di
fabbrica"
ed è un'eredità
che ti porti
dietro perché
in linea di
massima quello
che hai intorno
te lo porti
dietro <etferrero>
E nel tuo
convincimento…sei
convinto di
abbellirla? <jake_lamotta>
abbellirla…no,
non sempre.
Segnarla, questo
sì…ma
abbellirla,
beh…a volte
forse a volte il
bello sta
proprio nel
fatto che fai
qualcosa che
"stona"
non nel senso
che abbruttisce,
intendiamoci ma
nel senso che lì
non te lo
aspetteresti
quindi non direi
che è un
abbellimento…abbellire
mi sa di cosa
che tutti
riconoscono come
tale…e credo
che il writing
sia al contrario
la cosa più
controversa che
ci sia- <piersus>
una domanda e
una curiosità
te le faccio
entrambe così
risposta unica
la curiosità è
come distingui
un writer di
Milano da quello
di Torino etc…la
domanda, forse
un po’
personale…se
sei mai stato
contattato per
dipingere a
pagamento - <jake_lamotta>
beh sì ho fatto
vari lavori per
privati e
non…e la cosa
alla fine non mi
dispiace…soprattutto
perché mi da la
possibilità di
fare cose che
altrimenti non
farei…tanti
spray, tanto
muro, ponteggi e
scale…tempo…ma
a volte è una
rottura stare
dietro ai
desideri del
committente
anche se poi
alla fine lo si
intorta come si
vuole… :-) <tocca_le_nuvole>
volevo sapere da
deposito cosa
vuole dire con i
suoi disegni e
se hanno un
significato
particolare…grazie <jake_lamotta>
oddio…dipende…se
intendi un
significato, che
so di
protesta…no,
direi di no, però
il significato
più particolare
che hanno è che
quando riprendo
in mano le foto
dei pezzi mi
ricordano un
sacco di cose di
quel momento è
come fare le
foto
ricordo…ma hai
l'obbiettivo
puntato
sull'esterno
anziché
addosso…sai,
alla fine il mio
concetto di
dipingere è
molto intimista
non è una cosa
che condivido
molto con gli
altri…in
questo senso,
beh…quello che
faccio ha un
gran
significato…porto
fuori qualcosa
che mi
appartiene, in
definitiva - <moderatorstaff>
domande? <terra>
una cosa c'è
nei tuoi disegni
che è solo tuo? <jake_lamotta>
beh…io l'ho
fatto io l'ho
firmato…come i
prosciutti… <terra>
al di là della
filosofia del
writing, intendo
perché un
disegno è di
Deposito anche
senza firma <jake_lamotta>
in effetti non
li sto nemmeno
firmando i
pezzi…di solo
mio dici...il
fatto di essermi
sbattuto a farlo
magari…o il
fatto di essermi
sbattuto per
dargli qualcosa
di originale…boh…mio?
ah non lo
riconosci! beh
questo è una
cosa mia...uso
molte identità
e stili
diversi… sono
acqua che
scorre! :-P <moderatorstaff>
scusate il
maggiore saluta
tutti e
ringrazia il
relatore e
ricorda a tutti
che dobbiamo
approfondire
ovviamente in ML
ok…Prego <jake_lamotta>
beh…accostare
i colori dici?
Tecnicamente…vabbè
le
"tecniche"
non è che siano
tante…ma i
colori li puoi
mettere insieme
secondo
combinazioni
infinite direi!
Nel
senso…elementi
decorativi, beh
li crei come ti
pare...e li
accosti come ti
pare…un limite
in questo senso
non c'è mica
non saprei come
dirlo, sorry…- <etferrero>
Ti sei ispirato
a qualche
pittore di
qualche epoca in
particolare? E,
se sì perché? beh,
no…la mia
ignoranza in
fatto di arte è
totale…ultimamente
ho scoperto che
mi attraggono i
costruttivisti,
perché comunque
hanno un
concetto di arte
molto grafico ma
per il resto,
non mi sono mai
interessato di
arte ,in nessun
campo…mmmhh…no
direi proprio di
no. Non mi
attira
molto…la
fotografia forse
mi piace…vabbè <ultimocavaliere68>
Dep, quando
dipingi…è la
tua libertà'
che esce
fuori…e' la
tua interiorità'
che metti nei
disegni…scusami
ma parlo da
profano- <jake_lamotta>
no macché…direi
tutte due le
cose…ovvero…della
mia interiorità
ci metto il mio
modo di
essere…che so,
la cura dei
dettagli, lo
schematismo…la
libertà, beh,
più che farla
uscire
fuori…direi
che me la prendo
da fuori…mi
approprio di uno
spazio e di
un'azione che mi
appartiene solo
perché esco e
la faccio mia
direi che mi
ritaglio uno
spazio ogni
volta…e me lo
chiudo alle
spalle quando me
ne vado…non è
già più mio
quando ho
finito, ma so
che intanto lo
è stato- <Trinity0>
posso un'ultima
domanda?
