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Il mistero del processo al capitano ultimo
inchiesta giornalistica, azione giudiziaria o la vendetta raffinata dei corleonesi di Salvatore Riina?
PROCURA DELLA REPUBBLICAPRESSO
IL
TRIBUNALE DI PALERMO
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIAProcedimento n. 6727/97 R.G. Ignoti
P.M.: Dr. Pietro Grasso - Dr. Antonio Ingroia Trascrizione della registrazione delle Dichiarazioni rese da DE CAPRIO Sergio in data 7 maggio 2003 h. 09.45 Consulente Tecnico: Elvira Clemenza P
.M.: Sono
le ore 09.45 del 7 maggio 2003, ci troviamo a
Roma presso gli Uffici della Procura Nazionale Antimafia, davanti al
Procuratore della Repubblica di Palermo dottor Pietro
GRASSO e al Sostituto Procuratore Antonio
INGROIA, che parla, con l'assistenza per la
redazione dell' atto in forma riassuntiva, del Maresciallo
Capo Giuseppe CIURO della DIA,
Centro Operativo di Palermo, è davanti comparso il Tenente Colonnello
Sergio DE CAPRIO, nato a Montevarchi XXXX, in atto domiciliato presso ...
P.M.:
Diamo atto che si procede alla registrazione integrale dell' atto tramite
registratore tipo "Philips Memo Executive 394" e che il verbale
verrà redatto in forma riassuntiva. Diamo atto che il Tenente Colonnello DE
CAPRIO viene sentito oggi quale persona informata sui fatti nell' ambito del
procedimento n. 6727/97 Ignoti, in quanto il Giudice per le Indagini
Preliminari del Tribunale di Palermo, con suo provvedimento del 21 novembre
2002, ha disposto - tra l'altro -
ulteriori
indagini in relazione a questo procedimento e in particolare ha disposto
l'assunzione di approfondite informazioni circa l'attività di indagine che
condusse all'arresto di RIINA Salvatore il 15 gennaio 1993 e le attività
investigative svolte nei giorni successivi sul complesso immobiliare di via
Bernini ove il RIINA risiedeva. Lei già venne sentito sinteticamente
qualche anno fa da me e dal dottore TERESI, con il verbale del 23.4.98, se
vuole gliene diamo lettura DE
CAPRIO: Va bene P.M.:
Allora, lei ha dichiarato alI'epoca: "L'ufficio chiede al maggiore
DE CAPRIO di indicare dettagliatamente tutti i nominativi delle persone che
svolsero, sotto i suoi ordini, tutte le attività di investigazione,
consistite in servizi di osservazione, controllo e pedinamento, nel
territorio del quartiere Noce -
Uditore
di Palermo dal settembre 1992 al gennaio 1993, e che si conclusero
con l'arresto del latitante Salvatore RIINA. Preciso che su questi temi sia
io che gli uomini che all'epoca con me operarono abbiamo deposto quali
testimoni nel dibattimento per la strage di Capaci a Caltanissetta, circa un
anno addietro. L'attività di cui mi si chiede si svolse dal settembre -
ottobre 1992 e proseguì, come dirò fino al mese di giugno del 1993,
in quanto anche dopo l'arresto del RlINA le attività di osservazione sui
negozi e su altri obiettivi riferibili ai GANCI, proseguirono fino al mese
di giugno 1993. Le persone che lavoravano ai miei ordini erano:
Maresciallo NUZZO Sandro che ha svolto attività di osservazione al cantiere
di Via P. Gili,. C.re COLDESINA Giuseppe, che partecipò alle operazioni di
osservazioni al cantiere di via Gili, Maresciallo CALVI
Pinuccio, che si occupò dei pedinamenti di GANCI Raffaele, almeno fino alla
data dell'arresto di RIINA, Maresciallo RAVERA Riccardo, che collaborò ai
pedinamenti suddetti, Maresciallo LONGU Roberto, gli ultimi tre, assieme a me erano presenti al momento
dell'arresto del RIINA. Preciso che il COLDESINA è stato anche impiegato
per le Osservazioni del complesso di via Bernini, all'interno del furgone
ove prendeva posto il DI MAGGIO Baldassare, quando venne visto il RIINA
uscire dal complesso e forse anche il giorno precedente. L'intervento sulla
persone del RIINA e del BIONDINO venne materialmente eseguito da me e dai
suddetti CAL VI, RAVERA e LONGU. Altri militari del ROS erano nelle
vicinanze con funzione di appoggio. In particolare dietro di noi c'era una
macchina di copertura con due militari che si curavano della “(sicurezza
esterna ". L'ufficio chiede al
Maggiore di indicare i siti ove, nell’ ambito della suddetta indagine, furono
installate apparecchiature per la video
riproduzione,
e se oltre alle apparecchiature fisse siano state utilizzate anche
apparecchiature portatili, che di volta in volta venivano usate nei siti che
apparivano investigativamente più utili. Lei
risponde: "Nel corso delle indagini precedenti e susseguenti all'
arresto del RIINA, abbiamo installato telecamere fisse
per
controllo a distanza sugli obiettivi di Via P. Gili, di via Perpignano, per
la osservazione della macelleria di PRIOLO Vito e per quella della
macelleria di TUMMINIA Salvatore, sempre in via Perpignano. Sull'obiettivo
di via Bernini non sono mai state installate telecamere fisse, ma soltanto
apparecchiature portatili che venivano utilizzate dall'interno del furgone
soltanto nei giorni 14
e 15 gennaio 1993. Altra telecamera portatile venne utilizzata
-
sempre dall'interno di un furgone -
per
un servizio
di osservazione avanti al cancello del fondo Gelsomino, il giorno 15
gennaio, all'interno del furgone si trovava l'App. PASSANTE Orazio, oggi
in congedo. Preciso che non sono oggi in grado di ricordare tutti i
nominativi delle persone che svolgevano attività di osservazione davanti
agli altri obiettivi riferibili ai GANCI, ma comunque tali persone sono
state tutte sentite come testi nel processo per la strage di Capaci. In
questo momento mi sovviene anche il nome del M.llo SMALDINI Francesco in
atto in servizio al ROS di Roma, che svolse attività di ascolto delle
conversazioni tra presenti che si svolgevano all'interno del cantiere di via
Gili ". Queste sono le sue dichiarazioni dell' epoca; ci sono però
dei punti che il G .I.P. ci ha chiesto di approfondire, ci sono degli
ulteriori punti e circostanze sui
quali il G .I.P . ha focalizzato diciamo la sua
attenzione nel provvedimento di rigetto della nostra richiesta di
archiviazione e che all’ epoca non approfondimmo e quindi oggi le
chiediamo e sono in particolare quelli relativi ai passaggi mediante i quali
prima si decise di svolgere la perquisizione dopo l'arresto di RIINA e poi
questa decisione venne revocata, il G .I.P. in particolare ci ha chiesto di
verificare chi assunse questa decisione, tramite quale iter motivazionale,
diciamo così, e per quale motivo non si svolse ecc. Se vuole sinteticamente
partire anche dai giorni antecedenti all' arresto di RIINA fino a quello che
accadde nei giorni immediatamente successivi
DE
CAPRIO: Si, cioè tutto d'accapo
sin dall'inizio, tutta la vicenda? Quando siamo arrivati a Palermo? P.M.
: Si, sinteticamente P.M.:
Lo sa perché? Perché quando abbiamo chiesto qualche particolare, ci
è stato detto quello che ha la visione globale e completa di tutto è il
Maggiore - allora Maggiore - DE CAPRI O, perché è lui che ha condotto
tutta l'attività DE CAPRI O: Non
c'è problema. Benissimo, io nel mese di settembre con la mia Prima Sezione
venni inviato a Palermo per iniziare un' attività su GANCI Raffaele. Siamo
arrivati alla individuazione di questo GANCI Raffaele perché venne
attualizzato dal Maresciallo LOMBARDO che ne parlò con il Colonnello
-
all'epoca
-
MORI,
determinando
la sua attenzione, insomma volevamo fare qualcosa dopo le stragi che c'erano
state, nel senso che eravamo molto decisi ad intervenire, comunque volevamo
intervenire, era un tema che noi giovani rivendicavamo, sentivamo come dovere
morale, al di là del lavoro. Giustamente al sentire il nome GANCI io ero
uno dei sostenitori del discorso di LOMBARDO, perché io mi ricordo ai tempi
di Bagheria, io ho fatto servizio a Bagheria, ero tenente, e avevo già
fatto all' epoca le situazioni di famiglia estese degli SPINA e dei GANCI,
soprattutto per il legame che GANCI aveva con GAMBINO Giacomo Giuseppe
"il tignusu" e per me era sempre stato un obiettivo che avrei
voluto affrontare già da tenente di Bagheria. Dico questo non perché sia
un poco contro le Compagnie, anche alla Compagnia mi occupai dei MADONIA,
che vennero arrestati, di PUCCIO Vincenzo, che venne arrestato, quindi
pur stando a Bagheria, svolsi un' attività di fatto su Ciaculli e su
Palermo. Quindi io sapevo l'importanza che avevano i GANCI, sapevo che
Leonardo VITALE aveva detto che RIINA la Noce ce l'aveva nel cuore, e in
base a questo discorso affettivo aveva derogato le regole di Cosa Nostra,
che stabiliscono la territorialità di una gestione delle tangenti
per gli appalti. Ripeto nuovamente che questa affermazione RIINA la fece
quando determinò l'assegnazione di una tangente che sarebbe spettata a
Porta Nuova sul costruttore PILO, alla Noce che non era competente
territorialmente. Non è una prova questa, ma per noi che abbiamo passione,
che seguiamo Cosa Nostra come è costituita, sappiamo che ha un significato
importantissimo, il fatto che poi bisogna verificarle le cose, questo l'ha
detto nel '74 e quindi bisogna attualizzarle. E' anche vero che poi
approfondendo l'attività nell'89 Francesco MARINO MANNOIA indica GANCI
Raffaele capo del mandamento della Noce, nei verbali resi al dottor FALCONE
e che poi diedero origine alla sentenza sui delitti politici; quindi
LOMBARDO praticamente mi diceva che aveva delle fonti che indicavano i GANCI
come il passaggio per arrivare da RIINA P
.M. : Mi scusi, noi sappiamo
che le fonti s.i possono anche non ... ma lei se lo ricorda se erano fonti
che poi avete conosciuto, avete controllato ... DE
CAPRIO: Io non tratto le fonti
e non le tratto per una scelta tecnica, siccome io poi ci lavoro e non ce li
ho i contatti con le fonti, per scelta ... P.M.
