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NOVEMBRE 1999
MAFIA FICTION UNA NUOVA SERIE CON L’INVESTIGATORE DEI ROS
Beato
Ultimo se sarà primo
In un momento caldissimo di dibattito sulla lotta a Cosa nostra, tornano in TV le imprese del carabiniere interpretato da Raoul Bova. Destinate a scalare l’Auditel e a scatenare altre Polemiche.
Di
EMANUELA ROSA-CLOT
Che
cosa devo fare per entrare nel tuo guppo? Ultimo si sfila un guantino di lana,
di quelli senza dita, e glielo lancia: <Impara ad acchiappare i sogni>. Su
questa immagine si chiude la seconda serie intitolata Ultimo-La
sfida, in onda su Canale 5 il 7 e l’11 novembre. L’anno scorso più di
10 milioni di telespettatori hanno decretato il successo della fiction che
racconta le imprese del capitano dei carabinieri che ha arrestato Totò Riina e
della sua squadra. E così Pietro Valsecchi, il procuratore di Mary
per sempre e Un eroe borghese, è tornato alla carica.
Con un nuovo regista, Michele Soavi, che è cresciuto con Dario Argento e
ha dato un sapore più da Thriller alla vicenda. E un pool di sceneggiatori che
annovera anche giornalisti, Renato Pizzini e Pino Corrias, che per la Rai
avevano già firmato insieme un’inchiesta su Mani pulite. Racconta Corrias:
<Abbiamo incontrato Ultimo, ascoltato da lui tanti racconti e poi inventato
una storia, mettendo insieme aneddoti veri relativi a più inchieste, fa cui la
Duomo Connection. Ci siamo ispirati a un sequestro fatto a Torino, 5 mila chili
di cocaina, che qui diventa eroina. Ecco, con una fiction cosi racconti come è
fatta la criminalità oggi meglio che con un’inchiesta. Fai vedere come si
svolge il lavoro dei carabinieri che operano in clandestinità, come vivono e
come parlano, quanta sofferenza e quanto impegno c’è nelle loro giornate>.
Negli abiti trasandati di Ultimo, di nuovo Raoul Bova. <Ero molto titubante,
non volevo creare una serie tipo Piovra,
temevo la commercializzazione del prodotto e soprattutto della persona. Che non
è un eroe dei fumetti, ma un eroe reale. Così ho deciso insieme a lui. Perché
il film è un modo per far capire alla gente che ci sono persone che lottano per
un ideale, lavorano sodo e non prendono un’ora di straordinario. Trovo molto
importante iniziare con questi uomini che non hanno avuto niente, nessuna
giustificazione , e li ritroviamo un’altra volta a sudare 20 ore al giorno
nelle “balene”, i furgoni mimetizzati>.
Il
vero Ultimo racconta com’è andata a finire
Dopo il successo del primo film tv, quali sono state le reazioni?
Panorama
ha parlato con il vero Ultimo, il maggiore del Ros.
Ha visto il nuovo film?
Si,
ne ho visti dei pezzi. Penso che, al di là dei fatti, ovviamente costruiti,
rende bene l’idea di come operiamo. Ci sono tratti di umanità che
appartengono a me e alle persone che hanno lavorato con me. E che sono presenti
anche in Bova, nel regista, in tutti quelli che lo hanno realizzato.
Dai
carabinieri giovani ho ricevuto
tantissima solidarietà. Da altri, invece,
tantissime critiche e accuse di protagonismo. Ma io credo che protagonismo non
sia il film, sia obbligare le persone a sopperire con le capacità soggettive
all’assenza di un’organizzazione adeguata per svolgere compiti complessi.
Coma la lotta alla mafia.
La
mafia ha subito colpi gravissimi, anche grazie ai collaboratori e ai magistrati
di Palermo, e non ha vinto. Ma sta reagendo e riorganizzandosi. Quelli sono
uomini che non vanno né mistificati né minimizzati. Vanno semplicemente
studiati e combattuti.
Perciò gli estenuanti pedinamenti, i filmati…
La
nostra scommessa è stata: portiamo una prova tecnica, non lavoriamo solo sulle
cose dichiarate dai collaboratori di giustizia. Questo ti impone di evolvere
professionalmente, come si evolve Cosa Nostra, di uscire dalla logica
dell’improvvisazione e dell’emergenza. Programmare, pianificare e anche
crescere.
Invece?
Questo
modulo operativo lo hanno accettato, o sopportato, e poi siamo rimasti sempre lì.
Ci stiamo invecchiando. E alla fine, anziché avere la possibilità di insegnare
ad altri tenenti, siamo rimasti quelli che eravamo, anzi meno. Alcuni se ne sono
andati, altri sono stati allontanati. E questo è un errore. Penso
che invece
di uno o due film su quanto siamo bravi e belli, sarebbe stato più intelligente
investire in uomini e mezzi. Per lavorare meglio per gli altri, non per
affermarmi, perché farei schifo. Ma ho capito che è un problema.
Arciere è stato trasferito in una stazione in provincia.
Ha
arrestato Totò Riina, ha pedinato latitanti per anni, ha sostenuto dibattimenti
complessi. E per fare questo ha sacrificato la sua vita. Io lo vedo come una
professionalità grandissima che dovrebbe servire per difendere la gente.
C’è amarezza in queste parole…
Ti
accorgi che hanno vinto loro. Tu hai vinto perché non ti cambiano. Sei sempre
la persona che piange quando vede cadere le foglie e le sente gridare. Ma
capisci che l’azione che puoi svolgere è
assolutamente ridicola. Mentre vorresti vedere l’azione crescere e diventare
forte, essere momento di unione e non di polemiche. Invece non è così. Non
voglio e non devo accusare nessuno. Io devo rispondere dell’azione che
conduco. Ma quelli che decidono devono rendere conto di quello che fanno alla
gente piccola. Nessuno può calpestare la professionalità degli altri in tema
di sicurezza e lotta alla criminalità mafiosa. Perché troppe persone sono
morte.
COME NEL FILM
Uno
scambio di cocaina, filmato da una videocamera piazzata dentro il televisore del
covo. Immagini mostrate
<< Ultimo ha un carisma fortissimo e un ottimo rapporto con i suoi uomini >> Pietro Valsecchi Produttore
Bova
ha interpretato tre serie della Piovra, << la prima era la 7, nel filone
di quella di Placido, con l’immagine forte del poliziotto e schemi precisi dei
buoni e dei cattivi. Le altre due, 8 e 9, si riferivano alla mafia contadina del
passato. La mafia è cambiata, nella realtà come nella fiction. La gente non ha
più bisogno di figure, ma di fatti concreti. E se poi uno dei tanti, come
Ultimo, un carabiniere quasi straccione, la gente si identifica in te e pensa
che ce la può fare >>.