Allora…ma una
persona che
tecnicamente non
è capace a fare
tutto quello che
fai tu, Depo
come esterna le
proprie
emozioni? Oppure
devi essere
prima tecnico e
poi puoi
esternare tutto? <jake_lamotta>
ma chi ha detto
che devi
esternare così?
No comunque
beh...devi
imparare a
usarli gli
spray...non è
così immediato,
anzi…non
finisci mai
davvero di
imparare ad
usarli <Trinity0>
quindi senza
tecnica, niente
emozioni? <jake_lamotta>
poi puoi pure
esternare anche
senza saperli
usare
bene…dovrai
imparare
dopotutto…perché
niente tecnica
niente emozioni?
Anzi ti emozioni
di più
all'inizio
magari! <piersus>
credo che le
emozioni siano
maggiori senza
tecnica <jake_lamotta>
sì…in maniera
diversa forse,
ma magari di più
Interventi
in Mailing list Eva Quante
volte ho visto,
aspettando il
treno, questi
disegni (si' per
me sono disegni,
non mi piace
chiamarli tag o
graffiti
ecc…ecc…).
Mi e' sempre
piaciuto
prendere il
treno e vedere
queste scritte
colorate o ad
effetto. Mi
piace pensare a
persone che
hanno lavorato
intensamente e
magari in fretta
per creare
qualcosa che
rimane anche per
me e che mi da'
sempre un senso
di libertà. E
in fondo non a
tutti riesce ad
esprimere
qualcosa in modo
cosi'
"aperto".
Non e' certo
come scrivere di
getto qualcosa
sul proprio
diario, le
emozioni e le
sensazioni che
poi nessun altro
legge. I disegni
sono li',
colorati o
grigi, cupi o
luminosi, aguzzi
o rotondi e se
ti ci soffermi
un attimo ad
osservare,
qualcosa dicono,
almeno per me.
In fondo hanno
ben pensato di
ricoprire anche
gli autobus con
una roba del
genere,
chiaramente in
modo redditizio
e consumistico.
La pubblicità
ci rende gli
autobus rosa,
verdi o a pois e
devo dire che
migliorano
nettamente..;-) Terra Nella
mia fantasia di
passante
profana, il
writing è un
quadro senza
pittore, emerso
dalle profondità
di una città
anonima e
distratta come a
volte sanno fare
i sogni con le
emozioni
razionalmente
rimosse. E'
un'anima che si
sveglia quando
tutto tace e
racconta quello
che le parole
rifiutano di
dire alla luce
del sole. Altamarea Ciao
amici, non ho
potuto
partecipare
all'incontro in
chat del 16
ottobre per
ragioni di
lavoro. Non ho
avuto tempo di
approfondire la
tematica di cui
il gruppo si è
occupato, ma è
mio desiderio
esprimere la mia
opinione, anche
a costo di
apparire
impopolare e
contro corrente. Barbarahit Lanfry18 I
colori, nel
grigio della
città, ci
insegnano che
c'e' chi sogna,
chi vive ancora.
Fuori dalle file
fatte alle coop,fuori
Non
ci sarà mai una
galleria d'arte
per il writing
se non la strada
ed il cielo; non
ci saranno
giudici o
critici d'arte
ad esaminare i
dipinti, pronti
ad accapigliarsi
per interpretare
l'opera e
stabilire a
quale corrente
sia più o meno
affine per
inglobarla,
classificarla;
non ci saranno
aste per dare un
prezzo e vendere
al miglior
offerente. La
galleria sarà
il mondo. I
critici solo
coloro che,
camminando per
la via,
sceglieranno di
fermarsi ad
osservare il
dipinto,
lasciando
liberamente
fluire i
pensieri e le
sensazioni che
quel muro
colorato suscita
in loro. Per
quanto riguarda
la quotazione
dell'opera...Peccato!!!
