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L'
UNICORNO
canto
di luce
VUOTO
Se lo guardi,
non lo vedi.
Se lo ascolti,
non lo senti.
Se lo tocchi,
non lo afferri.
Se lo desideri,
non l'avrai mai.
Dal vuoto è arrivato
e nel niente ritorna.
Non ha luce,
non ha colore.
Senza forma indistinta.
Cio' che è,
senza principio,
ne' fine,
e va oltre il pensiero,
oltre la parola.
SOGNO
N° 7
L'eco distorta
dal suo dintorno sensoriale
rameggia d'opaca percezione
l'oceano dell'aurora.
L'apostolo
del Male
ci darà l'assoluzione
nell'àncora dei suoli
ch'estingue gli elementi.
Esci lento, verso,
nello straccio in cui m'uccidi
e circondato da un sorriso
farà risurrezione.
IN
SILENZIO
In silenzio ti chiedevo:
"ascoltami mamma".
Ti parlavo con il pianto
e il mio sorriso.
Ti pregavo di ascoltarmi
per mille volte al giorno,
perche' convinta
che il nostro amore,
superasse ogni barriera,
e ogni silenzio.
Come il sole,
riscalda la terra,
tu mamma di figlia del silenzio,
scaldavi con il tuo amore,
il mio piccolo sanguinante cuore.
Cosi' son cresciuta
nel mio silenzio,
sperando ogni giorno
di poter comunicare con te
e l'intero mondo.
Tutto questo l'ho fatto,
con la voce vibrante,
del mio silenzio.
PASSIONANDO
L'imberbe
follia del
grano
attende
l'acqua
lentissima di
Cristo.
S'innervano
gli ulivi,
angeli del Sud
crespi di
perduta
solarità,
mentre uccelli
di splendore
passano fra i
rami.
L'Adriatico e
lo Jonio
danno lezioni
d'equilibrio.
Ti cingo la
vita
con l'oro del
vespro.
PASSAGGI
Lo stantuffar
dei grilli
è parola
d'argilla
per mezzo del
giorno.
La falsità
dell'acqua
colpisce la
radice
dal cuore
indiviso:
oscuramente da
lei mi
disamoro,
tra mare e
cielo un velo,
colpa della
luna.
Frange di
vento
sono le
foglie.
Nella malìa
di un annegare
ridivento ciò
che sono.
E più nulla
ricordare.
CERTI
RITORNI
Come un
orologio a
gambe aperte
queste mura di
silenzio
rampicante
colavano calma
distesa a
raggiera.
La mia penna
d'artiere
maneggiava
carne di carta
e la pianura
si abbandonava
all'amaca
verdastra
dello Jonio.
Si posò sul
tuo sguardo
l'ora della
luce,
rosa che
implorava
trasfusioni.
"Paese
che non ebbe
venti,
avrai un
angolo di neve
per lavarti le
ferite".
Sul mare fermo
del deserto
d'improvviso
venne giorno.
PULSAZIONI
Nelle vene
d'un chicco di
grano
s'infutura
l'amore
disterrato
dai rottami
del cuore.
Sul campo
della bocca
sbocciano
parole
come fiori
di un
appassito
dire.
Solo questi
ininterrotti
ulivi
sono gioia
d'arco e di
faretra.
La luna è un
tamburello
per la notte
pizzicata.
TORMENTI
L'angelo
mercenario
dilaniato
dagli
scorpioni
è smarrimento
per occhi,
sole azzimo
che colora
i sistri del
platano.
Noi, pronipoti
di Caino
e sue sorelle
senza nome,
perdiamo il
volto
se ci rubano
le maschere,
unzione degli
sradicati.
A guardarsi il
cuore,
vengon le
vertigini.
Signore,
quando ci
obbediranno
le pietre
della
testimonianza?
SULLA
RIVA
L'azzurro è
una vite
frondosa
in cui
l'incostanza e
i suoi
composti
nutrono il
giro dell'onda
da sera a
sera.
La lente umana
del dolore
scarnifica il
Disegnatore
anche nel
passo
scorticato di
matita
e mostra come
nostra
la saviezza
memoriale.
Galassie di
perle
non fanno un
grammo di
sapienza.
CAVALIERI
A ORE
Lo specchio
d'oro dei
peccati
ha squarciato
la sua stella
di sapone.
Il fumo che
dubito
pone l'arbusto
nei figli del
nome.
Appassisce il
giorno
sul ramo che
imbruna
sentieri di
sole,
pugni di
polvere,
petali per
guance:
il mare sembra
morderci
col suo
sorriso.
L'uomo dessapìdo
ha casa nel
vento.
E pulsa la
barbarie.
IL
PESCE
Nell'interminabile
gelo
dei confetti
del cielo
qualche sudore
di sogno
scolò sulla
fronte.
Le mani del
pero
pregano
insieme
e ne cade il
fiore,
lingua
terrestre
d'angelo.
La catena
d'ogni
profezia
libera il dio
vergine del
fiume
nel sangue che
tace,
finchè il
cuore non sia
alba.
Contaminati
dalla speranza
olieremo
lampade per
sempre.
DENTI
La sindrome
della
totalità
paralizza il
mare
in un luogo di
sussurro
e fiocchi
d'argento.
Nell'anno del
giusto cammino
la porta del
giudizio
confina con la
scala
verso la
città del
rifugio,
fonte del
lampo
degna di sole.
L'erba
saponaria
divide pietà
di chi ci
mandò la
bellezza.
E col fuoco
affinai l'oro.
AMULETO
L'onda col suo
sciame a pelo
dal cuore
prensile
porta l'aurora
d'avorio
antico.
Concepì dalla
Parola chi
filava porpora
sincera
e l'oro per lo
squarcio
fu testimone
del giorno,
mistero primo
Ingenerato,
avvolto nel
rifugio di
verità.
Noi, pieni di
cielo
come angeli
ravvicinati,
amiamo di Dio
l'ebbrezza.
E nella casa
del cedro,
riposo.
PROIETTILI
La luce smista
colori
e l'ombra
lascia
indovinare
i tuoi fiori:
di quest'amore
di guerra
ho soltanto le
parole,
come ali
bruciate
appese al
bacio.
Il seme della
pietra
si salva dal
crepuscolo
leggendo la
sete
del fico di
Palestina.
E tu,
cacciatore di
nuvole,
carica il
fucile con la
penna:
la ruggine
sulle catene
non vuol dire
libertà.
CALENDARIO
Come trema il
tonno
le polveri
d'oro,
sentinelle del
grano battuto,
tremano.
Il demonio del
mezzogiorno
custodisce
l'errore
di una città
sacerdotale
in ginocchio
ai Baals.
Il tramonto è
una lega
minore
a memoria dei
fuochi di
Malta
cui
banchettammo
con voce di
sposo
o di lucerna.
Tu, donna
d'amore
sotto la
pianta del
vino,
aneli all'arte
gemmaria.
Venga presto
sera,
in questo
giardino
di pietre e
cielo inerte
e noi,
clandestini
del ricordo,
saremo
ricondotti al
Vero.
<canto
di luce>
<canto
di neve>
<canto
di vento>
<canto
di stelle>
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