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Il mistero del processo al capitano ultimo
inchiesta giornalistica, azione giudiziaria o la vendetta raffinata dei corleonesi di Salvatore Riina?
PROCURA DELLA
REPUBBLICA PRESSO IL
TRIBUNALE DI CALTANISSETTA Direzione
Distrettuale Antimafia Nr. 2111/93/Mod. 21
Caltanissetta, li’ 10.11.1993
PROCEDIMENTO
PENALE RELATIVO ALLA STRAGE DI CAPACI DEL 23 MAGGIO 1992 IN DANNO DEL DR.
GIOVANNI FALCONE, DELLA D.SSA FRANCESCA MORVILLO DEGLI AGENTI DELLA P.S.
ANTONIO MONTINARO, ROCCO DI CILLO, VITO SCHIFANI ED ALTRI RICHIESTA PER
L’APPLICAZIONE DI MISURE
CAUTELARI - artt. 272 e
segg. c.p.p. - AL GIUDICE
PER LE INDAGINI PRELIMINARI presso il
Tribunale di CALTANISSETTA I
PUBBLICI MINISTERI dr.
Gianni TINEBRA Procuratore della Repubblica,
dr. Francesco Paolo GIORDANO Procuratore della
Repubblica Aggiunto, dr. Carmelo PETRALIA,
d.ssa Ilda BOCCASSINI
e dr. Fausto CARDELLA Sostituti Procuratori
della Repubblica VISTI --------- gli
atti del procedimento penale nr. 2111/93/mod.21 nei confronti di: 1. AGRIGENTO Giuseppe
nato a San Cipirello (PA) 25.11.41 latitante; 2. BAGARELLA Leoluca
nato a Corleone (PA) il 03.02.42 latitante; 3.
BATTAGLIA Giovanni
nato a Capaci (PA) il 29.09.48 ivi residente in via Regina
Margherita nr. 12; 4.
BIONDINO Salvatore
nato a Palermo il 10.01.53 detenuto; 5.
BRUSCA Giovanni nato
a S. Giuseppe Jato (PA) 20.02.57 latitante; 6.
CANCEMI Salvatore
nato a Palermo il 19.03.42 detenuto; 7.
D’AGOSTINO Vincenzo
nato a Capaci (PA) il 01.04.29 ivi residente in p.za Matrice n.
30; 8.
DI MATTEO Mario Santo
nato ad Altofonte (PA) il 07.12.54 detenuto; 9.
FERRANTE G. Battista
nato a Palermo il 10.03.58 ivi residente in via Villa Malta nr.
3/A; 10.
GANCI Calogero nato
a Palermo il 22.03.60 detenuto; 11.
GANCI Domenico nato
a Palermo il 20.06.58 detenuto; 12.
GANCI Raffaele nato
a Palermo il 04.01.32 detenuto; 13.
LA BARBERA Gioacchino
nato ad Altofonte (PA) il 23.11.59 detenuto; 14.
RAMPULLA Pietro nato
a Mistretta (ME) il 03.06.52 detenuto; 15.
RIINA Salvatore nato
a Corleone (PA) il 16.11.30 detenuto; 16.
SBEGLIA Salvatore
nato a Palermo il 25.11.39 ivi residente in via Bernabei n. 39; 17.
SCIARABBA Giusto nato
a Palermo il 16.12.32 residente in San Dalmazzo Grasso (CN) via Dalmazzo
Grasso nr. 8; 18.
TROIA Antonino nato
a Capaci (PA) il 28.10.34 detenuto. sottoposti
ad indagine A)
In ordine al delitto p. e p. dagli artt. 61 nr. 10, 81 cpv, 110,
112 nr. 1, 422 C.P. e 7 D.L. 13.05.91 nr. 152 convertito in L. 12.07.1991 nr.
