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DOCUMENTO DI AZIONE E DI POESIA

 

    Data: Martedi 16 OTTOBRE 2001

    Tema: il mondo dei writers

Ospite relatore : Deposito 37  "jake_lamotta"


“Disegnare una lettera, una scritta, una figura…disegnare come forma d'arte, come sfogo, come
messaggio, come gusto estetico, come arredo urbano, come forma di libertà, come vandalismo, come moda, come
fenomeno incomprensibile, come fenomeno che non va compreso, come frammento di colore dove le tinte di
quello che sta intorno sono troppo spente, come fastidio o piacere. Disegnare, che ha un senso solo se
riesci a darglielo tu che lo guardi, che lo vivi o lo ignori, che lo apprezzi o che lo vedi senza
guardarlo. Il writing è un pezzetto della realtà che circonda tutti, guardarlo è una scelta di ognuno. Tu
come lo guardi? Nelle poche righe che seguono, io ho cercato di spiegare come lo vedo io che ci sono dentro…

                                      

<open>

LA CHAT

 

<moderatorstaff> Gianluca...

<jake_lamotta> si suppone che io abbia un discorso introduttivo? Eheheheh… alzi la mano chi ha letto quello che ho già scritto sul writing perché credo che sia più dalle cose che vi interessa sapere che bisogna partire piuttosto che da un generico discorso sul dipingere...perché il 90% del writing consiste solo in quello che vedi…per questo dico sempre che anziché capire bisognerebbe guardarsi i pezzi e vedere cosa ti fanno pensare ecco-

<moderatorstaff> io comincerei dando la parola a ultimo

<ultimo> io ringrazio deposito per il lavoro di preparazione che ha svolto e che consente di definire un'area di pensiero e di azione verso cui ho sempre avuto una grande simpatia ed un grande interesse ho conosciuto direttamente il writing durante le lunghe notti che a Milano trascorrevo nelle periferie nelle zone cosiddette degradate e mi hanno fatto compagnia i disegni sui muri grigi anzi, mi hanno dato forza ed entusiasmo per questo ringrazio deposito e tutti i writers ma credo che sia giusto dare la parola a deposito perché ci racconti le sue sensazioni e la sua storia

<jake_lamotta> ok mi hai dato uno spunto vedi, le periferie degradate…è da lì che è nato tutto a NY alla fine degli anni 60 io credo che adesso non si possa più fare un discorso sociale sul writing perché è ovunque, soprattutto negli ultimi6/7 anni la radice non è più da cercare nel disagio sociale…o forse non lo era nemmeno allora il punto è che disegnare è una spinta che ti viene…punto e basta credo si possa definire un misto di desiderio di esprimersi e di emergere "i write for fame", si dice spesso. Disegno per la gloria. La mia gloria personale però! Cioè la mia soddisfazione di fronte ai pezzi fatti come dico io…al fatto di essere presente su tante superfici e in tanti posti diversi quella è la mia traccia, forse solo io la capisco, ma mi basta mi sentirei meno vivo se non lo facessi…sarebbe come non esistere finche non lo metto "nero su bianco" non penso sia molto comprensibile la cosa…ma per dire, cosa sarebbe un musicista senza poter suonare? Credo il concetto sia simile…

<moderatorstaff> tash deve lasciarci un messaggio

<tashunka> vi porto i saluti di Barbara che purtroppo ha un impegno e non

credo riuscirà ad esserci quindi stasera valgo doppio e le mie domande…saranno anche da parte di barbara

<moderatorstaff> procedi pure

<tashunka> in effetti ci siamo ritrovate a pensare più o meno alle stesse  cose barbara per es. ha notato che nelle interviste rilasciate dai writers          spesso viene fuori il fatto che l'illegalità del writing sia  anche una delle cose che piacciono cioè…come se ci fosse un piacere nell'illegalità del dipingere così, l'altra cosa su cui volevo sentire Gianluca…perché è quello che forse più mi sfugge è in certo senso la differenza o il passaggio tra tag e graffito…cioè…certi graffiti sono pezzi d'arte non riesco a dire lo stesso delle firme-tags…spero di non essere stata troppo confusa!

<moderatorstaff> prima di rispondere a queste domande la parola a ultimo

<ultimo> scusate volevo solo completare l'introduzione chiedendo a deposito

di raccontare il suo personale ingresso nel mondo del writing il suo  percorso soggettivo –

<jake_lamotta> beh purtroppo il mio inizio non assomiglia ad un’illuminazione…molto banalmente, qualche amico si era interessato…non so come, se devo essere sincero…e io mi sono interessato di conseguenza sono passati otto anni credo e da allora, bene o male, ho sempre dipinto con una certa costanza il che significa tanti bozzetti…tanti davvero…tante riviste studiate, tante foto passate sotto gli occhi tanti tentativi, tanto accanimento sulle lettere sta tutto lì, le lettere sono una vera ossessione…infatti la grafica mi piace un sacco…perché dopotutto lo studio che ci sta dietro è uguale. Tash, le 2 cose che hai detto sono legate da un filo comune…Ovvero…il fatto dell'illegalità e delle tags sono un aspetto importante. Sinceramente, penso che in pochi casi il writing sia davvero arte

per il resto, il writing è writing!

il che vuol dire…che difficilmente lo concepirei come inquadrato solo in una cornice legale proprio perché è una cornice. Disegnare è una cosa così soggettiva che inquadrarla in questo modo mi terrorizza. Diventerebbe una galleria d'arte e la cosa non mi piace molto senza l'azione sarei meno soddisfatto di  disegnare, credo il che magari non vale per tutti, però insomma... quindi il fatto delle tags sta proprio nel fatto che è un'espressione del tutto anarchica le tags sono un aspetto complementare del dipingere di base con i pezzi centrano fino ad un certo punto

anche se la maggior parte di quelle che vedete sono dei veri scarabocchi... c'è tanta gente che se le studia di brutto per farle so che può sembrare strano! Ma se per dire vai in giro a Praga vedi tante tags assurde, che ti fanno dire: mio dio come ti sei pensato un giro di lettere così sinuoso??

