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LE IDEE
Le idee, i sogni, la tecnica di un pugno di uomini che hanno combattuto la mafia mentre altri, accanto, alle spalle, nelle retrovie, preparavano il loro smantellamento. La lotta alla mafia "...si tratta di impiantare un monitoraggio investigativo permanente in cui ogni fase ha in sè i germi per quella successiva...". "....La cosa più bella è dividere quello che si ha in parti uguali tra soldati, è un mondo che non c'è. A dirlo sembriamo matti, non so tu cosa pensi, ma è così, la gioia di dividere quello che hai in parti uguali, soldati e comandanti, per noi questo è essere soldati e noi lo abbiamo capito in tanti anni.Appuntati che hanno l' orgoglio di essere appuntati, che non si vergognano di essere appuntati, che non sono frustrati dal fatto di essere soldati semplici perchè l' esercito lo fanno i soldati semplici e a me di essere ufficiale non me ne frega niente, il grado è per la lotta, ma io sono orgoglioso di essere soldato, di essere uguale a loro, lo capisci? I burocrati non vogliono che tu esista, loro hanno altre idee, ragionano in termini di schemi, di numeri. Noi no! Sono gli uomini l' importante, le emozioni dentro a quegli uomini, le loro famiglie, la storia dentro ognuno di noi, tutto questo per noi è una cosa sacra, per gli altri siamo solo dei numeri. Va via uno, viene un altro, come delle valige che vanno e vengono e si buttano via quando non servono più...."
I burocrati "La burokrazia costituisce il fronte interno dello scontro. L' apparato burokratico tende a ridimensionare , usare e neutralizzare il modello operativo, in primo luogo contrastando lo spontaneismo della base e la sua esigenza di espansione determinata dalla successione degli eventi e delle esperienze operative. Tendono a sabotare con i loro tempi e le loro pratiche le necessità logistiche e organiche dell' Unità, in modo da rendere impossibile una fase di espansione e di consolidamento del modello operativo. Loro scopo è la razionalizzazione del controllo sullo strumento operativo e non la razionalizzazione della lotta all' avversario sulla base delle indicazioni fornite dallo strumento operativo. "
Tratto dal libro di Maurizio Torrealta sulla storia del capitano ultimo.
Il brano che segue è dedicato a quei Funzionari che con convinta ostinazione hanno continuato ad imporre al capitano ultimo una costante e sistematica sostituzione del personale a lui affidato per la cattura del latitante Bernardo Provenzano, affinchè possano un giorno rendersi conto della gravità delle loro azioni "....Quando il generale è debole e senza autorità, quando i suoi ordini non sono chiari e distinti e non raggiungono con precisione gli ufficiali e i soldati, e quando i ranghi sono formati in maniera negligente e casuale, il risultato è quello di una grande disorganizzazione." "....L' arte della guerra insegna a fare affidamento non sull' eventualità che il nemico non venga, ma sulla nostra preparazione a riceverlo; non sulla eventualità che esso non attacchi, ma piuttosto sul fatto che abbiamo reso invincibile la nostra posizione." Sun Tzu (Antica Cina 500 A.C.) CARABINIERI CON IL PASSAMONTAGNA PERCHE'? ULTIMO CI HA SEGNALATO QUESTA RISPOSTA CHE VIENE DALLA SELVA LACANDONA IL PASSAMONTAGNA < E di che colore?> <Nero> disse Antonio. <Ti ricordi del tizzone dell' altra notte?... Ce l' hai ancora?> <Certo>, rispose Zacarias e tornò in mezzo ai suoi compagni, seduti intorno a un fuoco vivido. <Sarebbe bene utilizzare dei PASSAMONTAGNA neri> suggerì. <Perchè dobbiamo coprirci il volto?> obiettò Hugo. <Siamo come i messicani - rispose Rafael Sebastian - fin quando non conquisteranno i diritti che spettano a ciascun uomo sulla terra, non avranno faccia. Noi, senza volto, incarniamo tutti coloro che combattono per la GIUSTIZIA. Non solo: rappresentiamo anche quelli che non hanno il coraggio di guardarsi in faccia. Non abbiamo identità, per ora; non siamo nessuno, ma, proprio per questo, ogni uomo che cerca la LIBERTA' può identificarsi con noi. Noi siamo chiunque ...> <Il nostro viso - aggiunse Tacho - sarà quello degli altri INDIOS morti per esistere: siamo la loro reincarnazione>. < Saremo come le nuvole - disse Ana Maria, indicando il cielo - . La pioggia viene dalle nubi che si scontrano sopra le cime delle montagne. Combattono per il privilegio di morire, di diventare la pioggia che nutre i campi.. Senza volto come le nuvole, come queste ci batteremo per l' onore di essere il seme della terra>.