Per questa volta
dovranno
rinunciarci...
Niente aste: il
dipinto non è
in vendita! Ciao
Nah Piersus Molto
spesso ho
viaggiato e non
solo per lavoro
e molte volte ho
notato muri
grigi sporchi di
smog. Ma una
cosa ho notato
ancor di più,
dei muri pieni
di colori, pieni
di disegni a
volte appena
abbozzati, ma
che rendevano i
muri allegri,
belli da vedere.
Quei colori
riempivano il
grigio e
coloravano il
vuoto rendendolo
palpabile,
pieno, creando
un'atmosfera che
riporta al sud
America, al
fascino
messicano, al
calore caraibico.
Poi sono stato
in Messico e li
ho notato che
quei muri, così
variopinti, cosi
colorati, non
sono che piccole
opere d'arte
create da mani
armate solo da
bombolette
spray. Ma come
spesso accade,
gli artisti
della strada non
vengono
riconosciuti,
non vengono
valorizzati, ma
solamente
"criminalizzati"
dalla gente
comune. ma la
gente comune non
ha capito che
questi sono
artisti a tutti
gli effetti,
solo che la loro
creatività la
rendono visibile
a tutti
gratuitamente e
non chiedono i
soldi di un
biglietto per
mostrare i loro
capolavori. La
gente non
capisce che con
i loro disegni
colorano il
mondo, portano
allegria e perché
no, qualche
volta anche un
po' di ironia,
Pier Arcierewte
Ultimocavaliere Purtroppo
ho potuto
seguire poco la
chat di martedì
sera, quindi sarò
breve. Credo che
deposito e i
writers siamo
coloro che più
di tutti mettono
in pratica il
fine del nostro
gruppo. Loro
spargono colori,
loro dipingono
la nebbia, il
vuoto, il
degrado e i
cuori vuoti. Ma
sono convinto
che disegnino
anche per fini
meno
"nobili",
cioè per il
solo gusto di
dipingere, per
il solo gusto di
esprimere se
stessi. E' bello
vedere queste
macchie di
colori nel mezzo
della mediocrità,
nel mezzo
all'inesistenza.
Quando deposito
entro' nel
gruppo ero un
po' contrario al
writing, perché
non potevo e non
posso accettare
persone che
deturpano
monumenti e
antichità, poi
ho capito chi
sono, come si
muovono i
writers e ho
cambiato idea.
Ho capito che
hanno rispetto
delle sculture e
dei marmi.
Scusate la
brevità e la
pochezza del
post, ma vi
ripeto ho potuto
seguire poco la
discussione.
L'importante è
che loro
continuino a
colorare il
mondo. un saluto
ultimocavaliere Tashunka
Ci
passiamo
davanti,
distratti,
attenti,
incuriositi,
schifati, in
ogni caso ci
troviamo lì, di
fronte al lavoro
di qualcuno, che
ha avuto il
coraggio o la
sfrontatezza di
lasciare
qualcosa di suo
su un muro. C'è
da
rifletterci... In
un certo senso
ci costringono a
un confronto. E
credo valga la
pena fermarsi un
attimo a
guardare...o a
sentire
cos'hanno da
dirci quelle
forme e quei
colori. Deposito,
dici che quello
che conta è la
bellezza del
pezzo e la tua
soddisfazione
nel vederlo. Non
ci credo che non
voglia dire
niente e non ci
sia niente
dietro. Mi
piacerebbe che
riuscissi a
farci sentire
che si prova, a
stare lì, una
notte, col pezzo
chiaro in testa,
un amico, una
risata, uno
spavento,
l'odore degli
spray,
ingegnarsi a
superare quelle
difficoltà che
ti separano
dalla tua
idea...ma forse
sono cose che
non puoi
raccontare... Il
primo pensiero
che ti viene in
mente, il
pensiero che
prende forma, lo
studio delle
forme,
l'accostamento
dei colori, la
difficoltà
della
realizzazione,
la notte e
un'altra
dimensione,
un'altra misura
del tempo e
delle
situazioni, il
piacere del
guardare e la
soddisfazione
dell'opera
compiuta…Forse
non sono
riuscita a
cogliere quello
che ci vedi tu,
writer, in
queste cose. Ma
io ci vedo te e
la tua
sensibilità. Una
persona con una
voce diversa
dalla mia.