Adesso come adesso il fenomeno tags è degenerato…tanta gente fa tags ma non dipinge e ci sono tanti ragazzini in giro che spaccano tutto di tags e basta

ma quello non è writing per me. Come non lo sono le tele con sopra i pezzi...  sono due estremi opposti.

<moderatorstaff> ora passiamo ad anto

<Trinity0> si Gianluca…volevo chiederti una cosa non hai mai pensato che quello che per te è libertà di espressione, per un altro è privazione di libertà?

<jake_lamotta> sì sì io i miei limiti me li do…e faccio in modo da "arginare" la privazione altrui ma sono sempre limiti dati da te…hai provato a chiedere in giro…se guardi Milano o Roma è difficile pensare che un writer abbia un'etica ma per me è così, voglio dire…ci sono cose che non toccherò mai però non è che la cosa sia ben definibile…so che quello che per me è una bella storia per altri può essere un danno ma spesso è una questione di facciata più che altro nel senso…quelli che si indignano sono spesso i "cittadini modello" che sono spinti più dalla frustrazione che dall'indignazione…non so se mi spiego forse fossi al posto loro farei lo stesso :-)

<moderatorstaff> domande Teresa?

<terra> sì io ero curiosa di conoscere il meccanismo che accompagna l'arte del writer, Deposito…come concepisci un disegno, quanto impieghi, come scegli il luogo adatto, il tempo adatto, se sei solo in "azione", se torni mai sul luogo del delitto, se senti mai le critiche della gente comune ai tuoi disegni, cose così…insomma come funziona per te?

<moderatorstaff> prego deposito

<jake_lamotta> mmhhh…i bozzetti mi vengono a ispirazione del momento il che significa che a volte DEVO prepararne uno per tempo…e di conseguenza non riesco a combinare niente! beh se dopo mezz'ora sono fermo alla prima lettera in genera lascio perdere…per il resto direi che il bozzetto  cambia molto a seconda del posto e del tempo che ci posso mettere…il posto, beh faccio in modo che venga lui da me!

<terra> scegli prima il posto o il disegno?

<jake_lamotta> cioè mi capita che sono in giro per  i fatti miei e dico: che bel posto quello…

<terra> cioè il posto ti ispira un disegno o viceversa

<jake_lamotta> bah in genere ho le mie idee e quando vedo un posto dico: ok quello fa al caso mio ma può anche succedere di chiedermi: lì cosa ci potrei fare? E poi…sì torno sempre sul luogo del delitto! Se no la foto chi la fa?

la foto è importante…un po la mandi in giro alle riviste…un po te le riguardi tempo dopo…un po vedi la pila di foto e sai che tutta roba tua…sembra puerile ma è così! Non mi piace nn avere le foto…mi lascia la sensazione di aver fatto fatica per nulla soprattutto se so che il pezzo sparisce in fretta

il che è un'ipotesi frequente. Ho dimenticato qualcosa?

<terra> quindi il tuo disegno non finisce mentre dipingi

<jake_lamotta> no direi che è un ciclo continuo il nuovo pezzo inizia dove è finito l'altro cioè guardo quello che ho fatto e capisco cosa non mi piace e va cambiato

<nahdaste> la cosa più bella è che la galleria d'arte in cui esponi è la strada la tua cornice il muro che sarà pur sempre un confine ma è comunque libero perché è di tutti e nessuno potrà mai ingabbiare il tuo dipinto E quando dipingi sui treni magari pensa...mai visto un disegno muoversi! Per quanto riguarda quello che hai scritto nella mail concordo con te quando dici che è meglio in fin dei conti non riuscire ad etichettare il fenomeno. Quando dai una definizione e fissi limiti precisi è come mettere una recinzione ed allora diventa scontato ...formale anche quello Ed invece è bello pensare che non sarà così ed è bello magari aver paura di essere beccati ed è bello tornare a casa stanco ma sentire di essere riusciti ad esprimersi in modo libero anche fregandosene se c'è chi sostiene che sono solo scarabocchi -

<jake_lamotta> guarda…

beh forse chi dice che sono scarabocchi non ha sempre torto

il problema è che da quando è un fenomeno mediatico, beh…gli scarabocchi superano la media! però noi si va avanti, bene o male alla fine la cosa bella è vedere quanta gente arriva e sparisce…mentre tu continui ad essere là fuori e continui a tornare a casa la notte pensando: per stasera missione compiuta so che di per sé la superficie è un confine…ma finché sei tu che scegli tempo e modo, beh… "sky's the limit"-

<etferrero> Sentirsi protagonisti dell'ombra e della sera influisce ancor più nelle vostre decisioni di realizzazioni delle pitture murali?

<jake_lamotta> padroni dell'ombra…sì è in definitiva un motore molto potente…la notte è troppo irreale in certi angoli di mondo, davvero sei tu e poca altra gente e ti puoi muovere come vuoi, se ne sei capace…è una cosa un po strana a dire il vero certe volte fai delle cose…beh sa molto di special ops, davvero

<etferrero> Apprezzi i tuoi affreschi. Nello stesso modo, come l'interessamento per la tua città?

<jake_lamotta> uh?

<etferrero> I tuoi affreschi identificano il tuo modo di essere ma, nello stesso periodo di tempo e spazio, anche la tua città?

<jake_lamotta> beh a modo loro, sì quando ci fai l'occhio cominci a capire più o meno da dove viene un pezzo quando lo vedi un writer di Roma o di Milano, di Torino o Napoli, lo vedi subito in un certo senso…ogni posto ha una specie di "marchi di fabbrica" ed è un'eredità che ti porti dietro perché in linea di massima quello che hai intorno te lo porti dietro

<etferrero> E nel tuo convincimento…sei convinto di abbellirla?

