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Il
CORRIERE DELLA
SERA 2
novembre 1999 Vigna e i reparti antimafia sciolti PROCURATORE di
INDRO
MONTANELLI Non sempre mi sono trovato d’accordo sulle esternazioni del procuratore nazionale antimafia, Piero Luigi Vigna. Ma nell’intervista da lui rilasciata ieri a questo giornale sul caso Ros, trovo un solo appunto da muovere: il tono, per il mio privatissimo gusto, un po’ troppo sommesso. Antefatto, per la comprensione dei lettori. In Italia, per la lotta alla criminalità organizzata – che non è soltanto mafia – erano stati istituiti tre corpi speciali e quasi del tutto autonomi da quelli di provenienza: uno dei Carabinieri, il Ros; uno della Polizia, lo Sco e uno della Guardia di Finanza, il Gico, strettamente collegati tra loro. Avevano reso buoni servizi. Memorabilmente quello dei Ros con la scoperta del nascondiglio e l’arresto di Riina. Come
ricompensa il
gruppo, formato da
uomini
specializzati in
questo genere di
operazioni e –
come quasi sempre
capita in tali
casi – animati
da un fortissimo
spirito di corpo e
legati al loro
comandante fra
loro conosciuto
sotto il nome di
battaglia di
“capitano
Ultimo” , è
stato disciolto, e
il capitano Ultimo
mandato a fare
magari il primo in
qualche ufficio.
Perché? La
laconica
spiegazione finora
fornitaci è
stata: “riordino
dei servizi”.
Io, semplice
cittadino, vorrei
sapere in quale
stagione o mese
dell’anno i
servizi segreti e
le unità che si
occupano di
intelligence
(quali sono, anche
se non formalmente
rubricati con
questa qualifica,
i tre suddetti)
non vengono
“riordinati”. Le volte che in questi ultimi anni gli si è cambiato nome e inquadramento gerarchico non si contano più. Quando vengono costituiti, si parte sempre dall’idea di farne dei corpi del tutto speciali, del tutto autonomi, del tutto indipendenti e, come tali, vengono annunciati. Poi la burocrazia dei corpi di provenienza (Polizia, Carabinieri e Finanza) passa al contrattacco, e giorno dopo giorno, con l’appoggio di certe forze politiche, scava la fossa a queste sue creature per riportarle alle proprie dipendenze: il Ros al Comando di Legione, lo Sco alla Questura, il Gico alla Finanza. Perché?
Perché la
burocrazia, che
domina e predomina
in tutti
gli
ingranaggi della
nostra
“macchina”
statale, compresi
quelli militari,
non può ammettere
che qualche
elemento sfugga al
suo controllo,
segua regole che
non sono le sue, e
obbedisca a capi
diventati tali,
per il proprio
prestigio, più di
elezione che di
carriera come
sembra che sia il
caso del capitano
Ultimo. La
scusa è sempre la
stessa:
l’eccessiva
indipendenza (e
l’indipendenza,
per i nostri
burocrati, è
sempre eccessiva)
può indurre
questi servizi
speciali a
“deviare”
verso altri scopi
e obiettivi.
Meglio rompere
subito questa
spirale e
ricondurre questi
servizi speciali
sotto controllo in
modo da garantirne
la
“trasparenza”.
Speciali si, purché
tornino ad essere
come gli altri.
Efficienti si,
purché sottoposti
ai soliti
paralizzanti iter
di bolli, di
timbri e di
conflitti di
competenza.
Segreti anche,
purché tutti ci
possano vedere
dentro fino in
fondo. Ecco. E’
qui che io,
semplice
cittadino, avrei
desiderato da
Vigna un pugno sul
tavolo e una
richiesta
ultimativa al
potere politico.
Nella sua
intervista egli ha
spiegato benissimo
i motivi che non
consigliano, ma
impongono di
lasciare al loro
posto e al loro
lavoro gli uomini
che hanno imparato
a farlo e ne hanno
fornito le prove.
E’ mancato,
ripeto, il pugno
sul tavolo, che ci
permettiamo di
picchiare noi,
semplici cittadini
in attesa di un
po’ più di
sicurezza. Ci
dicano chiaro e
tondo perché
hanno smembrato il
Ros, e hanno
ridimensionato
l’attività di
Sco e Gico. Non ci
raccontino che
hanno voluto
mettere al riparo
il capitano
Ultimo e i suoi
uomini dalle
possibili vendette
della malavita. E
soprattutto
non vengano
a ripeterci che il
modus operandi dei
servizi segreti,
per impedirne le
deviazioni, dev’essere
“trasparente”.
Questa, che un
segreto possa
essere
trasparente, è
un’idea da
primato della
cretineria , lo è
della retorica
virtuista o della
menzogna
truffaldina. Indro Montanelli
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