MOLTI CI CHIEDONO: MA ULTIMO ED I SUOI UOMINI SI SONO ARRESI? SI ARRENDERANNO ALLA BUROCRAZIA ED ALLA MAFIA? SI ADEGUERANNO ALLA TRANQUILLITA' AL QUIETO VIVERE, ALL' ORARIO DI UFFICIO, AI PRIVILEGI ? Anche questa volta la voce di Ultimo ha il suono ed il calore del Chiapas Maya. < se scoppiasse la guerra e subito capissimo che il nostro esercito non fosse in grado di vincerla, dovremmo arrenderci?> < La risposta sta nelle parole - disse l' INDIO, senza esitare - . Tu prova a chiedere a un TZELTAL, o a un CZOTZIL, a un TOJOLOBAL oppure a un CHOL come si dice nella loro lingua "arrendersi". Non ti capiranno, perchè nella loro lingua non c'è nulla che significhi una cosa del genere. Per questo noi non ci siamo arresi, non ci arrendiamo e non ci arrenderemo mai >.
A proposito di AZIONE " ..L' azione richiede la partecipazione fisica. Ma quando si desidera che un' azione risulti efficace, si devono riunire le forze di molti, sino a suscitare un poderoso movimento di massa rivolto ad un obiettivo. E però questo significa ridurre al massimo la propria partecipazione diretta all' azione. In tal modo si perde la sensazione fisica di appartenere alla totalità, ci si trasforma in condottieri da tavolino. Chi, partendo dall' idea dell' azione, si assume il compito di guidare, d' impartire ordini ed istruzioni, finisce per perdere ogni possibilità di azione fisica diretta. E? una strana equazione. Quando decidiamo di agire, desideriamo che il nostro corpo accresca la sua energia. Ci tempriamo, potenziamo le nostre forze. Ma il corpo umano ha dei limiti. Suppliamo ad essi con l' intelligenza. Riusciamo gradualmente ad elevare la qualità e l' efficacia delle nostre azioni, a divenire più potenti. Ma più potere acquisiamo, più ci separiamo dalla nostra forza fisica. E infine siamo ridotti a generali da tavolino, che guidano le operazioni belliche da uno schermo televisivo. Anche nelle azioni militari, soprattutto nelle azioni militari è necessaria, come in un termitaio, la presenza di una bianca, gonfia, enorme formica regina, che pigramente continui a procreare in una immobilità assoluta. Un agile sistema nervoso motorio, muscoli possenti, gioventù, forza, passione, purezza... Un giovane, in cui tutto ciò si concentra, viene sepolto dall' autorità, e da fulminea formica operaia si trasforma in una obesa, grottesca formica regina. In ciò si rivelano all' essere umano le contraddizioni tra azione e autorità, tra la parte ed il tutto. Il soldato che muore senza essere giunto ai più alti gradi del comando, avrà constatato chissà quante volte l' inefficacia di azioni su cui egli non aveva alcuna autorità, e persino l' inutilità della propria esistenza. Molti soldati hanno impetuosamente offerto la loro giovane vita dopo aver sopportato simili mortificazioni ed essere giunti persino a dubitare dell' obiettivo finale della loro lotta. Diversa è la situazione per i guerriglieri. Ognuno di essi è un combattente completo, perfettamente addestrato, dotato di capacità fisiche, rapidità d' azione, facoltà intellettive, conoscenza delle lingue, dei metodi di comunicazione, di elettronica, di pilotaggio, di esplosivi, e di ogni aspetto delle tecniche militari. Si potrebbe credere che il campo d' azione di un simile uomo sia illimitato, ed invece egli è severamente controllato dalla totalità dell' organizzazione: più un combattente acquisisce la capacità di agire in tutti i campi e più l' organizzazione esige da lui un' ubbidienza disumana. Questa contraddizione tra la struttura ed il singolo combattente è dunque costante ed inevitabile, ma noi tenteremo di isolare la bellezza delle azioni singole per scoprire il fascino dell' azione umana in generale. Quanto agli obesi, esausti capi, la loro disumana tecnica serve soltanto a favorire, per contrasto, la sacralizzazione e la venerazione dei giovani eroi morti." YUKIO MISHIMA
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