<jake_lamotta> abbellirla…no, non sempre. Segnarla, questo sì…ma abbellirla, beh…a volte forse a volte il bello sta proprio nel fatto che fai qualcosa che "stona" non nel senso che abbruttisce, intendiamoci ma nel senso che lì non te lo aspetteresti quindi non direi che è un abbellimento…abbellire mi sa di cosa che tutti riconoscono come tale…e credo che il writing sia al contrario la cosa più controversa che ci sia-

<piersus> una domanda e una curiosità te le faccio entrambe così risposta unica la curiosità è come distingui un writer di Milano da quello di Torino etc…la domanda, forse un po personale…se sei mai stato contattato per dipingere a pagamento -

<jake_lamotta> beh sì ho fatto vari lavori per privati e non…e la cosa alla fine non mi dispiace…soprattutto perché mi da la possibilità di fare cose che altrimenti non farei…tanti spray, tanto muro, ponteggi e scale…tempo…ma a volte è una rottura stare dietro ai desideri del committente anche se poi alla fine lo si intorta come si vuole… :-)

<tocca_le_nuvole> volevo sapere da deposito cosa vuole dire con i suoi disegni e se hanno un significato particolare…grazie

<jake_lamotta> oddio…dipende…se intendi un significato, che so di protesta…no, direi di no, però il significato più particolare che hanno è che quando riprendo in mano le foto dei pezzi mi ricordano un sacco di cose di quel momento è come fare le foto ricordo…ma hai l'obbiettivo puntato sull'esterno anziché addosso…sai, alla fine il mio concetto di dipingere è molto intimista non è una cosa che condivido molto con gli altri…in questo senso, beh…quello che faccio ha un gran significato…porto fuori qualcosa che mi appartiene, in definitiva -

<moderatorstaff> domande?

<terra> una cosa c'è nei tuoi disegni che è solo tuo?

<jake_lamotta> beh…io l'ho fatto io l'ho firmato…come i prosciutti…

<terra> al di là della filosofia del writing, intendo perché un disegno è di Deposito anche senza firma

<jake_lamotta> in effetti non li sto nemmeno firmando i pezzi…di solo mio dici...il fatto di essermi sbattuto a farlo magari…o il fatto di essermi sbattuto per dargli qualcosa di originale…boh…mio? ah non lo riconosci! beh questo è una cosa mia...uso molte identità e stili diversi…

sono acqua che scorre! :-P

<moderatorstaff> scusate il maggiore saluta tutti e ringrazia il relatore

e ricorda a tutti che dobbiamo approfondire ovviamente in ML ok…Prego

<jake_lamotta> beh…accostare i colori dici? Tecnicamente…vabbè le "tecniche" non è che siano tante…ma i colori li puoi mettere insieme secondo combinazioni infinite direi! Nel senso…elementi decorativi, beh li crei come ti pare...e li accosti come ti pare…un limite in questo senso non c'è mica non saprei come dirlo, sorry…-

<etferrero> Ti sei ispirato a qualche pittore di qualche epoca in particolare? E, se sì perché?

beh, no…la mia ignoranza in fatto di arte è totale…ultimamente ho scoperto che mi attraggono i costruttivisti, perché comunque hanno un concetto di arte molto grafico ma per il resto, non mi sono mai interessato di arte ,in nessun campo…mmmhh…no direi proprio di no. Non mi attira molto…la fotografia forse mi piace…vabbè

<ultimocavaliere68> Dep, quando dipingi…è la tua libertà' che esce fuori…e' la tua interiorità' che metti nei disegni…scusami ma parlo da profano-

<jake_lamotta> no macché…direi tutte due le cose…ovvero…della mia interiorità ci metto il mio modo di essere…che so, la cura dei dettagli, lo schematismo…la libertà, beh, più che farla uscire fuori…direi che me la prendo da fuori…mi approprio di uno spazio e di un'azione che mi appartiene solo perché esco e la faccio mia direi che mi ritaglio uno spazio ogni volta…e me lo chiudo alle spalle quando me ne vado…non è già più mio quando ho finito, ma so che intanto lo è stato-

<Trinity0> posso un'ultima domanda? Allora…ma una persona che tecnicamente non è capace a fare tutto quello che fai tu, Depo come esterna le proprie emozioni? Oppure devi essere prima tecnico e poi puoi esternare tutto?

<jake_lamotta> ma chi ha detto che devi esternare così? No comunque beh...devi imparare a usarli gli spray...non è così immediato, anzi…non finisci mai davvero di imparare ad usarli

<Trinity0> quindi senza tecnica, niente emozioni?

<jake_lamotta> poi puoi pure esternare anche senza saperli usare bene…dovrai imparare dopotutto…perché niente tecnica niente emozioni? Anzi ti emozioni di più all'inizio magari!

<piersus> credo che le emozioni siano maggiori senza tecnica

<jake_lamotta> sì…in maniera diversa forse, ma magari di più

  

 

                                            Interventi in Mailing list

  

Eva

Quante volte ho visto, aspettando il treno, questi disegni (si' per me sono disegni, non mi piace chiamarli tag o graffiti ecc…ecc…). Mi e' sempre piaciuto prendere il treno e vedere queste scritte colorate o ad effetto. Mi piace pensare a persone che hanno lavorato intensamente e magari in fretta per creare qualcosa che rimane anche per me e che mi da' sempre un senso di libertà. E in fondo non a tutti riesce ad esprimere qualcosa in modo cosi' "aperto". Non e' certo come scrivere di getto qualcosa sul proprio diario, le emozioni e le sensazioni che poi nessun altro legge. I disegni sono li', colorati o grigi, cupi o luminosi, aguzzi o rotondi e se ti ci soffermi un attimo ad osservare, qualcosa dicono, almeno per me. In fondo hanno ben pensato di ricoprire anche gli autobus con una roba del genere, chiaramente in modo redditizio e consumistico. La pubblicità ci rende gli autobus rosa, verdi o a pois e devo dire che migliorano nettamente..;-)
A presto
Mari

