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 IL GIUDICE RAGAZZINO

 Di Nando Dalla Chiesa (1992)

 Einaudi

- Seconda di copertina -

 Il venerdì 21 settembre 1990, alcuni killer assoldati dalla mafia portano a termine, in un'esecuzione particolarmente feroce, l'ennesimo omicidio. La vittima è Rosario Livatino, magistrato che svolge da anni, ad Agrigento, con precisione e onestà, un lavoro implacabile, fatto di casi eccellenti, ma anche di quella quotidianità che ad altri pare così facile trascurare.

Nando Dalla Chiesa ricostruisce, in un racconto fatto di partecipazione e di testimonianza, la biografia personale e professionale di Livatino nell'arco di tutti gli anni Ottanta. Alla vicenda del magistrato si intreccia la ricostruzione dei casi più clamorosi e delle polemiche  più dirompenti che hanno contrapposto, nell'arco di un decennio, mafia, società civile e istituzioni, troppo spesso nel segno di un attacco diretto all'attività di quei "giudici ragazzini" mandati a rappresentare lo Stato in prima linea.

Se la vicenda di Livatino è infatti centrale nel libro, di grande importanza è, per comprenderne davvero i contorni, il concetto di "regime della corruzione" attraverso cui Nando Dalla Chiesa descrive, non risparmiando nomi ed episodi precisi, quella discreta connivenza fra politica, intellettuali, mass media e mafia che sola può garantire, attraverso la manipolazione dell'opinione pubblica, il successo dei poteri criminali.                      

  Prefazione di Nando Dalla Chiesa.

Chi scrive non ama particolarmente i giudici. Li ha conosciuti  nei tribunali sia come parte offesa sia come imputato. E in tutti e due i casi ha avuto occasione di pensarne bene e di pensarne male, talvolta tutto il bene, talvolta tutto il male possibile.

E tuttavia si è sempre rifiutato di mettere la sua giustificata diffidenza al servizio di un potere che per un decennio intero ha cercato tenacemente e senza pudore, attaccando la magistratura, di azzerare ogni forma di controllo della legalità per affermare la propria impunità. Si è rifiutato di mettere il proprio bisogno di giustizia al servizio di chi voleva (e ancora vorrebbe) annullare la stessa nozione di giustizia sul territorio della Repubblica. E si è trovato per questo schierato d'autorità, quasi per un grottesco sortilegio, tra i nemici delle libertà e delle garanzie.  Ha però la consolazione morale di essersi trovato in buona compagnia: tra uomini liberi che non hanno ricevuto in concessione la fortunatissima doppia condizione di cortigiani del potere e di alfieri dell'"anticonformismo" libertario; tra uomini che hanno affrontato a testa alta gli attacchi ripetuti del "regime della corruzione"; talvolta tra uomini che hanno dato la vita nella lotta contro questo regime e le sue manifestazioni più sanguinarie: Una compagnia forse non sempre meritata, ma estremamente gratificante, che dà il senso di un cammino dignitoso e non inutile.

Questo libro racconta appunto la storia di uno degli uomini liberi che non si sono piegati allo strapotere delle bande illegali: la storia di uno di quei magistrati dei quali è giusto pensare tutto il bene possibile. E per fermare o umiliare i quali il potere ha usato come pretesto le inefficienze,  le  pigrizie,  i soprusi di quei magistrati dei quali è lecito pensare - al contrario - tutto il male possibile: proprio quelli, cioè, più vicini al Palazzo, pronti a condannare il cittadino qualsiasi in pochi minuti e a insabbiare con pazienza certosina le inchieste che insidiano i potenti.

E' una storia sulla quale vale la pena di riflettere se solo si vogliono capire i fatti, i personaggi, le culture, i buchi neri della ragione e i grandi tradimenti che hanno segnato la vita italiana degli anni Ottanta. In tal senso la storia di Rosario Livatino, più che presentarsi come biografia personale, si presenta come uno specchio pubblico per una intera società. E la sua morte, più che essere un documento d'accusa contro la mafia, finisce per essere - con la pura forza dei fatti - un silenzioso, terribile documento d'accusa contro il complessivo regime della corruzione. Al tempo stesso è un indimenticabile omaggio ai valori che quel regime ha inteso calpestare.

Nando Dalla Chiesa

     

 

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