PARLA
IL PRESIDENTE DEL
COMITATO SUI
SERVIZI SEGRETI
Speciale
tgcom
3-7-2001
By
Enrico Fedocci
Frattini:
"Capitano
Ultimo messo con
le spalle al
muro"
Secondo
il deputato di
Forza Italia ciò
che viene
contestato a
Ultimo è il fatto
di avere fatto
dichiarazioni
pubbliche. "Ultimo
deve tornare a
fare
indagini"
Da
Eccellente
a Superiore
alla media
nelle note
caratteristiche.
Poi il
trasferimento al
Noe su richiesta
dello stesso
Ultimo che
lamentava
l’impossibilità
di lavorare al Ros.
Direi
che il maggiore
Ultimo è stato
messo con le
spalle al muro.
Questa è la realtà.
E’ chiaro che,
in una istituzione
militare come
quella
dell’Arma,
quando una
valutazione
"Eccellente",
avuta per anni, si
trasforma in un
"Superiore
alla media" e
quando vengono
negati al reparto
gli uomini e i
mezzi necessari al
lavoro, le
"regole non
scritte" di
una istituzione
come quella
dell’Arma dei
carabinieri fanno
sì che la persona
se ne vada. Non
c’è bisogno di
rimuovere, basta
mettere
l’ufficiale
nella condizione
di doversene
andare. E questo
è accaduto.
Io
credo che, da
quanto è scritto
in quelle note
caratteristiche,
emerga con
assoluta chiarezza
che cosa è
accaduto: ciò che
è accaduto ad
Ultimo, infatti,
fa il paio con
ciò che è
avvenuto con lo
spostamento del
generale Mori
dalla guida dei
Ros alla guida
delle Scuole. E’
chiaro che c’è
voluto quasi un
biennio perché il
generale tornasse
ad un incarico di
responsabilità,
come è avvenuto
ora con il suo
trasferimento al
Comando Regione
Lombardia, e a cui
io plaudo. E’
evidente che anche
per lui c’è
stato un periodo
di quarantena. Nel
caso specifico del
capitano, questi
ha contravvenuto a
quei principi che
sottendono alle
regole
dell’"obbedir
tacendo".
Purtroppo, in
queste
istituzioni, non
si riesce sempre a
comprendere chi
per anni ha
vissuto in trincea
a rischio della
propria vita. Chi,
come Ultimo, ha
vissuto tutto ciò
comprende meno di
altri il rispetto
formale delle
regole
burocratiche
dell’Arma, dello
stato militare.
Ciò
che gli
rimproverano,
infatti, è di non
essersi comportato
in conformità
alle rigorose
regole dello stato
militare:
"l’obbedir
tacendo", il
non fare
dichiarazioni, il
non lamentarsi
mai, il dire che
tutto va bene
anche se non va
bene per niente.
Questo, chi
convive con una
condanna a morte
della mafia lo
capisce poco.
Quindi, il motivo
per cui sia stato
dato quello
strabiliante
giudizio
caratteristico è
molto chiaro. E’
sorprendente come
il ministro della
giustizia Fassino
non se ne accorga.
Ultimo
tornerà ad
occuparsi di
latitanti?
Io
credo che, ove vi
fosse la volontà
politica tra
virgolette, lo
spazio ci sarebbe.
Temo fortemente
che poco o nulla
accadrà perché,
evidentemente,
questo tipo di
marcia indietro
sarebbe una
sostanziale,
implicita
dichiarazione di
sfiducia nei
confronti dei
vertici
dell’Arma. E’
chiaro! Detto
brutalmente, come
farebbero a
giustificarsi
quegli ufficiali
che hanno firmato
il giudizio
valutativo,
qualora oggi o
domani il maggiore
Ultimo fosse
restituito alle
sue funzioni di
lotta alla mafia?
Qui c’è una
necessità, per
coloro che hanno,
a mio avviso
sbagliando,
redatto quelle
valutazioni, di
non cedere neanche
di un millimetro
perché, cedendo,
dimostrerebbero
l’erroneità
della loro
valutazione.
I
pm Tescaroli e
Gravina hanno
espresso pareri
molto favorevoli
nei confronti di
Ultimo
Io
sono dell’idea
che il pubblico
ministero non
possa disporre
della vita e della
carriera
dell’ufficiale
di polizia
giudiziaria, ma
credo anche che
non si possa
totalmente
trascurare il
giudizio e la
valutazione di
quelli che hanno
lavorato dando
ordini operativi
al personale di
polizia
giudiziaria (il
pubblico
ministero, come
dice la
Costituzione,
dispone della pg).
Quindi è chiaro
che se un
ufficiale di pg
riceve una
valutazione
assolutamente
lusinghiera da
parte della
magistratura che
ne dispone e
l’istituzione
militare ha idee
diverse, penso che
ci debba essere,
in parte, una
mediazione tra le
due valutazioni.
Far prevalere in
via esclusiva
l’una senza
sentire per niente
l’altra mi
sembra che
richieda una
revisione di
questo sistema di
regole, non c’è
dubbio.
Pare
che ultimamente ci
sia stata una
sovrapposizione
dell’attività
della polizia di
stato su quella
dell’Arma che ha
mandato all’aria
l’imminente
arresto di
Provenzano. Non
c’è un po’
troppa confusione
tra le forze
dell’ordine, in
questo periodo?
Di
questo parlo da
molto tempo e
segnalai
l’inopportunità
assoluta del
depotenziamento
dei corpi speciali
delle tre forze di
polizia in
Parlamento, in una
sede
istituzionale,
quando era
ministro
dell’Interno
Napolitano. Io
ritenevo e ritengo
che in quella
occasione i Ros,
il Gico e lo Sco
abbiano subìto un
depotenziamento
probabilmente
irreversibile.
Quello è stato
soltanto il primo
tassello, il
secondo tassello
è stato quello di
far rifluire nei
comandi
provinciali tutto
ciò che prima era
affidato a cabine
di regia antimafia
più centralizzate
(appunto i Ros, lo
Sco e il Gico).
E’ evidente che
tra i comandi
provinciali di
polizia,
carabinieri e
finanza si
perpetuano quelle
rivalità
operative, oltre a
tutte quelle
difficoltà di
coordinamento che
portano alle
conseguenze che
sappiamo. Se non
ci fosse stato
quel
depotenziamento,
se al posto dei
comandi
provinciali di
ciascuna polizia
fossero rimaste
quelle cabine di
regia
investigativa ed
operativa che
c’erano prima,
questi
inconvenienti non
si sarebbero
ovviamente
prodotti. Quindi,
è stato
l’effetto di
un’azione
sbagliata che ha
origini lontane.