Non l'avete mai saputo da che fonti venissero queste informazioni DI
CAPRIO: No, se ne interessava
il Maresciallo LOMBARDO, quindi saranno state insomma ... io l 'ho letto
anche sui giornali P.M.:
Se lo sapeva ufficialmente DE
CAPRIO: No e non lo diceva LOMBARDO, almeno a me non lo diceva P.M. Quindi lei venne nel settembre '92, a seguito
di un incontro che c'era già stato fra LOMBARDO e il Generale MORI, i suoi superiori ...
DE CAPRIO: Si
si ci vedevamo con LOMBARDO, andai ad agosto a Terrasini, mi portò il
Generale per sentire ...
una
volta ci sono andato, non mi ricordo il periodo se era agosto, comunque ci
sono stato e mi ricordo che io ascoltavo in estrema sintesi. Il fatto è che
oggettivamente il discorso era sempre in termini generici, cioè i GANCI
erano attivi per RIINA, non è che c'erano altri discorsi P
.M. Il discorso era per arrivare a RIINA bisognava passare dai GANCI
sostanzialmente DE
CAPRIO: Si questo era P.M.:
SANSONE, il Maresciallo LOMBARDO non ne fece riferimento? DE CAPRIO: No
assolutamente, i SANSONE non li conosceva nessuno, non ne fece riferimento P
.M.: Furono le successive
indagini sui GANCI che portarono poi ai SANSONE DE
CAPRlO: No ai SAN.SONE c'ha
portato DI MAGGIO, solo DI MAGGIO tira fuori i SANSONE, era il grande merito
di DI MAGGIO P.M. Scusi, voi avete iniziato un'attività sui
GANCI, mi pare in particolare sulla macelleria DE CAPRlO: No
noi abbiamo fatto un'attività sistematica, tecnica su GANCI Raffaele per
definire l'assetto associativo che c'era intorno a GANCI Raffaele, quindi
noi abbiamo intanto cercato GANCI Raffaele che anagraficamente risiedieva
vicino la via Lancia di Brolo in via Mariano Accardi ma che non ci abitava,
quindi abbiamo dovuto cercarlo perché nessuno sapeva dove stava GANCI
Raffaele e abbiamo scoperto ...
allora
siamo partiti dalle macellerie, abbiamo cercato le macellerie via Lancia di
Brolo, quella vicina dove abitava FALCONE, via Lo Jacono, queste due
macellerie qua, poi siamo riusciti ad agganciare GANCI Raffaele, abbiamo
visto che abitava a Monreale in via Corpo di Guardia 18, mi sembra, ecco
come è il discorso, abbiamo fatto questa attività su GANCI Raffaele,
abbiamo potuto verificare che si muoveva in maniera autorevole, aveva un
circuito associativo intorno, il fatto più importante è che l'autista
glielo faceva CIMINELLO Francesco, che era stato già indagato dal dottor
FALCONE nell' ambito dei suoi legami con INZERILLO, con la vecchia mafia
perdente e all'epoca era stato scagionato, era nell'ambito di SPATOLA più
74; lei capisce che per noi dopo dieci anni vedere lo stesso soggetto,
imprenditore, che fa l'autista a GANCI Raffaele, vedere GANCI Raffaele che
anziché curare le macellerie, cura l'appalto di via Paolo Gili, con la
società CAMPOREALE COSTRUZIONI di CORSO Salvatore significa dimostrare sul
terreno che un mafioso, un indiziato mafioso, un capo mandamento, si occupa
di appalti non solo per condizionare ma proprio è un costruttore di base,
frequenta via Pietro d'Asaro, dove hanno sede i CANGIALOSI, per noi trovarlo
sul terreno era una cosa di importanza storica notevole, cioè faceva
riverificare sul terreno tutte le affermazioni che a quell' epoca si
facevano in maniera concettuale. Quindi abbiamo seguito questi GANCI, devo
proseguire con tutta l'attività? P
.M.: No sinteticamente DE
CAPRIO: Sinteticamente
importante per RIINA fu 7 ottobre 1992 seguiamo GANCI Domenico che è il
figlio maggiore di GANO Raffaele, seguiamo GANCI Domenico perché nel
frattempo il GANCI Raffaele si era già reso irreperibile, si era dato alla
latitanza insieme a ANZELMO Francesco Paolo e GANCI Calogero, erano poi
stati arrestati a giugno dal dottor LA BARBERA, e la nostra attività, tutto
il circuito che noi avevamo sotto controllo, tramite RIZZUTO Aurelio ci
dimostra
che erano loro che effettivamente si erano occupati anche della latitanza di
GANCI Raffaele, nella notizia di reato del 21 luglio '93, che voi avete, li
abbiamo evidenziati questi aspetti P.M.
Dopo l'arresto dei GANCI questo DE
CAPRIO: Dopo l'arresto di RIINA
P.M. Si ricorda quando fu arrestato GANCI? DE CAPRIO: Il
10 giugno viene arrestato GANCI P.M. Dopo RIINA DE CAPRIO: Si
dopo RIINA però mentre noi seguiamo GANCI Domenico, GANCI Raffaele con
GANCI Calogero con ANZELMO Francesco Paolo "Paluzzo" erano
latitanti, quindi noi, ... il dato significativo di quella relazione del 7
ottobre '92 è che GANCI Domenico dopo che lo seguiamo quella mattina dalla
macelleria, arriva nel pomeriggio in via Uditore in via Lo Monaco Ciaccio
dove abitava la sorella della moglie, BILLECI, e verso le cinque lui riesce
da solo con la Mercedes, lo seguiamo, lui percorre via Uditore, via UR15,
entra sul ponte in via Regione Siciliana, direzione centro, all'altezza del
bar LICATA si ferma, scende e incontra una persona, noi non ci avviciniamo
per vedere chi è, forse avremmo fatto anche dei belli incontri, però per
non forzare, parlano brevemente, risale sull' autovettura e gira nella prima
traversa a destra via Giorgione e c'è scritto strada a fondo chiuso, c'era
scritto, quindi noi ci fermiamo
perché se entriamo quello ci vede, dopo dieci minuti quello non riesce,
intanto chiudiamo tutte le strade, noi avevamo anche un dispositivo anche su
via Uditore quindi la zona era controllata e questo sparisce, allora io vado
a vedere e la stradina non è a fondo chiuso come c'era al cancello, si
immette in un'altra stradina che arriva proprio in via Bernini, diciamo a
trenta metri, quaranta metri dove c'è questa villa col cancello, ma non ci
dice niente in quel momento, quindi è entrato in qualche civico col
cancello o in un garage sotterraneo se no l'avremmo vista la macchina, perché
facciamo sempre un' analisi per capire come mai abbiamo perso una persona,
facevamo in passato, e quindi mi rimane impresso così, stop, finito, questo
è il discorso della relazione di servizio. Poi arriviamo al fatto che un
giorno di gennaio mi chiama il Colonnello MORI e mi dice che è col dottor
CASELLI a Novara, era stato convocato e che c'era un collaboratore che
parlava di RIINA e dei GANCI, di mettern1i a completa disposizione della
Procura di Palermo e di contribuire perché siccome sui GANCI ci stavamo
lavorando da sei mesi, di verificare se era attendibile quello che diceva il
collaboratore P.M.:
DI MAGGIO DE
CAPRIO: DI MAGGIO e quindi il
giorno ... magari se mi aiutate quando è arrivato il DI MAGGIO a Palermo, quando
venni anche io P.M.: Credo
che sia il 12 DE CAPRIO: li
12 doveva essere, io arrivai, c'era il dottore ALIQUO', arrivai alla
Regione, c'era il Colonnello CAGNAZZO, mi pare che già era arrivato il
Colonnello TARSI, quello con la pipa, di Novara e presi visione, mi venne
raccontato quelle che erano le dichiarazioni di DI MAGGIO, mi venne spiegato
che RIINA aveva un documento falso con il nominativo di un medico, il dottor
TAMBURELLO, quindi ci venne chiesto di fare subito degli urgentissimi
accertamenti che, non mi ricordo chi, aveva già verificato sull'elenco
telefonico che c'era un dottor TAMBURELLO, non mi ricordo ... comunque il magistrato era andato a vedere al
citofono che c'era. Questo dato alla fine si rivelò non esatto perché
impazzimmo, c'erano tanti TAMBURELLO, tutti medici però non c'era niente di
significativo, però io mi ricordo che lui parlò dei GANCI, io escludevo