 

Terra

Nella mia fantasia di passante profana, il writing è un quadro senza pittore, emerso dalle profondità di una città anonima e distratta come a volte sanno fare i sogni con le emozioni razionalmente rimosse. E' un'anima che si sveglia quando tutto tace e racconta quello che le parole rifiutano di dire alla luce del sole.
Non che mi piaccia tutto quello che vedo dipinto o disegnato, come del resto non mi piacciono molte altre cose che cadono sotto i miei occhi: neppure gli incubi mi piacciono troppo, eppure spesso aiutano a rielaborare esperienze o sensazioni negate.
Ecco, al di là del senso estetico, mi piacerebbe capire che radici ha questa sorta di catarsi metropolitana: che cosa c'è da dire clandestinamente, di notte, ad una città intera, che non possa essere detto di giorno, magari sopra un banale foglio di carta, magari a un pubblico più ristretto?
La mia curiosità conta sulla vostra risposta!
Teresa

 

Altamarea

Ciao amici, non ho potuto partecipare all'incontro in chat del 16 ottobre per ragioni di lavoro. Non ho avuto tempo di approfondire la tematica di cui il gruppo si è occupato, ma è mio desiderio esprimere la mia opinione, anche a costo di apparire impopolare e contro corrente.
Se è vero (come dicono Piersus, Teresa e altri) che spesso questi disegni sono espressione di un animo sensibile e estroso, di un artista che da voce al proprio pensiero attraverso questa vistosa manifestazione di colori e forme; è altrettanto vero, purtroppo, che in alcuni casi una particolare forma di questa espressività finisce con il degenerare in vandalismo.
E' chiaro che mille volte è successo, anche a me come Piersus, di restare affascinata, durante i miei viaggi, da queste immense pareti che vengono ricoperte di colori, di forme, di espressioni che regalano al mio cuore un sorriso di allegria, di gioia, di soddisfazione perché hanno giocosamente nascosto il grigio dello smog che inquina la vita di tutti i giorni.
Ma a questa gioia profonda che viene dall'ammirazione per tutto ciò che è arte, c'è l'altrettanto profonda amarezza di scoprire come, barbaramente, alcuni (spero pochi) vandali possano imbrattare monumenti, con il solo scopo di saccheggiare un patrimonio culturale e artistico anch'esso espressione di un altro tipo di sentimento. E' ovvio che tale comportamento non si possa, sicuramente, considerare manifestazione di questa forma di espressione artistica. Ritengo anzi che ne infanghi la bellezza e il decoro che caratterizza coloro che attraverso tale forma si esprimono. So bene che questi sono vandali e non writers, ma la gente, indifferente e indaffarata, spesso non fa differenza. Questa è la mia opinione... forse anche distorta per la lacunosa conoscenza del tema.
Altamarea

