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 FAMIGLIA CRISTIANA

Il capitano dei carabinieri che arrestò Riina

La sporca guerra di Ultimo

di BARBARA CARAZZOLO
   
    

Dalla lotta contro i boss alla tutela dell’ambiente: e si è trovato un’altra volta a combattere la mafia.

Beato il Paese che non ha bisogno di eroi. Ma quando l’eroe c’è, perché nasconderlo?

Sembrava una buona notizia, in un’Italia alle prese con tante emergenze ambientali: il celebre capitano Ultimo, l’uomo che ha arrestato Totò Riina, che ha organizzato il gruppo di carabinieri specializzato nella cattura dei latitanti, che ha portato a termine molte missioni segrete contro Cosa nostra, ha scelto la difesa della natura. Da tre mesi, dopo il discusso scioglimento del suo gruppo e le polemiche che ne sono seguite, ha chiesto di entrare nel Noe, il Nucleo operativo ecologico dell’Arma, diretto dal colonnello Rositani.

Fra tanti incarichi possibili, magari più prestigiosi, ha deciso di mettere la sua lunga esperienza, maturata in anni di attività nel Ros del colonnello Mori e a fianco di magistrati come Giovanni Falcone e Ilda Boccassini, al servizio della lotta contro l’inquinamento e le "ecomafie". Una bella lezione per tutti quelli che considerano l’ambiente un argomento di serie B. E un bel personaggio da intervistare, nel giorno in cui la Chiesa festeggia i valori della natura e dell’ecologia e l’impegno di quanti si battono per la salvaguardia di questo patrimonio. E invece no.

Nonostante il parere positivo del suo capo e nonostante l’intenzione di non parlare delle polemiche che hanno accompagnato lo scioglimento del suo gruppo, al Comando centrale dell’Arma hanno risposto no. Il capitano Ultimo non si può incontrare. Più facile ottenere un colloquio in carcere con un detenuto, che in caserma con un carabiniere.

Un vero peccato: chi lo conosce bene, come il giornalista Maurizio Torrealta, autore di un bel libro sul suo ruolo nella cattura di Totò Riina, lo descrive come un personaggio affascinante. Figlio e nipote di carabinieri, nato in una famiglia toscana di minatori e contadini, Ultimo è entrato nell’Arma perché spinto da una passione profonda per la giustizia. Della vita, nonostante le delusioni patite anche sulla sua pelle, continua ad avere un’idea romantica e idealista: bisogna vivere senza cercare il privilegio, così non possono ricattarti; bisogna essere quello che si è senza farsi accecare dalle ambizioni; bisogna essere sempre dalla parte degli ultimi, dei semplici; non bisogna farsi fermare dai momenti difficili. E cita il giudice Falcone che diceva: «Bisogna avere pazienza e non mollare, l’importante è che esistiamo e che portiamo avanti con l’esempio e il sacrificio le nostre idee».

Ultimo, insomma, non è uomo in cerca di onori, ma di impegni. E infatti, terminati gli studi, prima all’Accademia militare di Modena e poi alla Scuola Ufficiali di Roma, chiede di andare volontario in Sicilia, dove avevano ammazzato il generale Dalla Chiesa, uno dei suoi miti. Qui, partendo da zero, mette a punto negli anni un nuovo modo di combattere la mafia, fatto di lunghi appostamenti, di pedinamenti e di intercettazioni ambientali, di verifiche sul campo di tutti gli elementi forniti dai pentiti.

Il sistema funziona: se la cattura di Totò Riina è il capitolo più noto di questo suo impegno, molti sono i successi investigativi che portano la sua firma e quella del suo gruppo. Il gruppo: ecco un altro dei punti di forza del capitano Ultimo. Uomini scelti tra i più emarginati perché ribelli, troppo indipendenti, troppo sopra o sotto le righe che, presi per il verso giusto, diventano una forza irresistibile. «Capisci che hai con te persone con le quali puoi andare a fare qualsiasi cosa, e che è gente bellissima, come le stelle del cielo, e gli vuoi bene e ti accorgi che siete la stessa cosa, e quello che succede a loro è come se succedesse a te».

Peccato che il gruppo sia stato sciolto. Peccato che qualcuno, nei posti di comando, abbia deciso che la lotta alla mafia è cosa troppo "seria" per lasciarne anche solo una parte nelle mani di gente così.

Ma per fortuna «non è l’esistenza dei tarli che deve impedirci di piantare boschi», come diceva Pierre Mendés-France. E così, per il capitano Ultimo, ora diventato maggiore, si apre un nuovo fronte di lotta.

Un fronte verde in cui, da anni, la mafia la fa da padrone. I dati raccolti negli ultimi anni dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti e dalle organizzazioni ambientaliste dimostrano senza più ombra di dubbio che, controllando e saccheggiando il territorio, la criminalità organizzata gestisce un giro d’affari miliardario. Cave e discariche illegali, abusivismo edilizio e traffico di rifiuti tossici sono gli strumenti attraverso i quali la mafia conquista spazi nell’economia di una zona, ottenendo innumerevoli vantaggi al prezzo di pochi rischi. E mentre le leggi che finalmente inseriscono i nuovi "crimini ambientali" nel Codice penale fanno qualche passo avanti nei palazzi della politica, diventa sempre più importante il lavoro del Noe.

È un gruppo di carabinieri specializzato nella tutela ambientale: 170 persone circa, per la maggior parte giovani e motivati, divisi in 16 sezioni che coprono tutto il territorio nazionale, più una squadra per l’inquinamento da sostanze radioattive. Si tratta di un lavoro spesso oscuro ma importantissimo, sul quale lo Stato, e soprattutto il ministro dell’Ambiente dal quale dipendono, dovranno puntare sempre di più, se vogliono vincere questa "sporca" guerra. E un "eroe" in più non può che fare comodo. Anche se è l’Ultimo arrivato.

Barbara Carazzolo

 

 

 


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