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L' UNICORNO canto di neve
VUOTO IN SILENZIO
UN’ALLODOLA
ALLO SPECCHIO Vorrei
essere l’ultima
corda della
cetra dove
i gabbiani
sono aquiloni legati
ai tentacoli
del cielo e
la morte un
battito più veloce del fulmine. Vorrei
essere la
primavera che
spia il
mare
incipriato di
pioggia quando entra l’aurora. Vorrei
essere l’arco
lunare che
scocca una
stella cadente verso l’intenso mattinare. Vorrei
essere le
parole del
vento che
dorme nel
cuore della
sera per svegliare i petali del tuo sorriso. Ma
qui il
fuoco taglia
code di
salamandra e l’edera s’arrampica sulla ragnatela dell’ombra. Vorrei
perderti e
fuggire
dimenticato.
ALI
Infine la mente riaffiora nel fondo dell’ora, dove del vento s’avverte il confine. Amore figlio di tuono non sfocia nel fiume di un minuto, maschera d’identità. Si tace come coriandoli a festa finita. Ed è più facile volare.
PRESENZA
Il cielo passa piano sull’orlo del mondo e manca qualcosa in più del dolore per camminare controsole. Un fiume di foglie porta lontano il tempo che, derubato di me stesso, amavo
l’incavo
delle tue
mani. APPUNTAMENTO CON LA LUCE La
doppia metà
cattura folle
trapassare la
carne senza
capire. L’aria
dei morti circoscrive
il sottosuolo
dell’anima e
muove-lacerato-il
buio oltre
il senso del
gelo. Un
abito di cera
è la pelle da indossare a carnevale che dura un attimo: quanto
basta a
ruotare la
clessidra. DIETRO GLI OCCHI La strada coltiva lampioni spenti come un passo d’acqua in viaggio dalla nostalgia. Le risposte del mare sono un ricordo solitario sulla punta dei capelli, ma vedere i colori delle api nel bagliore dell’istante fa vivere lo spazio tra cose e parole. Le nuvole si baciano, innamorate di un’incognita. Ti
solletica il
tramonto. APOLIDE I I paesi nati dal grano svestono l’orizzonte tra pali veloci nel finestrino. La carne delle parole è una processione di ricordi che vive profili d’ombra perdere polvere e cicale. Cerco accenni di luoghi quando
ci sarà tempo
per non
averne. COLORI Sembra silenzio l’impercettibile spazio di un grido smarrito nella bellezza increata. Il tempo sorveglia l’alba che tarda nei fuochi dell’aurora, ma il peso dismemore dell’ombra non spegnerà questo sole riflesso nel cielo di vetro dall’incerto cammino; l’alito della pietra che sale sulla spina dorsale dell’infinito ci
vedrà. DALLE
STELLE IN SU La notte costruisce muri al mio dormire. Sento
sogni di
vecchie
geometrie, di
rondini in
oscillìo; vedo
nomi di venti
seppellire
ombre, l’occhio
del lago, i
morsi del
cielo. La
soglia
dell’improvviso è
oltre il
dolore.
FRAGMENTA Sulle
lame del
silenzio
fermentato sanguina
la voce dei
tuoi occhi arrubinati
a finegiorno come
cenere morta
nel fuoco. Inchiostrate
di veli risuonano
dall’arpa
notturna che
deraglia le
margherite del
cielo. E
lo squarcio
caduto tra
l’ore scrive
quello che non
sono. RITRATTO L’istante
accade nelle
fenditure
dell’attimo se
inseguire il
vento è
riassunto del
silenzio che
galleggia sul
tempo. Una
meridiana
desolata lascia
il sogno di
sognare alla
parola aperta
nel vero della
maschera. Qui
sarà
l’altrove legato
alla pioggia
dei tuoi
capelli, dove
l’alba
dimora. <canto di luce> <canto di neve> <canto di vento>
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