che i GANCI tenessero RIINA perché erano sei mesi che lo stavamo seguendo e
non erano i vivandieri di RIINA, questo lo potevamo escludere; parlava dei
SANSONE, vedemmo subito che i SANSONE c'avevano il padre che rientrava anche
lui nello SPATOLA più 74, stesso procedimento di CIMINELLO Francesco, che
faceva l'autista a GANCI Raffaele, quindi ottimo, molto attendibile questa
cosa qua, non solo, parlava di Villa Serena come il luogo dove lo portavano
e qui c'avevano gli appuntamenti con i GANCI, Villa Serena è il baricentro
su cui gravitavamo noi quando seguivamo GANCI Raffaele in via Anapo, alle
spalle di Villa Serena, che era proprio l'area che batteva GANCI Raffaele,
ma questo lui non poteva saperlo, lo sapevamo noi perché l'avevamo seguito,
anche perché era Altarello di Baida, Porta Nuova non Noce, eppure lui
c'andava, questa cosa estremamente attendibile perché là solo sul terreno
ce l'aveva individuato, era reale, dunque molto attendibile DI MAGGIO, ecco
la sinergia, la dichiarazione, ma l'attività sul terreno, l'esplorazione ci
aveva dato questo. Quindi per me era molto attendibile, subito era
importante seguire i SANSONE, disse anche che il vivandiere invece di RIINA,
lo indicò, era il DI MARCO, che portava a scuola i figli di RIINA, questa
era diciamo la notizia principe che aveva dato DI MAGGIO attraverso la quale
factotum di RIINA era questo DI MARCO, era sconosciuto peraltro e gli faceva
... lui dichiarava che gli accompagnava i bambini a scuola, quindi, era
quella la direttrice strategica per arrivare a RIINA. Detto questo indicò
anche due o tre luoghi dove aveva Accompagnato RllNA quando lui gli
faceva l'autista, uno era Fondo Gelsomino, cioè via Uditore 13/A, che è il
primo cancello sulla destra andando in via Uditore dalla via Leonardo da
Vinci e un'altra abitazione che erroneamente, adesso lo possiamo dire allora
non lo sapevamo, lui indica nella cartina che disegna su viale Leonardo da
Vinci sulla sinistra, adiacente alla via Leonardo da Vinci, erroneamente la
indica là, in realtà quell' abitazione che lui dice essere a due piani
dove c'era una famiglia che si allontanava quando loro arrivavano, era in
via Margifaraci 40, lo scopriremo con CANCEMI sette mesi dopo, via
Margifaraci 40, che si trova dopo Villa Serena, molto distante dall
'indicazione che ci indica DI MAGGIO. Essenzialmente erano questi due gli
obiettivi che lui dice dove aveva accompagnato RIINA, quindi queste cose io
le dico a tutti gli altri, il mio contributo è questo, detto questo
facciamo tutta una serie di accertamenti, DI MAGGIO non conosceva via
Bernini, gliene avevamo parlato noi, cioè dove avevamo visto questa
macchina, che cosa venne fuori, che su via Bernini, siccome lui ci parlava
dei SANSONE, facciamo gli accertamenti, i SANSONE non abitano in via Beato
Angelico dove hanno la residenza, perché lo stesso giorno o il 13 facciamo
subito l'osservazione ma non esce nessuno da là, però hanno un 'utenza
telefonica allacciata in via
Bernini 54, a quel punto allora io dico un momento, via Bernini è quel
cancello dove c'è andato GANCI Domenica, non è che l'abbiamo visto entrare
però è in couispondenza con quell' attività quando l'abbiamo perso il 7
di ottobre, quindi dal mio punto di vista di investigatore non era la prova
ma era un indizio su cui poter iniziare a lavorare, non era un punto di
arrivo, era un inizio buono su cui poter sviluppare una progressione
investigativa. Se non che il giorno 13 c'è una riunione in cui era stato
deciso dal Procuratore ...
da
ALIQUO' non dal Procuratore ...
P.M.:
Dal Procuratore perché il 13 ALIQUO' era Procuratore perché il
dottor CASELLI ancora non aveva preso possesso, era Procuratore DE
CAPRIO: E dal Generale
CANCELLIERI e dal Colonnello CAGNAZZO, c'era una riunione per eseguire le
perquisizioni in queste case che aveva indicato DI MAGGIO, dove aveva
accompagnato RIINA. Praticamente, a quel punto, c'era
tantissima gente, c'erano tutti a questa riunione, non è che c'ero
solo io, io non mi ricordo esattamente chi c'era, comunque c'erano tutti,
Carabinieri, Magistrati, ma io mi chiedevo perché volevano fare queste
perquisizioni, cioè non mi sembrava razionale questo atteggiamento di fare
queste perquisizioni in questi obiettivi, perché in un obiettivo ce l'aveva
accompagnato tre quattro anni
prima, in un altro sempre comunque discorsi di anni,
di molto tempo quindi erano obiettivi ... P.M.:
Dove avevano fatto riunioni DE
CAPRI O: Esatto ma che comunque
potevano essere l'inizio di un' attività, non la conclusione perché
ovviamente intervenendo là avremmo svelato intanto quello che sapevamo su
RIINA e avremmo bruciato tutto, non aveva senso, per me, poi magari aveva
senso, comunque mi feci coraggio e chiesi al collaboratore "ma in
queste case lui ci abita?" e lui disse "no no, questi sono posti
dove io l'ho accompagnato, non è che ci abita", "quindi - dissi -
se noi andiamo non lo troviamo", "no, anzi -diceva il
collaboratore - io ve l'ho detto perché dovete poi voi svilupparla
l'attività". Allora andai, presi la parola e dissi queste
considerazioni che ho espresso a voi, dissi "siccome abbiamo questa
situazione informativa che ora ho esposto su via Bernini, è inutile fare
queste perquisizioni, perché dobbiamo fare ste perquisizioni, non ha
senso" però tutto era stato determinato perché il dottore ALIQUO'
aveva visto ... c'era una fotografia su questo Fondo Gelsomino, che avevano
fatto fare loro dall' elicottero, dove io vedevo delle palme di fichidindia,
loro vedevano delle autovetture e s'era convinto che era ...
non
so aveva avuto altri elementi per dire invece che lì era la casa di RIINA e
il dramma era che anche il Colonnello CAGNAZZO
confermava la visione delle macchine, quindi io a un certo punto andavo
contro dei pareri autorevoli e questo mi diceva no, alla fine volevano fare
tutta una serie di attività a cerchi concentrici perché il Colonnello
CAGNAZZO disse "ma ci saranno sicuramente dei cunicoli
sotterranei", non so in base a quali elementi e quindi chi diceva
sessanta uomini, chi diceva ...
insomma un'
azione di rastrellamento a cerchi concentrici che non è nella mia cultura e
quindi non vale, ma mi sembrava strana, non efficiente, alla fine mi
sembrava una cosa ... insomma alla fine io insisto, devo dire che il
Generale CANCELLIERI recepisce queste mie perplessità, gli devo dare atto,
mi fa parlare e arriviamo a un compromesso, il Procuratore mi concede di
poter fare attività su Via Bernini di osservazione a condizione che però
contestualmente io faccio anche l'osservazione su Fondo Gelsomino, via
Uditore 13/A e quindi ... P.M.:
I suoi superiori c'erano? DE CAPRIO No li io ero da solo, i mie superiore
nel senso dell' Arma si, del ROS no, c'ero io P.M.:
il 13 DE
CAPRIO il 13 si, allora praticamente ...
della
Territoriale si c'erano. Invece la Territoriale, il Gruppo Palermo II segue
il giardiniere, il DI MARCO perché è la pista principale, quindi
questo era il piano esecutivo. La mattina del 14 si rende esecutivo questo
piano, si fa l'osservazione sul Fondo Gelsomino, nella via Bernini e la
Territoriale fa DI MARCO P
.M. : Lei intanto non ha avvisato i suoi superiori vista la situazione che
si era creata? DE CAPRIO: Si,
non è che ero andato nei minimi 00.
