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IL MANIFESTO Martedì 6 giugno 2000 Un regalo al boss il trasferimento nei giorni della trattativa Daria Lucca Giovedì 25 maggio 2000, un posto qualsiasi della Sicilia, mattina. Bernardo Provenzano è appena stato informato che il suo cacciatore, il maggiore Ultimo, lascia il Ros (Raggruppamento operativo speciale). I quotidiani, quel giovedì, riportano la notizia a tutta pagina. L’uomo però è diffidente. Altrimenti, come sarebbe riuscito a gabbare con trent’anni di dorata latitanza a casa propria uno stato agguerrito di due-trecentomila tra agenti e militari delle varie forze di polizia? Per sciogliere la tensione dai muscoli del collo, la versione fornita dal Corriere della Sera o da Repubblica non gli basta. Vorrebbe qualcosetta in più. Venerdì 26 maggio, stesso posto. Provenzano è pronto a brindare. A che cosa? Il comunicato del comando generale dell’Arma dei Carabinieri, pubblicato quella mattina, gli ha tolto anche il più piccolo dubbio. L’ufficiale che da sei anni gli sta alle costole lascia veramente l’incarico, la sua richiesta di trasferimento è stata accettata. Considerando intollerabile che un sottoposto obbietti alla decisione dei suoi superiori (lo stato maggiore era disposto a rafforzare la squadra di Ultimo con 32 uomini, ma per soli sei mesi), Viale Romania non perde l’occasione per far sapere al mondo chi comanda in casa della Benemerita. E perché non ci siano equivoci (caso mai esistesse un altro Ultimo), nel comunicato viene scritto il nome e il cognome reale del maggiore. Provenzano gongola. Nel giro di 24 ore ha risolto un problema che lo assilla dal giorno in cui Totò Riina viene catturato. Il carabiniere che lui voleva ammazzare viene fatto fuori senza spargimenti di sangue. Venerdì 26 maggio, un albergo di Palermo, notte. Gli abitanti del buio che costituiscono Crimor, la squadra dei cacciatori specializzati nella cattura dei latitanti, escono come fantasmi alla ricerca delle loro prede. Nella hall del noto albergo palermitano dove sono costretti ad alloggiare (registrati con il proprio nome e cognome, ovviamente) perché in “caserma non c’è posto”, il fattorino si avvicina con gli occhi lucidi. Anche lui legge i giornali:”Buonasera Mister”. Due parole, un capolavoro. Legge i giornali e non è fesso il fattorino. I motivi per decidere di sollevare Ultimo dall’incarico potevano essere uno più di mille. Siccome siamo persone perbene, proviamo ad immedesimarci anche nelle ragioni di chi ha scritto quel comunicato. Ultimo impiega un metodo di indagine senza pentiti che risulta molto costoso. In sei anni gli viene contestato, che cosa ha ottenuto? Tutto sommato, una logica di questo genere, per quanto aberrante, si potrebbe persino prendere in considerazione. Oppure: Ultimo ha un caratteraccio. Le decisioni di politica criminale non dovrebbero dipendere dalle attitudini personali, ma anche questa potrebbe essere una spiegazione. In realtà, dal comando generale non è mai venuto un chiarimento che dissipasse tutte le domande rimaste in sospeso. Al contrario, sull’episodio sono piovuti commenti inaspettati. Ad esempio, tra i primi a criticare l’atteggiamento dell’ufficiale, per avere rifiutato l’ennesimo rinforzo “a tempo”, ci fu proprio il procuratore nazionale antimafia, Piero Luigi Vigna:”Ultimo ha sbagliato, ha esagerato, avrebbe dovuto accettare”. Adesso, qualsiasi lettore ha il diritto di porsi nuovi interrogativi. Sapendo che lo stato aveva cominciato una partita tanto complessa (e anche poco convincente) come quella sulla eventuale “dissociazione” (gli aggettivi sono ridicoli, scusate se non li ripetiamo), i protagonisti della trattativa non si sono resi conto che annunciare il trasferimento di Ultimo proprio in quei giorni significava mandare un segnale al signor Bernardo Provenzano? Non ci viene forse spiegato un giorno sì e l’altro pure che, a Palermo, tutto è simbolico? Uno stato che vuole debellare la mafia avrebbe dovuto indovinare subito come Provenzano poteva interpretare la notizia: a suo favore. Pensava, l’anziano boss di Corleone: ma guarda questi, con una mano offrono a Pietro Aglieri (secondo voi , quanto tempo è passato prima che Provenzano fosse informato di quanto accadeva nella patrie galere?) una via di trattativa, con l’altra mi tolgono dai piedi questo rompiscatole: che sia cambiato qualcosa nei rapporti tra la politica e la mafia? C’è ancora una domanda, che pende su tutta la vicenda, una volta messi insieme questi tasselli: la trattativa per la “dissociazione” comprende anche un capitolo intitolato a Provenzano? La poniamo, pubblicamente, nella speranza di ottenere risposte definitive, che ci tranquillizzino. E, per favore, almeno in questa occasione, si evitino i giochetti di parole.
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