203, per aver, in concorso e riunione tra loro e con altri soggetti non
ancora identificati, in numero superiore a cinque, al fine di uccidere,
compiuto atti tali da porre in pericolo la pubblica incolumità’ e,
segnatamente, dopo aver sottoposto ad attenta osservazione la vittima
predestinata in Roma e in territorio di Palermo, partecipando a numerose
riunioni operative per la elaborazione dei particolari del piano criminoso,
scegliendo mediante ripetute ricognizioni il posto più’ adatto
all’agguato, effettuate le prove del caso, trasportando quanto necessario,
confezionando a poscia collocando in un cunicolo sottostante la corsia lato
monte del tratto autostradale Punta Raisi - Palermo, località’ Capaci,
una ingente carica di materiale esplosivo che veniva fatta brillare,
mediante un dispositivo telecomandato, al passaggio del corteo delle
autovetture blindate di servizio in uso al dr. Giovanni FALCONE e alla sua
scorta, da cui conseguiva direttamente la morte del predetto dr. FALCONE,
direttore generale degli Affari Penali presso il Ministero di Grazia e
Giustizia, della di lui consorte d.ssa Francesca MORVILLO, magistrato in
servizio presso ufficio giudiziario compreso nel Distretto della Corte di
Appello di Palermo, e degli agenti di scorta Antonio MONTINARO, Rocco DI
CILLO, Vito SCHIFANI, nonchè lesioni personali di varia entita’ in danno
di altre persone, con le aggravanti di aver commesso il fatto in danno di
pubblici ufficiali a causa dell’adempimento delle funzioni e del servizio
rispettivo di ciascuno di essi e di aver agito al fine di agevolare
l’attività dell’associazione mafiosa denominata “Cosa Nostra” di
cui essi coindagati facevano parte.
In Palermo, localita’ Capaci fino al 23.05.92. B)
In ordine al delitto p.e p. dagli artt. 61 nr. 2, 110 e 112 nr. 1 C.P.,
1 e 2 della L. 02.10.67 nr. 895 e successive modifiche e 7 D.L. 13.05.91 nr.
152 convertito in L. 12.07.1991 nr. 203, per aver, al fine di commettere il
delitto sub A) indicato, in concorso tra loro e con altri soggetti non
ancora identificati, in numero superiore a cinque, illegalmente detenuto il
materiale esplosivo e il congegno micidiale utilizzato per il delitto sub A)
indicato, con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare
l’attivita’ dell’associazione mafiosa denominata “Cosa Nostra” di
cui essi coindagati facevano parte.
Accertato in Palermo, localita’ Capaci, fino al 23.05.92. C)
In ordine al delitto p.p. dagli artt. 61 nr. 2, 110 C.P., 1 e 4,
primo e secondo comma, L. 02.10.67 nr. 895 e successive modifiche, e 7 D.L.
13.05.91 nr. 152 convertito in L. 12.07.1991 nr. 203, per aver, al fine di
commettere il delitto sub A) indicato, in concorso fra loro e con altri
soggetti non ancora identificati, illegalmente portato in luogo pubblico il
materiale esplosivo e il congegno micidiale utilizzati per il delitto sub A)
indicato, con le aggravanti di avere commesso il fatto in piu’ di due
persone e in luogo in cui era concorso e adunanza di persone nonche’ al
fine di agevolare l’attivita’ dell’associazione mafiosa denominata
“Cosa Nostra” di cui essi coindagati facevano parte.
Accertato in Palermo, localita’ Capaci il 23.05.92. OSSERVANO ......OMISSIS..... - F - SPUNTI
INVESTIGATIVI SVILUPPATI DA QUESTA PROCURA DISTRETTUALE NEL CORSO DELLE
INDAGINI, PARTENDO DAL PRESUPPOSTO CHE I MEMBRI DEL COMMANDO OPERATIVO
FOSSERO UOMINI D’ONORE DI COSA NOSTRA RICONDUCIBILI A VARIO TITOLO AL
GRUPPO DEI CORLEONESI CAPEGGIATO DAL SALVATORE RIINA.
