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AIRONE
n.
224
dicembre 1999
NELLA TERRA DEI
FOSSILI
In
un angolo
selvaggio d'America
si trova uno dei
giacimenti
di fossili più
ricchi e
importanti del
mondo. Milioni e
milioni
di animali e
piante che ci
portano indietro
di 50 milioni di
anni
nella storia
della Terra. Ma
a fare
notizia, questa
volta, non
sono i misteri
della scienza,
bensì la storia
di un
paleontologo
italiano
che qui ha fatto
fortuna
di
Antonio
Lopez
Yoming.
Sperduta e
sconfinata, con
i suoi orizzonti
di verdi
praterie, gli
altipiani e le
colline bruciate
dal sole, la
Green River
Formation ci
appare
come in una
scena di un
vecchio film di
John Ford. Qui
nella terra,
fino al
secolo scorso
patria del fiero
popolo Sioux di
Toro Seduto e
Nuvola Rossa,
sembra che il
tempo sia
rimasto fermo
all'epopea del
Far West. Grandi
rench
con vacche al
pascolo si
alternano a
fazzoletti di
natura
selvaggia,
popolati da
cervi e aquile
dalla testa
bianca, e a
villaggi con
poche
centinaia di
anime, come
Kemmerer (un
solo bar, un
solo albergo)
dove il
lavoro degli
uomini muore
come il giorno
al calar del
sole. E dove i
coloni,
spesso armati di
fucile, si
spostano con
camioncini
fuoristrada o
vanno
ancora a
cavallo, con
stivali, speroni
e robusti
calzoni di
pelle.
Ma la vera
ricchezza
quest'angolo
montano
d'America, che
si arrampica sui
2.000 metri
d'altezza per
circa 90.000
chilometri
quadrati di
superficie
(come Calabria,
Piemonte,
Sardegna e
Sicilia messi
insieme), la
conserva nel
suo ventre di
roccia.
"Qui vi è
uno dei
giacimenti di
fossili più
importanti del
mondo. Con
milioni e
milioni di
reperti a
testimoniare una
incredibile
abbondanza e
varietà di
animali e
piante, che ci
riportano
indietro di
oltre 50 milioni
di anni nella
storia della
Terra". A
parlare è
Stefano Piccini,
paleontologo
di 35 anni, che
in questa landa
lontana un
oceano e due
continenti dalla
sua
Cividale del
Friuli, in
provincia di
Udine, come un
cercatore di
pepite ha
fatto gran parte
della sua
fortuna.
"Nel 1996
ho rilevato da
una famiglia di
allevatori una
delle cave di
fossili della
Green River, in
località Luwis
Ranch, grande
5.000 metri
quadrati, e ho
tirato fuori in
tre anni almeno
50.000 pezzi
grezzi",
spiega Piccini,
"questi
materiali sono
spediti in
Italia per
essere lavorati
nel mio
laboratorio di
Reana del Rojale,
Udine.
Poi una volta
ripuliti e
restaurati li
rivendiamo nel
mercato
americano".
Della sua
fortuna
parleremo dopo.
Il giovane
paleo-imprenditore,
dal sorriso
solare e la
chioma fluente
ma con una
laurea in
geologia e
decine di corsi
di
specializzazione
all'attivo, ora
ci aiuterà a
dipanare la
matassa di
questo Paradiso
perduto, situato
nel sud del
Wyoming.
Tracce di un
antico lago
"La
Green River è
ricchissima di
fauna e flora
lacustre
dell'Eocene
perché
in quel periodo
geologico,
compreso tra i
54 e i 47
milioni di anni
fa, qui
c'era un grande
lago. Il
paesaggio che
vediamo oggi è
costituito dai
sedimenti
accumulati in
almeno 15
milioni di anni
e che hanno dato
origine
agli altipiani e
alle colline",
puntualizza
Piccini. E
snocciola la sua
esperienza: "Per
questo negli
scavi abbondano
i pesci fossili.
I più comuni
sono del genere
Knightia, che
vivevano in
branco e sono
simili alle
attuali
aringhe. Più
raramente si
scoprono lucci
di due metri e
altri predatori
Diplomystus,
riconoscibili
per i denti
acuminati. Non
mancano resti di
mammiferi, come
i cavalli nani
(progenitori di
quelli attuali)
e roditori
simili a
scoiattoli.
Oltre a
preistorici
varani e
coccodrilli di 8
metri di
lunghezza. E
palme. Tante
palme. Ha
dimostrazione
che in quell'epoca
il
clima era molto
più caldo di
quello
attuale".
Cercatori
nella notte
I fossili sono
copie perfette e
pietrificate di
animali e
piante. Ma si
formano quando
in natura si
creano
particolari
condizioni: per
esempio,
l'organismo
morto non è
attaccato da
batteri; la sua
copertura e le
sedimentazioni
successive sono
rapide (come si
spiega nel
disegno a lato);
nello strato
interessato
manca l'ossigeno.
Non è facile
scoprirli.