Un'altra
storia…Non
credo che potrò
più passare
davanti a un
pezzo tanto
distrattamente,
sarebbe un po'
come ignorare
quelle persone
che l'hanno
fatto. Invece
penso che le
persone siano
importanti, che
valga sempre la
pena fermarsi un
attimo ad
ascoltare anche
se usano un
linguaggio
diverso. Certo,
può non
piacerci ciò
che dicono...ma
è un altro
discorso!! Ettore L'arte
ha da sempre
espresso parte
dell'interiorità
di un'artista in
luoghi,
occasioni,
momenti
decisamente
ispirati, in cui
le motivazioni,
per cui si
giungeva a tale
esempio d'arte,
risultava
misteriosa. Per
questo l'artista
è solo in parte
espressione
della propria
interiorità.
Nella sua opera,
potrà anche
giungere ad
estremismi ,a
massimizzare al
massimo le
proprie capacità,
ma dal di fuori,
da quello che la
gente osserva,
non avrà mai
modo di
percepire il
tutto che ha
condotto
l'artista a
questa sua
massima
espressione.
Proprio perché
l'intenso e
l'intensa
concentrazione
dell'apparire,
attraverso
disegni d'arte o
collezionismo
d'arte, è
l'espressione
dei sentimenti
di gioia e di
libertà in cui
si viene
avvolti,
ricoperti per
essere in grado
di ricamare un
bel pezzo
d'arte. Ed
essere definiti
ARTISTI DI
STRADA. Il
dipingere nei
luoghi più
disparati,
forse, concede
al modello
writer la giusta
espressione, la
giusta melodia,
la dovuta
ispirazione per
il concepimento
della sua opera. Toccalenuvole Considero
il writing
espressione di
pensiero,
rallegra le
tristi e cupe
città' con il
suo colore e se
ti soffermi a
guardare ed a
pensare, trovi
in esso gioia e
dolore. Un modo
di esprimersi,
un modo per dire
"ci
sono", un
modo per
lasciare una
traccia
indelebile
all'occhio
dell'uomo
profano che
pensa "un
altro muro Ultimo From:
Deposito37 "Dal
momento in cui
mi è stato
suggerito di
scrivere un
articolo sul
writing
(graffiti, non
letteratura!) mi
sono trovato in
serio
imbarazzo…mi
sono venuti in
mente fiumi di
parole scritti
sull'argomento
da parte di chi,
ritenendosi a
ragione o a
torto autorità
in materia,
pretendeva di
fornire su
questa cosa
(fenomeno?
Cultura?) una
visione univoca
e pure un po'
filosofeggiante
che non mi è
mai piaciuta. Il
motivo di fondo
del mio
imbarazzo è
che, parlando di
quello che per
me significa
dipingere, è
sempre presente
il rischio di
cadere nella
stessa
presunzione di
chi spaccia la propria
visione del
writing per
quella
autentica. Se
devo essere
sincero, mi
piacerebbe poter
davvero aprire
con un
"credo"
del writer,
valido e
condiviso da
tutti quelli che
dipingono, ma
prenderei in
giro me stesso
oltre che chi
sta
leggendo…con
il tempo mi sono
trovato di
fronte a tanti
di quei modi di
porsi, da parte
di chi dipinge
verso quello che
sta facendo, che
non mi resta
altro che
presentare la
mia
personalissima
visione di
quello che
faccio. Prendere
o lasciare!
Dopotutto credo
che il modo
migliore di
capire questo
curioso fenomeno
chiamato
graffiti sia non
tanto di
ragionarci
sopra, quanto di
fermarsi un
momento a
guardarlo…per
quello che è,
nel bene e nel
male. Ovvero
ragionarlo in
termini di
estetica anziché
di sociologia:
se hai davanti
un pezzo ti
piace? Ti
colpisce?