F.1 GANCI
RAFFAELE E LA FAMIGLIA DELLA NOCE
Prima di
entrare nel merito dei singoli spunti investigativi attivati per addivenire
all’individuazione dei responsabili dell’attentato criminale, appare
doveroso fare una necessaria, sia pur breve premessa, in ordine al ruolo che
il Giudice Giovanni FALCONE ha
assunto in questi anni nella lotta a Cosa Nostra.
Il magistrato ha infatti costituito il piu’ qualificato riferimento
istituzionale che si e’ poto come irriducibile e permanente ostacolo, nel
pieno rispetto della legge, all’affermazione del progetto egemonico dei
corleonesi di Salvatore RIINA e dei suoi alleati.
Il Giudice Giovanni FALCONE - come e’ ampiamente documentato da un
articolato percorso giudiziario costituito e cristallizzato, oggettivamente,
nelle sentenze nr. 1395/83 del
06.06.83 Tribunale di Palermo (proc. penale SPATOLA Rosario + 74 cfr.
F. 25/A/1 e 25/A/2) e nr. 80 del
30.01.92 della Suprema Corte di Cassazione (c.d. maxiprocesso cfr.
F.26/C e 26/D) - ha voluto e saputo analizzare, oltreche’ aggredire,
l’organizzazione Cosa Nostra sotto il profilo essenzialmente associativo,
superando quel diffuso modello operativo che rimane concentrato sui singoli
reati.
In quella sede ha dato organicita’ all’associazione, ne ha
definito gli scopi, i ruoli e le tematiche individuandone altresì il
vertice, i programmi e le dinamiche interne. Nella
sua linea di contrasto, facendone un uso appropiato e legalitario di
soggetti collaboratori, è riuscito ad individuare il gruppo dominante di
Cosa Nostra ed il ruolo fondamentale ricoperto da Salvatore
RIINA e dai suoi alleati. Negli
atti dei procedimenti penali sopra menzionati veniva, appunto, definito
l’iter attraverso il quale le famiglie c.d. “vincenti” avevano
conseguito una posizione dominante rispetto a tutte le famiglie appartenenti
a Cosa Nostra, distrutte o fortemente ridimensionate a conclusione della
guerra di mafia che sancì l’affermazione da parte dei corleonesi e dei
loro alleati. Successivamente,
l’egemonia di tale gruppo aveva raggiunto dimensioni assolute attraverso
l’eliminazione fisica dei soggetti appartenenti alle famiglie alleate che
menifestavano dissensi interni o cercavano spazi di autonomia (esemplari gli
omicidi in pregiudizio di Giuseppe GRECO detto “Scarpuzzedda” , Mario
PRESTIFILIPPO, Vincenzo PUCCIO ed altri). In
tale ambito il gruppo corleonese diretto da Salvatore RIINA manteneva
rapporti privilegiati con varie famiglie mafiose tra le quali quella del
quartiere “NOCE” di Palermo, riconducibili a GANCI
Raffaele. E’
bene ricordare che VITALE Leonardo, nel riferire fatti e circostanze a lui
note nell’ambito di Cosa Nostra, nel far
cenno agli esiti di una riunione presieduta da Salvatore RIINA e in
cui si doveva stabilire a quale famiglia (Altarello o Noce) sarebbe spettata
la tangente imposta all’impresa PILO che stava iniziando i lavori edilizi
nel fondo Capofranco, alla presenza di Raffaele SPINA, Giuseppe CALO’,
Ciro CUCCIO, Vincenzo ANSELMO, Salvatore D’ALESSANDO e lo stesso VITALE,
il RIINA stesso nel decidere di privilegiare la famiglia della Noce, affermò
testualmente “” ... io la Noce ce l’ho nel cuore....”” Questa
Procura Distrettuale, quindi, elaborando le tematiche affrontate nei
procedimenti penali istruiti dal Giudice FALCONE e di cui si è appena fatto
cenno, riteneva che la famiglia del quartiere Noce
avesse attivamente partecipato alla preparazione e all’esecuzione dell’attentato
in danno del magistrato. Le
indagini venivano delegate, a partire dal novembre 92,
al Raggrupamento
Operativo Speciale dei Carabinieri.