cioè
avevo detto
che era una cosa sconvolgente, che questi alla fine non volevano prendere
RIIINA, gli avevo detto, sono folli, ma non per cattiveria, per non
chiarezza, uno dice una cosa, uno dice un' altra, uno dava per acquisite
delle cose che poi non erano nella realtà, i capi si erano convinti tutti
che in queste case c'era RIINA, una follia, perché non ce l'aveva detto
nessuno però uno è un 'autorità, l'altro è un'altra autorità, alla fine
per questo meccanismo eravamo incartati tutti quanti. Dopodiché inizia
questa attività, purtroppo esce dall' abitazione Giuseppe SANSONE, la
mattina, noi proseguiamo, il dispositivo lo segue, via Bernini, fa tutta una
serie di movimenti, però non fa l'autista di RIINA quindi demoralizzati al
massimo, diciamo "anche questa indicazione non è esatta", eravamo
abbastanza scoraggiati, il collega BALSAMO mi dice che il DI MARCO se n'è
andato in campagna su un trattore con la coppoletta in testa, quindi eravamo
Fine Lato 1 Cassetta n. 1P.M.: Sono le 10.14, abbiamo interrotto la
registrazione per qualche secondo per girare lato della cassetta, quindi
siamo sul secondo lato della prima cassetta. Prego DE
CAPRlO:
Quindi eravamo scoraggiati, niente, arriviamo alla sera, e la sera,
come è nostra abitudine ce ne stiamo in ufficio e riverifichiamo i filmati,
pianifichiamo l'attività, io avevo altre cose da fare, siamo in ufficio, a
un certo punto dico "ma perché noi stiamo in ufficio e DI MAGGIO se ne
sta a riposare e a vedere la televisione, facciamo fare al collaboratore il
collaboratore", quindi questo filmato se lo viene a vedere anche lui,
c'aveva la scorta, c'era BALSAMO'
con
lui, li chiamo e gli dico "venite a vedere il filmato almeno quello
vede se ci sono dei mafiosi, viene a veder se ci sono persone di interesse,
vengono su e si mettono a vedere con Oscar; con SMALDINI Francesco, non mi
ricordo c'erano anche altri, e guardano questo filmato, io ero rimasto
nell'altro ufficio, c'erano due stanze, i nostri uffici erano in due stanze,
ad un certo punto verso una certa ora, dopo le Il, mi chiamano, andiamo a
vedere e lui dice questo è il giardiniere, DI MARCO Vincenzo. lo l'avrei
strozzato, alla faccia che era in campagna a coltivare le olive, questo era
a San Giuseppe Jato, allora dico adesso la cosa si fa interessante, dopo un
poco "questa è Ninetta BAGARELLA" dice DI MAGGIO, poi i figli, i
due figli. Allora dico una volta tanto l'analisi delle cose ... con molta
soddisfazione abbiamo visto bene su questa villa, cioè poteva essere solo
la casa di Ninetta BAGARELLA, però intanto era reperibile Ninetta BAGARELLA,
era già una traccia buona, il DI MARCO lo avevamo visto, per me era una
cosa importante e buona. il DI MAGGIO se ne va di là, loro finiscono di
farsi la relazione, io chiamo il colonnello e gli dico veda che qua abbiamo
visto Ninetta BAGARELLA, ci sono i figli, c'è il giardiniere che quello
indicava essere il vivandiere di RIINA, dico ci sono buone probabilità che
stanotte, domani in qualche modo riusciamo ...
io
direi non andare il sul posto a veder se c'era RIINA perché se quello non
ci sta bruciamo, vediamo questo vivandiere, vediamo chi ci va là dentro, se
c'è RIINA magari lo prendiamo fuori perché 'così c'abbiamo questi SANSONE
che sono importanti perché nessun collaboratore l'aveva detto prima di DI
MAGGIO, lo dice solo DI MAGGIO, erano secondo me un vettore importante come
i GANCI, da sviluppare in progressione, allo stesso modo con cui avevamo
trattato i GANCI, la mia idea era e rimane questa P.M.
Lei lo dice ai colonnello MORI? DE
CAPRlO:
Si P.M.: Che era già a Palermo?DE
CAPRIO:
No, io glielo dico per telefono, erano le due di notte, quindi tardi
glielo dico. A quel punto la mattina esco, rifacciamo la stessa cosa però
questa volta DI MAGGIO viene a bordo del furgone, c'era COLDESINA pure, la
mattina andiamo là, c'è la relazione di servizio, a una certa ora alle
otto e trenta entra BIONDINO Salvatore che DI MAGGIO non chiama BIONDINO
Salvatore ma chiama BIONDOLILLO, era quindi sconosciuto, lui diceva
BIONDOLILLO e noi non sapevamo chi era perché lo chiamava BIONDOLILLO e
quindi era dato per sconosciuto che poi invece era capo mandamento di San
Lorenzo. Quindi lo vediamo entrare, dopo tre minuti esce e lui dice che c'è
anche RIINA, lo facciamo sfilare dalla via Bernini, entra nel contro viale e
io lo guardo, vedo che effettivamente era uguale alla foto, l 'FBI ci aveva
dato tutte quelle foto d'invecchiamento, un depistaggio a quel punto, invece
era proprio uguale a quello della vecchia foto, e a quel punto ...
in senso buono dico P.M.
Era fatto involontariamente DE
CAPRIO:
Assolutamente, e quel punto, all'altezza della rotonda del Motel Agip,
c'era un gabbiotto con un vigile urbano, ci deve essere ancora questo
gabbiotto prefabbricato dove c'è un
semaforo, lo ricordo perfettamente, al semaforo rosso, interveniamo perché
lui era bloccato, non poteva muoversi, sia da un lato che dall'altro lato,
apriamo gli sportelli, li preleviamo, io con RIINA e CALVI su una macchina,
LONGU e RAVERA su un'altra macchina con BIONDINO, più avanti sulla destra
c'era una Fiat Tipo con la Polizia di Stato,
colleghi ... tutto a posto, ci fanno passare, chiamiamo
con la radio l' ausilio di un' autoradio che non arriverà mai, ci facciamo
tutto il corso Calatafini e arriviamo in caserma da soli con due macchine.
Entriamo in caserma, nessuno vede niente, saliamo in ufficio e niente
abbiamo catturato RIINA e questo BIONDINO Salvatore, RIINA ammette solo di
essere RIINA, aveva paura, tremava P .M.
Quando l'avete arrestato, in caserma no DE CAPRIO:-
In caserma no, però in caserma l'ho visto in maniera molto diverso
da come appare in televisione, riconosceva l'autorità, era molto più ...
e anche questo BIONDINO che non si era mosso. Al
momento dell' arresto RIINA aveva in tasca e nel borsello dei pizzini di
carta che poi ne diamo atto e li trasmettiamo alla Procura, questo per
evidenziare che non c'erano accordi nostri se no non si portava i pizzini in
tasca e il capo mandamento di San Lorenzo. A quel punto arrivano tutti,
c'era un caos, a un certo punto scendo le scale e vedo un blindato del
battaglione in moto e dico "che è sto blindato qui davanti la
caserma?" e mi dicono che devono andare a fare la perquisizione a casa
di RIINA. E dico allora io sono scemo, allora noi perché l'abbiamo preso
lontano, lo prendiamo, abbiamo RIINA con i documenti falsi, BIONDINO che
invece ha i documenti veri, quindi che l'azione è episodica lo possiamo
fare, peraltro nell'immediatezza, nel verbale che abbiamo fatto, BIONDINO ci
dichiara che ha dato un passaggio a questo vecchietto sulla strada su viale
Lazio, quindi sono sicuri loro che non gli conosciamo la casa, c'è sto
verbale, io me lo ricordo bene poi non l 'ho più visto o glielo chiesi,
forse glielo chiesi, non ricordo me la ricordo bene io questa cosa qua, che
c'era il maresciallo SMALDINI che io gli dissi testuale a BIONDINO:
"vedi maresciallo SMALDINI questo ci sta raccontando una storia ...
non vale niente come uomo e non vale niente come
criminale, non vale niente come uomo perché è un bugiardo e non vale
niente come criminale perché l'abbiamo arrestato" e questo fu il mio
approccio con BIONDINO Salvatore, quindi l'arresto episodico era sostenuto
dagli stessi che avevamo catturato, quindi avevamo libera la strada per
SANSONE Giuseppe e Gaetano, che all'epoca erano oro, perché non c'era la
collaborazione, c'era il buio e c'era la coesione corleonese
e noi c'avevamo il filone buono adesso da prendere perché loro negavano,
loro pensavano che non sapevamo ... di non averli visti dalla casa, perché
ce lo diceva il nemico che avevamo fatto un' operazione coperta, che loro
non si erano resi conto. Quindi io rappresento ... dico scusate perché fare
questo? Seguiamo i SANSONE, da via Bernini partiamo e seguiamo i SANSONE,
come abbiamo fatto con via Corpo di Guardia con GANCI Raffaele, verificheremo
l'esistenza dei circuiti imprenditoriali, perché loro erano imprenditori, e
le connessioni con i politici, questo era il mio pensiero e rimane
oggi di seguire i SANSONE e confermo ancora quello che sto dicendo
adesso, lo rifarei anche domani, se potessi rifarlo li prenderei e vedrebbe
che rifaremmo nuovamente le stesse cose. E a quel punto venne fermata, per
mia iniziativa dunque, la colpa era mia cioè la mia colpa è questa
P.M.
E lo disse a qualcuno? DE
CAPRIO:
a tutti lo dissi, lo dissi a OBINU, lo dissi al Generale MORI, a
tutti, poi questa mia idea venne proposta al pranzo che venne fatto al
Circolo Ufficiali e ne parlai anche, mentre camminavamo, col dottor
CASELLI, col dottor ALIQUO' e con il Colonnello CAGNAZZO, anche quando
eravamo per strada per andare al Circolo, con foga io rappresentavo queste
mie idee perché ci credevo e ci credo, e tutti annuivano quindi io
... certo col senno di poi posso dire che magari loro pensavano che noi
facevamo la sorveglianza della casa e io invece non volevo fare la
sorveglianza, volevo partire da quella casa per definire certi circuiti
dinamici dei SANSONE e perché? Perché quella li era
la casa di RIINA per me, forse ho sbagliato le valutazioni ma per me
rimane la casa, l'abitazione del sangue del sangue di RIINA, non la
base logistica della latitanza di RIINA,
così io la penso, per me non aveva ... P.M.