Barbarahit
Voglio provare ad usare il tuo sistema, Deposito. Io non so disegnare e, dunque, lascerò solo parole. Riempirò uno
spazio vuoto, questa "mail", senza pensare a contenuti particolari. Non vorrò lasciare un messaggio, o un pensiero, un dubbio, una protesta. Non cercherò la comunicazione con voi. Tra l'altro ci sarà il vantaggio che non potrete ferirmi con eventuali repliche. Semplicemente io sarò e quando tornerò da queste parti e mi rileggerò, cercherò di apprezzare la mia semplice presenza. Perchè tu hai parlato di desiderio di "emergere". Hai detto che il "90 per cento è quello che vedo", conta la "soddisfazione personale". Ok . Voglio provarci. Immaginate che le mie parole siano, invece, disegni. Firmamento pieno di stelle, tutte diverse. Libertà, pensiero dominante. Libertà di essere sé stessi senza vedersi appioppare etichette e giudizi preconfezionati. Come esprimerlo? Basterà la parola? O un colore? Scelgo il blu. Ma libertà è anche una bandiera che sventola senza sigle e colori. Però subito mi viene in mente un bumm gigantesco e il mondo va in fumo. Il colore è grigio. Sono triste: vedo tutto grigio. La parola che vorrei scrivere è no, no, no. Basta, basta. ffanculo. Poi, però, e deve essere il carattere che emerge, non mi piace tutto questo grigio. Anche la parola no, mi piace solo se dietro c'è il motivo. Altrimenti mi fa venire freddo. Allora, sul muro, voglio mettere colori. E scrivo un vaffanculo, ma molto colorato. Però non mi basta. Sento che un vaffanculo va motivato. Altrimenti è troppo facile e voi che passate davanti al muro potrete ignorarlo. Far finta di non vederlo.Non cercare di capirlo. Ok: vaffanculo. Perchè ci sono tante cose che non mi piacciono. Posso disegnare una bomba, una lacrima, una malignità. Disegnerò il petrolio denso e i dollari verdi. Disegnerò il rosso del sangue. Il blu del burka delle donne afgane. Ma di che colore potrò fare l'indifferenza? Delle donne afgane non è mai fregato niente a nessuno. L'indifferenza, che colore ha? Sceglierei il nero per l'indifferenza verso le cose lontane, di cui parlare ogni tanto ma che non ci riguardano. E il grigio, un grigio spesso e opaco, per l'indifferenza che ci è più vicina, che ci tocca ogni giorno, che ci sporca come una coperta di smog. E questo grigio sarà ancora più smorto quando penserò a quella patina di indifferenza colpevole con la quale copriamo le piccole battaglie, quelle che potremmo fare e non facciamo, quelle che...non ero ancora nato.
Quelle che...vivo in un altro paese. Quelle che...ho tante cose da fare. Quelle che...mi sei antipatico. Quelle che...mi sono offeso, tu non hai capito, tu non mi vuoi bene. Tu. Tu. Tu. E io? Sono nera e grigia anche io. Non ho voglia di trovare giustificazioni alle mie mille assenze. Alle mie manchevolezze. Alle sconfitte. Alle battaglie stupide. Ma ho voglia di colori.Dei colori abbiamo bisogno. Io ne ho bisogno. Un urlo, che colore ha?
Ci metto mille colori in questo urlo perchè viene da mille pensieri, mille contraddizioni, mille sensazioni, mille tentativi di ribellione falliti ma anche da mille attimi di gioia. Ecco, è l'arcobaleno. Non c'è grigio assoluto. Non può esistere. Se c'è il grigio esistono anche i colori. Non sono solo miei. Nè solo vostri. Nè loro. Sono di tutti. Come dirlo?
Scriverò NOI con tutti i colori che sarò riuscita a salvare. Sperando che anche voi abbiate da parte colori salvati e abbiate voglia di aggiungerli a questo murales. Vedi Deposito: non so se ho capito il senso del writing.
Probabilmente no. Ma se io sapessi disegnare questo sarebbe il mio primo pezzo e non mi interesserebbe la sua eventuale bellezza, ma quello che, forse, sarei riuscita a comunicare a chi ci passa davanti.
Quando tu dici: "Vado via soddisfatto...missione compiuta", a me è venuta in mente una cosa. Questa sensazione la sento le poche volte in cui riesco a dare un senso al mio lavoro. Attento: non quando qualcuno lo apprezza, ma quando sento di avercela messa tutta e di averci messo dentro un urlo vero e forte. Questa non è arte: è semplicemente vivere. E' questo che volevi dire?
Ognuno è writer anche se non ha dentro il sacro fuoco dell'arte? Non mi convince. Quando sei entrato nel gruppo ti ho raccontato l'emozione provata guardando un murales sul muro di una fabbrica abbandonata e occupata dagli extracomunitari. Quel murales era un messaggio ma aveva più forza di ogni altro tipo di messaggio. C'era dentro il dolore. Era arte. Tu, nella chat, se ho capito bene, neghi questa valenza artistica o la sottovaluti, come se non fosse importante. Ognuno per sè, ognuno con la propria voglia di dire "io ci sono, sono qui, ora". Ma per dire questo basta la tag e la tag non mi piace. Quale è il passo successivo? Io ci sono per dire che? Ecco, credo che il writing possa essere un mezzo, uno dei pochi che abbiamo a disposizione per dire quello che vogliamo in un mondo che, in realtà, non offre molti spazi liberi. Solo per questo si può giustificare l'illegalità: Perchè mi ribello attraverso le scritte e i colori e non Perchè voglio lasciare semplicemente un segno del mio passaggio. Se è un passaggio indifferente, vuoto, pieno solo di me ha poco senso. Ok. Ho "scritto" un murales troppo lungo, non è vero? Ma l'argomento mi appassiona e, a questo punto, vorrei vedere qualcuno dei tuoi
lavori. Non ce lo avevi promesso?
Ciao. Barbara

Lanfry18

I colori, nel grigio della città, ci insegnano che c'e' chi sogna, chi vive ancora. Fuori dalle file fatte alle coop,fuori
dall'emarginazione associativa delle pasticche in discoteca. La libertà per loro è come chi và per funghi e sta nel bosco, solo ma con le bestie, con la natura. Quanti colori quanta acqua fresca, quanta creatività. Quando tu guardi, ai sottopassi delle stazioni, nei metrò, capisci che esiste ancora qualcuno che ha voglia di comunicare, anche in mezzo all’emarginazione di una grande città.


Nahdaste

Non ci sarà mai una galleria d'arte per il writing se non la strada ed il cielo; non ci saranno giudici o critici d'arte ad esaminare i dipinti, pronti ad accapigliarsi per interpretare l'opera e stabilire a quale corrente sia più o meno affine per inglobarla, classificarla; non ci saranno aste per dare un prezzo e vendere al miglior offerente. La galleria sarà il mondo. I critici solo coloro che, camminando per la via, sceglieranno di fermarsi ad osservare il dipinto, lasciando liberamente fluire i pensieri e le sensazioni che quel muro colorato suscita in loro. Per quanto riguarda la quotazione dell'opera...Peccato!!! Per questa volta dovranno rinunciarci... Niente aste: il dipinto non è in vendita! Ciao Nah

 

Piersus

Molto spesso ho viaggiato e non solo per lavoro e molte volte ho notato muri grigi sporchi di smog. Ma una cosa ho notato ancor di più, dei muri pieni di colori, pieni di disegni a volte appena abbozzati, ma che rendevano i muri allegri, belli da vedere. Quei colori riempivano il grigio e coloravano il vuoto rendendolo palpabile, pieno, creando un'atmosfera che riporta al sud America, al fascino messicano, al calore caraibico. Poi sono stato in Messico e li ho notato che quei muri, così variopinti, cosi colorati, non sono che piccole opere d'arte create da mani armate solo da bombolette spray. Ma come spesso accade, gli artisti della strada non vengono riconosciuti, non vengono valorizzati, ma solamente "criminalizzati" dalla gente comune. ma la gente comune non ha capito che questi sono artisti a tutti gli effetti, solo che la loro creatività la rendono visibile a tutti gratuitamente e non chiedono i soldi di un biglietto per mostrare i loro capolavori. La gente non capisce che con i loro disegni colorano il mondo, portano allegria e perché no, qualche volta anche un po' di ironia, Pier

 