Intuisci lo
studio delle
forme che ci sta
dietro? Bene, è
più che
sufficiente. Ti
colpisce il
fatto che della
stessa persona o
crew ne hai
visti tanti
altri? Meglio
ancora. Ma forse
andare oltre
significa
cercare di
capire con le
testa ciò che
va capito
innanzitutto con
gli occhi; un
passo alla volta
no? Quando parlo
di writing con
chi non se ne è
mai occupato, la
prima domanda
che mi sento
fare in genere
è: cosa ti
spinge a farlo?
Ogni volta sono
risate. Mie,
naturalmente…disegno
da circa otto
anni e ancora
non sono in
grado di
rispondere in
maniera
soddisfacente a
questo basilare
e tutto sommato
giustificatissimo
quesito, devo
preoccuparmi?
Mah…dopotutto
a voi, che vi
spinge a
rischiare le
chiappe per
bucare i sistemi
informatici? Io
penso che non ci
sia una grande
differenza di
fondo tra le due
cose…perché
al di là di
tutte le
motivazioni
sociali/politiche/culturali
( e chi più ne
ha, più ne metta)
che si possono
portare, io
credo che senza
una spinta tanto
irrazionale
quanto
irrefrenabile io
non mi infilerei
sotto il filo
spinato che c'è
davanti ai treni
né voi tra le
maglie
informatiche che
proteggono la
rete. Magari la
faccio troppo
semplice, ma il
bisogno di
lasciare il
proprio segno più
marcato e
visibile degli
altri è di per
se qualcosa che
ti basta per
continuare,
anche se non è
sufficiente per
spiegarlo a chi
vuole capire
quello che fai.
Del resto credo
che questo sia
ancora più
evidente se
trascuro per un
attimo più di
trent'anni di
storia del
writing e penso
a quello
che era al
principio: dei
ragazzi che
entravano nei
depositi della
subway di New
York e
scrivevano il
proprio nome sui
vagoni per
vederli passare
firmati il
giorno dopo. Un
solo spray, una
scritta, tutto
qui. La sintesi
perfetta. Con il
tempo gli spray
hanno cominciato
ad essere due,
poi tre, la
scritta ha
cominciato a
prendere una
forma ed uno
spessore, con un
riempimento ed
un outline…con
gli anni sono
nati i pezzi così
come li
conosciamo ora.
Tutti i discorsi
sull'arte, sulla
subcultura,
sulla ribellione
e sul reato sono
nati dopo (beh
magari quelli
sul reato
no…). Quello
che secondo me
non si dovrebbe
perdere di vista
è la spinta che
ha generato
qualcosa che
tutt'oggi
sopravvive,
anche se evoluta
e cambiata.
Quella spinta a
lasciare una
traccia è la
cosa più
importante di
tutte; finché
mi sentirò un
writer, il fatto
di non lasciare
un segno del mio
passaggio mi fa
sentire come se
non esistessi,
mi fa sentire
come una delle
tante facce
anonime ed
indistinte che
affollano il
centro il sabato
pomeriggio ed i
pub la sera per
poi dissolversi
con
l'avvicinarsi
del mattino, mi
fa sentire
inutile in
quanto
improduttivo…quella
folla grigia e
schiamazzante
non lascia nulla
dietro di sé a
parte bicchieri
vuoti e
mozziconi di
sigarette. Per
me lasciare un
segno non
significa
ricoprire tutto
di tags (per
altri invece sì…),
quanto piuttosto
lasciarmi dietro
un
pezzo…colorato
o argento,
curato o veloce
(ma anche le
cose veloci sono
curate a modo
loro), sul
metallo o sul
cemento, questo
lo stabilisci di
volta in volta,
quello che ho
intorno è una
pagina vuota da
riempire e non
è necessario
saturarla di
colore
(altrimenti poi
i colori
rischiano di
formare una
macchia
indistinta!)…basta
metterlo nei
punti giusti.
Dopodiché,
quale sia il
punto giusto e
quale sia la
quantità
giusta, non è
dato saperlo
perché ognuno
lo stabilisce da
sé e credo che
questo, chi
chiede del perché
tanti
scarabocchi in
giro per le città,
non lo capisca.