Spesso
sono individuati
da piccoli
rilievi di
roccia che il
riverbero del
sole,
sulle pareti
bianche, rende
appena
percettibili. "Noi
li scoviamo di
notte.
Illuminiamo
obliquamente gli
strati di pietra
per individuarne
i
rigonfiamenti.
Li segnamo con
una matita e li
tagliamo via.
Ogni gobba, 99
volte su 100,
nasconde un
fossile",
racconta
Piccini, "è un
lavoro faticoso
che si svolge in
condizioni
climatiche
difficili, con
sbalzi dai 4
gradi di
notte ai 50 di
giorno . Mentre
i colpi di
martello e
scalpello e lo
scorrimento
della lama della
sega elettrica
sollevano quella
odiosa polvere
bianca, che
puzza di
petrolio e si
attacca
dappertutto".
Capita però che
il duro lavoro
venga premiato.
E si scoprono
pesci carnivori
che lavorati
hanno un valore
commerciale dai
3 ai 20 milioni.
O una lastra
di quasi 4 metri
con una palma e
17 pesci
fossili. Costo:
200 milioni. A
fronte di 500
ore di lavoro
per comporla e
restaurarla.
Il
Paleo-business
Nonostante in
Italia i fossili
sono proprietà
dello Stato, e i
privati non
li possono
scavare. Piccini
in meno 10 anni
di lavoro ha
messo su il più
grande
laboratorio per
la loro
lavorazione del
mondo. Vende
fossili e
minerali su
scala
industriale, con
un fatturato che
supera i 10
miliardi
l'anno. E da
lavoro a 80
dipendenti. Come
ha fatto? "All'estero
è diverso.
La legislazione
americana, per
esempio,
consente ai
proprietari di
sfruttare
anche il
sottosuolo dei
loro terreni. La
legge è dell'800
e i fossili sono
considerati al
pari dell'oro e
del petrolio",
risponde l'imprenditore
friulano, "in
Italia la
normativa
del O39 (legge
n. 1089/bis),
invece,
vieta il loro
sfruttamento
come per i resti
archeologici.
Per questo i
materiali da
lavorare non
sono italiani".
Il fatturato
mondiale del
commercio di
fossili non
supera i mille
miliardi.
E vi lavorano
piccole aziende
a conduzione
familiare. L'idea
di Piccini è
stata semplice. "Le
grandi catene
americane
avevano il
problema di
riordinare i
fossili, perché
erano lavorati
come pezzi
unici. Io sono
entrato sul
mercato con
formati standard
di confezioni,
15 lineee
diverse,
con costi
ridotti e
possibilità
di riordinare
ammoniti,
piuttosto che
pesci
fossili",
risponde,"così
gli utili nel
1991 sono
passati da 200
milioni a 4
miliardi". Ma
non si è
fermato lì.
Oggi con i
marchi Geolinea,
Geoword e
Geosprint,
Piccini produce
e commercializza
nel mondo 10.000
articoli, dai
fossili ai
minerali, dagli
attrezzi per
scavare ai
gioielli. Il suo
mercato
della natura ha
aperto decine di
uffici e punti
vendita dalla
Cina agli
Stati Uniti. L'ultimo
dei negozi è
stato inaugurato
a Milano, nel
novembre
scorso.
box 1
Fossili nel
Mondo:
DAI MICROSCOPICI
BATTERI AI
DINOSAURI
Alcuni
giacimenti sono
noti da secoli,
come quello di
Bolca, nelle
Prealpi
veronesi, dove i
fossili erano
noti già nel
Rinascimento.
Altri sono più
recenti come
quelli nella
Green River
Formation,
Wyoming,
scoperti nel
1840,
o nel bacino del
Karroo, nella
Repubblica
Sudafricana,
negli anni O30.
Questi alcuni
dei principali
siti presenti
sul Pianeta.
-Australia A
Ediacara si sono
rinvenuti i più
antichi fossili
del mondo.
Sono batteri di
3.500 milioni di
anni fa.
-Canada A
Burgess Shale,
abbondano gli
invertebrati
marini del
Cambriano, 55
milioni di anni
fa.
-Germania Negli
affioramenti di
Holzmaden e
Solnhofen ci
sono pesci e
piante
marine del
Giurassico, 160
milioni di anni
fa.
-Italia Da Bolca,
Verona, si sono
estratte per
secoli piante e
pesci
dell'Eocene, 50
milioni di anni
fa.
-Marocco A
Erfoud sedimenti
con molluschi,
cefalopodi e
ammoniti di
varie
ere geologiche.
-Mongolia Nel
deserto del Gobi
uova di
dionosauri e
dinosauri del
Cretacico,
110 milioni di
anni fa.
-Utah Nella
Morrison
Formation
dinosauri
risalenti al
Giurassico.
-Wyoming Nella
Green River
Formation pesci,
piante e rettili
dell'Eocene.
-Sudafrica Nel
bacino del
Karrootrettili e
mammiferi del
Permiano e
Triassico.
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