Arcierewte


Il writing è come se fosse un'arte vergine...Eh si,perché la gente che conta non ne parla in salotto davanti al tè delle cinque.Chi lo pratica non sarà mai su di un libro, le sue opere non saranno mai esposte in un museo e soprattutto non apparterranno a nessuna cazzata chiamata con qualche strano nome.Alcuni vengono chiamati vandali,altri ragazzi fuori..tutti li criticano.io voglio chiamarli artisti,artisti di strada.Per ammirare quello che deriva da quest'arte non occorre andare al museo..basta girovagare per la città e vedere dove qualcuno ha lasciato il segno del suo passaggio.Su di un muro.su una lamiera arrugginita di un treno..e sul corridoio della mia scuola:-).L'importante è capire il colore che tanti ragazzi danno non solo al muro o alla lamiera o qualsiasi cosa sia,ma a tutto quell'opaco che ci circonda..e purtroppo è davvero tanto.
Ale

 

Ultimocavaliere

Purtroppo ho potuto seguire poco la chat di martedì sera, quindi sarò breve. Credo che deposito e i writers siamo coloro che più di tutti mettono in pratica il fine del nostro gruppo. Loro spargono colori, loro dipingono la nebbia, il vuoto, il degrado e i cuori vuoti. Ma sono convinto che disegnino anche per fini meno "nobili", cioè per il solo gusto di dipingere, per il solo gusto di esprimere se stessi. E' bello vedere queste macchie di colori nel mezzo della mediocrità, nel mezzo all'inesistenza. Quando deposito entro' nel gruppo ero un po' contrario al writing, perché non potevo e non posso accettare persone che deturpano monumenti e antichità, poi ho capito chi sono, come si muovono i writers e ho cambiato idea. Ho capito che hanno rispetto delle sculture e dei marmi. Scusate la brevità e la pochezza del post, ma vi ripeto ho potuto seguire poco la discussione. L'importante è che loro continuino a colorare il mondo. un saluto ultimocavaliere

Tashunka


Il writing ci riguarda tutti, credo che a tutti sia capitato di vedere un "pezzo" , come lo chiama deposito.

Ci passiamo davanti, distratti, attenti, incuriositi, schifati, in ogni caso ci troviamo lì, di fronte al lavoro di qualcuno, che ha avuto il coraggio o la sfrontatezza di lasciare qualcosa di suo su un muro.

C'è da rifletterci...

In un certo senso ci costringono a un confronto. E credo valga la pena fermarsi un attimo a guardare...o a sentire cos'hanno da dirci quelle forme e quei colori.

Deposito, dici che quello che conta è la bellezza del pezzo e la tua soddisfazione nel vederlo.

Non ci credo che non voglia dire niente e non ci sia niente dietro.

Mi piacerebbe che riuscissi a farci sentire che si prova, a stare lì, una notte, col pezzo chiaro in testa, un amico, una risata, uno spavento, l'odore degli spray, ingegnarsi a superare quelle difficoltà che ti separano dalla tua idea...ma forse sono cose che non puoi raccontare...

Il primo pensiero che ti viene in mente, il pensiero che prende forma, lo studio delle forme, l'accostamento dei colori, la difficoltà della realizzazione, la notte e un'altra dimensione, un'altra misura del tempo e delle situazioni, il piacere del guardare e la soddisfazione dell'opera compiuta…Forse non sono riuscita a cogliere quello che ci vedi tu, writer, in queste cose. Ma io ci vedo te e la tua sensibilità.

Una persona con una voce diversa dalla mia. Un'altra storia…Non credo che potrò più passare davanti a un pezzo tanto distrattamente, sarebbe un po' come ignorare quelle persone che l'hanno fatto.

Invece penso che le persone siano importanti, che valga sempre la pena fermarsi un attimo ad ascoltare anche se usano un linguaggio diverso. Certo, può non piacerci ciò che dicono...ma è un altro discorso!!

 

Ettore

L'arte ha da sempre espresso parte dell'interiorità di un'artista in luoghi, occasioni, momenti decisamente ispirati, in cui le motivazioni, per cui si giungeva a tale esempio d'arte, risultava misteriosa. Per questo l'artista è solo in parte espressione della propria interiorità. Nella sua opera, potrà anche giungere ad estremismi ,a massimizzare al massimo le proprie capacità, ma dal di fuori, da quello che la gente osserva, non avrà mai modo di percepire il tutto che ha condotto l'artista a questa sua massima espressione. Proprio perché l'intenso e l'intensa concentrazione dell'apparire, attraverso disegni d'arte o collezionismo d'arte, è l'espressione dei sentimenti di gioia e di libertà in cui si viene avvolti, ricoperti per essere in grado di ricamare un bel pezzo d'arte. Ed essere definiti ARTISTI DI STRADA. Il dipingere nei luoghi più disparati, forse, concede al modello writer la giusta espressione, la giusta melodia, la dovuta ispirazione per il concepimento della sua opera.
E noi, cittadini, inconsapevolmente, interiorizzando il disegno, pur non parlandone, inconsciamente, richiamiamo a noi il concetto d'arte. E chissà quante volte ci siamo chiesti la spiegazione del significato di quella pittura murale. E forse come tanti preferiamo non chiederla. Né tantomeno conoscere i veri motivi che vi giungono dal profondo dell'artista, ma sappiamo, nel nostro modo di osservare gli oggetti e le cose, che è sempre meglio un'opera d'arte anche definita indefinibile, che la nullità del vuoto che impedisce all'uomo di poter creare i colori della vita.