Valore investigativo ... DE
CAPRIO
No, come non ha un valore investigativo oggi l'abitazione di PROVENZANO
a Corleone dove c'ha la moglie e i figli, glielo confermo pienamente,
non è quello
il ... è buono per partire, come lo
era via Corpo di
Guardia dove stava GANCI Raffaele, io la penso così, però è
giudicabilissimo e non mi devo giudicare, mi dovete giudicare voi
o altri. Allora vi dico questa cosa, adesso, col senno di poi, dopo
tutte le vicende che ci sono state, loro erano convinti che noi facessimo la
sorveglianza sulla casa, cosa che se io avessi capito l'avrei immediatamente
esclusa perché tecnicamente non realizzabile, perché basta andarci a
vedere come era la situazione lì, è impossibile piazzarsi con un furgone,
fare una cosa tecnica ci esponeva ad un rischio grandissimo perché se ne
accorgono e poi ce ne andiamo a spasso per sei mesi e perdiamo tempo e
soldi, allora per me era importante che ci fossero le condizioni
per iniziare l'attività, non per mettere una telecamera ma iniziare
a seguire i SANSONE quando loro si sentono tranquilli, è il mio
modo di vedere le cose P
.M.:
Quindi la sua idea era quella di lasciare le cose come se non fosse successo
nulla DE
CAPRIO:
La mia idea era ... non bisognava neanche, purtroppo però verrà fatta una
misura di prevenzione sui SANSONE, secondo me era una scelta che, ovviamente
non era nella mia responsabilità prendere, ma dal mio punto di vista era
negativa perché rendevamo conto all' avversario mafioso lo stato
dell'attività dopo le dichiarazioni di DI MAGGIO, ed è grave, cioè
questo è un motivo che sistematicamente va a favore di Cosa Nostra,
cioè è giusto perché poi chiaramente ci siano delle regole del codice,
però da un punto di vista di lotta, è un punto critico nostro, nostro in
senso delle istituzioni, è un momento critico, dobbiamo sempre ponderarlo
bene perché consente a Cosa Nostra di capire e conoscere lo stato della
nostra conoscenza su di loro e questo è un vantaggio che non bisogna mai
dare, specialmente allora che non c'erano collaboratori di giustizia, era
gravissima questa cosa. E quindi, cosa fare poi? lo comunque volevo
ripartire da li, non è che me ne volevo andare, accade che il giorno dopo
l'arresto in televisione io vedo i carabinieri che passano davanti al
cancello di via Bernini, non Fondo Gelsomino, adesso leggendo il libro di
LODATO e di BOLZONI, che ho querelato mio malgrado, ma visto che insiste
con la storia del mistero, si perché BOLZONI è fautore di questa
campagna che ci sono stati degli accordi dei carabinieri con RIINA,
allora abbiamo una querela a Milano, cosa leggo nel libro di BOLZONI? Che il
Maggiore RIPOLLINO aveva avvisato i giornalisti di quale era l'abitazione di
RIINA, mentre in Procura era stato deciso di non rivelarlo, infatti
era stata fatta l'attività su Fondo Gelsomino per non svelare che invece
sapevamo dove stava RIINA e quindi una farsa totale, cioè se noi
decidiamo di non dirlo, quello invece lo dice, mi dice che senso
ha, comunque l'esigenza nostra era quella di sparire, lasciarli quanto più
possibile tranquilli e di riprenderli nel momento in cui loro, che
sicuramente si saranno verificati cinquantamila volte, si ritenevano
tranquilli, riprendevano la loro normale attività di Cosa Nostra e noi
allora saremmo dovuti essere lì e avremmo fatto la stessa attività che
avevamo fatto sui GANCI. Questo è quello in cui credo e su questo mi ci
sono giocato la mia vita, la mia professionalità P.M.:
I suoi superiori erano al corrente di questa sua ... DE
CAPRlO:
Di questo tutti erano al corrente, io questa cosa l 'ho detta a loro
come la sto dicendo ora, a tavola l'ho detta a tutti, un momento io non
dicevo ... io al Colonnello MORI
non
gli dicevo oggi non la facciamo, cioè non è che eravamo ... cioè io non
ho detto letterale oggi non facciamo questa cosa perché ho visto questa
cosa qua, per me non ci sono novità, poi gliel 'ho detto ma
successivamente, non è che il giorno stesso gli ho detto questo, almeno non
me lo ricordo, ecco, eravamo un po' così, ma nella mia attività il
generale non è che mi diceva fai questo e fai quest'altro, l'obiettivo è
questo, era un discorso a un certo livello, non era un discorso di oggi ho
fatto questa cosa, no era un discorso concettuale che avevo con il
Colonnello MORI, certo se c'erano delle novità gliele riferivo
puntualmente, questo così è il mio modo di fare, anche con OBINU, insomma
non è che gli dicevo le cose P.M.:
Ma lei nel dire quello che avrebbe fatto, si può ricordare come si
è espresso da un punto di vista tecnico nel riferire il prosieguo
dell'attività ai magistrati, a quelli che erano presenti P.M.:
Cioè qual' era il suo progetto investigativo che doveva prevalere sulla
perquisizione immediata di via Bemini DE
CAPRIO:
Seguire i SANSONE, questo me lo ricordo bene, noi dobbiamo agganciare
i SANSONE, ricostituiremo i circuiti politico imprenditoriali, questo
me lo ricordo perfettamente P.M.:
Parlò di attività tecnica di osservazione? DE
CAPRIO:
Certamente P.M.:
Però sui SANSONE DE
CAPRIO:
Sui SANSONE, però partivano da via Bernini, ma la mia
idea era di farla, ma quando le acque si sono calmate, dopodiché mi
viene detto di fare il rapporto che io il 26 invio alla Procura
perché gli vogliono fare la misura
patrimoniale
e poi infatti fanno la perquisizione
lì, quindi io capisco che la mia scelta non è stata ritenuta valida
e accetto le decisioni degli altri P.M.:
Ma prima di arrivare al 26, il 15 gennaio lei, quando si oppone alla
perquisizione ha l'idea chiara… DE
CAPRIO:
Di ripartire da via Bernini ,
P.M.:
quindi con una attività di osservazione di via Bernini DE
CAPRIO:
Si si, ma non per sorvegliare via Bernini, per vedere da via Bernini di
agganciare qualcun altro dei SANSONE P.M.:
E dopo il 15 gennaio lei quando intendeva iniziare questa attività? DE CAPRIO:
Non immediatamente perché ritenevo che comunque si dovessero
calmare le acque perché loro si sarebbero verificati in maniera
scrupolosa, dopo io l'avrei verificato puntualmente, se non che mi si
passano i carabinieri a maggior ragione dico qua allora c'è qualcosa che
non va, attendevo ancora di più . P.M.:
Ma il 15, quando lei fa questo discorso, in via Bernini c'è ancora
il furgone, giusto, perché c'è ancora il servizio di osservazione ancora
in corso con COLDESINA DE
CAPRIO:
Fino alle 16 P
.M.
: Ma era già previsto che era fino alle 16? DA CAPRIO: Fino a
che resistevano, a un certo punto quello stava svenendo e l 'ho fatto
rientrare, il servizio era otto fine, però fine umana mi sembra
eccessiva, insomma era un furgone un Fiat 900 in due da morire c'era,
veramente tanto di cappello P.M.:
Quindi lei il 15 ha già chiaro che il 16 non sarebbe ripresa l'attività di
osservazione DE CAPRIO: il 16 la sorveglianza si non l'avrei
fatta, cioè non è possibile ripetere il furgone lì e questo non l 'ho
detto a nessuno P
.M.:
Non l 'ha detto a nessuno, né ai superiori ... DE
CAPRIO:
No, questo non l'ho detto a nessuno, ho sbagliato, che le devo dire, no
perché alla fine non ci parlavamo tanto perché c'era stata quella
questione ...
alla fine c'era un po' di confusione effettivamente, perché non è
che c'era tu fai questo, tu fai quest'altro, c'era un po' di euforia per la
questione dell' arresto e non si capiva tanto, io mi rendo conto che non
era come adesso che parliamo in maniera fredda, c'era un po' di confusione,
tanto è vero che ci siamo messi a scrivere le cose, si fa questo, quell'altro
fa quest'altro, no tutto cosÌ, quindi è chiaro che sono sorte queste
errate ... comunque io la sorveglianza ... io a via Corpo di Guardia
quando seguo
GANCI Raffaele non mi ci piazzo fisso su via Corpo di Guardia,
certo capisco che può sembrare strano,
dice ma come mai….. P
.M.
Rientra nella tecnica investigativa DE
CAPRIO:
Corpo di Guardia n. 18 abbiamo fatto lo stesso modo, se lei va a
vedere, tanti giorni non lo vedevamo, poi facevamo passaggi volanti, a vista
P.M.
il punto è che tutti i magistrati e tutti gli ufficiali della Territoriale
erano convinti che lei continuava l'osservazione DE
CAPRIO:
Ma io mi interessava di più, io li odio a RIINA non è che ... io li odio molto più, li odio nel
senso totale, non è che P.M.
Non è questo il punto DE
CAPRIO:
Lo so ma il problema è questo qua, ma io lo capisco, perché loro
non lavorano come facciamo noi, io lo capisco, loro fanno le perquisizioni,
dice ma come sa che l'ha dentro c'è ...
ma perché non va subito là dentro a fare ...
e no, certo bisogna avere poi il personale in grado di seguire le
persone, per questo ci possiamo
permettere di fare i pedinamenti, è logico P .M.: Ma
poi lei ricorda che la Territoriale fece la perquisizione a Fondo Gelsomino?
DE CAPRIO:
Si P.M.
