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TANTO
PER ABBAIARE
d
Riccardo
Orioles
n° 32 (06
agosto 2001)
Genova.
La cosa più
preoccupante è
l'atteggiamento
della base. La
base della
polizia, intendo.
Sono molto
incazzati coi
giornali e gli
ispettori, si
sentono - in buona
fede - vittime di
chi ce l'ha con
loro, non
percepiscono
assolutamente il
fatto che è
successo qualcosa
di non normale.
Questo, non a
livello di vertice
(il vertice è più
marpione) ma
proprio di agenti
semplici e di
sindacato di
polizia. E' un
fatto
preoccupantissimo.
Una delle cose
importanti che
erano successe in
Italia in questi
vent'anni era la
civilizzazione
della polizia. La
polizia, in
Italia, ha sparato
moltissimo nelle
piazze, più che
nel resto
d'Europa. Ancora
ai miei tempi, nel
'68 ad Avola, un
blocco stradale di
braccianti era
stato preso a
fucilate (l'Italia
aveva un fondo
molto spagnolo, da
questo punto di
vista, molto
franchista e molto
non-europeo). Poi,
tutti siamo
cresciuti. Noi
compagni abbiamo
imparato che
quelli che
lavorano per lo
Stato
(carabinieri,
magistrati...) non
sono
necessariamente
degli sbirri
stronzi, ed anzi
sempre più spesso
ce li siamo
trovati accanto
contro i mafiosi.
Borsellino,
Falcone, il
capitano Ultimo,
sono eroi nostri
come Pertini o Che
Guevara. I
poliziotti,
dall'altro lato,
sempre più spesso
si sono sentiti
soldati al
servizio delle
persone, non più
(Coi Baffi, Senza
Baffi: li
ricordate)
sorveglianti
pagati per fare
stare tutti zitti
e buoni. Questa
evoluzione, da una
parte e
dall'altra, si è
verificato in modo
maturo e completo
fra i magistrati
(una volta il
magistrato modello
era Vitalone; ora
è Gherardo
Colombo); in modo
abbastanza
consistente (anche
se poco leggibile
all'esterno) fra
gli ufficiali dei
carabinieri e
della finanza; e
in maniera diffusa
(di più fra i
professionisti, di
meno fra i
complementi) nella
polizia. Di
quest'ultima,
personalmente, ho
un ricordo molto
particolare. Ero a
Palermo, e
conoscevo un sacco
di gente alla
squadra Mobile,
quando i
poliziotti
palermitani,
contemporaneamente,
lottavano contro
la mafia e per i
loro diritti
sindacali; diversi
volantini del
Siulp, a quei
tempi, li ho
scritti anch'io.
Ora, che c'è un
governo di destra
che massacra i
ragazzi e poi
vuole detto anche
bravo, niente di
strano; passerà
anche questo. La
novità, invece,
quella che mi fa
paura, è che la
base della polizia
s'imbarbarisce;
almeno a giudicare
da Genova.
Stavolta non è la
barbarie
pasoliniana delle
uniformi di panno,
dei figli dei
contadini; è la
barbarie tutta
moderna e
"dal
basso" di
chi, esercitando
una funzione,
ritiene in
assoluta buona
fede che questa
non abbia limiti,
e che chiunque
parli di limiti
remi contro. E'
una barbarie, e
credo di avere il
dovere di dirlo in
nome di quei
volantini del
Siulp e di quegli
amici poliiziotti.
Non ammetto che
quello che ha
preso a calci in
testa un ragazzino
per terra debba
essere chiamato
carabiniere o
poliziotto come il
capitano Ultimo o
Carmine Mancuso.
Non ammetto
neanche che le
stronzate di ora
ci facciano
dimenticare - a
noi compagni,
intendo - che
carabiniere e
poliziotto, a
partire da
Palermo, sono
parole nostre come
studente o
ferroviere.
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