Malkavian
Che dire sul writing? Conoscevo questo fenomeno già' da alcuni anni prima che fosse riportato vivo alla mia memoria dalle parole di Deposito. Mi hanno sempre affascinato quelle scritte sui muri, complicate come un puzzle da
tremila pezzi, se vuoi capirne il significato tocca che li incastri tutti...(parafrasando il rapper Kaos).
Sono identificabili con l'urlo viscerale metropolitano, che sgorga dalle menti "isteriche" di giovani presi a esprimere cosi' quello che hanno dentro. Possono essere messaggi politici, ad una ragazza o un semplice "fuck" a tutta la società: mandare affanculo tutti! E' raro, secondo me, che questi dipinti siano solo un semplice esercizio di stile grafico, contengono  invece dei messaggi: per questo credo sia giusto rispettarli e provare a  capirli...ci possono far entrare in un mondo nuovo, dove coi colori si
colpisce la mente di ogni individuo. Mi preme soprattutto ribadire e sottolineare che writing non e' scrivere la propria firma o "tag" su un bel muro pulito o su un monumento: chi fa queste cose, personalmente, lo ritengo un vandalo...Io stesso all'epoca (7 anni fa circa) feci qualche pezzo, ma
scelsi grigi muri lungo le ferrovie o comunque zone urbane in degrado, dove un dipinto avrebbe trovato, secondo me, il suo posto ideale. Infatti, sempre secondo la mia modesta opinione, un bel pezzo che nasce in un posto degradato ha più' poesia di un altro che nasce su un bel muro pulito
pulito... (dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior...)
Spero che anche voi altri condividiate le mie opinioni e ancora un grazie a Deposito che ha riportato in vita i ricordi degli anni in cui ero andato in fissa per i graffiti (AELLE docet:) ).
Salutoni a tutti

 

Toccalenuvole

Considero il writing espressione di pensiero, rallegra le tristi e cupe città' con il suo colore e se ti soffermi a guardare ed a pensare, trovi in esso gioia e dolore. Un modo di esprimersi, un modo per dire "ci sono", un modo per lasciare una traccia indelebile all'occhio dell'uomo profano che pensa "un altro muro
imbrattato". Guardandolo ed osservandolo bene, ho avuto la sensazione di sentire come una musica provenire dal suo interno, come se gli mancasse la parola, come se non fosse solo un dipinto, ma un vero messaggio da decifrare. In esso vedo il modo di pensare e di esprimersi di chi lo fa', di chi lo disegna, di chi passa le ore sopra a quei muri come fossero tela da inquadrare, con la differenza che nella tela da inquadrare si ha come una certa costrizione, mentre per il writing è pura e semplice libertà di espressione. Cosa dire? Viaggiando per le varie stazioni e salendo su treni, ti mettono dentro una certa allegria e camminando per le cupe città piene di nebbia, tutti quei colori, riscaldano il cuore.
Grazie a tutti quei ragazzi che con rispetto e simpatia, portano i colori dell'arcobaleno anche a chi per un motivo o per un altro ha dimenticato quali
sono.
Daniela

 

Ultimo
Ho visto quei disegni ai margini, lontano dalle mostre autorizzate, celebrate,che diventano un'occasione mondana, celebrazione nella celebrazione.
Li ho visti riempire il buio nelle periferie dove correva la nebbia e ti sembravano segni del destino, fiori di una stagione nuova e antica.
E ogni volta ti lasciavano qualcosa, ti rendevano meno vuoto il tempo, le attese infinite prima di ogni inizio.
Sempre senza arroganza, senza celebrazione, fiori sul degrado, sull'alienazione, sull'abusivismo.
Grazie.
ultimo

 

From: Deposito37
Subject: altre info

 

"Dal momento in cui mi è stato suggerito di scrivere un articolo sul writing (graffiti, non letteratura!) mi sono trovato in serio imbarazzo…mi sono venuti in mente fiumi di parole scritti sull'argomento da parte di chi, ritenendosi a ragione o a torto autorità in materia, pretendeva di fornire su questa cosa (fenomeno? Cultura?) una visione univoca e pure un po' filosofeggiante che non mi è mai piaciuta. Il motivo di fondo del mio imbarazzo è che, parlando di quello che per me significa dipingere, è sempre presente il rischio di cadere nella stessa presunzione di chi spaccia la

propria visione del writing per quella autentica. Se devo essere sincero, mi piacerebbe poter davvero aprire con un "credo" del writer, valido e condiviso da tutti quelli che dipingono, ma prenderei in giro me stesso oltre che chi sta leggendo…con il tempo mi sono trovato di fronte a tanti di quei modi di porsi, da parte di chi dipinge verso quello che sta facendo, che non mi resta altro che presentare la mia personalissima visione di quello che faccio.

Prendere o lasciare! Dopotutto credo che il modo migliore di capire questo curioso fenomeno chiamato graffiti sia non tanto di ragionarci sopra, quanto di fermarsi un momento a guardarlo…per quello che è, nel bene e nel male. Ovvero ragionarlo in termini di estetica anziché di sociologia: se hai davanti un pezzo ti piace? Ti colpisce? Intuisci lo studio delle forme che ci sta dietro? Bene, è più che sufficiente. Ti colpisce il fatto che della stessa persona o crew ne hai visti tanti altri? Meglio ancora. Ma forse andare oltre significa cercare di capire con le testa ciò che va capito innanzitutto con gli occhi; un passo alla volta no? Quando parlo di writing con chi non se ne è mai occupato, la prima domanda che mi sento fare in genere è: cosa ti spinge a farlo? Ogni volta sono risate. Mie, naturalmente…disegno da circa otto anni e ancora non sono in grado di rispondere in maniera soddisfacente a questo basilare e tutto sommato giustificatissimo quesito, devo preoccuparmi? Mah…dopotutto a voi, che vi spinge a rischiare le chiappe per bucare i sistemi informatici? Io penso che non ci sia una grande differenza di fondo tra le due cose…perché al di là di tutte le motivazioni sociali/politiche/culturali ( e chi più ne ha, più ne

metta) che si possono portare, io credo che senza una spinta tanto irrazionale quanto irrefrenabile io non mi infilerei sotto il filo spinato che c'è davanti ai treni né voi tra le maglie informatiche che proteggono la rete. Magari la faccio troppo semplice, ma il bisogno di lasciare il proprio segno più marcato e visibile degli altri è di per se qualcosa che ti basta per continuare, anche se non è sufficiente per spiegarlo a chi vuole capire quello che fai. Del resto credo che questo sia ancora più evidente se trascuro per un attimo più di trent'anni di storia del writing e penso  a quello che era al principio: dei ragazzi che entravano nei depositi della subway di New York e scrivevano il proprio nome sui vagoni per vederli