La perquisizione a Fondo Gelsomino, come ricorderà, era motivata per tenere
lontani da via Bernini, ma tenere lontani da via Bernini aveva senso in
quanto un minimo di attività di osservazione si dovesse fare DE
CAPRIO:
Si P.M.
Ma lei aveva già deciso di non farlo più perché era già stata ... DE
CAPRIO:
Di aspettare, di verificare, per me avrei reso improduttivo il servizio, mi
sarei fatto individuare, allora che senso ha andare sull’ alveare quando
le api ronzano? No bisogna andarci quando la api dormono vicino all' alveare
e poi mano mano che ne esce una, uno la va a seguire, se invece ... è un
suicidio, se volete la collaborazione, se parliamo in termini di
collaborazione per un obiettivo comune, io vi dico queste cose, se poi
dobbiamo parlare in un altro modo, io col cuore vi dico questa è una
collaborazione da professionista P.M.
li nostro compito in questo momento è di dare al GIP la possibilità di
capire come - visto che c'è un equivoco, mi pare che questo risulta -
capire come può essere successo questo equivoco DE
CAPRIO:
Così è successo P.M.:
Ricostruire nei minimi particolari per comprendere come è possibile che
tante persone avessero percepito una cosa assolutamente diversa da quella
che lei dice DE
CAPRIO:
Perché non c'è stata continuità di interlocuzione neanche tra me e il
Colonnello CAGNAZZO, dunque ognuno si è fatta una sua idea ma non c'è
stata ... il giorno dopo ci siamo visti, allora come è andata là, è mancato
questo, perché eravamo. in realtà ... non operavamo
nello stesso ...
P.M.: Comunque
io dico, la perquisizione di Fondo Gelsomino
che sviava, in fondo cercava di aiutare anche quella che era la sua
successiva azione, cioè non era una cosa ... DE
CAPRIO:
Era positiva P.M.
Era positiva perché spostava l'attenzione da via Bernini DE CAPRIO: Era auspicata ed è positiva
P.M.
Indipendentemente dal fatto che voi aveste l'osservazione DE
CAPRIO:
Assolutamente non è quello che è pregiudiziale, anzi dava una ragione a
RIINA e a BIONDINO e ai SANSONE di stare tranquilli, era l'atto che quindi
li rendeva parzialmente tranquilli perché dice un momento ...
quindi loro hanno visto questa casa, sono minchiate
quelle cose che dicono "è stata una soffiata", quindi si
mettono uno contro l'altro e gli disgreghiamo anche l'unione del
fronte corleonese, cosa riuscita perché se lei si legge le dichiarazioni,
questi hanno tremila sospetti e si sono messi fratello contro fratello, bellissima
cosa, auspicata, e questa pensata, cioè noi li abbiamo attaccati
da un punto di vista psicologico P.M.
Recentemente RIINA ha lanciato l'ipotesi che ... Voci sovrapposte DE CAPRIO:
...
(incompr.) bellissima questa cosa qua, e infatti poi cercano il Capitano
ULTIMO perché non se lo spiegano come siamo arrivati a RIINA. Perché le
dico questo? BIONDINO mi fa la dichiarazione che dice che lui ha dato un
passaggio al vecchietto in via Notarbartolo, quindi eravamo vincenti noi,
cioè su quella linea avevamo la superiorità informativa, dovevamo avere il
coraggio di percorrerla fino in fondo però purtroppo non ci siamo capiti ma
con mio grande ... cioè per me la Procura non è la Procura, è l'Italia,
è lo Stato che combatte Cosa Nostra, io gli voglio bene, non
è che una contrapposizione o un sabotaggio o una mancanza di rispetto, è
che non ci siamo capiti, che vogliamo fare, purtroppo, ricominceremo, faremo
un' altra volta, se ci daranno la possibilità P.M.
: Ma lei si è posto diciamo tra gli obiettivi possibili della strategia
investigativa che elaborava, non poteva esserci quella di riuscire ...
perché la famiglia RIINA doveva essere probabilmente a casa,
RIINA e arrestato, la BAGARELLA l'avevate vista rientrare con i figli, una
delle cose ovvie, una volta dopo l'arresto di Totò RIINA, c'era la
possibilità che Cosa Nostra mandasse qualcuno per prelevare la famiglia,
come poi si sa che è avvenuto, non poteva essere un' opportunità
investigativa interessante riuscire a vedere chi sarebbe andato a prelevare
la famiglia DE
CAPRIO: Certamente
si P.M.:
Si
potevano identificare altri mafiosi DE
CAPRIO:
Certamente si, ma il problema qual' era, non farsi individuare,
cioè sono d'accordo ... P
.M.
A suo parere non c'era un sistema ... DE
CAPRIO:
A mio parere non c'era un sistema che in quel momento ...
P
.M.
Anche non collocandosi proprio davanti il cancello DE
CAPRIO:
No, qual è il problema, se lei si mette a ...
proviamo, non
è questo il discorso, io un obiettivo del genere in cui noi abbiamo una
miniera d'oro informativa, vogliamo rischiare di bruciarla per prenderci un
uomo e rinunciare a definire gli assetti di Cosa Nostra mentre eravamo al
buio, cancelliamo i collaboratori che sono venuti dopo, vediamo, io non me
la sento di bruciare un filone d'oro che sono i SANSONE che noi col metodo
nostro li distruggiamo in sei mesi, noi col metodo nostro i fratelli Gaetano
e Giuseppe SANSONE gli facciamo le radiografie ...
definiamo il contesto
associativo esatto, cioè le basi logistiche, perché pregiudicare, certo se
non ci fosse stata la ripresa televisiva le dico di si, ch~ l'avremmo
sicuramente ... era un obiettivo verificare chi andava a prendersi la
BAGARELLA, anche se la cosa migliore sarebbe stata che lei fosse stata
funzionale all’associazione e non fosse tornata a casa e allora avrebbe
avuto un altro discorso: Diciamo che col senno del poi… P.M.: Ma se
ne parlò quel giorno di questo obiettivo, il 15? DE
CAPRIO: il 15 si, il problema qual è, che il 16 noi vediamo quel
filmato lì
P.M.
Il 15 se ne parlò?
DE
CAPRIO: Io ritengo di averlo detto tranquillamente nella mia foga
espositiva, tra le cose
Anche
questa, certo perché comunque era buono vedere la BAGARELLA dove andava
certamente
P.M.
Poi perché non era stato fatto? DE
CAPRIO:
Perché giorno 16, come le ho detto, noi abbiamo visto passare sti
carabinieri, e poi l'abbiamo saputo adesso che quello gliel'aveva detto
RIBOLLINO, e io dico c'è troppo movimento, non me la sento di andare lì a vedere .., a
farmi individuare, perché brucio tutto il lavoro P.M: Dico il 15,
per essere certi di potere agganciare la BAGARELLA che usciva con qualcuno che
era andata a prelevarla, però doveva essere continua l'osservazione
perché se no..... DE CAPRIO: No continua non si può fare,
saltuaria al limite si può fare, noi avevamo messo
due giorni il furgone P.M.: E questo è chiaro. DE CAPRIO: il terzo giomo quello ci bussa e dice "brigadiere volete il caffè,?" Così fanno no? La realtà è questa, se vògliamo non considerare la realtà è un' altra cosaP.M.
Lui dice prima di fare l'osservazione per identificare chi andava a
prelevare la BAGARELLA ...
DE
CAPRIO:
Perché è scappata subito la BAGARELLA, è scappata perche non era
funzionale all’associazione, se no sarebbe rimasta in clandestinità,
invece non è rimansta in clandestinità, come la moglie di Provenzano, non
sono funzionati alI' associazione anche se hanno un' autorevolezza e un'
autorità ma non si rendono irreperibili quindi quello è un altro segnale
operativo no, è una connotazione, un dato oggettivo che emerge, scema
l'interesse quando quella se ne va a casa P.M.:
Io le ho posto questa domanda perché ...
Fine Lato 2 Cassetta n. 1P.M.: E
allora sono le 10.44, abbiamo interrotto per qualche secondo la
registrazione perché è finito il secondo lato della prima cassetta e
stiamo registrando sulla seconda cassetta prima parte. Allora stavo dicendo,
le ho posto la domanda relativa all'obiettivo di individuazione di chi
andasse a prelevare i familiari di RIINA dalla casa di via Bernini, perché
dalla ricostruzione che abbiamo fatto, ora le daremo lettura di alcune
frasi, sembrerebbe che uno dei motivi che ha convinto i magistrati a rinviare
la perquisizione è stato proprio il fatto che lei avesse evidenziato
l'esigenza di individuare chi andasse a prendere i familiari di RIINA DE
CAPRIO:
Cioè io parlo dei SANSONE in maniera chiara e su I questo
guardi ho detto più volte che avremmo individuato i circuiti
imprenditoriali e politici su cui si sviluppavano interessi di Cosa Nostra,
me lo ricordo in maniera ...
tanto è vero che non c'ho il minimo dubbio, certamente c’era
l’interesse di vedere moglie
di RIINA che cosa faceva ma è ben diverso ... P.M.: Lei
si ricorda quel giorno di avere fatto cenno, oltre alla questione dei
SANSONE, anche alla quest'altro fatto DE
CAPRIO:
Si si P.M.:
Questo venne percepito dai magistrati come un'ulteriore conferma che
l'osservazione era continuata
DE
CAPRIO:
Ma mai ho parlato di sorveglianza della casa, cioè io lo dicevo
subito che non si poteva fare la sorveglianza, se quella ci fosse rimasta a
vivere allora si questo P.M.