(alla Sezione del CAPITANO
ULTIMO N.D.R.) L’attività
investigativa realizzata da tale organo di P.G. ha rappresentato, a parere
di questa Direzione Distrettuale, il momento più significativo delle
investigazioni in corso e ha costituito valido esempio di metodologia d’indagine
che ha ampiamente dimostrato, qualora vi fossero dei dubbi, che soltanto uno
studio mirato dei personaggi sul territorio in cui operano, può consentire
l’acquisizione di validi elementi di prova, in ordine al reato
associativo, tali da poter definire le modalità comportamentali - con
l’ausilio dei mezzi tecnici a disposizione oggi consetiti dal nuovo codice
di procedura penale - attraverso le quali l’associazione esiste e si
manifesta. Ed
invero, la tradizionale omertà che regna nei quartieri di Palermo, il
controllo del territorio espresso dalle strutture mafiose, hanno sino ad
oggi condizionato l’attività ivestigativa, imponendo una sempre più
selettiva e diffusa ricerca di soggetti collaboratori che all’interno
fornissero elementi di prova su realtà associative particolarmente
impermeabili. I
comportamenti sociali dei soggetti costituiscono prova più oggettiva
dell’esistenza e della dialettica di un consorzio di più persone. L’esame
di quei comportamenti consente di definire, dall’esterno, i ruoli e le
tematiche trattate dalle realtà associative esaminate. L’analisi
dei circuiti comportamentali costuisce, in conclusione, un tipo di prova che
può integrare ed
ampliare le dichiarazioni
dei soggetti collaboranti e al tempo stesso costituire riscontro
qualificato circa la loro attendibilita’. Ebbene,
l’attivita’ di contrasto esperita dal R.O.S. si e’ mossa proprio in
tale direzione ed ha permesso di acquisire elementi di prova poi rivelatisi
essere di fondamentale importanza in ordine al riscontro delle dichiarazioni
rese da un collaboratore di giustizia che per ragioni di cautela processuale
verra’ convenzionalmente indicato in questa sede con l’appellativo di “OMEGA”. Preliminarmente,
si ritiene di dover sottolineare che i numerosi ed importantisimi elementi
probatori acquisiti dal reparto dell’Arma, costituiscono il frutto della
perfetta conoscenza del fenomeno mafioso e delle elevatissime capacita’
professionali degli operatori che, per lunghi mesi, hanno realizzato
specifica attivita’ di contrasto dinamico proprio sul territorio della
Noce con la predisposizione di supporti documentali (svariate decine
di relazioni di servizio), audio ( registrazione di conversazioni
ambientali carpite con l’ausilio di microspie installate nei luoghi di
ritrovo dei soggetti attenzionati) e video (piu’ di 2.000 ore di
riprese filmate) in cui sono stati consacrati alla famiglia GANCI e dei
soggetti a loro collegabili. L’attivita’
globalmente esperita veniva consacrata dal R.O.S.
Reparto Criminalita’ Organizzata 1^ Sezione nell’informativa nr.
11062/288-1 in data 21.07.93 al cui
integrale contenuto si rimanda (cfr.