Non capisce che
il mondo dei
writers è
quanto di più
vicino esista
all'anarchia
completa ed
ognuno agisce
libero di fare
quel che gli
pare (purtroppo,
direi a volte),
di fare quello
che sente. Non
ti so dire perché
c'è tanta gente
che anziché
dipingere si
limita a
lasciare dietro
kilometri
quadrati di
firme, no
davvero; al
limite, posso
solo rispondere
che non mi sento
di condividerli
perché io voglio
lasciare
qualcosa che
appaghi il mio
senso estetico,
che può pure
essere sì una
firma, di tanto
in tanto, ma che
principalmente
significa fare
pezzi (dopotutto
un pezzo non è
che l'evoluzione
della firma no?
Allora perché
non lasciare la
firma migliore
possibile?). Una
sola cosa è
certa: se il
writing negli
ultimi anni è
diventato quello
che è adesso
nei suoi aspetti
negativi, la
colpa è in
parte anche dei
media che tanto
si danno da fare
per
ridicolizzarlo e
criminalizzarlo,
facendoci
passare tutti
come tanti
ragazzini
annoiati e senza
niente di meglio
da fare. Infatti
anni fa chi ci getta
addosso fango in
maniera
indiscriminata
ha trovato molto
redditizio
spingere e
cavalcare l'onda
della moda hip
hop,
trasformando un
movimento
fondamentalmente
underground in
una pagliacciata
da vetrina del
centro…e di
pari passo l'hip
hop ha
trascinato sotto
le luci della
ribalta tutto
quello che bene
o male gli è
collegato da
sempre, tra cui
il writing
(beh…a me il
reps fa cagare
salvo una o due
eccezioni…ma
questo è un
altro discorso).Qualche
milione di
ragazzini dai 13
anni in su è
stato per anni
bombardato di
canzonette
rap-radiofoniche
(grazie articolo
31, grazie
gemelli diversi,
grazie a tutti
idioti!) e di
graffiti da
centro
commerciale; il
ghetto style ha
cominciato ad
imperversare ed
è finito per
diventare, con
annessi e
connessi
debitamente
distorti,
patrimonio delle
mtv-generations
a venire; ora la
cosa si sta
spegnendo
lentamente,
evidentemente ha
smesso di essere
redditizia e chi
fino a ieri ci
ha sguazzato ora
può finalmente
smontarla per
fare spazio a
qualcos'altro.
Ma intanto ha
prodotto effetti
collaterali che
dureranno a
lungo,
soprattutto nel
writing. Ha
prodotto ondate
di writers
ignoranti delle
regole
fondamentali di
comportamento,
delle radici
profonde di
quello che con
tanta leggerezza
fanno e di
quello che chi
è venuto prima
di loro ha
fatto; ha creato
sciami di
graffitari per
moda (sì,
graffitari, loro
meritano quel
termine
orribile!) che
prendono in mano
uno spray solo
per ostentare il
fatto di essere
dei veri bomber.
Forse passerà,
il tempo farà
selezione e
rimarrà solo
chi ci crede
davvero…ma nel
frattempo la
babilonia che si
è venuta a
creare è il
motivo per cui
dico che ora
parlare del
writing in
maniera univoca
è
sostanzialmente
impossibile. Ma dopotutto,
pensandoci,
questo può
essere anche un
bene: forse
poter dare
definizioni
rigide di un
fenomeno ha
troppo il sapore
di
etichettamento
(detto in un
momento in cui
il "no-label"
sta diventando
la moda del
momento la cosa
è pure
azzeccata, no?).
Forse, ben venga
che ognuno possa
parlare solo
della propria
idea del writing
e di quello che
fa, perché se
la pensassimo
tutti allo
stesso modo
dipingeremmo
tutti nella
stessa maniera e
mi sentirei di
nuovo parte di
un tutto
uniforme…già,
forse è meglio
portare avanti
un discorso
proprio e
raccogliere la
sfida che
l'evolversi
delle cose
comporta. Chi
è che diceva
"ciò che
non mi uccide mi
renderà più
forte"? Per
concludere mi
permetto di
rubare una frase
di Noem dei DSP…non
volermene, la
uso
sfacciatamente
perché è una
bella sintesi:
"…no
vandals, no true
skool, never
aristofreaks,
nowhere kings,
lords of nothing…just
rebel. Just
me."
|
|
|||||||||||||||||||||||
| home | ambiente | antimafia | apache | artisti di strada | hackers | poesiazione | writers | amici | |||||||||||||||||||||||||
| info@capitanoultimo.it | |||||||||||||||||||||||||