Ma in generale è normale questo dubbio, come fai ad individuare se non stai
ad osservare DE
CAPRIO:
Giustissimo, purtroppo è... P.M.:
Dicevo che noi abbiamo ricostruito in questo modo perché nasce da alcuni
appunti che prese all' epoca il dottor ALIQUO' su quei giorni e in
particolare c'è un appunto del 15 gennaio '93 relativo proprio a quella
riunione, a quegli incontri. Le do lettura di questo passo, 15 gennaio 1993:
"Dopo la cattura di RIINA si delibera di procedere a perquisizione: DE
CAPRIO:
Un momento, io per esempio non ero presente a questa delibera P.M.
"... io, Generale CANCELLIERI, Generale SASSI, Colonnello CAGNAZZO,
Colonnello CURA TOLI, Colonnello MORl, Maggiore CORONA, Capitano MENICUCCI
poi collega PATRONAGGIO. Prima squadra esce subito, altra pronta per le 16,
sono già circa le 14. A pranzo si aggiungono il Generale
CAVANENGHI, il Procuratore e moltissime persone. Durante il pranzo DE
CAPRIO manifesta disappunto e dice che contava di vedere chi
sarebbe venuto a prelevare i familiari di RIINA. Intervento di MORI. Consultazione
con SPALLITTA e CASELLI. Garanzia controllo assoluto e costante. Ore 16
rinvio di 48 ore" DE CAPRIO:
No garanzia no, gliel'hanno data gli altri, non io, la garanzia, perché io
avevo detto immediatamente, non è possibile ... cioè se noi facciamo la
sorveglianza a via Corpo di Guardia Ganci Raffaele se ne accorge,
perché gli altri non dovrebbero accorgersene, ma poi basta andare a vedere
i posti come sono , ma poi che interesse avevo io a fare una cosa ,
nell’appunto lui non può ricordare, non menzionare che io ho
parlato dei SANSONE e dell'interesse a ricostruire attraverso i SANSONE,
quindi partendo da via Bernini, ma sui SANSONE i circuiti imprenditoriali e
politici e questo l'avevo detto mille volte P.M. Va bene,
intanto su questa cosa ... quindi che si sia parlato dell'interesse a vedere
chi andava a prelevare i parenti di RIINA DE CAPRIO:
Si si, certamente si, ci stava la BAGARELLA, ci stavano i SANSONE,
avrò detto così insomma, qui è chiaro P .M.: Quindi
ricorda di averne parlato ma di aveene parlato, ma di avere sottolineato
soprattutto la vicenda SANSONE P .M. Comunque la
sua idea era ... DE CAPRIO: Non si
sorvegliare P.M.
Non di sorvegliare DE
CAPRIO:
Non il giorno 16 ma quando si fossero riacquietate le acque e perché, perché
la BAGARELLA quindi aveva un ruolo di clandestina perché di andare a vedere
con chi parla la BAGARELLA oggi ... se quella sta a casa coi
figli, di vedere la BAGARELLA che biancheria compera non è che ... cioè è
diversa la cosa P.M.
Comunque lei non diede nessuna garanzia di controllo DE
CAPRIO:
No, glielo dico, non si può fare la sorveglianza in quel posto, sono un
professionista quindi gli direi una cosa per fare del male P.M.
Le dice qualcosa il riferimento "rinvio di 48 ore"? DE CAPRIO: No, forse un'altra riunione che
faranno loro, io poi non ci sono P.M.: Va beneP.M.:
Quindi lei dice il rinvio è possibile che ci sia per un ulteriore aggiornamento sulla
situazione DE
CAPRIO:
lo con il dottor ALIQUO' non c'ho parlato quel giorno, io non so lui con chi
ha parlato, io non so lui con chi ha parlato, io non c'avevo un buon
feeling, cioè ai miei occhi il dottor ALIQUO' era una persona da cui avere
timore nel senso "che Dio ci aiuti" P.M.:
Si però perché già avete avuto contrasti iniziali sulla perquisizione
quando è arrivato DI MAGGIO, cioè avevate dovuto affrontare DE CAPRIO:
No ma io c'ho stima nel senso che è una battaglia perché gli
obiettivi sono una cosa, la prassi per raggiungere gli obiettivi è un'
altra P.M: Andiamo
avanti. Poi voi cosa fate ve ne andate materialmente, la sua squadra se ne
torna a Milano, perché molti venivano da Milano, DE CAPRIO:
Alcuni vanno, molti rimangono per l'attività P.M.: Sui GANCI DE CAPRIO:
Non solo sui GANCI, noi ricerchiamo in quella casetta che DI MAGGIO aveva
individuato, indicato in una cartina, perché individuare il proprietario.
di quella casetta era come seguire SANSONE e cosa facciamo? Iniziamo tutta
un' attività che abbiamo refertato e che erroneamente la individuiamo nella
via vicino dove c'era la macelleria di TUMMINIA, via Scilla via Scicli, non
mi ricordo, sbagliando, il DI MAGGIO ci dice che è quella la casa, sbaglia
il DI MAGGIO, infatti non era quella la casa, era di SEIDITA quella casa mi
sembra, era una casa di SEIDITA, quindi quello era il nostro investimento
ulteriore una volta che era stato bruciato il covo di RlINA, la casa di via
Bernini, abbiamo fatto quell' attività li, purtroppo quella li l'ha
sbagliata DI MAGGIO, noi l'abbiamo fatto anche il fascicolo fotografico
abbiamo mandato, invece la casa era quella di via Margifaraci 40,lo dira
CANCEMI dopo che abbiamo refertato, abbiamo continuato a fare quell’attività
e in più abbiamo fatto i riscontri sui pizzini di RIINA P.M.:
Ma l'idea che qualche altro pizzino
si poteva trovare a casa, non l’ha sfiorato DE CAPRIO: A mio
parere …. P.M.: Non ha
ritenuto una cosa ….dico in tasca c’aveva pizzini DE CAPRIO: In
tasca ce li aveva , ho capito quello che vuole dire, non era per me la bvase
logistica del capo di Cosa Nostra, ma
era l'abitazione dove c'aveva la moglie e i figli, certo che poteva
averci ... però non è il covo di RllNA, quando si intende il covo di RIINA
...
alla Palazzina
Cinese dove è stato trovato il libro mastro di Aldo MADONIA quello era un
covo, era una base logistica di Cosa Nostra, non era dove abitava MADONIA
Aldo, MADONIA Francesco e l'altro MADONIA, questo se vogliamo vedere;
quando. è stato arrestato Luciano LIGGIO detto LEGGIO, corleonese, alI'
epoca capo di Cosa Nostra a Milano in via Ripamonti, due pizzini e fine,
quando è Stato arrestato BAGARELLA idem, GIUFFRE' la bottiglia con le cose
non ce l'aveva a casa, giusto, coi pizzini P.M.:
Abbiamo un'altra ... per esempio Nino MANGANO di Brancaccio arrestato, aveva
un altro posto dove teneva tutti i dati e tutto DE
CAPRIO:
Nella mia cultura che mi avete insegnato, dove c'è sangue del
sangue, neanche una pistola ci troviamo P.M.:
Però per la verità per quanto riguarda RllNA c'è Giovanni BRUSCA che dice
che altre abitazioni, lui non sa in via Bernini, ma in altre abitazioni
precedenti, in particolare quella... in un' altra abitazione che in questo
momento non mi ricordo lui teneva dei documenti addirittura dentro una
cassaforte DE
CAPRIO:
Allora è colpa mia P.M.:
No, però siccome è stato trovato un buco nel muro da cui si
presumeva che aveva addirittura staccato una cassaforte ...
DE
CAPRIO:
Io se avessi saputo che aveva delle cose sarei stato ben lieto di
andarle a prendere, per me questo è un nemico, ma io capisco che magari non
è giusto quello che è stato
fatto ...
I P .M.:
Va be' quindi voi continuate attività investigative su ...
DE
CAPRIO:
Sia su RIINA che su GANCI e le refertiamo, il 21 luglio del '93
completiamo tutto il rapporto su GANCI ma prima facciamo il tentativo di
individuare la casa che DI MAGGIO indica nella cartina su via Leonardo da
Vinci che sarebbe stato il paritetico di via Bernini, avendo individuato
GUDDO Girolamo, alI' epoca andavamo a vedere CANCEMI , GANCI, li beccavamo
tutti, adesso lo possiamo dire adesso però non ci siamo riusciti P.M.:
Quella cartina, questo anche per ...
siccome
parecchi giornalisti ... DE
CAPRIO: Infatti
ha scritto il falso BOLZONI P.M.:
Non si riferiva quindi a via Bernini quella cartina DE
CAPRIO:
No, assolutamente, io non capisco perché si vede in maniera così
chiara, è incredibile, perché dire il falso, io non capisco perché questi
devono dire il falso, quello è Fondo Gelsomino, infatti noi abbiamo fatto
un immediato riscontro, che c'era il cancello semi aperto, via Uditore 13/A;
l'altra casa, sbagliando, quello ha sbagliato, ha sbagliato il collaboratore
a metterla lì, non è lì ma è in via Margifaraci 40, dove,
per quel che ci diceva, c'era una specie di scala a chiocciola, si ricorda
che siamo diventati pazzi, abbiamo fatto i voli con gli elicotteri, ma non
l'abbiamo trovata perché la cercavamo vicino via Leonardo da Vinci invece
era un paio di chilometri più in là alle spalle di Villa Serena su
viale Regione Siciliana, vicino a Corso Calatafimi, quello era il discorso P.M.: Va
bene, tornando di nuovo a quei giorni, facendo riferimento a questi appunti
del dottor ALIQUO', c'è poi un 'altra riunione a cui lei non ha
partecipato, ma gliene do lettura solo per dimostrare come si andava giorno
per giorno rafforzando la convinzione che fosse sempre sotto controllo
costante quell'obiettivo, 20 gennaio 1993: "Riunione dal
Generale CANCELLIERI, io, LO VOI, PIGNATONE, CAGNAZZO, MINICUCCI
sollecitano operazione diversiva riferendo che si procederà ad
accertamenti catastali e presso SIP ed ENEL per individuare esattamente
l'abitazione, sempre nel complesso accuratamente sotto controllo" DE
CAPRIO:
No non era vero. Perché hanno detto questo? P.M.:
Sembrerebbe che i Carabinieri della Territoriale erano certi
altrettanto che a parte Fondo Gelsomino continuaste l'attività di
osservazione ... DE
CAPRIO:
Ma comunque a noi andava bene però in realtà fondo Gelsomino però era
diverso ...