Faldoni 24/C/1, 24/C/2, 24/C/3, 24/C/4, 24/C/5 e 24/C/6) in questa sede
limitandosi l’esposizione dei fatti alla sola elencazione delle
circostanze piu’ salienti emerse nel corso delle indagini e che di seguito
si riportano: -
GANCI Raffaele non dimorava nel luogo di residenza anagrafica (via
Mariano Accardo 54) e benche’ libero cambiava di sovente il luogo di mora; -
lo stesso frequentava, sia pur saltuariamente, l’appartamento sito in
Monreale via Corpo di Guardia nr. 18; -
nello stesso civico risiedeva il figlio Domenico;
SPINA Caterina, vedova di ANZELMO Rosario, unitamente al figlio ANZELMO
Francesco Paolo; -
GANCI Raffaele emergeva come soggetto al centro di una rete associativa in
contatto con vari personaggi con i quali effettuava una serie di
frequentazioni e incontri caratterizzati tutti da un’attenta
compartimentazione e dal mantenimento, da parte dei soggetti interessati, di
un elevato grado di anonimato; -
emergeva che GANCI Raffaele, pur non comparendo formalmente nella relativa
documentazione ufficiale, aveva interessi diretti nella societa’ “CAMPOREALE
COSTRUZIONI Srl” di CORSO Salvatore; -
all’interno del cantiere edile sito in p.zza Principe di Campo Reale
venivano documentati incontri tra GANCI Domenico, GANCI Stefano, GANCI Raffaele, CORSO Salvatore, ANZELMO
Francesco Paolo, BENIGNO Amedeo, MEOLA Vincenzo, RIZZUTO Eugenio
(fratello di Aurelio, tratto in arresto il 10.06.93 perche’ responsabile
del reato di favoreggiamento nei confronti dei latitanti GANCI Raffaele,
GANCI Calogero e ANZELMO Francesco Paolo) CANCEMI
Salvatore, TUMMINIA Salvatore, CIMINELLO Francesco e CIMINELLO Giuseppe; -
venivano documentate frequentazioni compartimentate che dal cantiere di
p.zza Camporeale proseguivano in via Tommaso Marcellini dove hanno sede
alcune societa’ della famiglia Ciminello e da cui piu’ volte veniva
visto uscire Raffaele GANCI; -
in via Marcellini veniva rilevata la presenza di CASTAGNA Giuseppe,
imprenditore edile, che veniva notato accedere insieme a CIMINELLO
Francesco, all’interno della Cassa
Rurale e Artigiana di Monreale agenzia di Boccadifalco; la stessa
agenzia che nel sopra citato processo “SPATOLA Rosario + 74” era emersa
nel corso degli accertamenti bancari sulle consistenze finanziarie (tutte
riconducibili al traffico di droga) di Rosario INZERILLO, Filippo PIRAINO e
Vittorio MANGANO; -
CIMINELLO Francesco risultava essere il referente di una serie di cantieri
edili economicamente rilevanti, compresi nel territorio che si estende da
via Pezzingoli del comune di Monreale a via San Lorenzo del comune di
Palermo; -
venivano documentati incontri costanti presso il “panificio Arnetta” tra
SEIDITA Giovanni, MANGANO Vittorio,
GULLO Domenico, BONURA Antonino, UTRO Domenico, PRIOLO Vito, ARNETTA
Francesca e ARNETTA Sergio; -
venivano individuate altre basi logistiche costituite: *
dal negozio di abbigliamento “La Nuvoletta” gestita da SACCONE Carmela
ma, di fatto, nella disponibilita’ della famiglia GANCI; * dal
supermercato “Famila” dove Calogero
GANCI si incontrava con SAIDITA
Girolamo; * dal bar
“Merilyn” dove lo stesso Calogero si incontrava con ANZELMO Francesco Paolo, SEIDITA Girolamo, GANCI Stefano, ANSELMO
Francesco Paolo, CACICIA Salvatore, BENIGNO Amedeo, GIORDANO Giuseppe,
SAPIENZA Alessandro, RIZZUTO Eugenio e CANGEMI Aldo; * dalla
macelleria di via Perpignano nr. 336 gestita da PRIOLO Vito, ove
GANCI Raffaele si incontrava con TUMMINIA Salvatore, CANGEMI Aldo, PRIOLO
Salvatore, PASTORELLO Angelo e GUDDO Michele (come si vedra’ in
seguito quando verranno esaminate le dichiarazioni rese da OMEGA, questi
e’ il proprietario dell’appartamento dove si sono svolte numerose
riunioni di esponenti di vertice di Cosa Nostra alla presenza di Salvatore
RIINA, ivi compresa quella nel corso della quale, su volonta’ dello stesso
RIINA, i convenuti brindarono con bottiglie di champagne alla morte del
Giudice Giovanni FALCONE.