passare firmati il giorno dopo. Un solo spray, una scritta, tutto qui. La sintesi perfetta. Con il tempo gli spray hanno cominciato ad essere due, poi tre, la scritta ha cominciato a prendere una forma ed uno spessore, con un riempimento ed un outline…con gli anni sono nati i pezzi così come li conosciamo ora. Tutti i discorsi sull'arte, sulla subcultura, sulla ribellione e sul reato sono nati dopo (beh magari quelli sul reato no…). Quello che secondo me non si dovrebbe perdere di vista è la spinta che ha generato qualcosa che tutt'oggi sopravvive, anche se evoluta e cambiata. Quella spinta a lasciare una traccia è la cosa più importante di tutte; finché mi sentirò un writer, il fatto di non lasciare un segno del mio passaggio mi fa sentire come se non esistessi, mi fa sentire come una delle tante facce anonime ed indistinte che affollano il centro il sabato pomeriggio ed i pub la sera per poi dissolversi con l'avvicinarsi del mattino, mi fa sentire inutile in quanto improduttivo…quella folla grigia e schiamazzante non lascia nulla dietro di sé a parte bicchieri vuoti e mozziconi di sigarette. Per me lasciare un segno non significa ricoprire tutto di tags (per altri invece sì…), quanto piuttosto lasciarmi dietro un pezzo…colorato o argento, curato o veloce (ma anche le cose veloci sono curate a modo loro), sul metallo o sul cemento, questo lo stabilisci di volta in volta, quello che ho intorno è una pagina vuota da riempire e non è necessario saturarla di colore (altrimenti poi i colori rischiano di formare una macchia indistinta!)…basta metterlo nei punti giusti. Dopodiché, quale sia il punto giusto e quale sia la quantità giusta, non è dato saperlo perché ognuno lo stabilisce da sé e credo che questo, chi chiede del perché tanti scarabocchi in giro per le città, non lo capisca. Non capisce che il mondo dei writers è quanto di più vicino esista all'anarchia completa ed ognuno agisce libero di fare quel che gli pare (purtroppo, direi a volte), di fare quello che sente. Non ti so dire perché c'è tanta gente che anziché dipingere si limita a lasciare dietro kilometri quadrati di firme, no davvero; al limite, posso solo rispondere che non mi sento di condividerli perché io

voglio lasciare qualcosa che appaghi il mio senso estetico, che può pure essere sì una firma, di tanto in tanto, ma che principalmente significa fare pezzi (dopotutto un pezzo non è che l'evoluzione della firma no? Allora perché non lasciare la firma migliore possibile?). Una sola cosa è certa: se il writing negli ultimi anni è diventato quello che è adesso nei suoi aspetti negativi, la colpa è in parte anche dei media che tanto si danno da fare per ridicolizzarlo e criminalizzarlo, facendoci passare tutti come tanti ragazzini annoiati e senza niente di meglio da fare. Infatti anni fa chi ci

getta addosso fango in maniera indiscriminata ha trovato molto redditizio spingere e cavalcare l'onda della moda hip hop, trasformando un movimento fondamentalmente underground in una pagliacciata da vetrina del centro…e di pari passo l'hip hop ha trascinato sotto le luci della ribalta tutto quello che bene o male gli è collegato da sempre, tra cui il writing (beh…a me il reps fa cagare salvo una o due eccezioni…ma questo è un altro

discorso).Qualche milione di ragazzini dai 13 anni in su è stato per anni bombardato di canzonette rap-radiofoniche (grazie articolo 31, grazie gemelli diversi, grazie a tutti idioti!) e di graffiti da centro commerciale; il ghetto style ha cominciato ad imperversare ed è finito per diventare, con annessi e connessi debitamente distorti, patrimonio delle mtv-generations a venire; ora la cosa si sta spegnendo lentamente, evidentemente ha smesso di essere redditizia e chi fino a ieri ci ha sguazzato ora può finalmente smontarla per fare spazio a qualcos'altro. Ma intanto ha prodotto effetti collaterali che dureranno a lungo, soprattutto nel writing. Ha prodotto ondate di writers ignoranti delle regole fondamentali di comportamento, delle radici profonde di quello che con tanta leggerezza fanno e di quello che chi è venuto prima di loro ha fatto; ha creato sciami di graffitari per moda (sì, graffitari, loro meritano quel termine orribile!) che prendono in mano uno spray solo per ostentare il fatto di essere dei veri bomber. Forse passerà, il tempo farà selezione e rimarrà solo chi ci crede davvero…ma nel frattempo la babilonia che si è venuta a creare è il motivo per cui dico che ora parlare del writing in maniera univoca è sostanzialmente impossibile. Ma

dopotutto, pensandoci, questo può essere anche un bene: forse poter dare definizioni rigide di un fenomeno ha troppo il sapore di etichettamento (detto in un momento in cui il "no-label" sta diventando la moda del momento la cosa è pure azzeccata, no?). Forse, ben venga che ognuno possa parlare solo della propria idea del writing e di quello che fa, perché se la pensassimo tutti allo stesso modo dipingeremmo tutti nella stessa maniera e mi sentirei di nuovo parte di un tutto uniforme…già, forse è meglio portare avanti un discorso proprio e raccogliere la sfida che l'evolversi delle cose comporta.

Chi è che diceva "ciò che non mi uccide mi renderà più forte"? Per concludere mi permetto di rubare una frase di Noem dei DSP…non volermene, la uso sfacciatamente perché è una bella sintesi: "…no vandals, no true skool, never aristofreaks, nowhere kings, lords of nothing…just rebel. Just me."

  

 


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