è
chiaro P.M.:
Che a voi andasse bene non c'è dubbio, il punto è che lei ha fatto
delle scelte diverse
DE
CAPRIO: Su
premesse diverse
P.M.:
Perché pensava di salvaguardare ... Voci sovrapposte DE
CAPRIO:
Di questa riunione io non lo sapevo per esempio P.M.:
Le faccio adesso una domanda un poco provocatoria, non è possibile che lei
è stato "volutamente ermetico" con i magistrati perché pensava
che per loro non era così importante tenere sotto controllo l'abitazione
sicché se lei avesse esplicitato che l'attività di osservazione veniva sospesa
loro avrebbero proceduto con la perquisizione? DE
CAPRIO:
A parte che la stima che ho per il dottor CASELLI, cioè se lei come
procuratore c'ha una idea diversa, io ne
discuto perché ho il dovere di discuterne,
ma sono il migliore artefice delle decisioni che lei assume, anche se la
penso in maniera diversa, perché non potrei fare così, con nessuno, a
maggior ragione col dottor CASELLI verso cui all’ epoca e anche adesso ho
una stima ed anche una certa ammirazione per il coraggio e la coerenza con
cui ha svolto la lotta al terrorismo ed anche a Cosa Nostra P.M.: Quindi a
lei non è sorto neanche il minimo sospetto che i magistrati pensassero che
c'era ancora l'osservazione in corso DE CAPRIO: No,
se no gliel'avrei detto subito, ma guardi che io che interesse avevo, non è che era una cosa mia, mi fa piacere
lavorare ma se capisco che lei ha le sue idee, faccio come dice lei perché
lei ha il suo ruolo, non è io ero un invasato che dicevo questa crociata,
non era crociata, io facevo il polizia giudizi aria alle dipendenze della
Procura e far realizzare i processi contro Cosa Nostra, mica per fare il
bello, che senso ha P.M.:
Un'altra cosa le volevo chiederle, lei ha mai saputo di una telefonata
anonima di una donna - risulta da queste annotazioni del dottor ALIQUO' - una
telefonata anonima di una donna che aveva telefonato dicendo che il vero
covo di RIINA era collegato ai SANSONE, c'è un'annotazione del 21
gennaio '93, che dice: "Il giorno della perquisizione di fondo
Gelsomino) la sera, il dottore LA NEVE, un nostro collega, sostituto,
riferisce di una telefonata di una donna anonima che ha telefonato per darci
indicazioni sul vero covo di RIINA facendo il nome dei costruttori SANSONE.
Il Colonnello CAGNAZZO incarica il Maggiore BALSAMO di indagare,
individuando la donna". DE
CAPRIO: Si si circolava questa
voce, è vero, era un ulteriore indicatore che mi induceva, per la verità io
non me lo ricordo, però c'era tutto un fermento che impediva di fare
attività là, c'era un fermento che ce l'ha impedito P.M.:
Ma allora non conveniva già il 21 prendere atto e procedere alla
perquisizione? DE CAPRIO: No non la deve fare la perquisizione,
se vuoi perquisizione legittimate ... questi si devono scannare l'uno contro
l'altro, devono impazzire per capire come è stato arrestato RIINA e
funziona, ha funzionato, non glielo dovete dire P.M:
Ha funzionato in maniera negativa DE CAPRIO: Ha funzionato in maniera negativa ma anche negativa ha funzionato però perché ce l hanno contro PROVENZANO, sono sfaldati, ma ricordiamoci come erano all’ epoca i corleonesi, li abbiamo fatti impazzire P.M:
Poi abbiamo una riunione del 26 gennaio, anche qui non c'è lei ma
glielo leggo perché costituisce un prius logico rispetto ad un 'altra
riunione del 27 dove era presente MORI, non so se fosse presente anche lei,
allora 26 gennaio 1993: "Di sera in un Ufficio riunione con il
Procuratore, SICLARI, GRASSO, ALIQUO', PIGNATONE, LO VOI, NATOLI,
CANCELLIERI, CAGNAZZO, BALSAMO, ADINOLFI, MINICUCCI. Il Colonnello CAGNAZZO
afferma che in via Bernini non c'era più il controllo da diversi giorni e
che di ciò non era stato informato dal ROS ma l'aveva dedotto dall' arresto
- che poi
arresto non è, dall'arrivo di Ninetta
BAGARELLA a Corleone, ci dice che i filmati depositati
sono incompleti, perché gli altri sono stati
inviati a Caltanissetta, insiste che la casa non è stata ancora individuata" .
il
27 gennaio, dopo questa riunione
con la Territoriale, c'era una riunione evidentemente con voi o comunque
insomma i suoi superiori, 27 gennaio 1993: "Altra riunione nel corso
della quale si sollecita la perquisizione di tutto il complesso. E' presente
anche MORI che chiede indagini patrimoniali e bancarie sui SANSONE. CASELLI
sollecita ancora la perquisizione, ma MORI sembra non avere urgenza e dice
che l'osservazione del complesso di via Bernini stava creando tensione e
stress al personale operante, accennando alla sua sospensione DE
CAPRIO:
Stress ... forse ci vedeva stressati in tutte le attività, quale
stress ... P.M.:
Stress e tensione DE CAPRIO: Si va
be' in senso ampio, ma perché dice ste cose, per quale motivo?
P.M.:
Ma lei c'era a questa riunione? DE
CAPRIO:
Non me la ricordo, ma noi il 26 abbiamo fatto la cosa patrimoniale e
l'abbiamo trasmessa il giorno 26, quindi che cosa sollecita, c'è
stata richiesta dalla Procura a noi il 26 P.M:
Gennaio DE
CAPRIO:
Gennaio, noi il 26 gennaio, se vediamo, la nota
informativa sui SANSONE in cui facciamo noi gli accertamenti
patrimoniali, li abbiamo fatti noi, ce li chiede la Procura a noi, mica noi
li chiediamo, che interesse abbiamo scusate P.M.:
No qua lo chiederebbe il suo superiore, chiede indagini
patrimoniali ... DE
CAPRIO:
il 27? P.M.:
Il 27
DE
CAPRIO:
Noi il 26 abbiamo trasmesso alla Procura tutta la situazione
patrimoniale dei SANSONE in cui è messa la richiesta, io non lo so, c'è un
po' di scostamento P.M.:
Può darsi che andavano approfondite DE CAPRIO:
lo ho fatto ...
P.M.:
Ma MORI non lo sa, non l 'ha firmato MORI? DE
CAPRIO:
No MORI non lo sa PM.:
Non lo sapeva? DE
CAPRIO:
Non lo sapeva, però noi abbiamo fatto la
situazione patrimoniale di tutta la razza dei SANSONE, è datata 26,
quindi ... P.M.:
Magari l 'ha data a sostituti che non erano presenti DE
CAPRIO:
A gente che non era presente, sicuro. Ma io dico, se hanno fatto tutte
queste cose, su DI MARCO Vincenzo cosa hanno fatto, per curiosità
mia dopo tanti anni, perché questo era il giardiniere, è stato
seguito? Perché vedo che c'è una storia molto accurata su via Bernini ma
su DI MARCO Vincenzo cosa ha disposto il dottor ALIQUO' perché io non
capisco, cioè anche la Territoriale che parlava della questione ma non
si sa ...comunque, ripeto, è un momento positivo che deve rimanere
positivo, su cui bisogna andare avanti, non deve essere motivo di ... io
penso che sulla buona fede di tutti io non c'ho avuto dubbi, è certo che ... vede fanno
la riunione e io non ero presente alle riunioni, è chiaro che si
generano dei dubbi e dei malintesi perché uno prende delle decisioni sulla
base di riunioni fatte con altri pensando che io avessi parlato con quelli,
ma io con Colonnello CAGNAZZO non ci avevo parlato, neanche con MENICUCCI
quindi è chiaro che si creano delle situazioni anche non coerenti perché
non c'è una continuità di interlocuzione P.M.:
Va bene, alle 11.05 allora sospendiamo la registrazione e procediamo alla
verbalizzazione riassuntiva, poi se emergono delle ulteriori necessità di
precisazioni attiveremo la registrazione. Fine della registrazione -
Cassetta
n. 2 Lato 1
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