A seguito delle complesse e articolate indagini di cui trattasi,
veniva pertanto compiutamente definito il circuito societario in cui
convergevano e confluivano gli interessi economici della famiglia GANCI.
Altro elemento di particolare rilievo emerso dalle indagini e’
costituito dall’avvenuta identificazione della metodologia utilizzata da
Cosa Nostra nel settore delle opere edilizie e costituita dalla creazione di
una serie articolata e complessa di societa’ messe tra loro in relazione
sia da fattori storici (presenza di soggetti collegati tra loro da
vincoli di parentela) e sia da fattori dinamici (frequentazioni
documentate nel corso dei servizi di osservazione, come per esempio la
presenza di Raffaele GANCI nel cantiere di CORSO Salvatore).
Attraverso le vicende di seguito riportate si rileva come nel corso
degli anni, di fatto, il sistema societrio legato agli appalti edili in
Palermo sia rimasto immutato e come soggetti indagati e condannati
nell’ambito del maxi-processo abbiano potuto tranquillamente trasferire ai
figli o ai fratelli l’esecuzione delle stesse attivita’ imprenditoriali.
In cio’ consiste la immutabilita’ e la capacita’ di riproporsi di Cosa
Nostra.
In particolare emergevano le connessioni tra gruppi societari legati
a GANCI Raffaele (S.I.E. - CAMPOREALE COSTRUZIONI), GANCI Calogero e BENIGNO Amedeo
(NEW MIXER e SICILIMPIANTI), TROIA Mariano (AR.PRE.), CIMINELLO
Francesco e CIMINELLO Giuseppe
(COOP. SBANCAMENTO EDILI LAMPO; RITA COSTRUZIONI Srl), CASTAGNA Giuseppe (S.C.A.G.I.
Spa), ANZELMO Francesco
Paolo e RIZZUTO Eugenio (PA.CAM.).
Le eloquenti connessioni rilevate attraverso le collocazioni
trasversali di soggetti nelle vicende societarie dei vari gruppi - in
prevalenza legati da vincoli di parentela - trovano rispondenza nelle
frequentazioni degli stessi soggetti o di loro dipendenti, all’interno
degli obbiettivi sopra menzionati e posti sotto osservazione dal R.O.S. In
questa logica assumono rilevanza le frequentazioni in cantiere edili di
soggetti come GANCI Stefano e GANCI Raffaele che non hanno competenze tecniche nella specifica
attività, ma che dispongono di quelle realtà imprenditoriali facenti capo
a persone di loro totale fiducia che amministrano e gestiscono i patrimoni
della struttura mafiosa. In
tale contesto emerge proprio la figura di CORSO Salvatore, uomo di fiducia
di Raffaele GANCI, il cui cantiere ha costituito punto d’incontro della
struttura facente capo allo stesso GANCI e, come si dirà in seguito, luogo
ove il GANCI medesimo era solito incontrarsi con i massimi esponenti di Cosa
Nostra tra i quali BIONDINO
Salvatore. Fin
da ora può però affermarsi che quanto riferito da OMEGA trova puntuale e
circostanziato riscontro nell’attività dinamica realizzata dal R.O.S. che
ha avuto il merito e la notevole capacità di individuare importanti luoghi
di rapporto dagli associati Cosa Nostra. Altri
due dati di notevole interesse emersi nel contesto dell’ipotesi
investigativa in esame sono costituiti: 1.
dal fatto che GANCI Domenico veniva osservato in più occasioni dagli
operanti a bordo dell’autovettura Fiat Uno di colore bianco targata PA
B53576 risultata intestata alla società “RUISI G. B. DI UTRO MARIANO” con sede in Palermo via Principe di
Panagonia nr. 2 (cfr. informativa nr. 11062-288 in data 07.11.93 del R.O.S.
Reparto Crimo.Or. con allegato relazione di servizio e videocassetta
dell’attività compiuta in data 23.02.93 F.24/C/6
C.E); come si dirà in seguito, tale circostanza costituirà unlteriore
riscontro alle dichiarazioni, eseguite con telefoni cellulari, dai Calogero
e Domenico GANCI, il giornp della starge di Capaci; 2.
dalla evidenziazione degli stretti rapporti intercorrenti tra i membri
della famiglia GANCI e Salvatore RIINA; ciò lo si ricava, tra l’altro, dal contenuto
della relazione di servizio datata 07.10.92 nel corso della quale si
rappresenta che GANCI Domenico viene visto accedere in uno stabile ubicato
nella stessa via in cui, pochi mesi dopo, veniva tratto in arresto Salvatore
RIINA (cfr. relazione di servizio allegata all’informativa del R.O.S in
data 02.11.93 F.24/C/6
C.D). F.2 L’OPERAZIONE
“GRANDE FALCO” Nel
febbraio 1993 - partendo dal presupposto che sul territorio di Capaci
direttamente coinvolto nell’esplosione e comunque che qualcuno degli
abitanti della zona, anche in considerazione degli esiti delle consulenze
tecniche che avevano
evideziato la necessità di una fase preparatoria alla strage, avesse
potuto notare delle circostanze sospette non riferite all’A.G. per timore
di ritorsioni - si è proceduto all’identificazione di tutte le persone
aventi la disponibilità, a qualunque titolo, di terreni e fabbricati
insistenti nel teatro della strage al pari di colore che, sul posto, vivo
e/o lavorano stabilmente. L’operazione
di controllo, denominata “GRANDE
FALCO”, è stata portata a termine dagli organi operanti, in diverse
fasi; sono state eseguite perquisizioni locali e sono state assunte a
sommarie informazioni le persone ritenute a conoscenza dei fatti. Tale
mezzo di ricerca delle prove è stato poi integrato con la successiva
convocazione innanzi al P.M. dgli stessi soggetti contemporaneamente
all’esecuzione di attività intercettazione (cfr.
Faldoni dal nr. 20 al nr. 20/C/compresi). Tra
gli obiettivi interessati assumeva particolare rilevanza la ditta “S.I.A. Srl” risultata avere la disponibilità di ampi immobili
adibiti ad allevamenti agricolo, siti in Isola delle Femmine in località
adiacente al cunicolo all’interno del quale è stato collocato
l’esplosivo. La
stessa è risultata avere come amministratore unico ROMEO
Salvatore nativo di Altofonte, che gestisce la società unitamente al
fratello Nicolò (ROMEO Salvatore risulterà poi essere il proprietario di
un appartamento sito in Altofonte locato a GIOE’
Antonino prima che questi venisse tratto di arresto su provvedimento
dell’A.G. di Palermo ). In
tale opera di monitoraggio veniva inoltre coinvolto il mobilificio “Srl MOBILUXOR” il cui amministratore unico, LONGO Erasmo, e’ padre di LONGO
Gaetano (gia’ sindaco di Capaci, ucciso nel 1978 e sospettato di
appartenere a sodalizi mafiosi) e di LONGO
Michele (coniugato con Maria Rita
DI CARLO figlia di Giulio,
noto boss della famiglia di Altofonte attualmente detenuto. CONCLUSIONI E
RICHIESTE DEL P.M.
Le considerazioni esposte evidenziano l’esistenza di numerosi,
gravi, concreti indizi di colpevolezza che impongono l’emissione del
provvedimento restrittivo della libertà personale.
Per coloro che sono ancora in libertà sussiste anche un concreto
pericolo di fuga atteso che non può escludersi che trapelino notizie del
loro coinvolgimento in un delitto tanto grave (vedasi a riguardo
l’informativa del gruppo investigativo “Falcone - Borsellino” in data
08.11.93 - cfr. F. 1 C.E).
Essi possono usufruire, verosimilmente di notevole disponibilità
economiche e del supporto dell’organizzazione criminosa che
consentirebbero loro di rendersi facilmente irreperibili.
Tali esigenze sussistono anche nei confronti degli indagati
attualmente detenuti, poiché non può escludersi che vicende processuali,
che questo Ufficio non è in grado di conoscere e prevedere, possano, in un
tempo più o meno prossimo, restituire taluno di essi, se pur
temporaneamente, alla libertà.
La gravità infine del delitto, la pericolosità di ciascuno degli
indagati desumibile sia dai precedenti specifici, sia dal ruolo svolto nel
caso in esame, sia dalla stessa appartenenza all’organizzazione mafiosa
denominata Cosa Nostra, è ulteriore elemento che rafforza la necessità di
disporre nei loro confronti la misura cautelare della custodia in carcere,
apparendo questa l’unica idonea a tutelare le cennate esigenze. Tutto
ciò premesso, visto l’art. 291 c.p.p. C H I E D O N
O L’applicazione
della custodia cautelare in carcere nei confronti di: 1.
AGRIGENTO Giuseppe
nato a San Cipirello (PA) 25.11.41 latitante; 2.
BAGARELLA Leoluca
nato a Corleone (PA) il 03.02.42 latitante; 3.
BATTAGLIA Giovanni
nato a Capaci (PA) il 29.09.48 ivi residente in
Regina Margherita nr. 12; 4.
BIONDINO Salvatore
nato a Palermo il 10.01.53 detenuto; 5.
BRUSCA Giovanni
nato S. Giuseppe Jato (PA) 20.02.57 latitante; 6.
CANCEMI Salvatore
nato al Palermo il 19.03.42 detenuto; 7.
D’AGOSTINO Vincenzo
nato a Capaci (PA) il 01.04.29 ivi residente in
p.za Matrice n. 30; 8.
DI MATTEO Mario Santo
nato ad Altofonte (PA) il 07.12.54 detenuto; 9.
FERRANTE Giovan Battista
nato a Palermo il 10.03.58 ivi residente in via
Villa Malta nr. 3/A; 10.GANCI Calogero
nato a Palermo il 22.03.60 detenuto; 11.GANCI
Domenico
nato a Palermo il 20.06.58 detenuto; 12.GANCI
Raffaele
nato a Palermo il 04.01.32 detenuto; 13.LA
BARBERA Gioacchino
nato ad Altofonte il 23.11.59 detenuto; 14.RAMPULLA
Pietro
nato Mistretta (ME) il 03.06.52 detenuto; 15.RIINA
Salvatore
nato a Corleone (PA) il 16.11.
detenuto; 16.SBEGLIA
Salvatore
nato a Palermo il 25.11.
ivi residente in via
Bernabei n. 39 17.SCIARABBA
Giusto
nato a Palermo il 16.12.
residente in San
Dalmazzo
(CN) via Dalmazzo Grasso
nr. 8; 18.TROIA
Antonino
nato a Capaci (PA) il 28.10.
detenuto. C H I E D O N
O che
il G.I.P. voglia differire l’esercizio del diritto ai colloqui con il
difensore e con i familiari per il termine massimo previsto dalla legge. Si
allegano alla presente richiesta tutti gli atti menzionati nel corso della
stessa. Manda
alla Segreteria per gli adempimenti di competenza. IL
PUBBLICO MINISTERO
-
dr. Gianni Tinebra Proc. della Rep. - -
dr. Francesco Paolo Giordano Proc. Rep.
Agg. - -
dr. Carmelo Petralia Sost. - -
d.ssa Ilda Boccassini Sost. - -
dr. Fausto Cardella Sost. -
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